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Paolo Valera
L'assassinio Notarbartolo

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  • LAURA
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LAURA

 

6 settembre. — Sono venuta a casa col cuore pieno. Egli mi ha parlato con un cinismo rivoltante. Non avevo più fiato. Le idee mi andavano sottosopra e soventi volte il sangue mi rifluiva al cervello. Per la strada vedevo doppio. Le persone mi turbinavano dinanzi gli occhi come gente in lotta fra di loro. Mi sono gettata nella poltrona così com'ero, con la veste di fular e la mantellina di mussola. Sono rimasta con la testa al dorsale, con gli occhi velati di lacrime, con frequenti attacchi di singhiozzi, con scoppi di pianto e brividi spasmodici per un tempo indeterminato. Credevo di lasciarvi l'anima. Mi sono sentito le mani tremolanti della madre che mi esortava alla calma, sulle guance bagnate dal mio dolore, senza potere uscire dall'ambascia. Povera vecchia, tu non sai come io abbia rispettato i tuoi capelli bianchi, come io abbia risposto alle tue cure, come io abbia seguito l'esempio virtuoso della tua vita! Non credo né alla eredità dei vizi né alla eredità delle virtù. È una teoria che ha dato un nome ai ciarlatani e ha stupefatto tanti cretini. Si nasce senza passato. La Sand avrebbe potuto uscire dall'utero di una santa, senz'essere mai sazia di voltolarsi dalle braccia di un uomo nelle braccia di un altro. Se c'è qualcosa che influisca sull'individuo, questo qualcosa è l'ambiente. L'ambiente può partecipare della nostra vita. Può farci buoni o cattivi, può darci il bene o il male. Può modificarci, migliorarci, avviarci per i nuovi sentieri e insegnarci come sia bello anche il Calvario. Perché l'ambiente siamo noi stessi. Siamo noi stessi che ci tratteniamo e ci spingiamo al di dei confini sociali. Ci sono però azioni disoneste, delle quali gli autori devono essere responsabili. Nessuno, o signori galantuomini, vi prende per la falda dell'abito. Vi si lascia andare per la vostra strada. Voi venite spontaneamente a noi, venite a implorare i nostri baci. E poi, quando i nostri abbracciamenti lasciano in noi il vostro seme, ve ne andate come gente che ha perduta la memoria. Ah, no! signori galantuomini! Con l'atto, voi vi siete assunta una responsabilità individuale. Se non pagate, abbiamo diritto di gridare al ladro. Perché voi non siete che dei ladri. Dei ladri che si introducono carponi nel cuore di una donna per svaligiarla di ciò che si è convenuto chiamare onore.

20. — Non so se sono più calma o più saggia di ieri l'altro. So che in certi momenti la mia gravidanza mi scotimenti che mi accendono fino al parossismo e in certi altri mi lascia completamente indifferente, come una donna che abbia perduta la conoscenza della catastrofe. Ieri l'altro mi sarei buttata nel mare. Il mio cuore pulsava violentemente e la mia faccia era di brace. Un nonnulla avrebbe potuto gettarmi nella disperazione. Mi vedevo perduta e non sentivo che il sussurro interrotto delle ghignate delle amiche e delle rivali che godono della sventura altrui. Ohimé, è proprio così. Ci sono donne crudeli, donne spietate, donne la cui felicità dev'essere il pianto di altre donne. Coloro che dovrebbero essere con noi e levarsi con noi a imprecare contro i farabutti dell'alcova, i quali ci fanno pagare un'ora di ebbrezza con tante giornate noiose e angosciose, ridono delle nostre sconfitte come di tanti loro trionfi. Femminucce! Non sapete ancora se siete semplicemente precedute. L'uomo che vi ricompenserà della stessa moneta è forse in agguato.

29. — La ragione è ricomparsa, i miei pensieri sono più tranquilli, le mie notti sono meno esagitate. Bisogna essere ragionevoli.

La mia condizione è la condizione di venti ragazze su cento. Forse anche di più. Forse non è una condizione anormale. Tuttavia ogni fanciulla passa attraverso queste mie turbolenze, come se fosse la prima sgraziata incinta. È la società che ci terrorizza. Uno dei suoi membri ci deliba, ci sfiora, ci lascia senza il fiore candido sognato dagli uomini come il supremo bene della loro anima, e il furto a cui soggiacciamo diventa una nostra vergogna! Tutta la colpa è delle femmine. Noi diventiamo cagne nel quadrivio col naso in aria che fiuta il maschio. Ciò è mostruoso. Ho sempre sentito così, anche prima del suicidio di Adele, la buona Adele, che mi voleva tanto bene, la povera ragazza che ha perduto l'equilibrio dinanzi lo specchio che le riproduceva il pancino che saliva. Un po' dei miei grisantemi alla tua memoria. Simpatica e angelica ragazza! Non so perché il suo nome lenisce il mio dolore. Forse è perché ho una pietà estrema per le pellegrine dell'amore che s'involano dal pantano che ha loro inzaccherate le ali.

2 ottobre. — Mi sono risvegliata per sottrarmi all'incubo che mi era sul seno come un pietrone. Adesso, respiro. Ho fatto un brutto sogno che mi faceva gridare. Odo ancora le vibrazioni delle grida che acuivano il mio dolore. Ma non voglio pensarci altro. Voglio pensare alla vita. Ho ancora della vita. Vivere, vivere, vivere! Ecco il sublime mandato della mia esistenza.

Ho veduto il parroco. È un buon diavolo, don Lorenzo. Egli mi ha sempre considerata una bimba. Mi dava le immagini come ai tempi della prima comunione. Ora che sa del mio disastro piange come di una sua disgrazia. Confesso che mi fa male di vederlo afflitto e che qualche volta, coi suoi ragionamenti, mi irrita. Preferirei le sue sfuriate alla sua compassione! La sua religione non mi consola. Non capisco più la chiesa che mi considera una peccatrice e che non mi parla che dei miei falli e che non m'insinua che il sentimento della penitenza! E perché dovrei esserne pentita? Che cosa ho fatto di male? Ho creduto ad un uomo. Il parroco mi ha detto che non dovevo credergli che dopo la funzione del matrimonio. Ho fatto male, ne convengo. Ma perché una creda ci deve essere un altro che faccia credere. Il delitto è commesso dal secondo. Derelitta! Sarò condannata a vita! Meglio così, meglio sola che appaiata con un miserabile che vi metta alla porta coi paradossi della sua scelleraggine. Non ti accuso. Sei troppo vile perché il mio orgoglio sciupi dei sostantivi! Mentre avevo gli occhi pieni, egli mi paragonava il matrimonio alla più insulsa delle funzioni sociali e la verginità della fanciulla al giglio senza sangue, anemico come l'anima della vergine! Forse erano vere le cose che mi diceva col sarcasmo che accompagna tutte le sue parole. Ma in quel momento che avevo le lagrime in gola e che tutto il mio essere si sfasciava, mi facevano male, mi passavano nelle orecchie come punte di aghi. Sarei morta volentieri per conservare l'illusione di un uomo che idolatravo. Cento voci e cento m'inseguivano per distogliermi da un amore che io difendevo con la mia devozione, che io portavo in alto co' miei pensieri perché non naufragasse mai. E lui, nell'ultima sera, si dilettava a lavorarmi il cuore piagato con la punta del suo coltello e coi suoi motteggi antispirituali. L'ultima sua facezia fu che la fanciulla virtuosa assume tra le labbra il fare della santocchiona!

Non ho mai portato orecchio alle dicerie. Non credevo che un uomo potesse essere così nero come me lo si dipingeva. Ogni accusa era per me una ragione per raddoppiare d'ardore. Dico male. Potevo dedicargli maggior tempo, non intensificare l'affetto che nutrivo per lui. Al di del mio amore poteva essere il delirio. Vedevo coi suoi occhi, pensavo coi suoi pensieri, provavo le sue sensazioni, nutrivo i suoi rancori, partecipavo delle sue affezioni, sognavo dei suoi sogni e avrei giurato che Paganini era l'autore dell'Intermezzo della Cavalleria, se egli solo me lo avesse detto. Le passioni violente conducono alla volgarità delle ipnotizzate. Ho riso quando tutta Parigi discuteva il fascino che esercitavano gli occhi di Eyraud su Gabriella Bompard, la quale seppe, civettando, mettere al collo di Gouffé il cordone della tenda che doveva diventare il suo cappio. Adesso, non rido più. Rido di me che bevevo su le sue parole, guardandolo negli occhi come ammaliata. Mi stupisco. Più m'allontano dal tempo in cui pesava su me la sua malìa, più vedo la trama del suo tessuto di menzogne.

19 ottobre. — È un'eternità che ho smesso di scrivere. Son rimasta svogliata. Ho avuto una recrudescenza passionale che mi ha fatto passare attraverso un'allucinazione saltuaria. Sono state le carezze della mamma che mi hanno ridata la quiete. S'egli fosse qui, in ginocchio, colle mani supplichevoli, a implorare col perdono il permesso di sposarmi, son sicura che mi ricorderei dell'ultima sua risata che ci divise per sempre. Perché dunque ho avuto un altro eccesso di pazzia? Non lo so. Sono i ritorni della passione sguinzagliata in noi come una tempesta. Il mio piano rimane inoperoso. Prima non sapevo lasciarlo stare. Mi alzavo e correvo colle dita sulla tastiera a riempire la casa di melodie di Gluck, di Schubert e di Gounod. La disperazione di Margherita innamorata di Faust mi veniva alla gola come uno strazio. Povera Margherita, come capisco il sangue che dava il tuo cuore! Le espressioni drammatiche delle verità spirituali di questo lavoro altamente melodioso mi passavano sull'anima come ondate di passione sincera. Ora posso suonare la sarcastica serenata di Mefistofele!

27 ottobre. — Mi sono ricordato che due anni ieri io viveva nella incoscienza della vita. Ero ingenua come Margherita prima di avere conosciuto il suo Faust. Mi deliziavo di rose, leggevo dei romanzi, andava per i giardini della Conca d'oro che circondano Palermo come di una fascia verde e ritornavo a casa inebriata a gettarmi colla bocca sulla bocca della mamma. Ero troppo felice. L'ho incontrato due anni ieri, in via Macqueda, affollata di signore e signori. Io entravo dal pasticciere colla Antonietta Vulpini, una mia coetanea che ha preso marito e ha già due figli. Tra i signori dal pasticciere, c'era lui che sorseggiava un bicchierino di marsala, mentre una delle banchiere gli faceva il pacchetto di dolci per le sorelle. Mi guardava intensamente negli occhi da farmi paura. Mi ricordo che mi cadde il fazzoletto e ch'egli me lo raccolse e me lo presentò con la tuba in mano. Il mio fazzolettuccio mi è stato fatale come quello di Desdemona. Essa ne è morta assassinata. I nostri tempi hanno soppresso i trasporti della gelosia. Non ci si torce un capello. Si è corretti, non c'è che dire. Ci si l'addio con una risata che ci va sul cuore come un metallo fuso. Ci si mette alla porta gualcite. Uomini del secolo che muore, bravi, i miei complimenti!

Come sono ridicola! Ecco che faccio dell'altro romanticismo. Accuso un altro della mia colpa. È tempo di finire di fare la bambola. L'ho fatta anche troppo. Voglio la mia parte di responsabilità. Ho creduto, non dovevo credere. Ho errato, non dovevo errare. Egli, dopo tutto, non mi ha messo la corda al collo. Ci sono delle conseguenze, è vero. Qui è dove si differisce. L'uomo se ne lava le mani. È superbo, lui. Non si volta più indietro! Dovrebbe essere altrimenti. Ci dovrebbe essere una legge che lo condanni al pagamento delle spese. Alla madre tutte le noie della maturanza e del parto. Al padre tutte le responsabilità finanziarie. Forse la legge c'è. Ma bisogna affiggere quello che si suole chiamare la vergogna della femmina. Se io ricorressi ai Tribunali, domani tutta Palermo saprebbe che io sto per mettere al mondo un illegittimo. Non siamo forti come le inglesi, noi! Nella patria del cant, come si dice, la donna e gli uomini sono più altamente educati di noi. In Inghilterra una ragazza nella mia condizione si fa pagare soldi e quattrini. La Fortescue, una bella donna dalle forme plastiche, ma un'attrice di terzo o quarto ordine, si è fatta pagare la semplice promessa di matrimonio mezzo milione dal figlio di lord Cairn.

Se ci fosse stato di mezzo un baby avrebbe dovuto sborsare il doppio o il triplo e assumersi la responsabilità in faccia alla legge, di mantenerlo e allevarlo come il figlio di un uomo arciricco. Questi casi sono quotidiani e per tutte le classi. Si contano a migliaia gli operai che hanno scontata la violata promessa di matrimonio con un duecento, trecento, quattrocento e anche più di cinquecento sterline in tanti scellini alla settimana. Come si contano a migliaia i lavoratori che hanno dovuto incominciare a pagare cinque scellini alla settimana per gli illegittimi che hanno fatto nascere e continuare a pagare e a aumentare il settimanale in ragione dei loro guadagni e dell'età dei figli fino al giorno in cui sono dichiarati, giuridicamente, capaci di guadagnarsi la loro esistenza. Questo sentimento della responsabilità individuale, diffuso tra i ricchi e tra i poveri, ha soppresso il falso pudore italiano che lascia impuniti tutti i delinquenti dell'amore. Nel Regno Unito nessuna dama titolata, come nessuna lavandaia, arrossirebbe di trascinare in Corte di giustizia il suo criminale. Anche l'uomo? Sissignori, anche gli uomini. Gli uomini che vanno in Corte a farsi pagare dall'amante i danni per la violata promessa di matrimonio non sono così numerosi come le donne. E si capisce. Ma ce ne sono. L'ultimo che ho letto io nel Daily News fu un clergyman — cioè un ministro della chiesa anglicana. Confesso che se io fossi legislatrice sarei più radicale. Considererei la società delle classi e delle masse una famiglia gigantesca nella quale ciascuno dovrebbe contribuire a pagare i danni comuni. Vorrei che gli illegittimi fossero allevati dal Comune allo stesso modo dei legittimi, obbligandoli a crescere sotto il nome della madre. Il padre del figlio è sempre dubbio. La madre è la sola che possa baciare le guance paffute delle sue viscere senza che le sorgano dei dubbi.

Divento svergognata. Se avessi il coraggio di rileggere ciò che scrivo incomincerei da capo. Queste incoerenze sono le tappe dello spirito.

4 novembre. — Dio mio, come sono dimagrata! Non sono più che un mantello di capelli neri. Sento che affievolisco, che illanguidisco, che perdo di forze ogni giorno. Bisogna che io mi sforzi e viva. C'è una creatura di mezzo ed è mio dovere di salvarla. So che mia madre ne morrà di dolore. Ma non sono padrona di fare quello che voglio. Ci sono ancora due mesi di questo terribile supplizio. E poi tutto sarà finito. Nulla mia buona Laura sarà finito. Incomincerà allora la tua via crucis.

Ecco dove capisco il suicidio, dove capisco l'infanticidio. No, no, io ne parlo perché sono sicura del mio equilibrio mentale. Ma ecco dove capisco il delitto. Il ragazzo mi ricorderà sempre l'uomo che io vorrei scacciare d'intorno a me come io l'ho già scacciato dal mio cuore. E invece! È una punizione troppo crudele di lasciare che un innocente rammenti eternamente il colpevole. Odiare, esecrare il padre ed essere costretta a baciarne, a idolatrarne il figlio! Oh Signore, è un castigo atroce che imponete alle povere creature. Sento che non sono un'eroina, sento che il cervello mi si infiamma. Per pietà, Signore, spegnetemi questo principio d'incendio con le vostre mani divine. Ve ne supplico, ve ne scongiuro in ginocchio, a mani giunte! Signore Iddio, pietà di una povera peccatrice! Ecco che mi sento venir giù le lacrime! Non piangere, non piangere. Sollevati, fatti animo, redimiti col lavoro. La via non è chiusa, le speranze sono ancora tue. Te lo ha detto don Lorenzo. Voci bugiarde! Menzogne, ipocrisie! Non è così, non si ragiona così, non si pensa a questo modo. Chi è nel tranello, resti. Per noi ci sono delle belle parole di riabilitazione. Riabilitatevi come il ladro, come l'assassino, e la società vi potrà perdonare e riaccogliere nel suo seno come figli degni della sua commiserazione Oh, grazie. Quanta degnazione! Non ne voglio di pietà, non ho commesso delitti, capite! Sono ancora la Laura di ieri, di ieri l'altro, dell'anno scorso. La verità è questa: che nessuno mi toglierà mai dai piedi il frutto dei miei peccati. I miei baci sono stati sacrileghi. Iddio doveva piuttosto chiudermi la bocca per sempre. La mia espiazione non avrà fine che colla morte di uno di noi due. La bestemmia è detta. Non la ritiro. È così, è così, è così! Suo padre non sarà in casa giorno e notte. La voce del figlio mi ricorderà il padre. Sarà la sua eco, la sua immagine, la sua riproduzione. Ti odio, ti odio, capisci che ti odio! Potessi disfarmi di questo pensiero che mi invecchierà prima del tempo! Non posso. Io vedo chiaro nell'avvenire. Vedo che non c'è che la morte che mi possa consolare. Ci avessi pensato prima, con un narcotico potente avrei sedato gli scrupoli di questa società matrigna così implacabile con chi cade. Ma è troppo tardi. La mia alleata è la morte. Essa sola può ridarmi la pace perduta.

8. — Ho passato una giornata d'inferno.

Ho avuto un'infinità di visite. È un piacere sapersi amata da tante persone. Non nascondo che qualche volta mi annoio orribilmente in mezzo a loro. Oggi, per esempio, avrei sbadigliato se non fosse stata un'indecenza. La disoccupazione delle palermitane è scandalosa. Vanno in giro ad ammazzare il tempo. E io che cosa facevo?

Le occhiate insistenti mi mettono nella posizione del gobbo, il quale sospetta di tutti. Interpretavo male e sentivo un'allusione in quasi ogni parola. Le sorelle Vicini si sono divertite, forse a loro insaputa, a pungermi. Per quanto io abbia cercato di saltare il soggetto, loro ritornavano con compiacenza sulla futura deputatessa. Ho dovuto dar loro sulla voce. La signora Lanfranchi è la sola mia amica, alla quale posso confidare i miei segreti. Ella sa tutto e mi aiuterà a tranquillare mia madre dopo la confessione. Domani le dirò quello che ormai non potrei più nascondere e mi sentirò meglio. Saremo in tre a trovare il rimedio. Ne rimarrà come tramortita, ma dopo lo stordimento non penserà che ad aiutarmi. Ella non è una delle solite donne. È stata giovine, conosce la vita e sa elevarsi al disopra della moltitudine, quando l'avvenimento lo renda necessario. Mi ricordo ch'ella non ha avuto che parole di difesa per la mia compagna di scuola Antonietta, rimasta nelle identiche condizioni. I suoi genitori volevano fare il diavolo a quattro. La mia mamma ha dato loro dei buoni consigli e tutto è passato alla chetichella. Chi ne ha saputo qualche cosa? Adesso sta per prendere marito come qualunque altra. Io eviterò questo disastro. Non sarò più di nessuno. La confessione a un estraneo equivarrebbe a mettermi in ginocchio per tutta la vita.

10 novembre. — Il cielo è gaio, ma io sono triste. Ho dormito male o piuttosto non ho dormito. Non beverò più di sera. Mi ha tenuto sveglia di notte. Adesso mi sento stanca e ho la mente intontita. Non so che cosa può avere bisogno da me il signor Giovanni Tiraboschi. So che è un giudice al quale sono stata presentata l'anno scorso, in casa del signor Segato, procuratore generale. Staremo a vedere. Non mi vorrà mangiare, spero.

Mi sono lasciata leggere dalla mamma come un libro. Ora sa tutto. Il colpo al suo cuore è stato rude. Ella voleva correre a casa del birbante. Gliel'ho impedito. E per che fare? Per riaverlo? Grazie mille, non so che farne. La madre mi ha convinto che il nascituro non può abitare con noi. Sarà un rompimento di cuore, ma non ho altra via. Bisognerebbe rinunciare non solo a tutte le amicizie, ma segregarsi dal mondo. E io non mi sento nata per la vita del certosino. A ogni minuto sarei obbligata a dare delle informazioni. Mi si domanderebbe, inevitabilmente, del babbo e io sarei obbligata a parlarne e a parlarne male. La mamma ha ragione. Bisogna assoggettarsi. È una crudeltà necessaria. La società non ci altra alternativa: o arrossire ogni quarto d'ora o separarci. Io poi non posso sacrificare la mia esistenza per aver creduto a un malfattore. Il brefotrofio è un'istituzione eminentemente caritatevole. Non me n'ero mai accorta. Serve per le ricche e per le povere. Io non sono ricca ma potrei mantenere mio figlio. Tuttavia mi valgo dell'istituzione benefica che mi toglie dagli impicci. La mamma troverà modo d'inviarvelo senza farlo sapere ad alcuno. Partorirò lontano dove sono completamente sconosciuta e manderemo il bimbo al brefotrofio di un'altra città. Se mi morisse appena nato? È un pensiero che farebbe allibire più di una madre che non fosse nella mia condizione. Se mi morisse sarebbe un crepacuore. Ma dopo un'irruzione di lacrime mi sentirei alleggerita da un grave peso. A questo mondaccio si è obbligate sagrificare un po' di noi stesse. Io gli sacrificherei tutta la mia affezione materna.

14 novembre. — Non me lo sarei mai aspettato. Il signor Tiraboschi è venuto qui col suo amico Luraschi, un giovine simpatico, quasi in forma ufficiale. È stata come una deposizione. Ho taciuto della mia gravidanza, perché dessa non avrebbe giovato nulla alle loro ricerche, ma ho detto tutto quello che sapevo. Il signor Luraschi scriveva e il signor Tiraboschi interrogava.

«Signorina Laura, mi permette di farle una domanda

«Faccia».

«Durante la sua relazione col signor deputato, non si è mai accorta di nulla?»

«Per esempio

«Di qualche cosa di irregolare, di straordinario, di non comune

«Non riesco a capire la sua interrogazione. Si spieghi più chiaro e vedrò di rispondere».

«Non ha mai saputo se contemporaneamente a lei amasse un'altra donna

«Una volta sono andata nel suo studio senza essere annunciata. Lui stava al suo scrittoio leggendo delle lettere. La mia entrata lo sorprese e lo fece impallidire. Mise i fogli l'uno sopra l'altro, alla rinfusa, e li chiuse nel suo portafoglio. Nella fretta ne aveva lasciata una spalancata. La calligrafia mi parve femminile e di una femmina che io conosceva. Feci per impadronirmene, ma lui mi fu sopra con la mano e riuscì a contorcermi la mia e a farmi abbandonare la lettera. Mi levai in piedi come una donna ferita nel suo orgoglio, ma lui trovò delle scuse, dicendo che in esse si parlava di persone che non poteva compromettere».

«Ha mai sospettato di chi fossero?»

«Ho sospettato».

«Potrebbe farmene la confidenza

«Dalla calligrafia avrei giurato che appartenevano alla moglie di un magistrato morto non è molto».

I due amici si guardarono in faccia facendosi l'uno più bianco dell'altro.

«Non ha mai tentato dopo di accertarsene

«Ho tentato. So che lui vi andava di notte e quasi tutte le notti

«Non ha mai sentito una voce insistente dopo la morte del marito

«Ho sentito, ma non ho mai creduto. Lo credo un poco di buono, ma non un assassino».

«Eppure si continua a dire sottovoce ch'egli sia l'autore o il mandante...»

«Di chi?»

«Dell'assassinio di Notarbartolo».

«Probabilmente vi furono delle beghe bancarie tra loro, ma non posso ammettere d'essere stata l'amante di un ribaldo di quella specie».

«E noi non l'affliggeremo col farle fare di queste dichiarazioni. Nessuno è responsabile delle conoscenze. Accettiamo l'amore di un uomo o di una donna senza analizzarlo. Ci accorgiamo più tardi che egli o ch'ella è sempre venuta a noi colla maschera. Ella ci potrebbe forse aiutare anche con dei semplici indizi. Ci potrebbe dire, per esempio, dove egli poteva essere nella giornata del delitto

«Non l'ho visto che nel pomeriggio dell'indomani. L'assassinio fu il tema della giornata. Mi ricordo che egli me ne parlò come di un audace misfatto che aveva suscitato l'indignazione di tutta Palermo.» A un dato punto si portò la mano alla fronte come per liberarsi da un cattivo pensiero, dicendo: "È stata una sciagurata fatalità!" Non ne parlammo altro».

«È stata una sciagurata fatalità

26 novembre. — Domani parto colla mamma. Spero che tutto andrà bene. Ho messo parecchi volumi nuovi nel mio baule. Il giorno che rientrerò in questa casa sarò libera. È una giornata che è un sospiro.

La mamma è tutta tenerezze. Mi circonda di cure senza punto alludere al malfatto. A confessione compiuta mi sento più forte. Luraschi mi guardava e qualche volta rimaneva colla penna sospesa. Se pensa a me, s'inganna. Non voglio altri uomini. Le interrogazioni del signor Tiraboschi mi hanno sollevato un vespaio di dubbi. No, no, per amore di mio figlio, non voglio crederlo che un vile seduttore di fanciulle. Ma se fosse invece... Non è possibile. Il giudice ha fatto una bassa insinuazione. Dovevo farlo mettere alla porta. Non è lui solo però che lo sospetti. C'è mezza popolazione. Dio, Dio mio, aiutatemi a fare la luce, perché io vedo tutto nero, perché io incomincio a non essere più sicura di quello che ho veduto coi miei occhi. Ditemi voi, Signore, che è stato un brutto sogno del magistrato!

Vado a letto con un'idea che mi perseguita.

Santi del paradiso, proteggetemi, proteggetemi voi!




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