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Prefaci Samuele di Giacomo è un uomo di quarant'anni con una
faccia di settanta. È alto, magro, secco, allampanato, con una testa pelata che
si prolunga a barchetta e si eleva come il dorso di un mulo. La fronte, le
orecchie, le guance, il mento rappresentano la senilità avanzata. È tutta una
pelle vizza, screpolata, grinzosa, del colore della lisciva. Di giovine non ha
che gli occhi. Con la parola che lo esalta, gli occhi gli si ammantano di
fosforescenza. Parla concitato, a sbalzi, qualche volta con una logica che
sbalordisce, qualche altra con un paralogismo delittuoso, ansimando spesso come
se lo sforzo cerebrale fosse troppo intenso per lui. Dopo una corsa di pochi
minuti, si ferma come se avesse finito il vocabolario, o fosse stracco o avesse
bisogno di ricomporsi. Gestisce. Accompagna la sua fraseologia con una mimica
eloquente. Minaccia? Agita la mano col braccio disteso. Giura che non ci sarà
cristo che lo farà parlare? Si gira il pollice intorno il collo. Eleva le mani
al cielo? Invoca la testimonianza del Signore Iddio. Sputa e si bacia le dita?
È un pensiero religioso che gli fa domandare mentalmente perdono al signore per
la menzogna che gli uomini lo obbligano a dire.
Le confessioni gli dànno
sbattimenti in tutta la persona e gli fanno palpitare le pinne del naso. Chiama
i vigliacchi carugnoni. Suggella i suoi convincimenti cogli adagi, i
quali condensano, per lui, la sapienza. «Non cade foglia che Dio non voglia.»
«Chi male non fa, paura non ha».
Egli è ammogliato con Giovanna Sterzi di Caccamo, stata,
per qualche anno, l'amica fedele del capo brigante Antonino Leone. È anch'essa
alta, ossuta, con una faccia da strega e l'occhio ladro.
Nel marito è la pieghevolezza
siciliana che obbliga a dare del don al primo scalzacane che porti il
cappello e a dire voscienza all'ultimo dei galantuomini. Il suo
linguaggio sente della omertà che può diventare sanguinaria. Nella
moglie è la fierezza della donna che non conosce nessuno, che diffida di tutti,
che non ha altro dio che il suo uomo, nel quale crede, per il quale è pronta al
sacrificio, al quale consacra l'esistenza come una martire del focolare.
La morale dell'uno è la morale
dell'altra, la volontà dell'uno è la volontà dell'altra e tutti e due sono
carichi di emozioni per i loro figliuoli.
Quando ci trovavamo nel loro
tugurio lugubre, la madre accarezzava loro la testa con la mano scarna e il
padre si compiaceva di manifestarci il suo bene per Bastiano e Filippo,
parlandoci del giorno in cui dovranno diventare soldati.
«Una legge senza viscere,
signorini! Il siciliano non è abituato alla coscrizione dei piemontesi. Quando
ci porteranno via i nostri figli moriremo, io e la mia vecchia, di crepacuore.
Bisogna dire che voialtri piemontesi siate fatti diversi da noi, se non capite
questa affezione del padre e della madre. Li tirate su grandi e ve li portano
via senza dirvi grazie. Se non ci fosse la Maria Vergine Santissima, direi che
non è bello».
Tiraboschi, il quale tendeva a
conquistarlo, gli dava ragione, dicendogli che la coscrizione era una necessità
della patria che aveva nemici alla frontiera.
Prefaci dondolava la testa.
«Fantasticherie! Se noi
siciliani stiamo in casa nostra e badiamo ai fatti nostri, neanche al sultano
viene in mente di venirci a disturbare. Non c'è diavolo che sia buono di
cavarmi quello che ho nella testa. Che la coscrizione è fatta per impoverire i
poveri. E questa era l'opinione del mio padre buon'anima, il quale era stato picciotto
di Garibaldi nel '60».
Nell'ufficio del giudice
istruttore giocava d'astuzia. Si dondolava sulla sedia, si stringeva una mano
con l'altra mano, rovesciava gli occhi al soffitto e faceva andare la testa
come una campana.
Non era il suo mestiere. Egli
campava col commercio degli agrumi e grazie al Signore i suoi figli non
mancavano di pane. Quello che gli si proponeva era la morte, e lui non aveva
proprio voglia di morire ammazzato come un cane. Se c'era qualcuno che voleva
rendere servigi alla giustizia, padroni. Prefaci non le doveva gratitudine.
«Ha fatto più di una volta per mandarmi in galera e se non
c'è riuscita non è stata colpa sua. Voi mi pigliate per un mafioso e volete
servirvene. Che cosa volete dire per mafioso? Che amo il mio paese e non fo
male al prossimo? Lo potete affiggere sulle cantonate. È la mia ambizione.
Voialtri piemontesi non sentite l'omertà come la sentiamo noi. L'omertà
è un precetto del nostro Signore Gesù Cristo. Non fate agli altri quello che
non vorreste sia fatto a voi stessi. A un compare caduto in disgrazia stendo la
mano. Voi piemontesi chiamate i carabinieri. I siciliani non sono cattivi».
Tiraboschi aveva ascoltato con
pazienza la morale di Prefaci. Ma a un certo punto non ne volle più sapere. Si
alzò dallo scrittoio, si mise a percorrere lo spazio in lungo e in largo come
per prendere una determinazione.
«Sentite Prefaci, non voglio
costringervi a fare una cosa che vi ripugni. La giustizia ha bisogno di un
uomo. Voi potete essere quello. Vi do tempo a scegliere. Se darete la
preferenza a noi non dimenticate che esigeremo cieca ubbidienza e fedeltà
illimitata. Adesso andate. Ricordatevi che la vostra salvezza e la salvezza
della vostra famiglia sono nelle vostre mani».
Parve come atterrito. Tiraboschi
sottolineando le ultime parole gli faceva capire che non si domandava il suo
concorso col fucile vuoto.
«Voscienza non mi conosce!»
«Vedrete se non vi conosco!»
«Voi mi proponete la morte».
«Vi propongo la vita. Ho la
confessione del barone Matteo del fu Matteo e di Peraino Gaetano del fu
Giuseppe che voi, Prefaci Samuele di Giacomo, avete fatto parte della banda che
ha sequestrato il 12 aprile 1882 il commendatore Emanuele Notarbartolo. Loro
scontano la pena dei lavori forzati a vita e voi siete fuori a darvi il lusso
di fare il galantuomo».
«Per la Beatissima Vergine
giuro...»
«Spergiuro! Vi so persona di
Raffaele Palizzolo e so altre cose sul vostro conto. Ve lo proverò domani,
quando ordinerò il vostro arresto.» Prefaci perdette la baldanza dell'uomo
tranquillo. La sua voce sentiva del suo abbattimento. Cercava scuse, diceva che
nemici ne hanno tutti.
«Scegliete: o la casacca del
forzato o il posto di nostro confidente. Voi avete una moglie. Voi avete dei
figli. Pensateci. Aiutandoci a mettere le mani sugli assassini di Notabartolo
renderete un segnalato servigio alla giustizia e a voi stesso».
Si capiva ch'egli aveva paura
del coltello dei suoi compagni. Si grattava in testa, borbottava parole
incomprensibili e si guardava attorno come per assicurarsi che nessuno
origliava agli usci.
«Se si venisse» diss'egli con
voce cavernosa «a sapere che io sono vostro confidente, non mi si lascerebbe il
tempo di dire: Gesummaria! Potrei aspettarmi di essere accoppato da un momento
all'altro. E voi sapete che io voglio bene ai miei figliuoli».
«Non abbiate paura. Io ho preso
le mie precauzioni. Tocca a voi tener chiusa la bocca. Io mi servirei delle
vostre informazioni senza nominarvi, senza trascinarvi dinanzi ai tribunali.
Voi continuate a vivere come prima, frequentando i vostri amici, e tenendomi
informato senza mai venire al mio ufficio».
«Non so scrivere».
«Non dovete scrivere. Voi non
vedrete che questo signore. Andate d'accordo voialtri, vi date degli
appuntamenti dove credete e lavorate assieme. Fidatevi completamente di lui.
Scoperti gli assassini di Notarbartolo invece della galera a vita riceverete
cinque biglietti da mille, una sommetta che vi permetterà di aggiungere qualche
salma di terreno alle poche che avete. E non è tutto. Per tutto il tempo che
lavorerete per noi riceverete duecento lire il mese. Ve le pagherà questo
stesso signore. Contratto fatto?»
«Mi assicurate che non fiaterete
con alcuno?»
«Non è nel mio interesse. Il mio
interesse siete voi. Ma parliamoci chiaro. Non voglio tradimenti. Se accettate,
dovete essere mio, tutto mio. Non mi contenterò di se e di ma e di indugi. Io
sarò leale. Voi ci consegnerete i ribaldi e noi vi pagheremo la somma
convenuta. Siamo d'accordo?»
«Sia fatta la volontà di Dio. Io
mi metto all'opera. Sarò tutto vostro per il bene dei mici figli».
«E anche per voi! Perché non era
onesto quello che facevate. Io vi ho dato modo di riabilitarvi, di diventare un
uomo utile alla società che avete oltraggiata tante volte».
«Grazie, Voscienza. Permettetemi
di baciarvi la mano. Voi divenite da questo momento il mio protettore».
«Via, al lavoro!»
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