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Marco Praga
La biondina

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  • IV.
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IV.

 

James Burton, che aveva passata la notte insonne, e soltanto verso l'alba si era assopito vinto dalla stanchezza, fu risvegliato di soprassalto da un bussare all'uscio della stanza.

Scese dal letto — non s'era neanche spogliato — e corse ad aprire. Entrò César.

— Che c'è? Non ò chiamato.

— Il signor marchese vorrà perdonarmi, ma....

— Che ora è?

— Le dieci.

— Ebbene, che volete?

Ò una comunicazione da farle da parte di madama Bianchi.

Cha cosa?

Madama Bianchi è addoloratissima di doverla avvertire che, per la prima volta in vita sua, si trova nella impossibilità di adempire ai propri impegni.

Vale a dire? — chiese James, spaventato.

Vale a dire, signor marchese, che la signora da lei scelta ieri e colla quale doveva trovarsi oggi, si rifiuta....

— Si rifiuta!? —— esclamò Burton con ira e con stupore insieme, e con tanta eccitazione che anche César ne fu colpito.

— Ecco: non è che si rifiuti precisamente: à fatto rispondere alla Bianchi che oggi non può; non so se stia poco bene, o se qualche impedimento.... Sa, — aggiunse César con un risolino furbo, — una donna maritata....

James, che non s'aspettava questo contrattempo; che, da due giorni, assaporava la gioia fremebonda di quell'incontro con sua moglie; perdette la calma e la circospezione.

—Ah! ma questo è un inganno. Questa è una truffa!

Perdoni, signor marchese....

— Questo è un sorprendere la buona fede di un gentiluomo....

E si mise a passeggiare a grandi passi per la stanza, concitatamente.

Perdoni, signor marchese, — continuò César, fermo accanto alla porta, e sempre nell'atteggiamento e con quel suo tono di voce di ossequio rispettoso e devoto: — Perdoni ma è la prima volta che capita un fatto simile. Madame Bianchi non si arrischierebbe — oh! jamais de la vie! — ad assumere un obbligo che non fosse ben sicura di poter soddisfare. Le donne, le signore, che ricorrono a lei come intermediaria, non anno mai mancato agli appuntamenti da lei fissati.

— E neppur la Biondina? — chiese Burton, fermandosi di botto.

— Non conosco di nome di figura nessuna di quelle signore; ma posso garantire l'esito di tutti gli impegni di questo genere nei quali ò avuto finora l'onore di impegnare la mia responsabilità.

— E allora, perchè questa volta?...

— È ciò appunto che neppure madama Bianchi sa spiegarsi. Essa però, addoloratissima dell'accaduto, si è fatta premura di avvertirla per mio mezzo: e mi à incaricato di presentarle tutte le sue scuse, alle quali, signor marchese, permetterà che aggiunga le mie.

— E adesso?...

— Ecco. S'ella parte, se è assolutamente obbligato a partire stasera, madama Bianchi si farà un dovere di restituirle il denaro che....

— Non è ciò che importa!...

— A meno che il signor, marchese non volesse accettare una sostituzione....

— No! — gridò Burton, che si sentiva il sangue salire alla testa, per l'ira, per il dispetto, causati da quel contrattempo. Poi, rifacendosi e dominandosi un poco: È quella che mi premeva, non un'altra....

César, vedendo tutto quell'interesse, tutto quell'accanimento, pensò che il marchese britannico s'era proprio pigliata una cotta per questa Biondina, e, ciò che era anche più curioso, dopo averne soltanto ammirato il ritratto. Ma egli conosceva le eccentricità di codesti uomini del nord, e non se ne stupì. Abbassò ancora la voce, dando un tono di mistero alle sue parole, e continuò:

— Che se poi il signor marchese può trattenersi qualche giorno a Milano, non è impossibile, anzi oserei dire non è improbabile che la biondina che à scelto si renda al convegno in séguito.

— Come lo credete?

— È questa una confidenza che mi permetto di farle. Madama Bianchi, molto adirata per il rifiuto di oggi, che la obbligava a fare una cattiva figura verso un signore della sua distinzione, si sfogava con me, poc'anzi, e mi diceva: Birichina! Crederebbe mai di emanciparsi costei? Vedrà con chi à a che fare! E ò un certo mezzo sicuro di costringerla ad adempiere ai suoi doveri verso di me....

—Ah! sì? — chiese Burton, con vivo interesse. — E come?

— Non ne so di più, signor marchese. Ma madame Bianchi è una donna molto pratica e sensata: e se diceva così gli è che era ben sicura di poterlo dire. E mi permisi di ripeterlo al signor marchese per dargli una speranza nella riuscita del suo disegno che, se non m'ingannoaggiunse César con fine ironia — gli preme assai.

Ma James aveva mutato faccia ad un tratto, e, colpito da una súbita idea, si era concentrato in stesso, senza ascoltar più la loquacia del cameriere. E chiese:

— Posso recarmi io stesso dalla signora Bianchi?

Perfettamente, signor marchese.

— La troverei in casa, adesso?

— Senza dubbio. Io aveva l'incarico di farle la restituzione della somma sborsata ieri, se proprio Ella non avesse.... Ma se vuol spingere la sua cortesia fino a tornare da madame Bianchi, io credo che riuscirà meglio e direttamente a mettersi d'accordo, e....

James lo interruppe

Chiamatemi una carrozza.

César s'inchinò ed uscì, pensando in cuor suo che la mediazione non sarebbe perduta come aveva temuto; e se ne rallegrava.

 

James aveva capito che la colpa di quanto accadeva era tutta sua. Non aveva egli — senza riflettere alle conseguenzedetto a sua moglie: «Siamo ricchi»? Non le aveva inventato che un lucroso affare era stato concluso con Dumenville, e che da esso glie ne veniva già, tanto per cominciare, un guadagno di mezzo milione?... Sua moglie, che si dava per denaro, non ne aveva più di bisogno!

Ma dopo il riconoscimento del proprio errore, aveva subito trovato il rimedio. La sua mente si acuiva nel frenetico desiderio di compiere la sua vendetta così come le era balenata dinanzi agli occhi, d'improvviso, dopo la rivelazione di Oscar.

Si recò dalla Bianchi e le disse:

Sentite, o mi fate avere la Biondina, oggi, senza indugio, o non concluderemo nulla tra noi.

Egli capiva bene che il minacciare alla vecchia la rescissione del contratto, la restituzione del denaro, la rinuncia al lucro, era il miglior mezzo di indurla ad adoperare ogni suo potere, ogni arma di cui disponesse perchè l'avventura non gli sfuggisse. E, del resto, James non aveva bisogno di null'altro che di questo: che la Bianchi facesse recapitare subito alla Biondina un biglietto che lui stesso scriverebbe.

— Vogliamo scommettere, cara signora, — egli le disse, sforzandosi ancora d'esser calmo, come se giuocasse solo di puntiglio, — vogliamo scommettere che se voi le fate avere due righe che io vi consegnerò per lei — suggellate, badiamo! — essa si recherà al convegno?

— Ma.... — obbiettò la vecchia, un poco paurosa di quel mistero.

— Sì o no? — insistè James, facendole ben comprendere che un no avrebbe significato la restituzione del denaro.

— Non mi compromette? — chiese ancora la Bianchi, indecisa.

— In parola di gentiluomo.

Allora si arrese. E James scrisse, in francese, senza lasciar vedere alla vecchia che cosa scriveva: «Sono ancora io. Vi scongiuro di venire per il bene vostro. Non c'è altro mezzo di vedervi in modo sicuro. Venite, per la vostra salvezza. — Oscar Dumenville». Poi chiuse la busta e disse alla Bianchi:

Mandatela subito, me presente.

— Ma, io non posso mandarla che per postaobbiettò la vecchia, ricordando la commedia giuocata il giorno prima.

— Ma che storie! — esclamò James facendosi rosso in viso per l'ira che lo riaccendeva. — Che storie! figurarsi se voi non sapete come farla recapitare direttamente.

— Ma....

Sentite: queste fanfaluche raccontatele a qualcuno meno furbo e meno pratico di me, e quando vi possono servire a dar colorito ai.... vostri affari. Ma ormai che l'affare è fatto.... via!... D'altronde, cosa temete? Sapete chi sono: sapete che parto stasera, che non conosco la Biondina e non m'importerà di conoscere chi sia.... Suvvia!

— Le assicuro!.,. — tentò d'insinuare ancora la Bianchi.

James prese il cappello e accennò a congedarsi.

— Come volete! Stasera debbo partire per affari urgenti. Non posso rimanere ai comodi vostri, e per un'avventura che — dopo tutto — mi preme assai poco. Favoritemi il mio denaro.

Dio buono! Sa che è un benedetto uomo lei! Tenterò, ecco: ò certi dati.... vedrò se non mi sono sbagliata..., forse un'amica della Biondina.... credo che sia sua amica.... non so....

— Sta bene, sta bene. Veda, sono così sicuro che lei riuscirà a farle avere questo biglietto e che esso, senz'altro, deciderà la Biondina a non mancare al convegno, che io, alle due, sarò laggiù dove mi à indicato, nella palazzina, ad attenderla.

Ed uscì, sicuro del fatto suo. Quelle quattro righe otterrebbero certamente l'effetto desiderato. A bella posta le aveva scritte in modo sibillino. Esse farebbero comprendere ad Adelina, non foss'altro, la necessità assoluta per lei, di recarsi al convegno. Supponesse qualunque cosa: che il solo Dumenville avesse scoperto chi era: o che involontariamente, dopo il suo incontro nello studio di lui, di James, nell'officina, egli avesse rivelata la cosa al marito; supponesse pure, soltanto, che Oscar si valesse di questo mezzo per rivederla, egli che l'aveva tanto e tanto pregata di un nuovo abboccamento; Adelina, poichè sapeva, adesso, che Oscar era Dumenville, avrebbe compresa l'utilità di incontrarsi con lui, non fosse che per chiedergli la complicità del segreto; a prezzo di qualunque concessione, di qualunque promessa. E alle due, James arrivava in carrozza ad una porticina, aperta nel muro di cinta, di un giardino costeggiante la lontana e deserta via degli Orti. Una vecchietta, in abito dimesso, dall'aspetto quasi contadinesco e dalla faccia ebete, venne ad aprirgli: e dietro presentazione del biglietto che la Bianchi gli aveva dato a mo' di passaporto, gli fece cenno d'entrare. Attraversarono un'ortaglia, e giunsero ad una casetta rustica, perduta tra il verde degli alberi. Salirono una piccola scala e arrivarono ad una stanza superiore.

La vecchietta aprì la porta di essa e fece cenno a James di entrare e di attendere.

 

James si guardò d'attorno.

Era una camera abbastanza grande, bassa di soffitto, illuminata da due piccole finestre che guardavano sull'ortaglia vasta e verdeggiante che egli prima aveva attraversata. Tra il mobilio spiccava un gran letto matrimoniale a cortinaggi azzurri, che si spingeva fin verso la metà della camera. Di contro al letto, un divano azzurro del pari, di antica foggia, e due poltroncine. Dinanzi al divano una tavola quadrata, e su di essa due album. Di fianco al letto, un attaccapanni. In faccia alla porta per la quale James era entrato, v'era un'altra porticina, aperta; per essa si entrava in un piccolo gabinetto di toilette, nel quale nulla mancava di ciò che può servire alla toilette di una donna. Tutto l'arredo era semplice, ma pulito, e vi si vedeva una certa quale ricerca di eleganza, se non di distinzione. Dalle griglie semichiuse entrava una luce calma e discreta piena di riflessi verdi raccolti tra le piante dell'orto: e per le vetrate aperte penetravano nella stanza i profumi sprigionantisi dai ciliegi e dagli albicocchi in fiore. Una gran calma, tutt'attorno; all'orecchio di James, non arrivava che il báttito cadenzato di una zappa, e, a tratti, l'armonia dolce, malinconica, di una canzone susurrata a fior di labbro da qualche contadina nascosta tra la verzura. Una gran pace era dentro.

James, un poco affranto e spossato dalle fatiche di corpo e d'intelletto durate in quei due giorni, ma ancora sorretto e tenuto sveglio dall'ansia che andava aumentando di minuto in minuto, mano mano ci si avvicinava a questa ch'egli prevedeva sarebbe l'ultima fase e la catastrofe del gran dramma scoppiato nella sua esistenza; dopo essersi guardato attorno per ogni lato, dopo aver esaminato palmo palmo il luogo dove si trovava; si lasciò cadere, involontariamente, a sedere sul letto.

Ma il letto era così soffice e le molle tanto flessibili, che egli ne ebbe un sobbalzo; e si trovò ritto in piedi, quasi spaurito, indignandosi istintivamente di aver posate la membra, fosse pure per un attimo solo, dove si era compiuto il mercato di sua moglie. E rimase, cogli occhi fissi, imbambolati, colla febbre che gli martellava nei polsi e alle tempie, nell'ansia di quella terribile attesa.

Verrebbe, Adelina?

Sì, egli n'era, quasi sicuro. Quelle due righe, se la Bianchi le aveva recapitate, dovevano trascinarla suo malgrado alla palazzina.

Ma che bestia, che cretino era stato! Nell'ultimo abboccamento con sua moglie, egli stesso, inventando quella improvvisa fortuna di denaro, aveva compromessa la riuscita del suo disegno!... D'altra parte, come prevedere tutto, come pensare a tutto, per , in quegli orribili istanti, dopo la rivelazione dell'infamia di lei e della propria sventura? Non aveva fatto anche troppo, non si era dominato anche troppo? La sua anima, il suo cuore, la sua mente, non avevano dato — in quel frangente improvviso e sciagurato — tutto ciò che anima forte, che cuore indurito, che mente equilibrata possono dare? Per frenarsi, per trovar modo di frenarsi in quel colloquio con Adelina, egli aveva sentito il bisogno di crearsi una specie di sovraeccitazione: e, come antidoto all'esulcerazione dell'animo, non aveva trovato di meglio che di darsi in balìa ad una allegria artificiosa: egli aveva fatto come il solitario camminatore notturno nella campagna deserta e sterminata: si era sforzato di cantare per scacciare la paura.

E poi, in quel colloquio con sua moglie, aveva capito ch'era necessario — per evitar di tradirsi, di perdere la calma e il sangue freddo, di saltarle al collo e strozzarla — ch'era necessario trovar un argomento di discorso impensato, che potesse dare luogo a molte parole, a uno svolgersi di pensieri nuovi, in cui la mente e le labbra trovassero sfogo ampio e improvviso: cosicchè Adelina, colpita dalla straordinaria notizia e assorta nelle argomentazioni che essa le avrebbe suggerite, non si accorgesse dell'orgasmo, della sovraeccitazione di lui: ed egli, occupato ad ascoltarla, a risponderle, e secondarla, potesse riuscire — in quei brevi istanti che avrebbe passati accanto a lei — se non a dimenticare tutto quanto era avvenuto e stava per accadere, a renderne il ricordo e la preoccupazione meno intensi e dolorosi.

Adesso, però, gli pareva di aver rimediato per bene a quell'errore. E non dubitava dell'arrivo di Adelina. Egli non provava che l'ansia dell'attesa, tanto più forte — forse — quando si à la certezza che chi si attende verrà. James aspettava Adelina coll'orgasmo e il batticuore di un innamorato che è al suo primo convegno lungamente invocato, finalmente promesso. Appena la vedesse entrare, tornerebbe la calma. Oh! sì, saprebbe dominarsi. Gli premeva troppo di udire da lei stessa, tutta la storia della sua sciagurata degradazione; era troppo curioso di conoscere per quali casi terribili e strani essa era giunta sin .

E osservava quella stanza tranquilla, pulita, quasi elegante, così nascosta al mondo, così perduta, nella città rumorosa, tutta circondata di silenzio e di verde, dove Adelina aveva per tante volte prostituito stessa e il suo nome.

Tante volte?... Quante?... Chissà?... E chi erano stati i suoi rivali di un giorno o di un'ora?... E dov'erano adesso? Oh! come avrebbe voluto vederseli rivivere , tutti quanti, tutti assieme, tutti in fila, dinanzi a non per ucciderli, non per chiedere loro ragione dell'insulto: no, non ne avrebbe il diritto: gli riderebbero in faccia; ma per osservarli, uno ad uno, per contarli.... per far dei confronti. Ce ne sarebbero di giovani e di vecchi, di belli e di brutti, di distinti e di volgari, d'ogni paese, d'ogni tipo. Oh! la strana congrèga!

E quanti? quanti?... Strano! uno, o cento, l'infamia non sarebbe stata più o meno grande, chè dal numero non avrebbe attinto minore o maggior gravità. Eppure, adesso, avrebbe voluto sapere quanti erano stati. Ecco la più acuta curiosità che lo pungeva, adesso, ecco il particolare che gli premeva di più di conoscere. Ma lo saprebbe da Adelina. Li aveva contati certamente, lei: e li direbbe. Scoperta, smascherata, che le importerebbe ormai di rivelare quel numero? Uno o cento, non era lo stesso?

E seguitava a guardarsi d'attorno, ad osservare ogni angolo della stanza, ogni mobile, ogni oggetto. , , dunque, essa lo aveva tradito.

Tradito?

Si fermò su questa parola, e il suo pensiero fu trascinato per nuovi sentieri.

Tradito! E poteva dirsi un uomo, tradito, lui? Da chi? Dov'era questo rivale? Chi era l'amante di sua moglie? E poteva dirsi un amante?

Il viso di James cambiò espressione, ad un tratto. Parve, per un istante, quasi rasserenato.

In fondo, alla conclusione ultima delle cose, l'infamia sarebbe, per avventura, meno grave di quanto gli era parsa, a tutta prima? Volere o volare, una delle circostanze che rendono più dolorosa, più... seccante, la scoperta dell'adulterio nella propria moglie, non è la paura, anzi la coscienza del ridicolo che ci piomba sul capo? Una delle maggiori preoccupazioni che ci colgono, in quell'istante, non è la certezza che tutti parlano di noi, e raccontano l'avventura, e ci deridono? Così che pensiamo quasi con raccapriccio al momento in cui dovremo ripresentarci nel mondo, agli amici, che ci compiangeranno, sorridendo nel loro compianto?

E allora? Che curioso caso era il suo! Egli, domani, oggi stesso, potrebbe ripresentarsi in pubblico, senza paura di sorprendere un sorriso di scherno, di far cessare — colla sua presenza, — un pettegolezzo sul conto suo e di sua moglie. Se nessuno ne sapeva nulla!... Nessuno, sì. La Caradelli era una complice che non avrebbe parlato mai. La Bianchi, probabilmente, anzi certamente, sapeva come far recapitare le sue missive ad Adelina, ma non conosceva di certo chi fosse veramente Adelina: non era possibile che essa si fosse data così in balìa d'una mezzana! E poi, e poi, la Bianchi! Era un essere che si poteva trascurare: non entrava a far parte del mondo, che osserva, che giudica, che ride.

Era dunque un uomo tradito, lui?

Restavano a conoscersi le ragioni e le cause per le quali Adelina era giunta a quella degradazione; più o meno bizzarre, più o meno dolorose, più o meno.... scusabili, forse; ma il tradimento esisteva? Un tradimento che lo potesse urtare e intaccare nel sentimento, se non nella dignità certamente intaccata e compromessa.? Come marito, sì, senza dubbio, era stato offeso, orribilmente offeso. Ma come maschio? Il suo amor proprio non doveva, anzi, trovar ragione di lusinghe, in questa forma di adulterio che sua moglie aveva scelto? Sua moglie si era concessa per lucro: un'infamia senza nome: ma non si era fatto un amante, non gli aveva preferito nessun uomo sulla terra....

E James rimase, così, a lungo, gli occhi fissi, meditando. Nell'uomo onesto, intemerato, rispuntava l'animale. Oppure, forse, come tutti, nei momenti più terribili della vita, quando la sventura colpisce ed atterra, cercava un sollievo purchessia, fosse pure in un'illusione, fosse pure in un'aberrazione del sentimento?

Udì un passo leggiero sul viale, e un susurrìo sommesso di parole. Corse a spiare dietro le persiane. Una donnina, tutta vestita in nero, con un fitto velo sugli occhi si avanzava, preceduta dalla vecchietta di poc'anzi. Adelina, certamente. Non le vedeva il viso, ma la statura, il portamento, erano i suoi. Allora si ritrasse dalla finestra: venne sino in mezzo alla stanza, e si volse verso la porta, appoggiandosi, sedendo quasi sulla tavola. E attese.

La porta si aperse e la donnina entrò: ma appena entrata, alzò gli occhi, vide James, e un piccolo grido di terrore gli sfuggì dalle labbra. E, rapidissima, rifece un passo indietro, come per riguadagnare la soglia. Ma James, che si aspettava questo tentativo di fuga fu pronto alla sua volta, e, senza muoversi, disse, in tono di comando:

Adelina!

Adelina, si fermò, di botto, e si appoggiò, suo malgrado, allo stipite della porta, come si sentisse venir meno. Allora, dopo un silenzio, James si mosse: venne a lei, tenendole gli occhi fissi sul volto ricoperto dal velo: la prese per un braccio, come in una morsa, la scostò dalla porta, che rinchiuse a chiave, e la attirò verso il mezzo della stanza. Attese ancora un istante, indeciso: poi, tenendola sempre stretta ad un braccio, coll'altra mano le strappò il velo che la copriva; poi, violentemente la spinse verso il divano, abbandonandola. Adelina cadde su di esso, sollevò un attimo gli occhi verso James, li abbassò subito, spaurita, tremante, si coprì la faccia con le mani, ed ebbe uno scoppio di pianto lungo, angoscioso, convulso.

Piangeva di dispetto e di rabbia.

Ora, ora che aveva intravveduta la fine di questa abbiezione nella quale durava da un anno; ora che aveva creduta la sua situazione assestata e regolarizzata; ora che colla ricchezza acquisita aveva contato di pagare la Bianchi e liberarsi dalla orribile, obbrobriosa schiavitù; ora, proprio ora, si vedeva scoperta, tradita: tutto il suo bell'edificio di speranze e di sogni crollava!

Suo marito era : suo marito le aveva dato convegno, sapendo di darlo a lei, per vendicarsi certamente, per ucciderla, forse. Ma non la visione della morte la spaventava. La spaventava il pensiero di quel colloquio, in cui avrebbe dovuto umiliarsi, non per chiedere perdono o pietà, ma per udire le cose terribili che James le avrebbe dette.

Umiliarsi, lei, così orgogliosa, sempre, anche nella degradazione: tanto orgogliosa che dovendo prostituirsi, aveva scelta la forma di prostituzione che le permetteva di non divenire la schiava dell'uomo che la pagasse, che non la obbligava a ringraziare: la forma che le concedeva — nel mistero che circondava il mercato — di camminare a testa alta, di non temere la malignità o lo scherno, anche soltanto la mancanza di rispetto della folla che odiava.

Come, come, suo marito aveva saputo, ed era , adesso? Oscar aveva parlato? Aveva detto tutto? Aveva date tutte le indicazioni necessarie? Come un delatore volgare, proprio, per rovinarla? Che vigliacco! Dio! fosse qui, ora, come si sentirebbe la forza, lei donna, di sbranarlo!

Il mattino, quando le era giunto l'invito della Bianchi, se n'era indignata, per un istante; poi ne aveva riso.

Dopo il colloquio con suo marito, dopo l'annuncio festoso della grande fortuna conquistata, non ci aveva pensato, alla Bianchi, ai suoi orribili impegni. Aveva pensato soltanto, un momento, al pericolo che le sovrastava da parte di Oscar. Ma, nella grande felicità che tutta l'avea invasa, non ci aveva data una grande importanza. Oscar non l'aveva riconosciuta, poichè suo marito nulla sapeva e partiva con lui, per la Francia: forse non la riconoscerebbe in seguito: la riconoscesse, negherebbe: o, alla peggio, saprebbe comperare il suo silenzio!... Ed era corsa dalla Caradelli, poi dalla zia, a raccontare la grande novella. Alla Bianca, nell'entusiasmo della contentezza e dell'affetto, aveva detto: «Sono finite le mie pene, e le tue: io sarò tanto ricca: lo sarò anche per te!» E avevano pianto di gioia, insieme, benedicendo, insieme, al nome di James!

«Gli vorrai sempre bene — le aveva chiesta l'amica — sarai una moglie buona, affettuosa, devota....»

«Sì, sì, sì.... lo amerò fors'anche» — aveva risposto Adelina.

Allora, quando le era giunto il biglietto della mezzana, fissantele il convegno, si era indignata. La ripiombava, quel biglietto, nel ricordo della propria infamia, la faceva arrossire di vergogna per la prima volta. Ma la visione dell'avvenire l'aveva consolata presto e aveva finito per riderne, di quell'invito.

«Ah! ah! vecchia mia — aveva pensato — è finita! è finita! ti pagherò, per la malora tua! ti pagherò il debito, e gli interessi; e pagherò il tuo silenzio per l'avvenire. Sono ricca: non ò più bisogno di te!»

Poi le aveva risposto, subito, che non verrebbe: che non poteva: che era occupata: che le darebbe delle spiegazioni soddisfacenti fra qualche giorno.

Allora era giunto un secondo biglietto, firmato Oscar. «Venite, venite, vi scongiuro, per la vostra salvezza

Queste parole l'avevano colpita. Oscar? Aveva dunque rivelato? Si trattava di rimediare? Non era dunque partito con James? O era ritornato, con un pretesto, per vederla, per parlarle, per mettersi d'accordo con lei? E allora, poichè sapeva chi era, perchè non era venuto egli stesso, in casa sua? Non aveva osato, forse? Non era sicuro, forse, di averla riconosciuta? La sua comparsa, all'officina, nello studio di James, era stata d'un attimo!... Oppure, Oscar nulla sapeva, ed era questo un mezzuccio a cui ricorreva per rivederla, egli che si era così entusiasmato di lei, che aveva tanto pregato, tanto supplicato per ottenere un nuovo colloquio?

Adelina era rimasta così, col biglietto tra mani, pensosa, indecisa. Che fare? Recarsi al convegno? Non recarvisi?

Si era raccolta in stessa, aveva chiusi gli occhi, come per ascoltare una ispirazione, come per leggersi dentro, ciò che il cuore le dettava di fare.

Ma poichè era Oscar che scriveva, senza dubbio.... Poichè le scriveva così.... Perchè non andarci?... Non era utile, necessario, di vederlo, di udire che era avvenuto?... Ecco la curiosità, l'ansia di sapere, che la riconquistavano.

Si era trovata, allora, nello stato d'animo istesso di quel tempo trascorso tra la sua comparsa all'officina e il ritorno a casa, mentre aveva aspettato, , nel vano della finestra, l'arrivo di suo marito. Ed ora le si offriva il mezzo di sapere.... Se Oscar l'aveva riconosciuta, ebbene, era la buona occasione questa, di rivederlo, di parlargli, di commuoverlo, di impietosirlo, di raccontargli una storia terribile e dolorosa, che avrebbe inventata per , e fargli giurare il segreto.... E se non l'avesse riconosciuta, all'officina, ieri l'altro.... allora, vedrebbe, giudicherebbe sul da farsi.... Ci andrebbe velata, oggi, al convegno, irriconoscibile: e prima di scoprirsi, udrebbe, da lui, che era successo da due giorni, conoscerebbe questa incognita che la martoriava, adesso, dopo quel biglietto, più ancora di prima, che non le lascerebbe più pace, che la spingerebbe a tradirsi, forse, al primo incontro con suo marito.

Si era abbigliata, macchinalmente, come spinta da una forza superiore, senza sapere bene che facesse, perchè lo facesse, se era la salvezza o la rovina, a cui andava incontro. Qualcosa di fatale la spingeva a quel convegno: era l'ultima carta che restava a giuocarsi: su quella carta era puntata la vita.

 

Ora! piangeva di rabbia e di dispetto.

Cretina! era caduta nel tranello. Come mai il tranello le era stato teso, come si era potuto tenderglielo così bene, non sapeva, non tentava indagare. Ma ci era caduta. Aveva tutto perduto, sull'ultima carta.

Tutto, sì! Oh! non fosse venuta! E Oscar l'avesse pur riconosciuta: e fosse pure in balìa di lui! E dato che egli fosse l'ultimo dei miserabili, e avesse rivelata la cosa a tutti, a suo marito anche; ebbene: avrebbe negato, avrebbe giurata la propria innocenza: avrebbe potuto difendersi, sempre, fino all'ultimo: e, se vinta, morir bene, da forte, orgogliosamente, gridando all'infamia, alla menzogna, al tradimento.

Ora no. Era qui. Era qui, nella palazzina, dinanzi a suo marito. Non si poteva tentare una difesa. Non si poteva inventar nulla, invocare più nulla a propria scusa.

Era finita, per sempre, senza remissione!

 

James era rimasto in piedi, di contro a lei, gli occhi fissi su di lei. La tavola li separava, soltanto. E attese che finisse quello sfogo di pianto, che l'impeto dei singhiozzi si facesse meno frequente e convulso.

Poi disse, calmo:

Parla.

Ma il pianto ricominciò, ancor più affannoso, come se la voce di lui l'avesse risvegliata da un assopimento di morte.

Egli attese ancora, poi ripetè

Parla!

Adelina si sollevò un poco sui gomiti, scostò le dita dagli occhi, e li volse verso di lui; quasi interrogando. Nel suo sguardo più che una preghiera, c'era dell'ira per quell'umiliazione, impostale così.

Parla! — ripetè James, violento questa volta.

Essa susurrò:

Ammazzami, finiamola.

Ed egli, calmo di nuovo:

— Sì, forse. Ma poi. Prima devi parlare. Devi dirmi il come e il perchè.

Allora Adelina si alzo in piedi, raccolse il velo, con fare deciso, e mosse verso la porta. No! non avrebbe parlato. L'ammazzasse, ne aveva il diritto. Glie lo aveva chiesto lei stessa che l'ammazzasse. Parlare, no! Non aveva nulla da dire. Non poteva umiliarsi a tal punto. Implorare? Invocare? Che cosa? Non aveva nulla da implorare. La vita? Era inutile ormai. Il perdono? Sentiva che non aveva nessun perdono da chiedere: ciò che era avvenuto era stata opera del destino. La sua stima? Non glie l'avrebbe riconcessa più. Era un marito, che le stava dinanzi; un marito non potrebbe concederla. La uccidesse o la lasciasse andare: tornerebbe dalla mezzana. O peggio, o più in basso.

— No, non si esce di qui! — disse James.

E come Adelina giunta alla porta, accennava a girar la chiave e ad aprire, egli le fu sopra, d'un salto, la ripigliò ad un braccio, la attirò a , violento, e la ributtò verso il letto. Essa ci cadde quasi, ma si rizzò subito, e rimase, appoggiandosi con una mano, fissando James con uno sguardo pieno d'odio e di rabbia repressa.

Dio! Ora l'odiava quest'uomo che era stato così cieco, che aveva aperti gli occhi adesso, proprio adesso, nel momento della sua vita in cui le sarebbe riuscita più preziosa la sua cecità, in cui, per la prima volta, l'avrebbe desiderata con tutte le forze dell'anima. L'odiava quest'uomo, che non aveva veduto, allora che non le sarebbe importato nulla che egli vedesse, nei momenti più sconsolati della sua vita, dopo l'abbandono d'Eugenio, per esempio. Come avrebbe confessato tutto, allora, fieramente; con quale entusiasmo si sarebbe fatta ammazzare, allora, vittima dell'amore. Adesso, aveva aperti gli occhi, adesso soltanto, per vedere un'ignominia cui la fatalità l'aveva trascinata; adesso che, soddisfatte le aspirazioni dell'anima, fatti cessare per sempre da una morte i moti del cuore, si preparava a vivere beatamente tranquilla, nel benessere calmo del corpo, nella quiete assoluta della mente.

Parla! — comandò James, ancora.

E levò dalla tasca dei pantaloni un revolver, posandolo sulla tavola e tenendovi sopra una mano; come un argomento per indurla a questa confessione che tanto gli premeva di udire.

Adelina ebbe un senso d'orrore istintivo. Poi proruppe con ira:

— Non ò nulla da dire!

— Si! Ài, devi aver qualcosa da dirmi! — susurrò James.

— Nulla, nulla che ti possa interessare, e che possa valermi di scusa.... E non cerco scuse. Ammazzami!

La sovraeccitazione aumentava in lei mano mano. E la vista di quell'arma, che le faceva paura, le dava adesso il coraggio temerario di chi si sa vicino a morire, inevitabilmente condannato, e lotta disperatamente per contendere la vita, per prolungarla, fosse pur d'un minuto. Con quell'uomo debole, devoto? — innamorato, forse, ancora — bisognava lottare d'audacia e di fierezza.

— No, non ò nulla da dirti! — ripetè. — Le mie giustificazioni, non le comprenderesti, tu! Non puoi comprenderle! Se non vuoi ammazzarmi, lasciami andare! — E accennò a muoversi di nuovo.

James, questa volta, non ebbe bisogno di imporsi col gesto o colla parola. Impugnò, soltanto, la rivoltella, ma senza levarla in alto, tenendola ferma sulla tavola, colla mano.

Adelina sentì un brivido correrle per le ossa; e ristette, fremente d'ira. Dio! da che rabbia furibonda si sentiva invasa! Avrebbe voluto possedere un'arma anche lei, e sarebbe stata capace di sparare per la prima; a costo di un delitto si sarebbe tolta a quella umiliazione.

— Vuoi che parli, di', vuoi che parli?! Per dirti che non è colpa mia se mi trovo qui, se una, mezzana mi vendeva al primo venuto? Che soddisfazione ne avrai tu? Che vantaggio ne ricaverò io? Se non ti chiedo perdono! Se ti chiedo soltanto d'ammazzarmi!... Vuoi che parli! Perchè ti pare impossibile che si giunga a questo! Perchè è questo che ti stupisce! Se tu mi avessi scoperto un amante, uno solo, non ti saresti stupito, nevvero? Cápita a tanti, codesto!... Ebbene: mi sono venduta per denaro, perchè avevo bisogno di denaro, perchè ero piena di debiti, perchè mi si minacciava la rovina, la mia e la tua rovina; perchè.... non avevo altra via di salvezza! Ecco perchè. Ti basta? Sai quello che volevi sapere? Finiamola, adesso!

Si fermò, stupita ad un tratto della sua stessa audacia. Ed attese. James rimaneva impassibile, gli occhi fissi su di lei, aspettando alla sua volta. E come il silenzio si prolungava, egli sedette, quasi, sul tavolo, tranquillamente. Ma il movimento di lui spaventò Adelina, che credette giunta la fine. E riprese subito, precipitosa:

— E ti stupisce, e non comprendi che io mi sia trovata in condizioni tali! Naturalmente! Che ài mai saputo, tu, della mia vita, della nostra vita? Te ne sei sempre occupato così poco!... Non ài mai pensato, tu, non ti è mai passato per la testa di sapere, che facevo io, nelle lunghe eterne giornate durante le quali rimanevo tutta sola. E la sera, quando mi lasciavi uscire, andar sola nel mondo, mentre tu dormivi placidamente nel tuo letto! Mi concedevi tanta libertà! Purchè il pranzo fosse pronto, quando rincasavi, e ben cucinato; non chiedevi di più a tua moglie. Ed io, attorno. Vedi! disgraziatamente, perchè ti volevo bene forse, ò avuta la disgrazia di non innamorarmi, di non farmi un amante. Oh! quello non lo avresti scoperto mai! Se lo avessi scoperto, non ti avrebbe forse stupito! No: non ò avuto un amante, come quasi tutte le donne, come tutte quelle che praticavo, come tutte quelle che incontravo nei salotti delle amiche. Ma ero giovane, piena di sangue nelle vene.... eccitabile, impressionabile! Allora, invece di farmi un'amante, ò fatto dei debiti. Ài mai aperto la mia guardaroba, tu? ài mai cercato di vedere il conto della sarta e della modista? ài mai chiesto chi pagava i palchi alla Scala o il soggiorno a Saint-Moritz? Li pagavo io! Io, perchè ero così onesta da non lasciarmeli pagare da altri che sarebbero stati tanto contenti di pagarli! E ài sempre creduto che bastassero quattro mila lire all'anno per tutto ciò.... Tu, uomo pratico, ài sempre vissuto nelle nuvole!

Si interruppe di nuovo. Ora non si stupiva più di quanto diceva: si ubbriacava delle proprie parole. Ma tentava di indovinare quale effetto facevano su James.

James, impassibile, ascoltava.

Allora, dopo una pausa, portandosi il fazzoletto agli occhi, commovendosi mano mano, di una commozione che era spossatezza, esaurimento graduale delle sue forze, Adelina riprese:

— E un giorno mi trovai rovinata: un fascio di cambiali era tra le mani di una donna che avevo creduta sempre, inesperta com'ero, la mia benefattrice, la mia buona consigliera, e che, invece, aveva minata la mia vita, mi aveva circondata colle sue reti infami, per sorprendermi e dichiararsi per quella che era, allora soltanto che non mi sarebbe più possibile ribellarmi e salvarmi. E mi si minacciava di rivelarti ogni cosa, di rovinarti insieme con me. Ò avuta paura; ò cercato e non ò trovato il coraggio di venire da te, di confessarti tutto. Ò temuto di avvelenare per sempre la tua vita, di spezzare la tua esistenza, di distruggere il tuo avvenire. Ò chiesto aiuto, soccorso, a chi onestamente poteva concedermeli. Ò trovato degli infami più infami della Bianchi. Un uomo, che dopo essere stato per vent'anni l'amante di mia zia, avrebbe voluto essere il mio amante, e, a prezzo del mio amore, avrebbe pagati i miei debiti. Allora la disperazione mi à colta. Non ò ragionato più, ò perduta la testa.... Mi sono venduta!

Tacque. Un singhiozzo convulso le troncava la voce.

James rimaneva impassibile, in attesa.

Adelina, adesso, si stupiva di quel silenzio.

Era forse la salvezza? La sua audacia, la sua sincerità avevano impressionato quell'uomo? La risparmierebbe? E nella vita soltanto?

Ci fu un lungo silenzio.

Ài finito? — chiese James.

La voce di lui la scosse; il tono col quale pronunciò quelle due parole le fece paura, di nuovo; e la sua impassibile freddezza le risvegliò l'ira e l'odio che la laceravano dentro.

Allora, riprese, violenta:

— Sì, ò finito, poichè sai tutto, adesso. E sai perchè sono qui, perchè ci venivo, e con chi. Con della gente che non conoscevo e che non mi conosceva. È perfettamente inutile, nevvero? che ti dica lo strazio dell'anima, e l'onta e la vergogna che provavo, e il disprezzo che sentivo per me stessa. È inutile, nevvero? Poichè non cerco scuse! Poichè non mi crederesti e avresti il diritto di non credermi! Avrei potuto risparmiarmi tutto ciò! Avrei potuto trovarmene uno solo, sempre quello, che mi amasse e mi pagasse! L'onta, e la vergogna sarebbero stati di una volta soltanto. E mi ci sarei abituata! E avrei potuto ottenere di più, concedendomi meno! Non sono le occasioni che mi mancarono! Oh! no, te lo giuro!... Ma, che vuoi! Ero una ingenua! Depravata, sì, ma ingenua! E onesta nella mia depravazione! Mi premevi! Volevo rispettarti! E ò scelto il ludibrio che fosse il peggiore, per me e il minore per te! Era così facile di avere un amante: ma ti avrebbe reso ridicolo. Ò preferito averne cento. Uno non lo si nasconde, cento sì. A uno solo avrei dovuto legarmi per tutta la vita: a questi mi legavo per un'ora, e non c'era neppur bisogno di fingere l'amore con essi! Così, mi acconciavo ad arrossire io, perchè non dovessi arrossire tu.... E ci sono riuscita!... Ammazzami, adesso, se vuoi: ma non andar attorno a dire il perchè mi ài ammazzata: non ti presteranno fede! Mi credevano la più onesta delle donne, ti credevano il più fortunato dei mariti.

Si arrestò, di nuovo. La sovraeccitazione istessa, le impediva di continuare.

James dopo un istante, chiese ancora, calmo:

Ài finito?

Essa rispose, fieramente:

— Sì.

Allora Burton si mosse, tranquillo, deciso. Non aveva più nulla da apprendere, e nulla più gli avrebbe interessato. Non si aspettava tanta volgarità di difesa. Aveva creduto — aveva sperato forse — che un fatto straordinario, che una avventura strana e dolorosa fosse nella vita di sua moglie che la giustificasse, che la scusasse. No: aveva dinanzi a una delinquente volgare. Ora, neppure la curiosità di conoscere quanti l'avevano posseduta non lo pungeva più. Neppure gli premeva più di sapere se Bianca aveva trascinata Adelina in quella perdizione. Tutto ciò non muterebbe aspetto alla cosa. Sua moglie era una femmina da trivio; lo era divenuta per vizio, per corruzione dell'anima, per assenza di senso morale.

Egli mosse verso di lei, adagio, coll'arma in pugno.

Adelina ebbe un sussulto. Quando le fu vicino e alzò il revolver su di lei, diede un piccolo grido, si buttò bocconi sul letto, si raggomitolò su stessa, e tentò nascondere la testa tra i cuscini.

Ma James la raggiunse, colla canna del revolver sul collo, e sparò.

Adelina, ferita, si volse, nelle convulsioni della morte, colla bava alla bocca, cogli occhi injettati di sangue, e trovò ancora il fiato e la forza di gridargli:

Vigliacco!... Ebbene, sappi tutto. Ti ò tradito, sì.... ò amato un altro uomo.... ò avuto un amante....

James sparò ancora, a bruciapelo; il corpo di lei rigirò su stesso, e cadde a terra, vicinissimo al letto.

Burton buttò l'arma, e attese un momento. Poi scosse quel corpo col piede. Era immobile.

Allora uscì, è andò a costituirsi.

 

I giurati lo ànno assolto.

 

FINE.

Aprile-Luglio, 92.




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