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Paolo Valera
L'assassinio Notarbartolo

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  • L'ONOREVOLE DELINQUENTE AL LAVORO
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L'ONOREVOLE DELINQUENTE AL LAVORO

 

«Giovanni, ci sono lettere? Ci deve essere in questo animale un po' del Torquemada. Ogni mattina mi fa soffrire la tortura di aspettare la posta. Chiamami il parrucchiere. Un onorevole senza corrispondenza è disorientato. Non sa più dove sia l'opinione. Non strapparmi i capelli, sai, Luigi. Tu mangi troppo e la tua mano ingrassa. L'opinione pubblica è una megera che terrorizza la democrazia. Agisce sui suoi nervi come un violino. Io la cerco per correggerla, incanalarla e sottometterla. Le vado lietamente incontro anche quando mi si presenta rannuvolata. Pigrone! Vieni avanti con quelle lettere! Crispi? Che cosa si dice di Crispi? Che è un grand'uomo? Lo credo bene. È il nostro Gambetta. Egli non è impacciato dai lacci della costituzione e l'Italia intera lo ammira. Credete a me, l'umanità non ha rispetto pei deboli. Tutte le volte che se ne schiaccia uno indossa la gramaglia per abitudine. Ma gode intimamente di saperlo morto. Così, va bene, vattene. Non c'è male. Gli occhi continuano a mantenere la chiarezza azzurra degli anni passati. L'idolatria di me stesso non è che un sentimento artistico. È un elettore che mi ringrazia. Non c'è di che, caro. Ho fatto il mio dovere. Mi è caduta la parola insulsa senz'accorgermene. Gli uomini che fanno il loro dovere mi spaventano. Sono esseri bestialmente noiosi. No, no, mia graziosa Laura. Tu non diventarai mia moglie. Tu mi prometti l'ideale degli uomini volgari: amore e fedeltà! Tieniti l'uno e l'altra. Non sono fatto per le istituzioni nazionali. L'amore e la fedeltà rendono l'uomo egoista. Il deputato che non è altruista non capisce la sua funzione. Scegli un uomo della classe media. La classe media non produce che uomini comuni. Quest'altro che mi parla di coscienza! È una ditta molto conosciuta, te lo dico io. È l'insegna dei piccoli commercianti. Non c'è sarto d'abiti fatti che non si senta il bisogno di presentare ai suoi avventori la sua coscienza. Grazie tante. Ne ho abbastanza di questa merce. Non darti pensiero della mia riputazione. Ci penso io. Essa è protetta dal mio frak e dalla mia cravatta bianca.

C'è molta gente che mi vuol bene. Costui mi mette in guardia dalle tentazioni. Sciocco! Il miglior modo di sopprimerle è di contentarle. Questo signore mi domanda se è nel mio programma l'indennità ai deputati. Rivolgiti all'onorevole Colajanni. È lui che ha la missione di tramutare la Camera in una casa di pensionati. Io odio i pagamenti, anche quando ho del denaro. Non c'è che la mente fredda di Shylock che possa concepire di questi epigrammi. I pagamenti a scadenza fissa hanno amareggiato l'anima grandiosa di Balzac.

Ho sempre creduto che i virtuosi della politica non potessero esistere che nel nord d'Italia. Hanno fatto proseliti anche nella nostra isola. Tre in una sola distribuzione di lettere sono troppi. Essi sono tra coloro che hanno paura che l'onnipotenza di Ciccio insegni a disamare le leggi. Meticolosi, tranquillizzatevi! Le leggi sono fatte per il popolo, non per chi lo governa. Si dice ch'egli fa e disfá con una incoerenza che intontisce. Preti dei diritti dell'uomo, leggete Burke. Egli vi proverà che la coerenza dello statista di genio è di essere sempre col vento che tira. Darete dell'asino al medico che vi consiglia di tenere aperta la finestra quando il vento è a sud-ovest e di chiuderla quando è a nord-est? Fatemi un po' il piacere! La corruzione, sissignori, si combatte con la corruzione. È il coraggio degli uomini di genio. Mi basterebbe citare Walpole.

Quest'uomo ha della vita che gli cresce. Egli è stufo di vivere? Bada! bada che io sono discepolo di Grotius. Egli ha detto che uccidere il proprio nemico dovunque si trova è sanzionato non solo dalla legge della natura, ma dalle leggi delle nazioni. Il fatto che chi è colto con le mani sporche del sangue altrui è appeso alla fune del carnefice, ribadisce la sua tesi. Dente per dente.

Gli è un pezzo che sono perseguitato dal tuo livore e gli è un pezzo che ti tollero. Se ami conservarti alla famiglia non eccitarmi più oltre. Potrebbe darsi che io fossi obbligato a romperti come questo specchio. Ho fatto male a lasciarmi trasportare dalla collera. Io devo essere freddo, calcolatore. La mia frase è commentata, i miei passi sono spiati, il mio passato è messo sotto sopra. Ricordati, commendatore, che tutti coloro che mi hanno inseguito colla pertinacia di un odio inestinguibile, sono in un letto di terra grassa. Non posso parlare di morti senza rivedere la faccia bianca di Francesco Miceli. Bianca come questo fazzoletto! È un cadavere che mi dà delle notti agitate. Va via, va via faccia patibolare, tu mi metti addosso la febbre! Non dovevi essere ostinato, non dovevi! Chi ha parlato? Mi pareva di avere udito la voce di qualcuno. Suonerò, chiamerò Giovanni. Stupido! Tremo come un ragazzo. Sì, ti ho chiamato. Portami del brandy. È lui che mi ha preso per i capelli ed è morto. Egli ha voluto contendermi il passo di divenire il padrone assoluto di Villa Gentile ed è andato a raggiungere i miei nemici. Grazie, Giovanni. Chi viene, passi senz'anticamera. Ho bisogno di veder gente, di stordirmi, di sentire delle voci. Sto meglio. È una bibita generosa. Rieccomi calmo. Io posso svillaneggiare Miceli senza impallidire. Toccate il mio polso. La mia mano può tenere un bicchiere raso senza versarne una stilla.

Di nuovo il commendatore! Non mi dà tregua. È un duello a morte. Dio vede se sono io che vado a cercarlo. Egli non sa acconciarsi alla perdita della direzione della Banca. Egli si arrabatta e si contorce come sotto l'azione di un coltello anatomico. Fu la sua insistenza e la sua irrequietudine che lo hanno perduto. Noi rispettavamo i suoi scrupoli e lui doveva rispettare i nostri metodi. Ma l'ambizione del riformatore ha vinto ed egli è caduto.

Non c'è dubbio. È lui solo che può comunicare di queste notizie scandalose ai giornali del continente. Ci sono le sue frasi. Non è che lui che sappia che mi sono servito di una cinquantina di mila lire del Banco per comperarmi una macchina da irrigare il mio fondo. Dite che non si fa mai nulla per la agricoltura, e non appena un uomo ci si mette sul serio, gli si mettete innanzi come tanti paracarri. E questi giornali compiacenti che si danno l'aria di avere dell'ingegno e non sono che l'eco di quell'uomo appiattato dietro i loro usci? E di che cosa ci si accusa? Di avere della fortuna. Ecco il nostro grande delitto. Il delitto di esserci divisi dei buoni biglietti da mille. Sottigliezze da leguleio. Per contristarci la gioia di avere la bosse del finanziere che non gioca a occhi chiusi si capovolge il nostro caso e ci si mette al posto degli imbecilli! Bravi! Tenetevi bene a mente che in questo secolo scientifico non c'è fortuna. Non ci può essere fortuna. Non c'è che l'intelligenza. Voi punite le nostre facoltà intellettuali. Voi siete dei sofisti. Voi dite che se si fosse perduto, il Banco avrebbe dovuto rispondere delle differenze tra il prezzo di acquisto delle azioni e il corso del giorno. Perché i nomi coi quali si sono fatte le operazioni non figuravano nei registri, perché gli ignoti divennero noti solo quando si dovevano intascare le differenze del rialzo e perché Anfossi e Bartolo non erano che due prestanomi impotenti a pagarne le perdite. Se volete parlare di perdite, parlate di voialtri. Noi non abbiamo di queste pessime abitudini. È il falso ragionamento che conduce a delle false premesse. Il nostro metodo è infallibile. Due e due fa quattro. Il vostro è antiscientifico, è confusionario. Andate tra le cifre a tentoni. Ecco la differenza. Mettetevi nella testa la certezza matematica della vincita e vedrete che il denaro del Banco non è mai stato così tranquillo come durante le nostre operazioni.

Siete voi che vi date della pena creandovi paure che non esistono. Dove voialtri sforniti di cervello vi trovate a disagio, noi proviamo un godimento indicibile. Gli uomini moderni amano di trovarsi al margine del precipizio. Siamo un po' tutti equilibristi come Saccard. Domandatelo a Saccard. Egli vi parlerà dei suoi minuti trepidi coi rapimenti dell'artista per il suo capolavoro. Voialtri avete un modo di vedere le cose che non è il nostro. Siete dei pessimisti. E il pessimismo è la sifilide degli uomini comuni. Noi viviamo di sensazioni. Voi vivete di fede, di convinzioni, di pregiudizi. Bastate voi soli a rendere infelici tre quarti del genere umano.

Chi hai detto, Giovanni? Lorenzo Sappolli? Digli che sono assente o che sono occupato e che non puoi annunciarmelo. Sappolli è un tipo da romanzo. Ah, se non me ne mancasse il tempo! Con un cervello che è un'officina di romanzi, sono condannato dagli avvenimenti alla sterilità completa! Il mio sogno di agiatezze per un avvenire intellettuale si è sciupato a farsi largo in mezzo a questi uomini che hanno tentato più di una volta di premermi e soffocarmi tra le loro braccia.

Sappolli è un originale. Probabilmente è l'affezione che gli fa dire tutte le sudicerie che raccoglie per la strada. Ma il suo gusto è perfido. Egli non sa raccontarmi che quello che dicono sul conto mio i maldicenti. Il bisbiglio di ieri l'altro, messo in giro dal solito commendatore, era che io non sono estraneo alla perdita di circa quattrocento mila lire fatta dal solito Istituto bancario collo sconto di certe tratte a certi individui, dopo che il corrispondente londinese del Banco aveva telegrafato sconsigliandone il credito. Questo caro Sappolli mi diceva tutte queste impertinenze con la frase untuosa dell'individuo che finge di credervi incapace di commettere simili bricconate. Parola da gentiluomo. Le dicerie dei nemici in bocca degli amici mi indispongono come un sermone dei moralisti!

Fallo pure passare, Giovanni. Come state Filippella? Vi aspettavo. Dite alla vostra gna che suo marito avrà la gabella. L'ho promessa; è cosa fatta. Non domando che un po' di pazienza. Noi siamo perseguitati per il bene che facciamo. Certi uomini sono funesti. Non alludo propriamente al commendatore. Ma voi sapete. Abbiamo nemici terribili. Ogni nostro atto è mafioso. I miei amici sono tutti pregiudicati, tutti avanzi di galera. Voi stesso che siete al mio servizio da parecchi anni, siete sospetto. Lasciateli dire. Io non me ne curo. Non è da oggi che si va attorno a dire che la mia proprietà campestre della Sassaiuola, dove voi siete curatolo, è un covo di bravacci. Sono i manzoniani di Palermo e dei manzoniani non mi curo. Se dovessi ascoltare tutto quello che mi si dice, diventerei matto. Mi si raccontava giorni sono che voi siete un prepotentaccio che mi compromette. Non difendetevi, so bene, voi avete ragione, noi abbiamo ragione. A questo mondo si è sempre prepotenti per qualcuno. Tutto dipende da che punto di vista si guardano le cose. Noi abbiamo bisogno di aggiungere poche salme di terreno al nostro terreno? Preghiamo il proprietario di cedercelo a prezzo conveniente. Non vuole, s'ostina, s'incaponisce come un mulo? Come si fa? Gli si rende la vita difficile. Lo si obbliga a vendere per sette o diciassette. La colpa non è nostra. Noi si voleva le cose giuste. Vi ricorderete del Costa, del Luciano Costa di Altavilla. Voi siete testimonio che ho fatto di tutto per comperare all'amichevole le sue possessioni. Non ci sono state né le buone né le cattive. Abbiamo dovuto farlo scappare dalla disperazione. Ebbene, dopo avergli dato l'alternativa, dopo averlo pregato di scegliere, lui, per certa gente, passa per una vittima e noi per dei mafiosi! Non occupiamocene. Andate, siate sempre fedele e lasciamo che il gentame si sfoghi. Addio.

Mettiamo questo documento tra le carte segrete. È straordinario il numero delle persone che si occupano dei miei affari. Sentite che informazioni ha dato sul mio conto: "L'onorevole deputato in discorso è notoriamente conosciuto come protettore di mafiosi e favoreggiatore di latitanti. Recluta le sue persone di servizio per le sue campagne tra la feccia dei pregiudicati, come il famigerato Porcatto, di anni 40, contadino di Caccamo, fratello del Porcatto Salvatore, ancora latitante per l'imputazione di complicità necessaria nel ricatto del consigliere Giuseppe Salaterra. Credo che costui, quantunque latitante, sia ancora al servizio dell'onorevole summentovato in un suo fondo, in contrada Inserra, presso Palermo. Vostra signoria si ricorderà che in un altro mio rapporto accennavo al Porcatto Salvatore come uno degli albergatori delle grotte di Inserra, ove gli animali rubati trovano il loro macello.

Fra le persone dell'onorevole in discorso non posso dimenticare il Turi Giuseppe e il Zappa Luigi, due orribili ceffi mafiosi e due malvagi sospetti di crudeltà inaudite.

L'autorità dei carabinieri è nulla con una persona tanto influente come l'onorevole sopracitato. Egli è salutato da per tutto come la persona più influente e più rispettata dei luoghi ove è conosciuto. Mi pare che sia già stato proposto per l'ammonizione. La capacità a delinquere è la caratteristica più notevole della sua vita. Continuerò a tenerla informata dei movimenti di questa losca figura che occupa tanta parte della vita siciliana.

Il brigadiere."

Non c'è che dire. Egli è un funzionario modello e va premiato. L'aria di questi paesi ti fa male e te ne andrai in Lombardia. Là è il tuo posto. Vedi dove è finito il tuo rapporto? Nel cassetto ove custodisco gli altri documenti degli altri tuoi pari. In galera non mi ci mandate, state sicuri. È più facile che la voragine vesuviana cessi dal vomitare i suoi torrenti di lava ignescenti.

Laura? Venga pure. Bisogna prepararsi. Essa è troppo romantica. L'idea che la sovraneggia è il matrimonio. Dovevo accorgermene dal giorno ch'essa adottò il verde come colore dominante della sua toilette quotidiana. Il verde è un segno evidente della mancanza di un temperamento artistico. Diffidate delle donne che idolatrano questo colore antipatico. Eccola che viene. Ne sento il fruscìo delle vesti. Tutte le volte che la vedo mi fa l'effetto di una donna che si sia buttata in dosso gli abiti nel momento in cui il suo pensiero era in tempesta. Non è cattiva, ma ha tutti i vizi della borghese che poltrisce intorno un uomo. La sua mente non è poliandrica. Soffre della mala bestia della gelosia. Può esplodere un giorno o l'altro come una cassetta di dinamite.

Perché mi dici cattivo? Sono le occupazioni che m'impediscono di amare. Un deputato dovrebbe darsi al celibato come il prete. La vocazione dell'uno non è differente da quella dell'altro. Tutti e due ne sono assorbiti. Il primo vagola pei cieli in cerca della felicità celeste, il secondo s'immerge come un voluttuario nei problemi della vita terrena. Il sacerdote pensa all'anima dell'uomo, noi al corpo. Non ti parlavo così altre volte? Perché c'è sempre in noi un po' di romanticismo succhiato alla grande mammella del paradiso artificiale. L'idillio ci ha cullati un po' tutti, mia buona Laura. Verrà giorno in cui il regno di tutte queste bugie e di tutte queste menzogne sarà finito. Non lo credi, Laura? Tu non lo credi perché ne sei ancora sommersa. Sei rimasta all'ideale che mi ha alimentato per qualche anno. Il matrimonio è una istituzione necessaria per il popolo condannato dal lavoro alla vita corretta. Non per noi che abbiamo i sensi sbrigliati e che troviamo più godimento nelle infedeltà che ci fanno conoscere le tragedie d'amore. Tu piangi! Non piangere. Ti sciupo il romanzo, ma ti scateno dalle illusioni che preparano all'infedeltà coniugale. Per la nostra classe non c'è amore coniugale. Li ho conosciuti questi santuari domestici. Mariti e mogli ci ingannano quando ci parlano dei loro affetti eterni. Non è che nel romanzo dell'idealista che il matrimonio finisce bene. Il matrimonio della gente lussuosa è una sciagurata lotta fino alla morte di uno degli associati. Ti spavento? Le giovani si spaventano assai più della ragione brutale, che della violenza fisica. Ma è così. L'uomo stanco e vedovo di tante donne prende moglie, e ritorna sollecitamente al capriccio per la donna che rappresenta il trionfo della materia sullo spirito. La donna prende marito fresca e vigorosa e smagata si butta deliberatamente nell'adulterio. I tuoi singhiozzi mi rompono il cuore. Ti ho amata, vorrei continuare ad amarti. Dovevo pensarci prima, lo so. Ma non credere che sia il denaro della marchesa o della vedova del magistrato che mi sottragga ai tuoi abbracci. Non ho bisogno di danaro. Non sono che coloro che pagano i conti come Balzac che ne siano sempre assetati. Credo, ti credo, posso credere tutto. Purché la cosa sia incredibile. Mascalzone? Sfogati, cara mia. Un giorno ti ricorderai con orrore della commedia che rappresenti in questo momento. Ma sì, ma sì, sfogati, accusami pure di avere tradito anche una povera monaca guardarobiera. Il sottovoce deve essere la persecuzione della mia vita continua, mi ci sono abituato. Non si diceva, e non è molto, che io ho avvelenato un mio amico intimo, un magistrato che mi ha reso tanti servigi, il marito di una signora che stimo più di me stesso? Va là, caricami di tutti i delitti. Non si diventa grandi che a questo prezzo. Te ne vai? Me ne duole. È andata. Meglio così. Non si diventa grandi che a questo prezzo».




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