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Veniamo ora a dire dei partiti,
in cui è divisa l'Italia. Questi si possono classificare come segue:
PRIMA CATEGORIA
SECONDA CATEGORIA
TERZA CATEGORIA
Il partito dei costituzionali e
confederati con principi italiani è oggi il più forte; è rappresentato dalla
Monarchia Sarda, che ha uomini assai distinti nella milizia e nella politica;
che mantiene instituzioni libere, compatibili con un reggimento costituzionale;
che ha l'appoggio morale della maggior parte dei ricchi e colti
Italiani40; che possiede uno dei meglio organizzati eserciti dell'Europa.
Fra i militari di vaglia si
distinguono i generali Lamarmora e Cialdini, e tra gli uomini di Stato, il
conte di Cavour, il quale eccelle fra i primi non solo dell'Italia, ma
dell'Europa stessa.
Quanto agli assolutisti, il loro
numero è meschinissimo; perché quelli che realmente portano tal nome, per la
ragione stessa che vogliono l'assolutismo, hanno necessità di appoggiarsi sullo
straniero. Dunque sono a riporsi coi nemici della libertà.
I partiti della seconda
categoria debbono considerarsi costituiti da traditori; perché traditore della
patria è appunto chi cospira a introdurre nuovi stranieri in casa propria. Fra
questi i principali sono i Murattisti, i quali grande propaganda hanno fatto
nel reame di Napoli. E qui cade in acconcio di dire, essere stretto dovere di
combatterli, non altrimenti che si farebbe degli Austriaci.
Ora ai partiti della terza
categoria.
Prima del 6 febbraio 1853,
costituivano, benché essenzialmente differenti nel loro principio, un solo partito;
dopo quell'epoca si divisero in due; al che diede cagione il dispotismo, che
volle mai sempre esercitare Mazzini.
I repubblicani puri, i soli
logici, partendo dall'uguaglianza di diritti e doveri dell'uomo,
stabiliscono:
1°) che la religione fa parte
dell'individuo, e non deve esser soggetta all'azione del governo o della
società;
2°) che il governo deve essere
semplice magistratura amministrativa.
Donde conseguita:
1°) esclusione di qualunque
casta;
2°) legislazione semplice,
basata sulla soddisfazione degl'interessi di tutti;
3°) amministrazione governativa
saggia, giusta, energica;
4°) educazione civile e morale
degli animi, nobile, elevata, e conforme alla dignità dell'essere pensante;
5°) distruzione delle armate
stanziali;
6°) equa distribuzione delle
imposte, necessarie a sostenere le spese per l'andamento della macchina
amministrativa, tra coloro che hanno e che posseggono;
7°) unità di leggi, di moneta,
di misure;
8°) l'autorità dei singoli
municipî lasciata nel massimo di latitudine, per ciò che concerne interessi puramente
locali; sottomissione in tutto che spetta al benessere generale, che rafforza
l'unità morale della nazione, che accresce la potenza e la forza nazionale al
di fuori;
9°) l'unità politica
rappresentare la possanza, la grandezza nazionale; il capo, il centro, per così
dire, con cui trattano le altre nazioni intorno alle relazioni internazionali.
Al di fuori essa è tutto: la sua legge di azione esser debbe basata sulla
giustizia, sulla fede nei trattati, sul far rispettare anche colle armi la
dignità, la indipendenza, la libertà della propria nazione. Quanto all'interno,
dover mischiarsi il meno che può: in sua vece la unità morale aver ad essere
onnipotente; la quale viene costituita da comunanza e identità nell'origine,
nelle idee, nelle costumanze, nella lingua, nella letteratura, nel genio
particolare della nazione41.
Quanto alle norme di azione
preparativa alla rivoluzione, che deve attuare questi principî, sono:
1°) d'illuminare le masse
popolari, di tenerle preparate per la lotta della libertà europea, di
profittare delle libertà del Piemonte ad oggetto di conoscersi, intendersi coi
fuorusciti dei varî stati italiani; di spandere nelle vicine contrade dottrine
sulla libertà dell'uomo, sulla religione, sul governo dei popoli;
2°) di fare la rivoluzione
morale prima della materiale, non intendendo però di sottomettere la prima come
estremo necessario per avere la seconda, perché dov'è dispotismo, riesce
impossibile d'insinuare dottrine riformatrici; di proseguire adunque in quella
via, sino a che od una guerra d'indipendenza, od una rivoluzione a Parigi, o un
evento grande qualunque, possano chiamare con efficacia alla lotta democratica
i popoli italiani;
3°) di non tentare con trenta o
cento uomini delle spedizioni in regioni, i cui abitanti non conoscono cosa sia
indipendenza e repubblica;
4°) di combattere unanimi contro
lo straniero, sotto anche la bandiera monarchica costituzionale di Sardegna,
perché l'indipendenza è il primo gradino per salire alla libertà;
5°) per ultimo, di dare appoggio
più che si può alle libertà piemontesi, come quelle che dànno asilo ai
fuorusciti degli altri stati italiani, occasione facile di stare in rapporto
coll'interno delle altre provincie, e che rappresentano all'estero
dignitosamente l'Italia.
Quali sono gli uomini, che
costituiscono il partito dei repubblicani puri? Tutti coloro che hanno volontà
propria, e che seguono la ragione.
E venendo al concreto, non credo
di errare, se dovendo nominare alcuno, metto tra i primi i generali Garibaldi e
Roselli; i colonnelli Ribotti, Cosenz, Boldoni, Carrano, Medici, Pasi; i
maggiori Giuseppe Fontana, Pietro Balzani, Pieri; e Vincenzo Caldesi, Ausonio
Franchi, Mauro Macchi, Enrico Cernuschi, Montecchi, Dall'Ongaro, Filoppanti, e
tantissimi altri, che sarebbe troppo lungo il noverare.
Ora dei repubblicani Mazziniani.
I principî di questi sono
simboleggiati nella formola e nei pensieri tutti del loro capo.
Dio e popolo, Umanità, Fede,
Religione, Concilio, Unione del potere spirituale e temporale, sono i
termini che s'incontrano ad ogni frase negli scritti della Giovine Italia,
dell'Apostolato popolare, dell'Associazione Nazionale,
dell'Italia del Popolo, della Future Europe, del Comitato
Nazionale Italiano, e del Centro d'Azione.
In mezzo alla confusione delle
idee di Mazzini, si può tuttavia stabilire che egli vuole:
1°) lo stabilimento d'una
religione futura42, che non sia né cattolicismo, né protestantismo.
Egli riconosce la necessità di una religione, che non sa definire; e si posa
come profeta e riformatore della stessa. Ciò si rivela da tutti i suoi scritti;
2°) lo stabilimento di un
papato, che abbia unito in istretto connubio il potere spirituale e temporale,
che egli chiama Concilio.
Egli dice: "Il pensiero è lo
spirito; la traduzione di questo pensiero in atti, in opere visibili esterne, costituisce
il fatto sociale. Così il pretendere di separare intieramente, e per
sempre, le cose della terra da quelle del cielo, il temporale dallo spirituale,
non è né morale, né logico, né possibile"43.
Più avanti dice: "Costituente e Concilio, ecco il Principe
e il Papa dell'avvenire";
3°) che l'unità è l'idea di
Dio, angelo di morale, e di civiltà progressiva alle nazioni
d'Europa; che l'Italia (nazione che manca dell'unità politica, e che non
ha ancora intimamente e stabilmente costituita la unità morale) la darà
all'Europa, e al mondo intero, vale a dire che darà agli altri ciò che non ha
per sé, ciò che deve acquistare per sé stessa, mediante una rivoluzione, che
renda omogenei tra loro gli abitanti di ogni provincia, di ogni comune, di ogni
villaggio;
4°) che la formola Dio e
Popolo, stampata sur una tela, porterà la civiltà a tutti i popoli della
terra;
5°) che la bandiera, su cui sarà
stampata questa formola, partirà da Roma, la quale possiede virtualmente le
veraci cause della rigenerazione e della iniziativa;
6°) che una di queste egli vide appunto nel 1849
all'occasione che due carrozze di cardinali vennero abbruciate da una ventina
di persone, allorché egli scrisse: "Dalle fiamme delle carrozze
cardinalizie, arse sulla piazza del Popolo, è uscita una luce, che rischiarerà
la via, sulla quale i popoli si affratelleranno, un dì o l'altro, in uno
sviluppo religioso, in una fede di opere redentrici e d'amore";
7°) che la formola Dio e
Popolo, usata pel primo dal fanatico riformatore religioso fra Savonarola
nel 1489, è la più degna, la più potente per emancipare l'Italia e l'Europa, ed
è migliore e più progressiva di quella adottata dalla servile democrazia
francese, di libertà, eguaglianza e fraternità, la quale, a suo
parere, non è altro che formola istorica;
8°) che, come il filosofo Fichte
identificò l'uomo con Dio; Schelling mischiò Dio e la natura; Hegel assunse per
dogma, che la mente umana essendo il criterio della verità, si avvicina senza
posa alla divinità, e finisce per essere da essa assorta; e i seguaci di questo
non vollero ammettere la divinità, onde non riconoscere altro Dio che l'uomo,
o, per meglio dire, l'umanità: così egli - Mazzini - interpretando la formola Dio
e Popolo, dice che Dio s'incarna coll'umanità, ovvero l'umanità con Dio, e
che perciò Dio e Popolo sono tutt'uno;
9°) che egli è l'interprete
delle leggi di Dio, che fa parte di sé stesso, che è emanazione
dello Spirito Santo; che ha la santa missione da Dio di rigenerare
l'Italia, e con essa l'universo.
Passando poi dalle teorie ai
fatti, egli vuole nei suoi proseliti cieca obbedienza, vale a dire
assolutismo e dittatorato nella sua persona: quanto al mezzi di giungere alla
redenzione italiana, l'azione costante di due, di cinque, di venti, o di cento
individui.
L'insieme di queste dottrine,
non che il suo fare dispotico, ha portato per conseguenza: 1°) che tutti i
migliori si sono distaccati da lui; 2°) che a nulla di buono riuscì mai; 3°)
che portò disunioni nel partito nazionale; 4°) che dalla universalità
degl'Italiani è tenuto in gran concetto, come uomo costante nelle sue idee,
come un profeta, un essere misterioso, un mito; 5°) che giovani entusiastici,
varie donne fanatiche, e vecchi e ciechi amici lo considerano come il genio
della politica.
Che cosa questo partito abbia
fatto di buono per l'Italia, si è veduto nel decorso di questi scritti; che
cosa sia capace di fare, nol so; ma certo si è, che una fazione non porterà mai
la rigenerazione all'Italia.
Quali uomini ha questo partito?
Mazzini.
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