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L'EROE DELLA MONTAGNA.
La mancanza di Angiolina
era tanto sentita da tutta la famiglia Morandi, che pareva fosse partita,
assieme alla fanciulla, anche una buona dose d'allegria.
Elisa era di cattivo
umore, perchè non aveva più l'aiuto dell'amica, per metterle in assetto la
camera, per rammendarle i vestiti, e per tante altre cose, che Angiolina faceva
colla massima indifferenza, e a lei davano noia. Giannina cercava di aiutare un
po' più Maria, correva ad eseguire le sue commissioni, preparava la tavola, e
faceva il possibile per rendersi utile, ma era tanto piccina, che le sue deboli
forze non bastavano a far tutto.
Anche i Guerini venivano
più di rado, perchè avevano degli ospiti coi quali dovevano andare tutto il
giorno in giro pei dintorni. Però veniva un po' più spesso il professore
Damiati che si trovava sempre bene in casa Morandi. Per far piacere a Maria,
dava lezione a Carlo, ed agli altri ragazzi utili suggerimenti, e spiegava loro
tutte le cose che non riuscivano a comprendere.
Egli incoraggiava Maria
a leggere i suoi racconti, che erano il divertimento di tutta la brigata, e
avevano servito a quietare la vanagloria di Carlo, che prendendo a modello
quelli eroi, diceva di contentarsi di eroismi più modesti. Giannina e Mario, i
quali si annoiavano senza Angiolina, avevano pregato Maria di leggere l'eroe
della montagna, come aveva promesso da tanto tempo; ed essa vedendo che la
conversazione languiva, prese il suo manoscritto e incominciò la lettura.
La famiglia di Nando
Verres, viveva in una casupola ai piedi delle Alpi, ed era felice. Nando, forte
come una quercia, conosceva tutti i passi difficili delle montagne circostanti,
ed era molto ricercato come guida dai viaggiatori, che volevano avventurarsi
sulle cime aguzze di quelle alture, sempre coperte di neve.
Nella buona stagione,
non restava mai in casa, anzi le persone che lo volevano, dovevano impegnarlo
qualche settimana prima per poterlo avere, e non si muoveva se non lo pagavano
bene.
Egli avea bisogno di
guadagnar molto, poichè avea la moglie e una nidiata di bimbi da mantenere; il
maggiore dei quali, che si chiamava Nando come il padre, aveva appena
quattordici anni.
Il montanaro era partito
con un signore inglese una mattina all'alba, per una gita che dovea durare tre
giorni, ma quando fu il terzo giorno, la moglie cominciò ad essere inquieta non
vedendolo ritornare; essa ogni tanto usciva dal suo casolare per contemplare il
cielo grigio, e le montagne che erano tutte coperte da una nebbia fitta, e nel
vedere quel cattivo tempo, si sentiva stringere il cuore, perchè temeva qualche
sventura.
Nei primi anni di
matrimonio, quando il suo uomo era sulla montagna, stava sempre inquieta; poi
quando lo vide tutte le volte ritornare con un bel gruzzolo di quattrini, non
ci pensò più; ma diceva sempre che non avrebbe voluto che i suoi figliuoli
facessero quel mestiere dove c'erano troppi pericoli; però il figlio maggiore
avea voluto spesso seguire il padre nelle gite alpestri e difficili, innamorato
anch'egli delle alte cime, e dell'aria frizzante della montagna che gli dava
appetito e gli rinvigoriva i muscoli.
Madama Verres, come la
chiamavano nel villaggio, continuava dunque a guardare il cielo e i monti
coll'ansia nel cuore.
Nella notte aveva
sentito la bufera rumoreggiare nelle gole delle montagne, la pioggia cadere
lenta e senza tregua, ed avea un triste presentimento, come non aveva avuto
mai.
Passò due giorni in
quell'inquietudine, quando si presentò a lei un messo venuto dalla città vicina
a chiedere notizie del signore inglese partito con suo marito, per la montagna.
- C'è la madre di quel
signore nella massima inquietudine; - disse, - si parla di un tempo orribile,
di una compagnia che si è perduta sulla montagna, e mi ha mandato a vedere se
ne sapete qualche cosa.
- Nulla, nulla, muoio
anch'io dall'incertezza, dalla paura di qualche disgrazia, - disse la povera
donna.
- Bisognerà far delle
ricerche, - disse il montanaro, - la signora inglese promette una ricompensa a
chi le porterà notizie del figlio; ma nessuno si vuol arrischiare a salir la
montagna con questo tempo.
- Andrò io, - disse
Nando, il ragazzo di quattordici anni.
- Sei pazzo? - gli disse
la madre.
- Sono forte, conosco la
montagna e la strada che è avvezzo a seguire il babbo, e sono certo di trovarne
le tracce.
- E se avvenisse qualche
disgrazia, che cosa faccio io?
- Ti prometto di
ritornare, e di portarti notizie di babbo.
Prese una bisaccia di
tela, con alcuni viveri, si munì di un bastone ferrato, e di corde, si fece
seguire dal suo cane che non lo abbandonava mai, e s'avviò sulla montagna senza
ascoltare le preghiere della mamma che temeva di perderlo.
Salì il sentiero lubrico
del monte pieno di speranza, seguendo la via che soleva tenere suo padre.
Camminò, avanti avanti, sempre salendo per ore intere, ora in mezzo alla fitta
nebbia, ora sotto ad una pioggia che gli arrivava alle ossa; sempre cercando
intorno a sè le tracce del passaggio del padre; nella notte si ricoverò in un
rifugio, e quello fu il primo posto dove trovò segni del passaggio di persone
viventi: in terra vide dei resti di viveri, poi la paglia coll'impronta di due
persone, che dovevano aver dormito la notte, ed una di quelle impronte era
proprio della lunghezza di suo padre. Dovevano certo esser passati di là per salire
sulla cima del monte.
All'alba si rimise in
cammino, sempre seguito dal cane, osservando tutto ciò che potesse indicargli
il passaggio di qualche persona.
Il sentiero era
scomparso sotto ai mucchi di neve caduta; egli col bastone ferrato ruppe quella
neve, ma inutilmente; e avanti, avanti sulla montagna che si faceva più erta e
pericolosa; si sentiva gelare, e pur dovea continuare il suo cammino. Ad un
certo punto vide il cane inquieto, far dei moti strani, e scorse le traccie
d'una valanga, che dovea esser caduta di recente.
- Cerca, cerca,
- disse al cane.
E il cane obbediente
cominciò a raspare colle zampe, finchè si fermò guardando e dimenando la coda;
infatti sentì sotto la neve qualche cosa di molle, divenne pallido e cominciò a
tremare; non avrebbe potuto continuare il suo lavoro senza l'aiuto del cane,
che a furia di zampe cercava di rompere la neve gelata.
Quando si potè scoprire
qualche cosa, non ci fu più dubbio: erano esseri umani quelli che erano sepolti
in mezzo alla neve. Allora Nando si mise con maggior lena a disseppellire
quella massa nera che si faceva più distinta, la quale prese forma di un gruppo
di braccia e di gambe che non si capiva che cosa fosse; ma quando fu del tutto
scoperta, Nando riconobbe il padre raggomitolato assieme all'inglese, che
avevano trovato tutt'e due la stessa morte orribile.
Solo, in quella
solitudine, con que' due cadaveri davanti agli occhi, si sentì stringere il
cuore, e pensò alla sua mamma; ma il freddo incalzava, e non c'era tempo da
riflettere; lasciò il cane a guardia dei cadaveri, vide in distanza degli
abeti, vi andò correndo, ne strappò dei rami, e fece una specie di slitta, dove
adagiò i due cadaveri, e discese la montagna trascinandoseli dietro con una
corda; il sentiero era sdrucciolevole, avea le mani intirizzite, si sentiva
mancare; ma era coraggioso e volea resistere fino alla fine.
Era notte quando giunse
al villaggio, e non avea coraggio di presentarsi alla mamma.
Ma essa, che stava continuamente
alle vedette, gli andò incontro, e quando vide il corpo del marito steso sui
rami d'abete, cadde svenuta nelle braccia del figlio.
La poveretta rimase
parecchi giorni quasi inebetita, non potendo persuadersi che il suo uomo fosse
morto, e non sapendo come campare tutti quei figliuoli. Quando vennero nuovi
forestieri a cercare della guida Nando Verres, si presentò loro il figlio e
disse:
- Eccomi.
- Come, vuoi tu andare
così giovane, e dopo l'esempio di tuo padre? - gli disse la madre.
Egli mostrò i fratellini
e disse:
- Bisogna che pensi a te
e a loro; non temere, mamma, ti prometto che non mi esporrò ai pericoli
inutilmente, - e sì dicendo partì e in poco tempo divenne degno successore di
suo padre.
Ma sebbene egli sia ora
una delle guide più rinomate delle Alpi, la signora Verres, quando parte, ha
sempre le lagrime agli occhi, e trema sempre temendo di non rivederlo più.
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