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«Giovanni, ci sono lettere? Ci deve essere in questo animale
un po' del Torquemada. Ogni mattina mi fa soffrire la tortura di aspettare la
posta. Chiamami il parrucchiere. Un onorevole senza corrispondenza è
disorientato. Non sa più dove sia l'opinione. Non strapparmi i capelli, sai,
Luigi. Tu mangi troppo e la tua mano ingrassa. L'opinione pubblica è una megera
che terrorizza la democrazia. Agisce sui suoi nervi come un violino. Io la
cerco per correggerla, incanalarla e sottometterla. Le vado lietamente incontro
anche quando mi si presenta rannuvolata. Pigrone! Vieni avanti con quelle
lettere! Crispi? Che cosa si dice di Crispi? Che è un grand'uomo? Lo credo
bene. È il nostro Gambetta. Egli non è impacciato dai lacci della costituzione
e l'Italia intera lo ammira. Credete a me, l'umanità non ha rispetto pei
deboli. Tutte le volte che se ne schiaccia uno indossa la gramaglia per abitudine.
Ma gode intimamente di saperlo morto. Così, va bene, vattene. Non c'è male. Gli
occhi continuano a mantenere la chiarezza azzurra degli anni passati.
L'idolatria di me stesso non è che un sentimento artistico. È un elettore che
mi ringrazia. Non c'è di che, caro. Ho fatto il mio dovere. Mi è caduta la
parola insulsa senz'accorgermene. Gli uomini che fanno il loro dovere mi
spaventano. Sono esseri bestialmente noiosi. No, no, mia graziosa Laura. Tu non
diventarai mia moglie. Tu mi prometti l'ideale degli uomini volgari: amore e
fedeltà! Tieniti l'uno e l'altra. Non sono fatto per le istituzioni nazionali.
L'amore e la fedeltà rendono l'uomo egoista. Il deputato che non è altruista
non capisce la sua funzione. Scegli un uomo della classe media. La classe media
non produce che uomini comuni. Quest'altro che mi parla di coscienza! È una
ditta molto conosciuta, te lo dico io. È l'insegna dei piccoli commercianti.
Non c'è sarto d'abiti fatti che non si senta il bisogno di presentare ai suoi
avventori la sua coscienza. Grazie tante. Ne ho abbastanza di questa merce. Non
darti pensiero della mia riputazione. Ci penso io. Essa è protetta dal mio frak
e dalla mia cravatta bianca.
C'è molta gente che mi vuol
bene. Costui mi mette in guardia dalle tentazioni. Sciocco! Il miglior modo di
sopprimerle è di contentarle. Questo signore mi domanda se è nel mio programma
l'indennità ai deputati. Rivolgiti all'onorevole Colajanni. È lui che ha la
missione di tramutare la Camera in una casa di pensionati. Io odio i pagamenti,
anche quando ho del denaro. Non c'è che la mente fredda di Shylock che possa
concepire di questi epigrammi. I pagamenti a scadenza fissa hanno amareggiato
l'anima grandiosa di Balzac.
Ho sempre creduto che i virtuosi della politica non
potessero esistere che nel nord d'Italia. Hanno fatto proseliti anche nella
nostra isola. Tre in una sola distribuzione di lettere sono troppi. Essi sono
tra coloro che hanno paura che l'onnipotenza di Ciccio insegni a disamare le
leggi. Meticolosi, tranquillizzatevi! Le leggi sono fatte per il popolo, non
per chi lo governa. Si dice ch'egli fa e disfá con una incoerenza che
intontisce. Preti dei diritti dell'uomo, leggete Burke. Egli vi proverà che la
coerenza dello statista di genio è di essere sempre col vento che tira. Darete
dell'asino al medico che vi consiglia di tenere aperta la finestra quando il
vento è a sud-ovest e di chiuderla quando è a nord-est? Fatemi un po' il
piacere! La corruzione, sissignori, si combatte con la corruzione. È il
coraggio degli uomini di genio. Mi basterebbe citare Walpole.
Quest'uomo ha della vita che gli
cresce. Egli è stufo di vivere? Bada! bada che io sono discepolo di Grotius.
Egli ha detto che uccidere il proprio nemico dovunque si trova è sanzionato non
solo dalla legge della natura, ma dalle leggi delle nazioni. Il fatto che chi è
colto con le mani sporche del sangue altrui è appeso alla fune del carnefice,
ribadisce la sua tesi. Dente per dente.
Gli è un pezzo che sono
perseguitato dal tuo livore e gli è un pezzo che ti tollero. Se ami conservarti
alla famiglia non eccitarmi più oltre. Potrebbe darsi che io fossi obbligato a
romperti come questo specchio. Ho fatto male a lasciarmi trasportare dalla
collera. Io devo essere freddo, calcolatore. La mia frase è commentata, i miei
passi sono spiati, il mio passato è messo sotto sopra. Ricordati, commendatore,
che tutti coloro che mi hanno inseguito colla pertinacia di un odio
inestinguibile, sono in un letto di terra grassa. Non posso parlare di morti
senza rivedere la faccia bianca di Francesco Miceli. Bianca come questo
fazzoletto! È un cadavere che mi dà delle notti agitate. Va via, va via faccia
patibolare, tu mi metti addosso la febbre! Non dovevi essere ostinato, non
dovevi! Chi ha parlato? Mi pareva di avere udito la voce di qualcuno. Suonerò,
chiamerò Giovanni. Stupido! Tremo come un ragazzo. Sì, ti ho chiamato. Portami
del brandy. È lui che mi ha preso per i capelli ed è morto. Egli ha voluto
contendermi il passo di divenire il padrone assoluto di Villa Gentile ed è
andato a raggiungere i miei nemici. Grazie, Giovanni. Chi viene, passi
senz'anticamera. Ho bisogno di veder gente, di stordirmi, di sentire delle
voci. Sto meglio. È una bibita generosa. Rieccomi calmo. Io posso
svillaneggiare Miceli senza impallidire. Toccate il mio polso. La mia mano può
tenere un bicchiere raso senza versarne una stilla.
Di nuovo il commendatore! Non mi
dà tregua. È un duello a morte. Dio vede se sono io che vado a cercarlo. Egli
non sa acconciarsi alla perdita della direzione della Banca. Egli si arrabatta
e si contorce come sotto l'azione di un coltello anatomico. Fu la sua
insistenza e la sua irrequietudine che lo hanno perduto. Noi rispettavamo i
suoi scrupoli e lui doveva rispettare i nostri metodi. Ma l'ambizione del riformatore
ha vinto ed egli è caduto.
Non c'è dubbio. È lui solo che può comunicare di queste
notizie scandalose ai giornali del continente. Ci sono le sue frasi. Non è che
lui che sappia che mi sono servito di una cinquantina di mila lire del Banco
per comperarmi una macchina da irrigare il mio fondo. Dite che non si fa mai
nulla per la agricoltura, e non appena un uomo ci si mette sul serio, gli si
mettete innanzi come tanti paracarri. E questi giornali compiacenti che si
danno l'aria di avere dell'ingegno e non sono che l'eco di quell'uomo
appiattato dietro i loro usci? E di che cosa ci si accusa? Di avere della
fortuna. Ecco il nostro grande delitto. Il delitto di esserci divisi dei buoni
biglietti da mille. Sottigliezze da leguleio. Per contristarci la gioia di
avere la bosse del finanziere che non gioca a occhi chiusi si capovolge
il nostro caso e ci si mette al posto degli imbecilli! Bravi! Tenetevi bene a
mente che in questo secolo scientifico non c'è fortuna. Non ci può essere
fortuna. Non c'è che l'intelligenza. Voi punite le nostre facoltà
intellettuali. Voi siete dei sofisti. Voi dite che se si fosse perduto, il
Banco avrebbe dovuto rispondere delle differenze tra il prezzo di acquisto
delle azioni e il corso del giorno. Perché i nomi coi quali si sono fatte le
operazioni non figuravano nei registri, perché gli ignoti divennero noti solo
quando si dovevano intascare le differenze del rialzo e perché Anfossi e
Bartolo non erano che due prestanomi impotenti a pagarne le perdite. Se volete
parlare di perdite, parlate di voialtri. Noi non abbiamo di queste pessime
abitudini. È il falso ragionamento che conduce a delle false premesse. Il
nostro metodo è infallibile. Due e due fa quattro. Il vostro è antiscientifico,
è confusionario. Andate tra le cifre a tentoni. Ecco la differenza. Mettetevi
nella testa la certezza matematica della vincita e vedrete che il denaro del
Banco non è mai stato così tranquillo come durante le nostre operazioni.
Siete voi che vi date della pena
creandovi paure che non esistono. Dove voialtri sforniti di cervello vi trovate
a disagio, noi proviamo un godimento indicibile. Gli uomini moderni amano di
trovarsi al margine del precipizio. Siamo un po' tutti equilibristi come
Saccard. Domandatelo a Saccard. Egli vi parlerà dei suoi minuti trepidi coi
rapimenti dell'artista per il suo capolavoro. Voialtri avete un modo di vedere
le cose che non è il nostro. Siete dei pessimisti. E il pessimismo è la
sifilide degli uomini comuni. Noi viviamo di sensazioni. Voi vivete di fede, di
convinzioni, di pregiudizi. Bastate voi soli a rendere infelici tre quarti del
genere umano.
Chi hai detto, Giovanni? Lorenzo
Sappolli? Digli che sono assente o che sono occupato e che non puoi
annunciarmelo. Sappolli è un tipo da romanzo. Ah, se non me ne mancasse il
tempo! Con un cervello che è un'officina di romanzi, sono condannato dagli
avvenimenti alla sterilità completa! Il mio sogno di agiatezze per un avvenire
intellettuale si è sciupato a farsi largo in mezzo a questi uomini che hanno
tentato più di una volta di premermi e soffocarmi tra le loro braccia.
Sappolli è un originale.
Probabilmente è l'affezione che gli fa dire tutte le sudicerie che raccoglie
per la strada. Ma il suo gusto è perfido. Egli non sa raccontarmi che quello
che dicono sul conto mio i maldicenti. Il bisbiglio di ieri l'altro, messo in
giro dal solito commendatore, era che io non sono estraneo alla perdita di
circa quattrocento mila lire fatta dal solito Istituto bancario collo sconto di
certe tratte a certi individui, dopo che il corrispondente londinese del Banco
aveva telegrafato sconsigliandone il credito. Questo caro Sappolli mi diceva
tutte queste impertinenze con la frase untuosa dell'individuo che finge di
credervi incapace di commettere simili bricconate. Parola da gentiluomo. Le
dicerie dei nemici in bocca degli amici mi indispongono come un sermone dei
moralisti!
Fallo pure passare, Giovanni.
Come state Filippella? Vi aspettavo. Dite alla vostra gna che suo marito
avrà la gabella. L'ho promessa; è cosa fatta. Non domando che un po' di
pazienza. Noi siamo perseguitati per il bene che facciamo. Certi uomini sono
funesti. Non alludo propriamente al commendatore. Ma voi sapete. Abbiamo nemici
terribili. Ogni nostro atto è mafioso. I miei amici sono tutti pregiudicati,
tutti avanzi di galera. Voi stesso che siete al mio servizio da parecchi anni,
siete sospetto. Lasciateli dire. Io non me ne curo. Non è da oggi che si va
attorno a dire che la mia proprietà campestre della Sassaiuola, dove voi siete
curatolo, è un covo di bravacci. Sono i manzoniani di Palermo e dei manzoniani
non mi curo. Se dovessi ascoltare tutto quello che mi si dice, diventerei
matto. Mi si raccontava giorni sono che voi siete un prepotentaccio che mi
compromette. Non difendetevi, so bene, voi avete ragione, noi abbiamo ragione.
A questo mondo si è sempre prepotenti per qualcuno. Tutto dipende da che punto
di vista si guardano le cose. Noi abbiamo bisogno di aggiungere poche salme di
terreno al nostro terreno? Preghiamo il proprietario di cedercelo a prezzo
conveniente. Non vuole, s'ostina, s'incaponisce come un mulo? Come si fa? Gli
si rende la vita difficile. Lo si obbliga a vendere per sette o diciassette. La
colpa non è nostra. Noi si voleva le cose giuste. Vi ricorderete del Costa, del
Luciano Costa di Altavilla. Voi siete testimonio che ho fatto di tutto per
comperare all'amichevole le sue possessioni. Non ci sono state né le buone né
le cattive. Abbiamo dovuto farlo scappare dalla disperazione. Ebbene, dopo
avergli dato l'alternativa, dopo averlo pregato di scegliere, lui, per certa
gente, passa per una vittima e noi per dei mafiosi! Non occupiamocene. Andate,
siate sempre fedele e lasciamo che il gentame si sfoghi. Addio.
Mettiamo questo documento tra le
carte segrete. È straordinario il numero delle persone che si occupano dei miei
affari. Sentite che informazioni ha dato sul mio conto: "L'onorevole
deputato in discorso è notoriamente conosciuto come protettore di mafiosi e
favoreggiatore di latitanti. Recluta le sue persone di servizio per le sue
campagne tra la feccia dei pregiudicati, come il famigerato Porcatto, di anni
40, contadino di Caccamo, fratello del Porcatto Salvatore, ancora latitante per
l'imputazione di complicità necessaria nel ricatto del consigliere Giuseppe
Salaterra. Credo che costui, quantunque latitante, sia ancora al servizio
dell'onorevole summentovato in un suo fondo, in contrada Inserra, presso
Palermo. Vostra signoria si ricorderà che in un altro mio rapporto accennavo al
Porcatto Salvatore come uno degli albergatori delle grotte di Inserra, ove gli
animali rubati trovano il loro macello.
Fra le persone dell'onorevole in
discorso non posso dimenticare il Turi Giuseppe e il Zappa Luigi, due orribili
ceffi mafiosi e due malvagi sospetti di crudeltà inaudite.
L'autorità dei carabinieri è nulla
con una persona tanto influente come l'onorevole sopracitato. Egli è salutato
da per tutto come la persona più influente e più rispettata dei luoghi ove è
conosciuto. Mi pare che sia già stato proposto per l'ammonizione. La capacità a
delinquere è la caratteristica più notevole della sua vita. Continuerò a
tenerla informata dei movimenti di questa losca figura che occupa tanta parte
della vita siciliana.
Il brigadiere."
Non c'è che dire. Egli è un
funzionario modello e va premiato. L'aria di questi paesi ti fa male e te ne
andrai in Lombardia. Là è il tuo posto. Vedi dove è finito il tuo rapporto? Nel
cassetto ove custodisco gli altri documenti degli altri tuoi pari. In galera
non mi ci mandate, state sicuri. È più facile che la voragine vesuviana cessi dal
vomitare i suoi torrenti di lava ignescenti.
Laura? Venga pure. Bisogna
prepararsi. Essa è troppo romantica. L'idea che la sovraneggia è il matrimonio.
Dovevo accorgermene dal giorno ch'essa adottò il verde come colore dominante
della sua toilette quotidiana. Il verde è un segno evidente della mancanza di
un temperamento artistico. Diffidate delle donne che idolatrano questo colore
antipatico. Eccola che viene. Ne sento il fruscìo delle vesti. Tutte le volte
che la vedo mi fa l'effetto di una donna che si sia buttata in dosso gli abiti
nel momento in cui il suo pensiero era in tempesta. Non è cattiva, ma ha tutti
i vizi della borghese che poltrisce intorno un uomo. La sua mente non è
poliandrica. Soffre della mala bestia della gelosia. Può esplodere un giorno o
l'altro come una cassetta di dinamite.
Perché mi dici cattivo? Sono le
occupazioni che m'impediscono di amare. Un deputato dovrebbe darsi al celibato
come il prete. La vocazione dell'uno non è differente da quella dell'altro.
Tutti e due ne sono assorbiti. Il primo vagola pei cieli in cerca della
felicità celeste, il secondo s'immerge come un voluttuario nei problemi della
vita terrena. Il sacerdote pensa all'anima dell'uomo, noi al corpo. Non ti
parlavo così altre volte? Perché c'è sempre in noi un po' di romanticismo
succhiato alla grande mammella del paradiso artificiale. L'idillio ci ha
cullati un po' tutti, mia buona Laura. Verrà giorno in cui il regno di tutte
queste bugie e di tutte queste menzogne sarà finito. Non lo credi, Laura? Tu
non lo credi perché ne sei ancora sommersa. Sei rimasta all'ideale che mi ha
alimentato per qualche anno. Il matrimonio è una istituzione necessaria per il
popolo condannato dal lavoro alla vita corretta. Non per noi che abbiamo i
sensi sbrigliati e che troviamo più godimento nelle infedeltà che ci fanno
conoscere le tragedie d'amore. Tu piangi! Non piangere. Ti sciupo il romanzo,
ma ti scateno dalle illusioni che preparano all'infedeltà coniugale. Per la
nostra classe non c'è amore coniugale. Li ho conosciuti questi santuari
domestici. Mariti e mogli ci ingannano quando ci parlano dei loro affetti
eterni. Non è che nel romanzo dell'idealista che il matrimonio finisce bene. Il
matrimonio della gente lussuosa è una sciagurata lotta fino alla morte di uno
degli associati. Ti spavento? Le giovani si spaventano assai più della ragione
brutale, che della violenza fisica. Ma è così. L'uomo stanco e vedovo di tante
donne prende moglie, e ritorna sollecitamente al capriccio per la donna che
rappresenta il trionfo della materia sullo spirito. La donna prende marito
fresca e vigorosa e smagata si butta deliberatamente nell'adulterio. I tuoi
singhiozzi mi rompono il cuore. Ti ho amata, vorrei continuare ad amarti.
Dovevo pensarci prima, lo so. Ma non credere che sia il denaro della marchesa o
della vedova del magistrato che mi sottragga ai tuoi abbracci. Non ho bisogno
di danaro. Non sono che coloro che pagano i conti come Balzac che ne siano
sempre assetati. Credo, ti credo, posso credere tutto. Purché la cosa sia
incredibile. Mascalzone? Sfogati, cara mia. Un giorno ti ricorderai con orrore
della commedia che rappresenti in questo momento. Ma sì, ma sì, sfogati,
accusami pure di avere tradito anche una povera monaca guardarobiera. Il
sottovoce deve essere la persecuzione della mia vita continua, mi ci sono
abituato. Non si diceva, e non è molto, che io ho avvelenato un mio amico
intimo, un magistrato che mi ha reso tanti servigi, il marito di una signora
che stimo più di me stesso? Va là, caricami di tutti i delitti. Non si diventa
grandi che a questo prezzo. Te ne vai? Me ne duole. È andata. Meglio così. Non
si diventa grandi che a questo prezzo».
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