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| Felice Orsini Memorie politiche IntraText CT - Lettura del testo |
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CAPITOLO QUINDICESIMO
Divenuti che siate Italiani, dovrete stendere la mano al fratello agricoltore, e all'uomo che si acquista un pane a forza di costante fatica. Gli insegnerete: 1°) che Dio ci ha creati tutti uguali, e che niuno ha per conseguenza diritto di soprastare agli altri; 2°) che si hanno doveri verso l'Ente supremo, verso sé stessi, verso gli altri, verso la patria, che ci dà protezione e aiuto; 3°) che dobbiamo fare ciò che è buono, pel sentimento di giustizia, che portiamo nel nostro cuore scolpito, sino da che veniamo alla luce del mondo, e non già per tema di pene, che minaccino le leggi umane o divine; 4°) che l'uomo deve procacciarsi col lavoro il modo di vivere indipendente, e di dare onesta educazione ai suoi figli: la indipendenza individuale è il principio della libertà; 5°) che la dignità, l'onoratezza, il fare ciò che è giusto costituiscono l'uomo dabbene; che l'ozio e il vizio fanno invece il malvagio; 6°) che l'ozio e i vizî partoriscono la miseria; questa dà origine all'ignoranza; e l'ignoranza produce i delitti, e costituisce il più valido fondamento alla tirannide; 7°) che la virtù vera non consiste già solo in una bella azione operata in un momento dato, ma nell'incessante soddisfacimento dei proprî doveri, delle piccole e giornaliere virtù, come avviene dell'uomo, che sotto modeste vesti lavora da mattina a sera, e stassi contento di poter procacciare alla sua famigliuola un modico pane e saggi principî di educazione; 8°) che per esser liberi nelle nostre azioni è necessario che la patria sia pure indipendente e libera; che questa è l'Italia; che sino a che avremo Papa, e Francesi, e Austriaci, o qualunque altro straniero in casa nostra, noi siamo schiavi, ed eglino i padroni; 9°) che il primo, primissimo dovere degl'Italiani è quello di farsi indipendenti, di cacciare gli stranieri; 10°) che tra Dio e la creatura umana sonvi dei rapporti, nei quali non ha diritto d'intromettersi né la società, né il governo, né un individuo qualunque; che l'uomo è libero nell'adorare Iddio; che tra sé e lui havvi la propria coscienza, il cuore e l'intelletto, i quali direttamente corrispondono con lui; 11°) che la istituzione dei preti non è necessaria per adorare Iddio, né al benessere della società; 12°) che il governo di una nazione deve ridursi ad una suprema magistratura amministrativa, ad oggetto: a) che la sicurezza personale sia in pieno vigore; b) che i diritti di ognuno abbiano libero e compiuto sviluppo; c) che a norma degli interessi particolari presieda costantemente l'equa legge del tornaconto generale; d) che il commercio, e le scienze, e le istituzioni civili siano in continua attività e progresso; 13°) che il diritto divino, su cui stanno poggiati i troni, è una invenzione del dispotismo; 14°) che vi è dispotismo ove havvi servitù; che siamo servi, quando non siamo liberi di noi stessi; 15°) che le armate stanziali sono i più validi appoggi del dispotismo; 16°) che ogni cittadino dev'essere all'uopo un soldato, pronto a difendere la patria e la famiglia; 17°) che le nazioni debbono considerarsi come tante famiglie, e che nessuna ha diritto di comandare o soprastare alle altre; 18°) che la vera libertà italiana non potrà conquistarsi, sino a che le altre nazioni non siano nella medesima via; né avere solida guarentigia, sino a che l'Europa sia del tutto libera.
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