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Mi metto un'altra volta nei
mondezzai sociali.
Mi ci metto senza sproni
rivelatori. È tema stravecchio. Non si è mai saputo da che parte penda la
depravazione, chi produca le Nanà. È vizio, è corruzione o è bisogno fisico? Veda
il lettore.
È depravato l'uomo che si vuota
nei lupanari o è il tenente postribolo una oscura creatura che spalanca
ambienti di libidine di carni afrodisiache, di donne di seduzione per speculare
sui bisogni postribolari? Veda il lettore.
Io do una capatina nell'edificio
tollerato, dove l'autorità specula, impone tasse sul traffico immondo, per
sapere fin dove siamo immersi negli scandali inspiegabili. Qui l'adulterio non
c'entra. Madame Bovary non ci trattiene. Ci pensi il marito. Qui non ci sono
violenze. La verginità non si svergina in queste case malfamate. Le primizie si
consumano altrove. Quello che avviene in questo capitolo è mestiere. La
cortigiana è sulla piattaforma legale. Chi entra, sceglie. È donna prezzolata.
È in vendita a prezzo fisso. L'edificio di via Porlezza è affollato di
odalische, di baiadere, di meretrici che hanno fatto carriera. Sono associate
negli affari. Internamente un magnifico palazzo. Il visitatore penetra e
s'invola. Non è veduto da alcuno. Va e ritorna senza essere veduto. Non c'è il
salotto per tutti. Ci fu. Il salotto del flanellista è divenuto locale antico.
Il pudore è passato nella modernità. Ciascuno pensa a sé. Passa nel vicolo o
nello svolto di via Meravigli o di via S. Giovanni sul Muro. Si passa per il
trivio. Si fila, si suona, si apre il cancello, si è a faccia a faccia con la megera.
La donna è una furia rossa come nel medio evo. La lenona squadra, vede subito
che il visitatore è un uomo ammodo. Non c'è ampiezza all'entrata. La donna è
preparata a ricevere in consegna l'ombrello o il bastone. Sulla muraglia è il
prezzo della casa. Non ci sono trucchi. Un corpo con una testa birichina
sdraiata per la parete ha il braccio teso con il prezzo in mano: lire 20.
Io ero accompagnato da un
caffettista che aveva imparato l'abuso del caffè nei libri balzachiani.
Saltammo o tentammo di svoltare.
Fummo bloccati da tre o quattro Elise, la cui giovinezza era già stata
consumata nei drammi d'amore. Per gli occhi lucidi potevano essere charnming.
Per noi erano troppo vestite. Forse appartenevano a qualche servizio. Non
eravamo ancora al margine dello spaccio d'amore. Noi volevamo vedere la
padrona. Ci siamo trovati in un magnifico salone di marmo. Contemplazione.
Siete come in un tempio d'arte. Vi pare di uscire dalle armonie. Il soffitto è
pieno di motivi artistici, con ai fianchi donne giunoniche; si vedono delle
veneri afrodite, della grazie. È un luogo di passaggio. L'uomo non deve vedere
l'uomo.
A sinistra sono i salottini. I
clienti dell'una non vedono i clienti dell'altra. La padrona ha più valore
delle donne che abbiamo veduto all'esordio. Il suo seno è vistoso, ma non è
quello della balia. Noi volevamo il permesso di fotografare il suo ambiente.
Dobbiamo contentarci di vederlo. Non concede privative. I salottini sono per i
piani. Ogni signorina ha il suo. Tutti i piani sono meravigliosi. Le donne in
vendita si presentano coperte di un velo. A' chacun son goût.
Il gozzovigliante si sente in un
edificio solido. Ha modo di sognare, di bere delle buone bottiglie di champagne
e della chartreuse sopraffina. Si esce carichi di ardori e si fila o si
prolunga la propria presenza, magari fra torsi di donne che danno l'illusione
che siano romane. Non c'è nulla di quello che si vede in via S. Carpoforo né in
vicolo delle Quaglie. Il disgusto non è escluso. Qui nulla di floscio o di
frollo. Né biacca né belletti. Le donne in velo adempiono alle loro funzioni.
Si gira e si sale senza mai uscire dalla opulenza.
Le decorazioni sono dovunque
ricche, piene di buon gusto. In mezzo alle baiadere vive ne trovate delle
dipinte e delle marmorizzate. Il vecchio ha la preferenza. È il personaggio che
spende senza brontolare. La stanza della cortigiana è senza risparmi. C'è
un'eleganza che movimenta i sensi. Toilette con tutto il comfort dei cosmetici,
delle ciprie, dei profumi, delle acque dentifricie, delle spazzole per
accomodare i capelli. Il ruffiano non ha fatto economie. Non so. Rifiuterebbe
indubbiamente le vergini, se ve ne fossero. In un paese come il nostro lo si
lincerebbe. Non parliamo di vergini. Le vergini è razza direi quasi estinta,
come le pelli rosse nel nord America.
Una volta la prostituzione era
veduta di malocchio. Si nascondeva, si rifugiava, si avvolgeva, cercava di
sopprimersi. Adesso! Adesso una casa rivaleggia con l'altra. C'è gara di
biglietti da mille. L'una tende ad avere donne più in fiore dell'altra.
L'eleganza è montata con delle centinaia di migliaia di lire.
Coloro che conoscono le ville
sanno che c'è esuberanza di ricchezze. Ve ne sono in tutti i quartieri. Una
delle più signorili, non la più signorile, è indubbiamente quella situata in
via Tadino, 10. È una villetta a tre piani, senza il piano terreno. Vi si
accede da un cielo a lamiera, a livello del ponte ferroviario. È truccato bene.
Si potrebbe supporlo un nascondiglio di monache. L'acciottolato lascia supporre
una casa rustica.
Ne è lenone un uomo che tratta
bene le ragazze. Aveva una predilezione per i cavallini che nitrissero. Ora è
per l'automobile e ne possiede una splendida. È una casa tenuta bene. È
affidata a due portinaie, due cuoche, due guardarobiere. Le signorine si
cambiano ogni quindici giorni. Sette per volta. Hanno al loro servizio tre
donne esclusivamente per loro. Ci sono due maîtresse. La padrona ha 46 anni.
Non è grandemente bella. È piuttosto
grassa e piccola ed è scappata una volta dal giogo matrimoniale. Il padrone ne
è più giovane di due anni e ha nome Rancati e pesa 121 chilogrammi.
È un ex lottatore. Ha l'aria di
uno sportista. È democratico. Ha un salotto comune per la famiglia e per le
signorine superbamente eleganti. Le raduna a colazione ed a pranzo. Una volta
giù di mestiere leggono, fumano, suonano il piano. Si può dire che alcune di
loro hanno l'abitudine della Fille Elisa. Consumano bracciate di romanzoni. La
cucina del luogo supera quella dei primi restaurants. Non c'è spilorceria. Vi
si mangia divinamente. Vi passano dalla tavola tutte le leccornie. Vi è tutto
il comfort. Peccato che le sue «signorine» non possono rimanervi più di
quindici giorni. Entra l'automobile della casa con le nuove e se ne va con
quelle che hanno finito il loro tempo. Non si invecchia nella villetta di via
Tadino, 10. La signorina vi è trattata come una vera signorina. I nomi
spregevoli di una volta sono spariti.
Non sono più macchine d'amore.
Colui che diceva saziarsi dei bisogni fisici, come diceva Edmondo De Goncourt,
ha subìto i tempi. Si serve di un linguaggio educato. Ciascuna di queste signorine
ha il proprio salottino. Sono in tutte sette, e tutte e sette hanno tre
cameriere in comune addette ai loro servizi speciali. Fanno molti denari.
Questa è la cronaca. La casa più di tutti.
Non è molto la finanza le ha
inflitto una multa di cinquanta mila lire per una polverina di cocaina e una
quantità di profumi che non avevano il bollo della tassa di lusso.
L'amministrazione ha pagato senza lamentarsi.
Di sopra c'è un salone da ballo
di uno splendore incantevole. Vi si passano serate ducali. Gli invitati e le
signorine della casa vi entrano con sfarzi che non si vedevano neanche ai balli
del duca Visconti di Modrone. Scollature solcate di perle e di diamanti.
Gentlemen in smoking e in frac. Contribuiscono al successo le prime sartorie,
le prime calzolerie, i primi profumieri. Se non si pensa al luogo si trovano
ragazze che conoscono la letteratura pornografica più dell'individuo che tira
queste note.
Ma non ho ancora raccontato
quale villetta abbia raggiunto la massima eleganza e il trionfo degli sfarzi. È
opinione generale che sia una casa da the nella zona del Sempione; vi trovate
cortigiane smaglianti, belle, plastiche, orientali, con teste montate alla
Carmen, con il pettine piantato nel chignon traversalmente. Case da the ve ne
sono anche sul trottato. Ne vedremo dalla via Disciplini fino al Sempione.
Sosteremo nell'atmosfera voluttuosa, dove l'amore è messo in azione anche di
giorno.
Per ora contentiamoci di queste
«ville» che riempiono di rammarichi. Non se ne sa la ragione di tanta
approvazione. Case così abominevoli sono costruite in piena luce, in mezzo alla
cittadinanza, davanti ai vigili, alla presenza di guardie regie. Sono case che
adempiono a tutti gli ingiungimenti di legge. Il pubblico le tollera, il
governo vi specula, il commercio vi fa pancia. Di chi la colpa? Un po' di
tutti. Diversamente i tenenti postriboli non ingrasserebbero, non andrebbero in
giro in automobile senza essere scaracchiati dai passanti.
Non so se fossero migliori i
giorni delle crappe che correvano dietro gli uomini per invischiarli
nella luce sporca del gas e sdraiarli nella lascivia dei bassi istinti. So che
nei nostri giorni la corruzione è diffusa e la si trova in tutti i quartieri.
La donna non vuol più portare fra noi che il commercio della sua carne.
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