|
Testo
Amico carissimo,
Approfittando
dell'evenienza dell'Ecclisse solare del giorno 8
luglio p.° che tra noi fu totale, rivolsi le mie osservazioni a quanto erano
per presentare gli insetti in quella straordinaria circostanza: credo non vi
sarà discaro il conoscerne i risultati.
Onde avere un
termine di confronto nelle osservazioni, il giorno avanti l'ecclisse,
ed anzi qualche ora prima di quella in cui esso doveva poi accadere, mi recai
fuori della città; fra i varj coltivi ne prescelsi
uno a carote (Daucus carota), le quali
erano allora in piena fioritura; così aveva per campo di osservazione una tra
le ombrellifere, la quale ricetta un maggior numero e
varietà di specie d'insetti; presi nota delle specie esistenti in quel luogo ed
in quelle ore, dei loro costumi, delle loro abitudini.
Nella mattina
dopo vi ritornai mezz'ora avanti l'incominciare del fenomeno, il quale aveva il
suo principio alle ore 5, 21, il maxim. a 6, 22, il fine a 7, 17. Scelsi e fissai quei fiori sopra i
quali stavano maggior quantità d'insetti, e siccome posti a qualche distanza
l'un dall'altro, onde sorvegliarli con certezza ed economia di tempo, li contrassegnai ponendo a' loro
piedi un foglio bianco, previdenza che poscia esperimentai opportunissima
nel tempo delle tenebre, che furono maggiori di quanto generalmente lo si
attendeva, e che senza ciò mi avrebbero tolto di proseguire le mie
osservazioni.
Eccovi i risultati:
Nè la mattina del giorno 7, nè
l'altra dell'8, non mi fu dato d'incontrare nessuna specie di coleopteri della famiglia de' carabici: essi non comparvero neppure nel tempo
delle tenebre dell'ecclisse: forse ciò devesi al
breve tempo che durò il fenomeno.
Le Lepture (tomentosa
ed hastata) i Clytus
(massiliensis ed ornatus),
gli Stenopterus, che il giorno prima ad ogni
raggio di sole svolazzavano vivaci ed agili come è loro costume, nella mattina
dell'ecclisse durarono immote ed accosciate in mezzo
ai fiori sino oltre l'intera ripristinazione della luce; egualmente le Cetonie
(hirta e stictica)
che il giorno prima s'erano deste dal letargo notturno verso le 5 ½, rimasero
immote fino alle 7 ½.
All'incontro
gli Elater (equiseti, dimidiatus, niger) che
allora erano rimasi tranquilli sino a sole altissimo, ora al cominciar del
fenomeno dibattevano forte le antenne e volteggiavano irrequieti in cima le
erbe, cercandosi infine un nascondiglio quando le tenebre si fecero più folte.
Sopra uno de' fiori che
stava osservando erano cinque elater
equiseti; tutti nello stesso punto presero ad agitare le antenne, in quel
modo che vediamo all'avvicinarsi d'un forte temporale; poi si mossero, poi
quasi contemporaneamente ricaddero nel loro letargo, ma con varie posizioni; il
primo degli elater che s'addormentò a luce
ancor viva, avea fitta la testa all'ingiù dentro ai
fiori, il secondo volgea le spalle al sole guardando
ponente, altri stavano diversamente, e l'ultimo che la luce si era più
indebolita, mirava dritto il cielo. Dopo l'emersione, quando la luce
ricomparve, scossi da essa in ragione della loro
posizione, questi insetti si destarono, come era ad aspettarsi, con ordine
inverso a quello nel quale si erano illetargiti,
incominciando i primi movimenti dalle antenne.
In ambidue quei giorni trovai comuni le Coccinelle, ed
abbondanti principalmente le variabilis, conglomerata
e 7 punctata: a cose ordinarie ed a cielo
nuvoloso queste vagano per le erbe e per i fiori, e spiccano il volo al comparire
d'ogni raggio di sole. Nel periodo dell'ecclisse
furono gli ultimi tra i coleopteri che si cercassero un nascondiglio; ma quantunque non facessero uso
delle ali, mostravano una straordinaria irrequietezza, e non rimasero immote
che il poco tempo della totale immersione del disco: eccezionalmente però una
copula di coccinella variabilis correva per lo
stelo di un fiore; esse non ristettero che un breve momento capovolte sotto
l'ombrello, poi, al primo irrompere del raggio luminoso, si riscossero,
e senza dar segno di subito letargo ripresero i loro movimenti.
Erano pure
frequenti anche le Tipule, e fra esse la crocata: queste, come i Syrphus,
le mosche ed altri dipteri volitavano come
abitualmente; solo posaronsi in cima alle erbe ed ai
fiori nel momento della massima oscurità.
Degli Imenopteri non ne vidi che pochissimi sui fiori, e
questi appartenenti alle specie più piccole: alcune delle specie maggiori che
aveva visto qualche ora avanti, in quel momento erano scomparse.
La Libellula flaveola era abbondantissima più che ogni altro
insetto; la vidi tale la stessa mattina dell'ecclisse:
scomparve mezz'ora prima dell'intero offuscamento per ricomparire mezz'ora dopo
all'incirca; in questo frattempo non mi fu possibile scoprire dove si fosse
ricettata, per quanto frugassi fra le ajuole di
asparagi, di prezzemolo, di fagiuoli, ec., che mi circondavano, il quale fatto è tanto più
strano, imperciocchè, sempre, ed anche la mattina
antecedente, aveva osservato che al velarsi del sole per nubi esse non facevano
che posarsi sulle erbe.
Non ho
osservato lepidopteri diurni che a luce pienamente
ripristinata. Pei notturni credo fosse accidentale la
comparsa di due faleniti nel tempo dell'ecclisse.
Dopo gli Elater ciò che mi occupò principalmente furono le
agitazioni d'una piccola Alucita; quasi per
segno di spavento tendeva dapprima e divaricava lentamente le lunghissime sue
antenne, poi le avvicinava, le divergeva di nuovo con moto regolare ma sempre
crescente in relazione col decrescere della luce; in ultimo con azione
rapidissima, insino a che bruscamente capovoltasi
corse ad accovacciarsi al di sotto del fiore, dove rimase colle antenne tese e
parallele; io non poteva discernerla che contro l'anello luminoso. Ritornata la
luce, stette per qualche tempo paurosa, poi, dopo un
quarto d'ora, riascese al posto primiero,
divaricò, dibattè le antenne, volteggiando e
disponendosi al volo.
Da queste
osservazioni avremmo: 1° Come i Carabici, le Faleniti, Bombiciti,
tutti gli insetti notturni, non sieno comparsi nel
periodo dell'ecclisse: sarebbe difficile il decidere
se ciò debbasi alla brevità del fenomeno o ad altre
cause annesse ad un più squisito istinto di quegli animali.
2.° Come gli
insetti, che dovevano svegliarsi nel tempo dell'ecclisse
o poco prima, tutti, meno gli elater, abbiano
continuato il loro sonno sino a tempo molto inoltrato nella ripristinazione
della luce.
3.° Come gli insetti
che s'erano risvegliati avanti l'ecclisse, provassero
una straordinaria affezione, palesata dalle loro corse, dai loro movimenti
inquieti, ma principalmente dall'agitazione delle antenne, nel modo stesso che,
come già accennammo parlando degli elater,
presentono la vicinanza delle burrasche, il che potrebbe forse attribuirsi alle
cambiate condizioni elettriche dell'atmosfera.
In ultimo, se
abbiamo visto una copula di coccinelle resistere pressochè
interamente a tante esterne circostanze, ciò lo si deve al trovarsi gli
individui dominati da una esaltazione superiore ad ogni suscettività
individuale.
Godo di
questa occasione per rinnovarvi i soliti sentimenti d'amicizia, coi quali mi
protesto
Milano, 8 settembre 1842.
Vostro devotissimo
Antonio Villa.
|