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Testo
Le
leggi della natura non ponno essere interpretate con sicurezza che risalendo a
larghe ipotesi, dopo di avere esaurite le più pazienti ricerche sugli speciali
fenomeni ch'essa presenta all'occhio, esperimentato e vigilante
dell'osservatore. Le nozioni dedotte da una semplice osservazione possono
talvolta ingannarci; per esse però si ponno intravedere alcune leggi; ma le
leggi sospettate dietro l'osservazione non acquistano certezza, se non quando
sieno state confermate per contrapposizione di artifizj sperimentali.
Sicuro
di questa verità, e coll'occasione dell'eclisse solare che doveva accadere il
giorno 6 marzo per la durata di ben più che tre ore, io mi preparava a ripetere
le mie osservazioni ed esperimenti su alcuni insetti durante il periodo
dell'eclisse stesso, in aggiunta a quelli istituiti per gli eclissi del 1842,
1847 e 1860. (Le relazioni allora da me fatte furono lette, la prima al
Congresso degli Scienziati italiani in Padova, l'altra alla già
Accademia-Fisio-medico-statistica, ora Ateneo di Milano, e l'ultima a questa
Società italiana di scienze naturali.)
Persuaso
che qualunque osservazione benchè isolata, quando sia eseguita
coscienziosamente, è di gran vantaggio alla scienza, potendosi considerare come
una pietra di più che si apporta alla costruzione del grande edificio che deve
compiersi allorchè i materiali saranno sufficienti, ho fatto invito a diversi
entomologi ed entomofili, onde mi volessero coadiuvare con loro osservazioni e
sperimenti, e segnatamente ai miei amici Pini, Taccani, Giusti, Osculati,
Turati, Stabile, Galeazzi e Sordelli, quasi tutti miei allievi.
La
stagione ancora invernale non essendo, come nel luglio 1842 e 1860, addatta a
presentare come campo d'osservazione le praterie ed i luoghi coltivi fuori
della città, chè ben pochi insetti si vedono vagare al presente nelle belle
giornate soleggiate, dovetti necessariamente attenermi al metodo da me
addottato nell'eclisse della mattina del 9 ottobre 1847, radunando cioè alcune
specie d'insetti alcuni giorni prima del fenomeno, ed osservandoli rinchiusi in
recipienti di vetro, nei quali vi fosse la comunicazione coll'aria esterna.
Mio
scopo principale era di procurarmi un Procrustes coriaceus, per ripetere
l'esperimento eseguito dal mio amico Don Giuseppe Stabile nell'eclisse del
1847, e provare sempre più quanto io aveva esposto sui costumi del medesimo,
varianti a seconda delle mutate condizioni del paese ove abita, facendosi in un
luogo animale notturno, diurno altrove. Io già indicai nella mia memoria Degli
insetti carnivori adoperati a distruggere le specie dannose all'agricoltura,
e nelle relative aggiunte, come nel settentrione, nell'occidente e nel centro
della Francia quest'insetto, secondo l'asserzione del signor Boisgiraud,
incontrasi girovago nelle ore diurne dentro le valli fresche ed ombreggiate,
mentre nel mezzodì di quella stessa contrada, mutati i costumi, si fa animale
affatto notturno; così pure dentro i più brevi confini della nostra Brianza, io
ebbi a trovarlo diurno al nord, tra le colline, e poco in giù, nei piani di
Desio, intanato nei sotterranei e sotto le pietre, fuggente la luce del giorno;
sicchè ne dedussi la conseguenza, che mentre nell'alta Francia ed al piede dei
monti comaschi il Procrustes coriaceus tornerà opportuno a combattere le
specie che presentano abitudini diurne, altrove non potrà convenire se non
contro gli insetti, le lumache, i limaci ed i vermi, devastatori notturni dei
giardini, degli orti e dei campi.
Per
quante indagini però io abbia fatte, non mi fu possibile questa volta trovare
un Procrustes onde ripetere l'esperimento, che rileva una legge tanto
feconda di conseguenze nel campo sperimentale. Rinvenni invece un altro
carabico di mediocre grandezza, che ha qualche rapporto col medesimo, cioè lo Sphodrus
planus, insetto curioso, carnivoro per eccellenza, ma che sappiamo potere
anche vivere due anni conservato in un bicchiere, senza cadere nel sonno letargico
invernale, secondo De Kouchakévitsch, e senz'altro nutrimento che della Phillodromia
germanica e qualche goccia d'acqua. Io lo collocai in una scatola di
mediocre grandezza, con coperto di vetro, contenente in un angolo terra umida,
in altro ritagli di carta, ed in altro foglie secche, e gli posi per nutrimento
acini di uva, frammenti di datteri, degli Oniscus vivi, ed una Blaps
morta di recente, conscio che nella Russia quest'insetto ha per costume
trovarsi nelle quisquilie militari, e dare la caccia alle larve della Blaps.
Una Blaps
viva la posi separatamente.
Vari Oniscus
li collocai con terra umida in grande recipiente di vetro, di cui metà restava
sempre ombroso.
Diverse
specie di ragni, collocati isolati onde non si divorassero l'un l'altro, cioè Amaurobius
ferox, Pholcus rivulatus, Theridion triangulifer ed Epeira
umbratica.
Scelsi
per le osservazioni un luogo aerato, elevato, superiormente al tetto di mia
casa, e per avere dati di confronto le istituii alcuni giorni prima.
Nei
giorni 2, 3, 4, 5 tutti gli insetti presi ad esperimento alle ore otto e mezza
erano desti, ed al sole erano tutti vispi. Gli Oniscus alcuni salirono
sulla carta all'ombra, altri stettero nella terra umida. I ragni al sole
salivano sul coperto ombroso, e lo Sphodrus si aggirava nei ritagli di
carta, indi si nascondeva sotto le foglie. Nel giorno 3 però, ch'era nuvoloso,
tutti si destarono più tardi, erano più tranquilli, ma a toccarli vagavano per
qualche tempo. Un bruco di lepidottero notturno, che stava sempre ascoso nella
terra, sortendo soltanto per nutrirsi, si portò sotto le foglie, nè più si
mosse di là. I ragni li osservai sempre immobili, e toccati vagavano per alcun
tempo.
Nel
giorno 6 nevicava, ed il cielo coperto impediva di vedere l'eclisse. Io volli
continuare istessamente però le mie osservazioni, persuaso che, sebbene non
visibile il fenomeno dell'occultazione del sole, se vi ha qualche influenza per
l'intercettazione del sole fatta dalla luna, od invece per la somma delle
attrazioni dei due globi sulla stessa linea, gli insetti debbono risentirla,
giacchè dalle mie osservazioni antecedenti per eclissi, temporali, uragani,
ecc., io aveva notato come gli insetti abbiano la facoltà di risentire in modo
speciale l'impressione della siccità, dell'umidità, dello stato elettrico
dell'atmosfera, e ciò per mezzo delle loro antenne, costituite per lo più ad
anelli, a foglie, a dischi, a piastre, a lamine, ecc., come una pila elettrica.
Già il grande Cuvier ammetteva che le antenne degli insetti sieno destinate a
qualche genere di sensazione di cui noi non abbiamo alcuna idea, ma che si
possa riferire allo stato dell'atmosfera. Io ho già esternato in altri miei
scritti come oltre quest'uso ritengo possano servire a diversi altri sensi
complessivamente, appunto come l'organo dell'odorato nell'elefante gli serve di
braccio e di mano, come la lingua dei camaleonti e dei formichieri serve loro
d'organo di prensione; quindi esse le ponno servire anche come organo di
olfatto, di udito, di tatto, e fors'anche di gusto.
I miei
insetti adunque alle ore 8,50, epoca in cui doveva incominciare l'eclisse,
quantunque giornata rigida erano tutti desti, e vagavano con lento moto. Poco
dopo un movimento insolito nelle antenne si appalesava, ed alle ore 10 tutti
erano immoti ed irrigiditi, ma più di tutti gli Oniscus, che anche
scossi non si movevano, e lo Sphodrus che sembrava perfino morto, ed era
immobile anche a toccarlo, nella stessa maniera che si comportò il Procrustes
del professor Stabile nell'eclisse 1847. Le diverse specie di ragni si
comportarono tutte ugualmente fra loro, sempre immoti, e scossi vagavano per
qualche tempo. Anche il mio amico Sordelli, che da più mesi tiene nella propria
stanza molti ragni viventi in appositi vetri, non ha osservato in essi alcun
segno di eccezione. Tale stato di cose seguitò per tutto il tempo che doveva
durare l'eclisse (sin alle 11,40), e dopo lo Sphodrus a poco a poco si
ridestò, incominciando i primi movimenti dalle antenne. Gli altri insetti non
diedero segno di risvegliarsi che dopo mezzogiorno, ed allora lo Sphodrus
era appiattito pauroso sotto le foglie, agitando le antenne, e restò in questo
stato tutto il giorno. Tre ore dopo tutti erano desti, ma quieti, ad eccezione
di un ragno, il Pholcus rivulatus.
Lo
stato irrigidito de' miei insetti all'epoca media dell'eclisse io credeva quasi
si dovesse attribuirlo al forte freddo che regnava in quel momento, ma il
ridestarsi dello Sphodrus e poi degli altri insetti dopo l'eclisse,
mentre pur continuava un venticello fresco, mi persuase che piuttosto
unicamente al fenomeno si dovesse un tanto cambiamento. In ogni modo, se anche m'ingannassi,
è un fatto registrato, che avrebbe bisogno di verificazione.
Il
giorno dopo (7 marzo), mattina nuvolosa, fredda e piovigginosa. Alle otto e
mezza tutti gli insetti erano quieti, ed esposti vagavano pei recipienti, e più
di tutti lo Sphodrus. Alle ore dieci erano immobili, ma desti, e si
movevano tosto appena toccarli, eccetto gli oniscus, che trovai quasi
irrigiditi, e lo Sphodrus che stava succhiando un acino d'uva. Al
mezzogiorno erano pure tutti immobili, ma desti, mentre soffiava un freddo
venticello; lo Sphodrus se ne stava nascosto sotto le foglie, e così
tutto il giorno.
Nel
giorno 8, ch'era piovigginoso, si comportarono ugualmente, e lo Sphodrus
era più vispo. Non vedendo mai a ricomparire il bruco notturno di lepidottero,
che da alcuni mesi io teneva nella mia stanza, e rodeva le foglie di notte, lo
cercai, e lo trovai ancora sotto le foglie ad incrisalidarsi. Stupii, e feci le
seguenti riflessioni: Quella giornata di sole del giorno 2 al quale lo esposi,
non sarebbe ella stata la decisione della sua metamorfosi? Forse se non fosse
stato esposto al sole, avrebbe continuato a vivere nello stato di bruco per
alcune altre settimane? L'influenza della temperatura nelle metamorfosi degli
insetti è già riconosciuta da tutti i naturalisti, ed il mio amico professore
Don Mariano de la Paz
Graells, di Madrid, ne ha trattato in proposito in una di lui
memoria, inserita negli Atti dell'Accademia di scienze naturali di
Barcellona del 1841. In
essa parla, come gli insetti sieno sensibili ai cambiamenti atmosferici.
Ritornando
pertanto al nostro assunto, non conosco altre osservazioni fatte in questa
occasione, se non quelle dei miei ottimi amici Taccani e Pini, i quali,
annuendo a' miei inviti, rivolsero le loro, indagini su varie specie d'insetti,
raccolti i giorni prima. Il signor Taccani aveva Coccinelle, Ptinus,
Catops, Pœcilus, Calathus, Callidium sanguineum,
ecc., ed al momento dell'eclisse, li trovò tutti quieti, ad eccezione di un
ragno (Segestria senoculata), che si accinse a divorare due brachelitri
o stafilinidi. Toccati gli insetti immoti, cercavano nascondersi, non
presentando traccia di letargo: negli emitteri però vi rimarcò maggior
tranquillità del solito. Il signor Pini poi ha istituite minutissime
osservazioni sopra molte specie di insetti (Byrrhus concolor, Melöe
fractieornis, Chrysomela Rossia, Valgus hemipterus, Coccinelle,
Calathus, Pederus, ragni, ecc.), e mi ha fornito una bella e
dettagliata relazione di tutte le accidentalità avvenute ad ogni mezz'ora,
accompagnate dalle relative osservazioni termometriche e barometriche, ma che
troppo lungo sarebbe di qui riportare. Esse conducono però alle medesime
conclusioni che le mie attuali e quelle degli eclissi antecedenti, lo risvegliarsi
cioè per tempo di alcune specie, la protrazione del sonno in altre,
l'irrequietezza e la straordinaria affezione in alcune, in altre il timore, il
sonno, il torpore, il letargo, ecc. Egli pure, il signor Pini, ha trovato come
morto un Calathus, che per caso provò a toccare, e rimarcò il periodo
pauroso delle Coccinelle anche allo stato libero naturale, giacchè prima
dell'eclisse vagavano indifferenti sui muri del giardino.
I
risultati di queste osservazioni non furono al certo così marcate come
nell'eclisse totale del 1842, e per la stagione ancora jemale, e per le
circostanze tutte sfavorevoli della giornata, e per la poca varietà delle
specie avute ad esperimento, giacchè ogni specie ha i propri costumi, e non
bisogna credere che tutte le specie d'una famiglia d'insetti abbiano un egual
metodo di vita, mentre moltissime sono le eccezioni che si presentano. Lo Zabrus
gibbus, per esempio, fra i carabici, e quindi locato assieme ai carnivori,
lo troviamo, per fede del Corti e del Gené, tra gli insetti nocivi, come
distruttore delle piante del frumento. Il Ludius germanus tra i sternoxi,
che nessuno poteva sospettare differente di costume dalle altre specie della
famiglia (essendo essi insetti florali, e le cui larve vivono nei vegetali), lo
troviamo indicato come insetto carnivoro, ciò che nessuno crederebbe, se non
fosse attestato da tre celebri entomologi, Motschoulsky, Ménétriés e Sievers, i
quali lo viddero cibare l'abdome di una grande Epeira ancora vivente.
Mentre tutti i lepidotteri amano più o meno la stagione calda per svilupparsi e
compiere il voto principalissimo della natura, una piccola tortrice, Micana
sparsana, giusta le osservazioni di Pasteur, Rosenberger e Ménétriés, fa
comparsa in grande quantità in Curlandia il 28 ottobre 1857, dopo tre giorni di
una folta nevicata, alla temperatura di 7 gradi R. sotto zero. L'Apalus
bimaculatus, estivo abitatore della Svezia e Norvegia, appare talvolta da
noi, e solo allo sciogliersi delle nevi. I Cebrii, nell'Italia
meridionale e nella Spagna, richieggono per svilupparsi lunghe piogge
autunnali, e il solo maschio compare alla luce, e si mostra volitando, mentre
la femmina sta sempre nascosta aspettando il fedele compagno. Il Serropalpus
barbatus ed altri insetti distruttori di legni non vanno in giro che di
notte, e così fa pure una gran parte dei carnivori. Di tutti i fatti si deve
tenere esatto conto, ancorchè al momento non si sappia darne la spiegazione:
essi potranno servire in seguito. Ma il notare e raccoglier fatti per semplice compiacenza
di possederne una raccolta è puerile passatempo; lo supporre che si possano
cercare le leggi della natura per mera curiosità è supporre un assurdo morale;
il raccogliere pazientemente i fatti, compararli, specularne intelligentemente
le leggi per arricchirsi di nuove e migliori forze, ciò solo giustifica i
sacrificj spontaneamente incontrati da chi si pone in questi studj, e dà loro
diritto alla pubblica stima e gratitudine.
Gli insetti
offrono un campo vastissimo d'osservazioni sui loro costumi, per la conoscenza
delle specie dannose e di quelle utili da contrapporre per la distruzione delle
prime. Se poi servono veramente a sperimentare lo stato dell'atmosfera, ponno
presagire anche i tempi procellosi; e così troviamo registrato tra le note di
meteorologia entomologica inserite negli Études entomologiques del
celeberrimo entomologo russo Victor Motschulsky, luogotenente colonnello dello
stato maggiore (mio ottimo e carissimo vecchio amico), la comparsa in
abbondanza del Tenebrio molitor come segno sicuro di pioggia, ed io pure
già indicai nella prefazione del Catalogo dei coleopteri della Lombardia,
pubblicato nel 1844 assieme a mio fratello per l'occasione del Congresso degli
Scienziati italiani in Milano(1), come contribuisca
sugli insetti lo stato elettrico del momento, avendo noi osservato in tempi
procellosi, fra lo scompiglio della natura, alcune specie d'insetti colpite da mestizia
e terrore, altre quasi ebbre e tripudianti; alcune rifugiarsi nelle loro
latebre, altre uscirne a far preda delle specie timorose; alcune scuotersi dal
torpore e vagare per l'aere, altre darsi all'amore.
Ma
tutte queste osservazioni, che pur tante abbiamo da diversi entomologi, sono
ancora poco al bisogno per la spiegazione dei fenomeni della natura. Esse sono
ancora imperfette, staccate, disordinate; se si fossero possedute notizie
ordinate e complete anche solo intorno a pochissime specie di insetti, le più
sparse in Europa, le più comuni o triviali, quanto l'entomologia non avrebbe
potuto contribuire alla determinazione delle linee isotermiche, di cui
l'Humboldt s'adoperò a chiarire l'altissima importanza! Quanto avrebbe contribuito
al grandioso progetto del celeberrimo astronomo Quetelet di Bruxelles, diretto
a tracciare i circoli d'evoluzione percorsi separatamente da ciascuno dei
fenomeni fisici ed organici, per indi coordinarli dietro i loro rapporti!
Quest'insigne sapiente, nella sua memoria Instructions pour l'observation
des phénomènes périodiques, ha dato una nota d'insetti de' più comuni in
ogni ordine, dei quali sarebbe d'uopo osservare in ogni paese la primiera
comparsa annuale. Nell'altro di lui opuscolo, Phénomènes périodiques,
parla pure dell'importanza degli insetti; onde, se personaggi di tanta dottrina
riconobbero quanto valore abbiano gl'insetti nell'economia animale, non sono al
certo da trascurarsi le loro osservazioni. Io approfitto di questa circostanza
per rendere pubblici ringraziamenti al sullodato insigne astronomo per aver
voluto favorire me pure di questi ed altri di lui lavori tanto interessanti.
Non
sapendo se altri abbiano istituite delle osservazioni di questo genere, ho
creduto non del tutto inutile il riferire quel poco che si è potuto raccogliere
in proposito; così almeno avrò risposto all'appello fatto agli entomologisti
nel Bollettino di gennajo della Corrispondenza scientifica della signora
Caterina Scarpellini di Roma.
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