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Felice Orsini
Memorie politiche

IntraText CT - Lettura del testo

  • APPENDICE
    • IV
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IV

 

Il Lucarelli a Monsignor Governatore di Roma.

La seguente lettera è la migliore lezione per chi sentesi tentato di farsi delatore o di governi, o di fazioni, o d'individui.

 

"Eccellenza,

"Ieri mattina ardevo di desiderio di trovarmi coll'Eccellenza Vostra, onde potere trovare in lei parole di ristoro a tante mie afflizioni; ma fui compreso in un subito da un tumulto di passioni, che mi tolse alla possibilità di qualunque discorso; non vedevo l'ora di allontanarmi dalla di lei presenza: mi sentivo morire! L'Eccellenza Vostra ha un cuore pietoso: e se potesse leggere nel cuor mio; se tutta potesse comprendere l'infelice mia situazione; se vedere potesse il quadro orribile, che mi sta innanzi agli occhi sul mio avvenire, forse mi accorderebbe uno sguardo di compassione.

"Monsignore, sia persuaso, che io non sono una spia, ma un disgraziato, che un zelo fanatico ha trascinato quasi ad irreparabile rovina, mentre si credeva degno di sedere sull'altare della gloria. Tutto quello, che ho fatto pel Governo mio, l'ho fatto per solo principio di coscienziosità; e per questo ho rifuggito sempre dal chiedere, dall'accettare un obolo solo di compenso. Che anzi tutto quanto ho guadagnato colla mia professione d'ingegnere, con i miei studî, l'ho sempre profuso in viaggi, in confidenti, in quanto credevo tornar potesse a buon conto della Causa Santa, che difendevo. Il fanatismo per questa mi condusse a rinunziare persino al piacere di vivere nel seno di un padre, di una sposa, di una famiglia reputatissima, che mi adorano; e me ne chiamavo contento, sperando di rimettermi un giorno tranquillamente in mezzo a lei, di ritrarre abbastanza dai miei studî, per goderne con essi. Invece mi vedo precipitato in una voragine di mali, condannato a lacrimare sul mio zelo. La mia professione, le mie cognizioni, quel poco d'ingegno che Dio mi donò, sono divenuti un nulla in un istante, e per essere stato affezionato, fedele, zelante, sono adesso nella denigrazione; mentre i sovvertitori della società trovano gaudio nella empietà loro, sentono oggi persino la consolazione di riabbracciare le loro famiglie. Designato coll'infamia a questa corrotta società, per non incappare sotto il pugnale ho dovuto correre a Roma a rifugiarmi, dove sono condannato ad una vita infelicissima; costretto a mirare, né tanto da lungi, una fine miseranda, se pure l'Eccellenza Vostra con mano pietosa non vorrà ritrarmi a salvamento.

"In quella Scrittura politica, che sta fra le di Lei mani, speravo trovare il battello di scampo: ma oggi i tempi sono cambiati, sebbene gli uomini siano gli stessi! Ero quasi persuaso, che il defunto Pontefice, in compenso delle mie fatiche, mi avrebbe assegnato di darne due o tre copie a ciascun comune, e così avrei avuto abbastanza onde provvedere ai miei privati interessi. Ma adesso posso sperare lo stesso? L'Eccellenza Vostra vorrà consigliarmi a pubblicarla con certe modificazioni? E pubblicandola, mi presterà poi una mano pietosa, perché l'attuale Sommo Pontefice voglia degnarsi di accoglierla, e premiarla?

"Possa l'Eccellenza Vostra sentire compassione e venire a soccorso di questo suddito sventuratissimo, che le bacia la mano con particolare affezione, e sommissione, protestandosi

"Dell'E. V. Rev.ma,

 

"Roma, 2 luglio 1846.

"Umil.mo. Dev.mo, Aff.mo suddito

"GIUSEPPE LUCARELLI, Ing."

 




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