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Paolo Valera
Milano sconosciuta

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  • L'avviamento
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L'avviamento

 

La prostituzione è fra noi come tema proibito. In Francia, dove si è fatta la campagna per la libertà di scrivere, si può dire finita anche questa per la circolazione delle donne. Il naturalismo che si completa col socialismo ha piantato le sue bandiere sugli edifici di tutte le grandi case editoriali. Chi ha ingegno, chi ha idee, chi ha stile può sfangare per gli strati sociali e rimestare le turpitudini della vita senza paura che intervenga il doganiere della morale governativa. Da noi l'esattezza descrittiva della prosa lievitata o geniale è considerata ancora una vergogna o un vizio o una speculazione oscena.

Il cervello del magistrato involuto e cocciuto s'impenna davanti l'immondizia umana e dichiara che la pagina che si volge tutti i giorni sotto i suoi occhi è delitto d'invenzione personale. Passano gli anni e l'esperienza non muta i suoi odi. Egli è sempre in agguato per i violatori della cosiddetta moralità pubblica. Non sa distinguere. Confondere il Ragoût indecente delle penne inadatte alla produzione intellettuale con i lavori pensati, studiati, composti nella officina dove si è convinti che una frase ben fatta è una buona azione compiuta. La mosca d'oro è stata la storia di una fanciulla e non lo scavamento di un uomo cerebrale. Sì e poi sì. Le sentenze non emendano alcuno. La ghigliottina non ha diminuito i sanguinari, come il carcere non ha corretto i delinquenti. La povertà e la ubriachezza non sono scomparse per le minacce dei castighi prolungati. Ci sono. Rimangono. Le loro fornaci di coltivazione sono gli ambienti.

Si è come si è e non come si vuole che si sia. Lo scrittore cosciente non rinuncia alla terminologia che scolpisce perché non piace al giudice. Flaubert è rimasto Flaubert con la più bella prosa francese. Egli è un pornografo che corre i secoli. I lavori che non sono bacheche di carne bestiale non hanno dighe. Rompono gli ostacoli. Madame Bovary passa sulle condanne dei tribunali e diventa un capolavoro immortale. La Fille Elisa, Nana, Bas, à Rebours, la maison Tellier, Boule de Suif, Yvette, Les demi vierges possono urtare l'opinione pubblica, ma sono volumi che finiscono tutti sul comò da notte di lettori che vogliono rifocillarsi di vita vera, di vita che si consuma intorno a noi.

La prostituzione librettata o slibrettata è la peste in casa. È la nostra eterna epidemia. Ci deturpa e ci avvelena. Con le sue crapule, con le sue orge, con le sue follie, con le sue infezioni corrompe e sifilizza il sangue nazionale, e conduce gli individui alle aberrazioni carnali e al manicomio. Distiamoci di questa abominazione di origine borghese. La donna che espia per la libidine degli uomini è la società che espia per tutti! Orribile. Tutti vedono dove è la salute.

Il santuario della famiglia è divenuto l'inferno dei litigi coniugali e la cloaca della prostituzione privata. Eleviamoci. Nel libero malore è la cessazione del commercio più vituperevole sul mercato delle abiezioni sociali.

Eccoci in piena prostituzione. È l'ora in cui i signori si alzano da tavola e si mettono in giro con la sigaretta per la chilificazione. Le donne di tutti discendono, sbucano dalle porte delle case della malavita femminile in ogni stagione, d'inverno e d'estate, se piove o se fa bello, e si rovesciano per le vie con molto bianco indosso, sicure che il bianco è un eccitante, è colore che adesca e solleva il vespaio dei sensi e attira gli uomini come la calamita l'ago. Il bianco è una bandiera sensuale. Un rovescio di vesti che fronfroneggi intorno le gambe, una manica di chiffon chiaro che disperda il candore lungo la corsa alla ricerca dell'uomo, un seno molto libero, coperto di stoffa floscia e bianca, una veste che spanda sul marciapiede la sensualità, come un grosso mazzo di garofani ammantati di vivezza, sono sempre mezzi di seduzione.

Le loro abitazioni sono dovunque è una zona abitata. Il lenonismo si è infarcito ed è penetrato in tutti i quartieri, nelle case nuove e nelle case vecchie. Dappertutto sono affittacamere che non hanno mai sentita o che hanno perduta la ripugnanza per gli alti mensili delle donne pubbliche. Sono tristacce, del mestiere, vedove o false vedove maturate negli intrighi della bassa alcòva o avariate che ingrassano nel lenoncinio, come il porco nel brago. Le loro facce sono insegne, volumi di sfrontatezza.

Facce di bronzo e facce bollite, e facce lucide come oleografie, che fingono di ignorare gli andirivieni delle ragazze, il casaldiavolo notturno, il disordine delle stanze che affittano, i bagordi che si consumano nei loro appartamenti. Le più basse della loro specie, quelle che non hanno più rapporti col pudore, quelle che sono entrate nella insensibilità morale, sono accasate in via Pattari, in Santa Radegonda, in Soncino Merati, in via Passerella, in via Visconti, in via Armorari e nelle anfrattuosità della Milano vecchia o in demolizione. Le informe del letamaio della prostituzione sono della via San Pietro all'Orto, l'arteria più ingorgata di carne vendereccia della capitale lombarda. Sono le più pericolose. Esse non dormono. Vegliano dietro una fiomba, un assito, nello stanzino attiguo o in un buco qualunque, sdraiate su quattro stracci con il cane, un cane cresciuto con i vizi e l'ambiente. Sovente è il lenone con loro, sempre pronto ad accorrere in aiuto della meretrice che esige un prezzo che l'altro non vuol pagare.

Nessuno capisce l'acquiescenza della opinione pubblica con le donnacce del lenonismo. Nelle loro abitazioni avviene di tutto. Scene violente, alterchi che finiscono in una sfuriata di pugni, furti di una audacia inaudita, delitti che passano impuniti perché tutti, comprese le vittime, hanno interesse a tacere. Udite.

È una zuffa per il pagamento, si grida, si scambiano ingiurie postribolari, si odono voci che si aggrediscono, corpi che urtano alle pareti, piedi che si rincorrono, individui trafelati, gente che pare si stacchi l'uno dall'altro dopo una lotta disperata. Ecco, vedete, l'uomo che non ha voluto mettere fuori tutto il denaro, esce gualcito e ammaccato, con la faccia spruzzata di sangue. La prostituta gli ha fatto sentire il godimento con colpi di attizzatoio sulla testa.

Non faccio che riprodurre quello che capita tutte le notti a migliaia di persone reduci dalle baldorie o in cerca di avventure. Di solito la corritrice alla ricerca d'uomini sale più volte di notte nella propria stanza. Ma nelle ore piccine, quando l'ombra è infittita, quando non ci sono più aperti che i caffè, e i restaurants, e i bar dei ritardatari, dei viveurs dei viziosi, dei pervertiti, dei giocatori ai tappeti verdi, dei reduci dalle gozzoviglie, dei bagascieri in cerca di lascivia essa si appaia più facilmente a quelli che hanno la foscaggine alcoolica negli occhi, i cervelli alticci, le gambe lente e la raucedine e il balbettio nella voce. La perduta si fa pagare da mangiare e da bere e scarrozza a domicilio, intasca il prezzo convenuto per la nottata e nel sonno lo svaligia. Milano è piena d'uomini che si sono svegliati trasecolando nei letti sporchi degli avanzi del sifilicomio, e sono ritornati nella strada, nell'aria mattinale, senza orologio, senza la boîte delle sigarette, senza il canocchiale, senza qualche anello, senza il portafoglio, senza gli spiccioli per rincasare in vettura. Se gli agenti della squadra incaricata di tener dietro alle donne del mercato della prostituzione notturna irrompessero simultaneamente nelle loro stanze, non una si salverebbe dall'arresto. Sono tutte ladre.

Potrei citare nomi, cognomi, additare questa o quella ragazza, narrare episodi risevoli e tragici, ma finirei per diventare ridicolo. Perché è la storia di tutte le notti, di tutti gli individui, di tutte le case del traffico che nausea. È inutile. Io non dico nulla di nuovo. Le donne delle abitazioni senza controllo padronale sono più sozze, più sguaiate, più svergognate, più rapaci, più pericolose. Tanto più l'uomo ha qualche cosa da perdere, rivelando alla polizia il suo momento di debolezza, quanto più la sgualdrina se ne vale.

Ritorno sulla via. Sugli angoli, lungo il corso si vedono le ragazze alla conquista del pane che sostano per degli attimi, obbligate come al passeggio eterno. Sono come rendez-vous di giovinette in vendita. Si parlano, s'interrogano, si confidano i successi o la iettatura e poi si sciolgono per riprendere l'atroce movimento gambatorio di andare in su e in giù e ritornare allo stesso punto del marciapiede a ricominciare la conversazione interrotta.

Vedute riunite nei loro abiti vistosi, sotto i grandi cappelli dalla tesa larga, carica di penne e di odori artificiali, riproducono la scena di un cinematografo osceno.

Inondati di luce i loro gioielli si coloriscono e i loro vetri assumono lo scintillìo del diamante. Ma avvicinandosi a loro, mettendosi fra loro, vivendo un minuto della loro vita, precipita tutto. La nuca perlacea, bruneggiata dalla massa dei capelli neri, diventa sbiadita e coriacea. Gli occhioni caldi di voluttà lattiginosa si sperdono. Di vivo non rimane che il rossastro del profumiere. La tinta della camelia da vicino è della biacca che respinge. Anche quando il décolletage lascia all'aria il largo della schiena e le alture delle spalle, anche quando negli svolti di luce la loro carne sembra lucida e fumante di sensualità, la poesia si dissolve alla prima guardata.

Senza la mise en scène non varrebbero due soldi. Il loro flirt si riduce a una frase commerciale, al negozio della stretta da consumarsi. Non ci sono pensieri in loro e fra loro. Tutto è banale. Nessun sentimento che opera fra le gonne. Il loro cuore è di rame. La loro testa è vuota. Il loro corpo è un ordigno.

Non hanno affetti non hanno emozioni, non hanno aspirazioni. Non sognano, non vanno al di del momento, lontano dall'uomo che vogliono accalappiare con il lusso artificioso delle loro carni e dei loro abbaglianti. Una volta era facile trovare fra le cacciatrici d'uomini un romanzo patetico, un dramma circondato dai rovesci di tutta una famiglia, una pagina femminile, tutta ricoperta di lacrime. Adesso non c'è più la catastrofe. C'è la specie. C'è la femmina. C'è un temperamento, un cervello, un desiderio, una gola, un ventre. Nessuna disuguaglianza. Escono tutte da una porta, hanno tutte una sola meta, vanno tutte per una strada. Pigre, poltrone senza risorse, senza energia. Uscite dall'ignoranza prima di essere donne, hanno trovato sul selciato quello che non avrebbero trovato con la fatica della braccia in una sartoria, in una modisteria, in una legatoria, in una occupazione qualunque.

Ho provato a chiacchierare con quelle che frequentano i caffè chantants e i teatri, dirò così, mondani. Non imparano nulla, sono disattente, disinteressate, incapaci di seguire una pochade fino alla fine. Le loro occhiate, i loro movimenti cerebrali, il loro linguaggio, hanno tutto un intento: il business, l'affaire, il mestiere, il contratto, la speculazione.

Sono tutte détraquées. Siamo sotto i portici della Galleria V E. Pediniamo quelle che filano e sgomitano fra la gente a passeggio e quelle sul marciapiede esterno, in margine alle colonne.

Sembrano affaccendate, ansiose di raggiungere il santuario domestico. Di tanto in tanto qualcuna si ferma per riavere nella mano l'ondata delle vesti chiassose o lasciare vedere una spanna di polpacci nelle calze colorate e qualche altra legge sul viso di un uomo la voglia di conoscerla.

Si scambiano qualche parola. Se torna indietro, il maschio è uncinato. Se continua la vita, non sono andati d'accordo sulla tariffa violenta.

Chi svolta in via Santa Margherita, percorre tutto il marciapiede fino all'angolo di via Monte Napoleone, la via fiancheggiata dalle vie piene dei palazzi dei signori di nascita, poi piega. Si restituisce al Corso, occhieggia, bisbiglia parole alle compagne che fanno il marciapiede come lei, rompe i campanelli delle amiche sugli angoli con un petardo verbale, passa, sfolla, è di nuovo in Santa Margherita, e così via, fino magari a mezzanotte, quando le vie si spopolano e la zona viva è quella che incide i restaurants, i caffè e i bar in Galleria, a fianco della Galleria, in faccia alla Galleria, al dorso della Galleria, a pochi passi dalla Galleria, nei vicoli, nelle piazzette, nelle viuzze che circondano la Galleria.

L'itinerario delle venditrici del proprio corpo a ore, varia. Chi percorre le adiacenze di via Torino e seguita per la linea retta di piazza Mercanti, di via Dante, la via nuova degli industriali e dei professionisti ricchi, e svolta a destra o a sinistra per fare il corso Garibaldi o San Giovanni sul Muro e ritornare in piazza dalla via Meravigli. Queste eterne figure che passano e ripassano, che vanno e vengono, che scompaiono per ricomparire, che offrono ai passanti lo stesso sorriso, la stessa occhiata, la stessa smorfia lasciva, percorrendo automaticamente chilometri senza irritazione, senza disprezzo per il sesso che non le vuole, senza rimpianti, senza scoppiare in un pianto dirotto che le spingesse a romperla con il sesso avversario.




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