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| Domenico Barella Due tradizioni sulla Regina delle fate IntraText CT - Lettura del testo |
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I DUE GOBBI
Una volta c'erano due gobbi. Questi due, perchè non potevano lavorare, si trovavano sempre insieme e giravano per tutto da buoni amici. Una sera di sabato dopo d'esser stati assieme si salutarono e ciascuno si diresse alla propria casa. Uno di essi abitava in una cascina fuori del paese ed eccoti che nel mentre andava a casa gli parve di sentir cantare molte donne in lontananza. — Voglio andare fin là — dice il gobbo tra sè e s'incammina. Più si avvicinava e più le voci si facevano belle e gli pareva che non fossero donne ma angeli che cantassero. A forza d'andare arrivò al bosco e vedendo che da una parte c'era chiaro come se vi fosse stato un fuoco acceso si appressò pian piano senza farsi sentire e vide le fate che dandosi mano facevano un largo cerchio ai piedi di un noce e girando cantavano tutte insieme: Sabato, domenica e lunedì: sabato, domenica e lunedì. Il gobbetto dopo d'esser stato un pezzo a sentire, non voleva farsi vedere ma non voleva andar via senza salutarle ed aspettò che cantassero ancora una volta «sabato, domenica e lunedì»e poi perchè aveva una bella voce e cantava proprio bene aggiunse: E ancora martedì. Le fate si fermarono tutte piene di meraviglia perchè erano state vedute ed anche per la bella grazia con cui avevano sentito cantare, e la regina, che era in mezzo al circolo disse: Andate un po' a vedere, chi è che canta così bene? Le fate corsero e videro il gobbo e tornarono a lei: e le dissero: È quel bel gobbetto. Ebbene, dice la regina ad una, perchè canta così bene va a levargli la gobba. La fata andò a lui e fattagli levar la giubba e la camicia gli tagliò la gobba con una sega di burro e la portò alla regina che la prese e depose a piè del noce. L'altro allora tutto contento andò a casa diritto come una candela e tutti i parenti e gli amici e tutti quelli che lo vedevano si rallegravano con lui della sua fortuna. L'altro amico, quello gobbo, quando lo vide stentò a riconoscerlo, tanto si era fatto più alto e più bello, e gli domandò: Chi ti fece guarire? Insegnami perchè possa andare anch'io a farmi visitare. E l'altro: È la regina delle fate, e lì gli raccontò tutta la faccenda come era andata. Il buon uomo allora disse: Sabato voglio provare anch'io se mi ci vuoi condurre. — Io non ti condurrò certamente di notte quando vi siano le fate perchè avrei paura che mi rimettessero addosso quel fardello che mi hanno levato; ma se vuoi che vi andiamo di giorno ti farò vedere il posto preciso. E così fecero. Passa un giorno, passa l'altro, finalmente viene sabato sera ed il gobbo aspetta che sia proprio notte e poi s'incammina verso il bosco. Sente anch'egli le fate che cantano, si avvicina pian pianino per non farsi scorgere sta a sentire le fate che danzavano intorno alla regina sotto l'albero di noce e cantavano: Sabato, domenica e lunedì e ancora martedì. Ed egli con una voce rauca e bruttissima aggiunse: Ed ancora mercoledì. Le fate si turarono gli orecchi colle mani per non sentire, e la regina disse a due di loro: Andate a vedere chi è stato che ha cantato così male. Quelle andarono, trovarono il povero gobbo e tornarono a lei gridando: È stato un brutto gobbo, un brutto gobbo! E la regina: Da che parte ha la gobba, davanti, o di dietro? — Di dietro. — Ebbene prendete quella dell'altro gobbo che ha cantato bene ed andate a metterla davanti a questo quì. Le fate corsero tutte, presero la gobba, gli corsero intorno, gli tolsero la giubba e la camicia e gli attaccarono la gobba sul petto e poi gridandogli tutte intorno «e ancora mercoledì, e ancora mercoledì», e dandogli la baia lo fecero fuggire a casa con due gobbe. |
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