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Veduto in quanti partiti siano
divisi gl'Italiani, quali speranze possano avere nel soccorso delle monarchie,
tanto interne che esterne, e delle nazioni; riassumiamo in fatti generali
quanto si è narrato di più importante.
1°) dal 1796 al 1815
ridestamento negl'Italiani dello spirito d'indipendenza e di libertà;
2°) dal 1815 al 1846 progresso
dello spirito nazionale nella parte civile; tentativi di rivoluzione parziali,
sconnessi; oggetto di questi: reggimento costituzionale;
3°) dal 1846 al 1849 scuotimento
di tutte le passioni degli Italiani; guerra d'indipendenza; opportunità di
trionfarne: perduta invece per tradimenti di principi, per discordie degli
uomini che andavano in voce di capi del partito rivoluzionario, per mancanza
del concorso universale delle forze della nazione;
4°) dal 1848 al 1849 nascimento
e organizzazione del partito repubblicano; sua caduta con Roma e Venezia;
rimane tuttavia potente, e il solo capace di ritentare la lotta della
indipendenza;
5°) il 6 febbraio del 1853,
dissoluzione del medesimo, cagionata dal mal governo del suo capo Giuseppe
Mazzini, e dalla disfatta di Milano;
6°) dal 1853 sino ad oggi,
organizzazione del partito costituzionale, forte per capacità di uomini, per
potenza di armi e di danaro;
7°) Mazzini, a causa della
stranezza delle sue idee conducenti al dispotismo anziché no, non più
rappresenta l'idea repubblicana che deve portare, o presto o tardi, la
vera libertà all'Italia;
8°) tendenza generale dei popoli
schiavi dell'Europa a farsi indipendenti;
9°) tendenza di tutte le nazioni
a riconoscersi come sorelle, ed a fare scomparire dalla società gli elementi
che ereditammo dai Romani, dai Tartari settentrionali, e dalla Chiesa: l'Impero,
cioè, la Monarchia, la Teocrazia, e il Potere Spirituale.
Oggetto primissimo dell'Europa:
riconoscimento delle nazionalità, libertà assoluta, tanto intellettuale quanto
politica e civile;
10°) strettissima lega di tutti
i governi europei a fine di opporsi e di arrestare la corrente, per cui si
avviano i popoli;
11°) prontezza loro a
schiacciare qualunque tentativo di movimento liberale, ed insieme solidarietà
tra di essi, esercitata per mezzo delle polizie, dei preti di ogni specie,
della diffidenza e corruzione fomentata, dei tradimenti, degli omicidî politici
e delle armate.
In questo stato di cose che
debbono fare i repubblicani dell'Italia e dell'Europa? Intendersi, unirsi,
costituirsi, avere dei centri, delle rappresentanze, star pronti agli eventi,
ad impadronirsene, a non lasciare che un utopista, un fanatico, un
conquistatore, un governo qualunque, metta a profitto proprio l'entusiasmo
delle masse, e lo svii dal vero oggetto della rivoluzione.
Passando poi dalle generali alle
particolari, e venendo agli Italiani repubblicani, dirò che eglino debbono,
senza metter tempo di mezzo, ordinarsi in un centro; costituirlo
nell'Italia stessa, dove sono raccolti e convenuti i repubblicani di ciascuna
provincia, e donde con facilità possono, come dal centro alla circonferenza,
spandere dottrine educatrici, e mezzi preparatori alla gran lotta che deve
portare il rinnovamento sociale. Le norme di condotta del nuovo centro o
comitato debbono essere:
1°) libera discussione dei
provvedimenti da farsi; esclusione di ogni spirito dittatoriale;
2°) azione educatrice, tendente
cioè ad illuminare il popolo intorno alla causa ed all'oggetto di essa;
3°) azione costante operativa,
cioè tendente a raccogliere mezzi per aver pronte armi, ecc. all'opportunità;
4°) azione sulla pubblica
opinione; schiacciare moralmente la reazione dei preti e dei governi; far
convergere lo spirito della gioventù e del popolo alla causa dell'indipendenza
e della libertà;
5°) rappresentanza all'estero per mezzo di alcuni da loro
scelti, affinché si mettano in piena relazione coi centri repubblicani delle
altre nazioni.
Quanto al programma loro, si
dovrebbe intanto stabilire44:
1°) che nessun governo italiano
ha diritto d'imporsi per forza alla nazione;
2°) che niun particolare
cittadino ha diritto d'imporre la propria opinione alla nazione;
3°) che la universalità di
questa ha sola il diritto di decidere intorno alla questione della forma
politica, che ci deve governare;
4°) che chiunque cospira per
introdurre una dinastia straniera in Italia, col pretesto anche di renderci
indipendenti, è traditore della patria;
5°) che chiunque, durante la
guerra della indipendenza italiana, mette fuori opinioni e questioni intorno
alla forma di governo, è traditore della patria;
6°) che l'azione dei fuorusciti
italiani deve aggirarsi nel predisporre l'opinione pubblica degli stranieri in
favore dell'Italia, e non nel promuovere insurrezioni parziali, o per private
ambizioni, o per finire l'esilio;
7°) che si deve ricevere l'aiuto
di qualunque straniero nella guerra di rigenerazione italiana, ma che nessuno straniero
armato in corpo deve porre il piede in Italia; che gli stranieri, i quali
per solidarietà nazionale ci dànno mano, debbono essere fatti cittadini
italiani, ed ammessi come tali nei corpi delle truppe nazionali;
8°) da ultimo, che fino a che
uno straniero armato ha piede in Italia, vi debb'essere guerra e
cospirazione sorda, costante, accanita, e che si debbe usare ogni sorta
di mezzi, purché conducenti al trionfo della causa.
Giovani italiani, son queste le norme, che le nostre
sventure, la esperienza e i migliori politici c'insegnano di seguitare. Fuori
di esse non vi ha salute: non vi lasciate illudere da' bei parti di una
inesperta ed orgogliosa immaginativa.
Voi avete perduta la
indipendenza, e siete nella nullità: dacché scomparve la libertà dalle vostre
contrade, siete un popolo di nome. senza storia. senza lustro. senza vita
propria.
La vostra storia, da tre secoli e mezzo, è la narrazione
delle vittorie degli stranieri in Italia, dei tributi pagati ad essi, delle
fucilazioni, del carcere durissimo, e degli esilî; è la storia delle bassezze
nazionali, delle intestine discordie, delle meschine ambizioni.
Sollevatevi all'altezza dei
tempi: siate uomini, vale a dire, esseri razionali, dignitosi, fieri, liberi,
indipendenti; siate insomma Italiani, e maledite per sempre la parola servaggio
e discordia; abbracciatevi l'un l'altro; amistà, fratellanza sia decretata
con ognuno, che non sia infame; e vendicate le vittime di tanti eroi, che per
più secoli il dispotismo straniero e interno va mietendo nelle nostre contrade.
I nostri oppressori incominciano
di nuovo a profondere perdoni e amnistie45: rammentate, che la
liberazione di alcuni individui non è la libertà della nazione italiana;
rammentate, che le concessioni, che eglino vi fanno, sono concessioni strappate
loro dal timore di vedervi insorgere.
Siate dunque calmi; rimanetevi
fieri e dignitosi; e state lungi dalle feste, dai tripudî, e da una
intempestiva generosità.
L'odio allo straniero, che vi
opprime; l'odio e la vendetta contro i principi italiani, che gli porgono mano,
debbono essere a capo di ogni vostro pensamento od azione.
Le glorie dei vostri avi, la
magnificenza dei vostri templi, la sublimità dei vostri capolavori, fanno
viemaggiormente risplendere la vostra pochezza moderna. Anziché menare vanto di
ciò che non è opera vostra, sorgete ad imitarne gli autori; e colla libertà
acquistata, create nuovi fatti propri del genio, che natura concesse
all'Italia.
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