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Felice Orsini
Memorie politiche

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  • PARTE SECONDA
    • CAPITOLO SEDICESIMO
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CAPITOLO SEDICESIMO

 

Veniamo ora a dire dei partiti, in cui è divisa l'Italia. Questi si possono classificare come segue:

PRIMA CATEGORIA

Costituzionali

}

Vogliono la indipendenza

sotto uno o più

principi italiani.

Confederati

Assolutisti

 

SECONDA CATEGORIA

Costituzionali

}

Pronti a darsi a dinastie

e principi stranieri.

Confederati

Assolutisti

 

TERZA CATEGORIA

Repubblicani puri

}

Vogliono indipendenza

e libertà italiana.

Repubblicani, ossia Mazziniani,

seguaci del nuovo Maometto39

 

Il partito dei costituzionali e confederati con principi italiani è oggi il più forte; è rappresentato dalla Monarchia Sarda, che ha uomini assai distinti nella milizia e nella politica; che mantiene instituzioni libere, compatibili con un reggimento costituzionale; che ha l'appoggio morale della maggior parte dei ricchi e colti Italiani40; che possiede uno dei meglio organizzati eserciti dell'Europa.

Fra i militari di vaglia si distinguono i generali Lamarmora e Cialdini, e tra gli uomini di Stato, il conte di Cavour, il quale eccelle fra i primi non solo dell'Italia, ma dell'Europa stessa.

 

Quanto agli assolutisti, il loro numero è meschinissimo; perché quelli che realmente portano tal nome, per la ragione stessa che vogliono l'assolutismo, hanno necessità di appoggiarsi sullo straniero. Dunque sono a riporsi coi nemici della libertà.

 

I partiti della seconda categoria debbono considerarsi costituiti da traditori; perché traditore della patria è appunto chi cospira a introdurre nuovi stranieri in casa propria. Fra questi i principali sono i Murattisti, i quali grande propaganda hanno fatto nel reame di Napoli. E qui cade in acconcio di dire, essere stretto dovere di combatterli, non altrimenti che si farebbe degli Austriaci.

 

Ora ai partiti della terza categoria.

Prima del 6 febbraio 1853, costituivano, benché essenzialmente differenti nel loro principio, un solo partito; dopo quell'epoca si divisero in due; al che diede cagione il dispotismo, che volle mai sempre esercitare Mazzini.

 

I repubblicani puri, i soli logici, partendo dall'uguaglianza di diritti e doveri dell'uomo, stabiliscono:

) che la religione fa parte dell'individuo, e non deve esser soggetta all'azione del governo o della società;

) che il governo deve essere semplice magistratura amministrativa.

Donde conseguita:

) esclusione di qualunque casta;

) legislazione semplice, basata sulla soddisfazione degl'interessi di tutti;

) amministrazione governativa saggia, giusta, energica;

) educazione civile e morale degli animi, nobile, elevata, e conforme alla dignità dell'essere pensante;

) distruzione delle armate stanziali;

) equa distribuzione delle imposte, necessarie a sostenere le spese per l'andamento della macchina amministrativa, tra coloro che hanno e che posseggono;

) unità di leggi, di moneta, di misure;

) l'autorità dei singoli municipî lasciata nel massimo di latitudine, per ciò che concerne interessi puramente locali; sottomissione in tutto che spetta al benessere generale, che rafforza l'unità morale della nazione, che accresce la potenza e la forza nazionale al di fuori;

) l'unità politica rappresentare la possanza, la grandezza nazionale; il capo, il centro, per così dire, con cui trattano le altre nazioni intorno alle relazioni internazionali. Al di fuori essa è tutto: la sua legge di azione esser debbe basata sulla giustizia, sulla fede nei trattati, sul far rispettare anche colle armi la dignità, la indipendenza, la libertà della propria nazione. Quanto all'interno, dover mischiarsi il meno che può: in sua vece la unità morale aver ad essere onnipotente; la quale viene costituita da comunanza e identità nell'origine, nelle idee, nelle costumanze, nella lingua, nella letteratura, nel genio particolare della nazione41.

Quanto alle norme di azione preparativa alla rivoluzione, che deve attuare questi principî, sono:

) d'illuminare le masse popolari, di tenerle preparate per la lotta della libertà europea, di profittare delle libertà del Piemonte ad oggetto di conoscersi, intendersi coi fuorusciti dei varî stati italiani; di spandere nelle vicine contrade dottrine sulla libertà dell'uomo, sulla religione, sul governo dei popoli;

) di fare la rivoluzione morale prima della materiale, non intendendo però di sottomettere la prima come estremo necessario per avere la seconda, perché dov'è dispotismo, riesce impossibile d'insinuare dottrine riformatrici; di proseguire adunque in quella via, sino a che od una guerra d'indipendenza, od una rivoluzione a Parigi, o un evento grande qualunque, possano chiamare con efficacia alla lotta democratica i popoli italiani;

) di non tentare con trenta o cento uomini delle spedizioni in regioni, i cui abitanti non conoscono cosa sia indipendenza e repubblica;

) di combattere unanimi contro lo straniero, sotto anche la bandiera monarchica costituzionale di Sardegna, perché l'indipendenza è il primo gradino per salire alla libertà;

) per ultimo, di dare appoggio più che si può alle libertà piemontesi, come quelle che dànno asilo ai fuorusciti degli altri stati italiani, occasione facile di stare in rapporto coll'interno delle altre provincie, e che rappresentano all'estero dignitosamente l'Italia.

Quali sono gli uomini, che costituiscono il partito dei repubblicani puri? Tutti coloro che hanno volontà propria, e che seguono la ragione.

E venendo al concreto, non credo di errare, se dovendo nominare alcuno, metto tra i primi i generali Garibaldi e Roselli; i colonnelli Ribotti, Cosenz, Boldoni, Carrano, Medici, Pasi; i maggiori Giuseppe Fontana, Pietro Balzani, Pieri; e Vincenzo Caldesi, Ausonio Franchi, Mauro Macchi, Enrico Cernuschi, Montecchi, Dall'Ongaro, Filoppanti, e tantissimi altri, che sarebbe troppo lungo il noverare.

 

Ora dei repubblicani Mazziniani.

I principî di questi sono simboleggiati nella formola e nei pensieri tutti del loro capo.

Dio e popolo, Umanità, Fede, Religione, Concilio, Unione del potere spirituale e temporale, sono i termini che s'incontrano ad ogni frase negli scritti della Giovine Italia, dell'Apostolato popolare, dell'Associazione Nazionale, dell'Italia del Popolo, della Future Europe, del Comitato Nazionale Italiano, e del Centro d'Azione.

In mezzo alla confusione delle idee di Mazzini, si può tuttavia stabilire che egli vuole:

) lo stabilimento d'una religione futura42, che non sia né cattolicismo, né protestantismo. Egli riconosce la necessità di una religione, che non sa definire; e si posa come profeta e riformatore della stessa. Ciò si rivela da tutti i suoi scritti;

) lo stabilimento di un papato, che abbia unito in istretto connubio il potere spirituale e temporale, che egli chiama Concilio.

Egli dice: "Il pensiero è lo spirito; la traduzione di questo pensiero in atti, in opere visibili esterne, costituisce il fatto sociale. Così il pretendere di separare intieramente, e per sempre, le cose della terra da quelle del cielo, il temporale dallo spirituale, non è né morale, né logico, né possibile"43. Più avanti dice: "Costituente e Concilio, ecco il Principe e il Papa dell'avvenire";

) che l'unità è l'idea di Dio, angelo di morale, e di civiltà progressiva alle nazioni d'Europa; che l'Italia (nazione che manca dell'unità politica, e che non ha ancora intimamente e stabilmente costituita la unità morale) la darà all'Europa, e al mondo intero, vale a dire che darà agli altri ciò che non ha per sé, ciò che deve acquistare per sé stessa, mediante una rivoluzione, che renda omogenei tra loro gli abitanti di ogni provincia, di ogni comune, di ogni villaggio;

) che la formola Dio e Popolo, stampata sur una tela, porterà la civiltà a tutti i popoli della terra;

) che la bandiera, su cui sarà stampata questa formola, partirà da Roma, la quale possiede virtualmente le veraci cause della rigenerazione e della iniziativa;

) che una di queste egli vide appunto nel 1849 all'occasione che due carrozze di cardinali vennero abbruciate da una ventina di persone, allorché egli scrisse: "Dalle fiamme delle carrozze cardinalizie, arse sulla piazza del Popolo, è uscita una luce, che rischiarerà la via, sulla quale i popoli si affratelleranno, un o l'altro, in uno sviluppo religioso, in una fede di opere redentrici e d'amore";

) che la formola Dio e Popolo, usata pel primo dal fanatico riformatore religioso fra Savonarola nel 1489, è la più degna, la più potente per emancipare l'Italia e l'Europa, ed è migliore e più progressiva di quella adottata dalla servile democrazia francese, di libertà, eguaglianza e fraternità, la quale, a suo parere, non è altro che formola istorica;

) che, come il filosofo Fichte identificò l'uomo con Dio; Schelling mischiò Dio e la natura; Hegel assunse per dogma, che la mente umana essendo il criterio della verità, si avvicina senza posa alla divinità, e finisce per essere da essa assorta; e i seguaci di questo non vollero ammettere la divinità, onde non riconoscere altro Dio che l'uomo, o, per meglio dire, l'umanità: così egli - Mazzini - interpretando la formola Dio e Popolo, dice che Dio s'incarna coll'umanità, ovvero l'umanità con Dio, e che perciò Dio e Popolo sono tutt'uno;

) che egli è l'interprete delle leggi di Dio, che fa parte di sé stesso, che è emanazione dello Spirito Santo; che ha la santa missione da Dio di rigenerare l'Italia, e con essa l'universo.

 

Passando poi dalle teorie ai fatti, egli vuole nei suoi proseliti cieca obbedienza, vale a dire assolutismo e dittatorato nella sua persona: quanto al mezzi di giungere alla redenzione italiana, l'azione costante di due, di cinque, di venti, o di cento individui.

L'insieme di queste dottrine, non che il suo fare dispotico, ha portato per conseguenza: ) che tutti i migliori si sono distaccati da lui; ) che a nulla di buono riuscì mai; ) che portò disunioni nel partito nazionale; ) che dalla universalità degl'Italiani è tenuto in gran concetto, come uomo costante nelle sue idee, come un profeta, un essere misterioso, un mito; ) che giovani entusiastici, varie donne fanatiche, e vecchi e ciechi amici lo considerano come il genio della politica.

Che cosa questo partito abbia fatto di buono per l'Italia, si è veduto nel decorso di questi scritti; che cosa sia capace di fare, nol so; ma certo si è, che una fazione non porterà mai la rigenerazione all'Italia.

Quali uomini ha questo partito? Mazzini.




39 Il partito del moderno Maometto, che arrogantemente si il titolo di nazionale, ha per organizzazione un centro: questo è costituito da Mazzini stesso; la sua volontà forma legge assoluta; i suoi consiglieri e consigliere adorano, ascoltano, ed eseguiscono con occhi bassi i responsi maomettani. Ecco tutto: e quando si pubblica che in Londra havvi un Comitato Nazionale per l'Italia costituito da Mazzini, o un Comitato repubblicano europeo a capo del quale sta Mazzini, si mente. No, non ne esiste di tal fatta.

Mazzini, Campanella, Saffi, certo Bezzi, l'ex-avvocato, ora birraio, James S[tansfeld], la signora Emilia Haw[kes], la signora Gi[bson Aretusa Milner], la signora Bi[ggs Matilde] in Londra; Maurizio Quadrio altrove, e la signora Fan[ny Di Negro Balbi Piòvera] in Genova, sono le persone, che dicono avere in mano le sorti dell'Italia, e forse (almeno se lo credono) quelle dell'Europa.

L'organo di tutti questi signori è l'Italia del Popolo, che si regge in piedi per le sovvenzioni delle suaccennate signore. Questo giornale ha due scatole a sua disposizione: in una tiene il veleno, nell'altra il patriottismo; e così, a seconda che un individuo loda o biasima il nuovo Maometto, o l'uno dei suaccennati signori o signore, sparge il veleno e cerca di infamare, o crea invece un patriota, un eroe di colui, che ad occhi chinati obbedisce, e si fa servo del grande agitator ligure. (N. d. A.)



40 Non parlo degli abitanti delle campagne o agricoltori, perché in genere i nomi d'indipendenza e costituzione sono per loro parole arabe: ciò che dissi intorno a queste classi nel Capitolo IV della prima parte, non ha avuto certo grandi cambiamenti dopo il 1848. (N.d.A.)



41 La unità morale è la sola, che costituisce all'interno la forza d'un popolo, di una nazione; senza di essa l'unità politica suona dispotismo, e scompare alla prima occasione. E questa fu appunto la ragione, per cui ai primi attentati dei barbari contro Roma, nessuna provincia si diede cura o interesse di puntellare l'impero. (N.d.A.)



42 Il celebre Sismondo de' Sismondi, a proposito di Mazzini e delle sue dottrine, previde questo fatto, ed in una lettera dice: Et gardons nous surtout de l'imposture d'une religion nouvelle; e all'occasione della spedizione di Savoia predisse pure, che Mazzini e la sua setta diverrebbero la rovina d'Italia. (N. d. A.)



43 Vedi Le Pape au dix-neuvième siècle, édité à Paris, bureau du Nouveau Monde, 102, rue Richelieu, 1850. (N. d. A.)






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