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Testo
Coll'occasione dell'ecclisse
solare che l'altro giorno si offriva visibile a Milano per la durata di più di
due ore, ho creduto opportuno di replicare le osservazioni, sul modo di
comportarsi degli insetti nelle praterie e nelle campagne allo stato libero,
come aveva già praticato nell'occasione di altri ecclissi,
i cui risultati vennero da me pubblicati coi titoli:
"Note
su alcuni insetti osservati nel periodo dell'ecclisse
dell'8 luglio 1842. Lettera diretta all'illustr. sig.
conte Nicolò Contarini di Venezia, e dal medesimo
letta all'adunanza del IV Congresso degli Scienziati Italiani in Padova il 17
settembre 1842;"
"Osservazioni
entomologiche durante l'ecclisse del 9 ottobre 1847.
Memoria letta all'Accademia Fisio-medico-statistica
nella tornata del 9 dicembre 1847 dal socio Antonio Villa".
Mi
recai pertanto fuori della città prima che incominciasse il fenomeno, e scelto
a campo d'osservazione una prateria, le cui erbe non erano ancor tagliate e
fossero lussureggianti specialmente per ombrellifere,
osservai che volitavano su di esse varie specie
d'insetti neurotteri, ditteri, imenotteri e
coleotteri, le quali facilmente fuggivano al mio appressarsi.
Volavano
pure baldanzose pei prati e per le strade, Æsne,
Libellule, Vespe e diversi lepidotteri, specialmente la farfalla Belladama e l'Edusa (Vanessa cardui e Colias Edusa), e le farfalle bianche del cavolo e delle rape (Pieris Brassicæ e rapæ). I cespugli bordeggianti le acque erano
popolati dall'Agrion virgo,
come in tutte le giornate belle, serene e calde.
Tale
era lo stato delle cose alle ore 2 ½. All'incominciare dell'ecclisse
alcuni insetti, specialmente le ædemere, i clytus massiliensis
e 4-punctatus erano meno vispi, mentre la Libellula flaveola, ch'era comunissima ai bordi della prateria,
mostrava irrequietudine e portavasi mano mano più
addentro, e posava sulle cime dei rami di alcuni gelsi che erano colà. Le Agrion virgo, che
prima erano tanto numerose, alle ore 3 erano già tutte scomparse, meno che due,
le quali volteggiando, fuggendo e correndosi dietro l'un l'altra, mostravansi, l'uno esaltato ed eccitato forse a compiere il
voto principalissimo della natura, mentre l'altra
appariva più dell'ordinario renitente a prestarsi. Provai a gettare dei
sassolini nei cespugli di rovi e di vitalbe che cascavano dai muri bordeggianti
le acque, e mi accorsi che gli Agrion
scomparsi, erano colà rifugiati.
Alle
ore 3 ¼ già molti insetti si erano evasi; altri invece, come le api, volitavano più basso e meno vivaci. Diverse farfalle
notturne passavano di fretta, sebbene con volo incerto: mi parve di ravvisare
in una la Catocala
nupta o la sponsa;
molte erano individui maschi della Liparis dispar. Una Plusia
gamma, che di solito al sol cocente è irrequietissima,
ora vagava di fiore in fiore umilissima verso terra, e lasciavasi
toccare colle dita.
Alle 3
½ più non si vedeva una farfalla diurna, ma le ostinate cicale facevano sentire
tutt'ora lo stridulo lor
canto. Qualche Libellula depressa trascorreva con rapido volo, mentre la
flaveola, tanto comune dapprima sulle erbe,
poi sui rami delle piante, erasi portata quasi in
massa per l'aperto campo, elevandosi più dell'ordinario. Alle 3 3/4
fecero sosta finalmente le cicale al loro canto, meno una proterva, la quale
non desistette mai e che non fu possibile poterla scernere, perchè posata
sull'alto di un albero; forse poteva essere ella pure dominata da esaltazione
individuale, proveniente dall'accoppiamento, giacchè
anche nell'ecclisse totale del 1842 mi si offerse una
copula di coccinelle, che resistette a tutte le influenze senza cadere
in letargo.
Alle
ore 4 continuava la stessa cicala da sola il suo canto, ma poco dopo
ripigliarono pure le altre. Dieci minuti dappoi
incominciarono le farfalle bianche a mostrarsi, indi gli Agrion;
e alle 4, 22 le Libellule flaveole si
abbassarono e ritornarono sulle erbe. Festoni di Brionia
alba in fiore vennero ripopolati d'insetti d'ogni ordine. Tutto ritornò al primiero stato: le ultime a comparire furono le Vanesse Cardui.
Questi
sono i fatti che trovo confermati anche per osservazioni eseguite da altri.
Un mio
amico, dilettante di pesca all'amo, portossi
espressamente al Lambro all'intento di fare alcune
osservazioni, ed ebbe a vedere: che mentre prima dell'ecclisse
i pesci guizzavano a pelo d'acqua e vi saltavano fuori per carpire gl'insetti
cadenti dalle piante, i moscherini e le libellule che
survolano appena all'acqua, e che correvano
prontissimi a rubarsi l'un l'altro l'esca che lor
veniva gettata coll'amo; durante l'ecclisse invece si erano tutti abbassati al fondo, e grossi
e piccoli, vagavano inanzi indietro sul letto del
fiume. Difficilmente anche al più diligente getto ed appostamento dell'esca gli
veniva dato di farli sortire dai loro nascondigli, o sortiti qualche palmo
appena, vista l'esca, tosto senza fiutarla ricoverava ciascuno nel nascondiglio
stesso d'onde n'era uscito. Mano mano poi che l'ecclisse andava terminando, i pesci tornavano a correre
all'esca con quella maggiore voracità che spiegano per lo più nelle prime ore
del giorno.
Lo
stesso ebbe altresì ad osservare che le varie specie di mosche, le quali
numerosissime ed importunissime assalgono lo sportivo
della pescagione, e le mani ed il viso del pescatore, durante l'ecclisse scomparvero, nè lo
molestarono punto. Rimarcò in pari tempo la inquietezza
ed il volo incerto di varj insetti e la totale
scomparsa loro, specialmente delle farfalle, nel tempo della maggiore oscurità.
Annotò pure, come osservai io stesso, e come appresi da altri, che gli uccelli
si mostravano più irrequieti ed incerti.
In
quanto alle mie osservazioni entomologiche, i risultati non furono certamente così
marcati come li ottenni per l'ecclisse totale del
1842, e neppure come le altre dell'ecclisse annulare 1847. Il motivo della differenza lo ritengo in
ciò, che quei due ecclissi accaddero di buon mattino,
allorquando varie specie d'insetti non erano anco
desti dal letargo notturno, ed altri erano appena risvegliati, per il che, a
seconda della natura di essi, alcuni dovettero protrarre il loro sonno, altri
ricadere in letargo. Essendo l'ecclisse dell'altro
giorno avvenuto ad ora tarda, poteva essere da alcune specie ritenuto come
l'imbrunire della sera, e già vispi pel caldo della giornata inoltrata, non
ebbero tempo di subire un letargo, come avvenne nei periodi degli ecclissi del 1842 e 1847, e come avviene talvolta per
talune specie nell'occasione de' grandi temporali.
Tali
pure furono i risultati che ebbi dalle osservazioni, istituite anche durante l'ecclisse del 28 luglio 1851, il quale avveniva quasi
all'ora medesima.
Antonio Villa.
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