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La prostituzione è fra noi come
tema proibito. In Francia, dove si è fatta la campagna per la libertà di
scrivere, si può dire finita anche questa per la circolazione delle donne. Il
naturalismo che si completa col socialismo ha piantato le sue bandiere sugli
edifici di tutte le grandi case editoriali. Chi ha ingegno, chi ha idee, chi ha
stile può sfangare per gli strati sociali e rimestare le turpitudini della vita
senza paura che intervenga il doganiere della morale governativa. Da noi
l'esattezza descrittiva della prosa lievitata o geniale è considerata ancora
una vergogna o un vizio o una speculazione oscena.
Il cervello del magistrato
involuto e cocciuto s'impenna davanti l'immondizia umana e dichiara che la
pagina che si volge tutti i giorni sotto i suoi occhi è delitto d'invenzione
personale. Passano gli anni e l'esperienza non muta i suoi odi. Egli è sempre
in agguato per i violatori della cosiddetta moralità pubblica. Non sa
distinguere. Confondere il Ragoût indecente delle penne inadatte alla
produzione intellettuale con i lavori pensati, studiati, composti nella
officina dove si è convinti che una frase ben fatta è una buona azione
compiuta. La mosca d'oro è stata la storia di una fanciulla e non lo
scavamento di un uomo cerebrale. Sì e poi sì. Le sentenze non emendano alcuno.
La ghigliottina non ha diminuito i sanguinari, come il carcere non ha corretto
i delinquenti. La povertà e la ubriachezza non sono scomparse per le minacce
dei castighi prolungati. Ci sono. Rimangono. Le loro fornaci di coltivazione
sono gli ambienti.
Si è come si è e non come si
vuole che si sia. Lo scrittore cosciente non rinuncia alla terminologia che
scolpisce perché non piace al giudice. Flaubert è rimasto Flaubert con la più
bella prosa francese. Egli è un pornografo che corre i secoli. I lavori che non
sono bacheche di carne bestiale non hanno dighe. Rompono gli ostacoli. Madame
Bovary passa sulle condanne dei tribunali e diventa un capolavoro immortale. La Fille Elisa,
Nana, Là Bas, à Rebours, la maison Tellier, Boule de Suif, Yvette, Les demi
vierges possono urtare l'opinione pubblica, ma sono volumi che finiscono
tutti sul comò da notte di lettori che vogliono rifocillarsi di vita vera, di
vita che si consuma intorno a noi.
La prostituzione librettata o
slibrettata è la peste in casa. È la nostra eterna epidemia. Ci deturpa e ci
avvelena. Con le sue crapule, con le sue orge, con le sue follie, con le sue
infezioni corrompe e sifilizza il sangue nazionale, e conduce gli individui
alle aberrazioni carnali e al manicomio. Distiamoci di questa abominazione di
origine borghese. La donna che espia per la libidine degli uomini è la società
che espia per tutti! Orribile. Tutti vedono dove è la salute.
Il santuario della famiglia è
divenuto l'inferno dei litigi coniugali e la cloaca della prostituzione
privata. Eleviamoci. Nel libero malore è la cessazione del commercio più
vituperevole sul mercato delle abiezioni sociali.
Eccoci in piena prostituzione. È
l'ora in cui i signori si alzano da tavola e si mettono in giro con la
sigaretta per la chilificazione. Le donne di tutti discendono, sbucano dalle
porte delle case della malavita femminile in ogni stagione, d'inverno e
d'estate, se piove o se fa bello, e si rovesciano per le vie con molto bianco
indosso, sicure che il bianco è un eccitante, è colore che adesca e solleva il
vespaio dei sensi e attira gli uomini come la calamita l'ago. Il bianco è una
bandiera sensuale. Un rovescio di vesti che fronfroneggi intorno le gambe, una
manica di chiffon chiaro che disperda il candore lungo la corsa alla ricerca
dell'uomo, un seno molto libero, coperto di stoffa floscia e bianca, una veste
che spanda sul marciapiede la sensualità, come un grosso mazzo di garofani
ammantati di vivezza, sono sempre mezzi di seduzione.
Le loro abitazioni sono dovunque
è una zona abitata. Il lenonismo si è infarcito ed è penetrato in tutti i
quartieri, nelle case nuove e nelle case vecchie. Dappertutto sono
affittacamere che non hanno mai sentita o che hanno perduta la ripugnanza per
gli alti mensili delle donne pubbliche. Sono tristacce, del mestiere, vedove o
false vedove maturate negli intrighi della bassa alcòva o avariate che
ingrassano nel lenoncinio, come il porco nel brago. Le loro facce sono insegne,
volumi di sfrontatezza.
Facce di bronzo e facce bollite,
e facce lucide come oleografie, che fingono di ignorare gli andirivieni delle
ragazze, il casaldiavolo notturno, il disordine delle stanze che affittano, i
bagordi che si consumano nei loro appartamenti. Le più basse della loro specie,
quelle che non hanno più rapporti col pudore, quelle che sono entrate nella
insensibilità morale, sono accasate in via Pattari, in Santa Radegonda, in
Soncino Merati, in via Passerella, in via Visconti, in via Armorari e nelle
anfrattuosità della Milano vecchia o in demolizione. Le informe del letamaio
della prostituzione sono della via San Pietro all'Orto, l'arteria più ingorgata
di carne vendereccia della capitale lombarda. Sono le più pericolose. Esse non
dormono. Vegliano dietro una fiomba, un assito, nello stanzino attiguo o in un
buco qualunque, sdraiate su quattro stracci con il cane, un cane cresciuto con
i vizi e l'ambiente. Sovente è il lenone con loro, sempre pronto ad accorrere
in aiuto della meretrice che esige un prezzo che l'altro non vuol pagare.
Nessuno capisce l'acquiescenza
della opinione pubblica con le donnacce del lenonismo. Nelle loro abitazioni
avviene di tutto. Scene violente, alterchi che finiscono in una sfuriata di
pugni, furti di una audacia inaudita, delitti che passano impuniti perché
tutti, comprese le vittime, hanno interesse a tacere. Udite.
È una zuffa per il pagamento, si
grida, si scambiano ingiurie postribolari, si odono voci che si aggrediscono,
corpi che urtano alle pareti, piedi che si rincorrono, individui trafelati,
gente che pare si stacchi l'uno dall'altro dopo una lotta disperata. Ecco,
vedete, l'uomo che non ha voluto mettere fuori tutto il denaro, esce gualcito e
ammaccato, con la faccia spruzzata di sangue. La prostituta gli ha fatto
sentire il godimento con colpi di attizzatoio sulla testa.
Non faccio che riprodurre quello
che capita tutte le notti a migliaia di persone reduci dalle baldorie o in
cerca di avventure. Di solito la corritrice alla ricerca d'uomini sale più
volte di notte nella propria stanza. Ma nelle ore piccine, quando l'ombra è
infittita, quando non ci sono più aperti che i caffè, e i restaurants, e i bar
dei ritardatari, dei viveurs dei viziosi, dei pervertiti, dei giocatori ai
tappeti verdi, dei reduci dalle gozzoviglie, dei bagascieri in cerca di
lascivia essa si appaia più facilmente a quelli che hanno la foscaggine
alcoolica negli occhi, i cervelli alticci, le gambe lente e la raucedine e il
balbettio nella voce. La perduta si fa pagare da mangiare e da bere e scarrozza
a domicilio, intasca il prezzo convenuto per la nottata e nel sonno lo
svaligia. Milano è piena d'uomini che si sono svegliati trasecolando nei letti
sporchi degli avanzi del sifilicomio, e sono ritornati nella strada, nell'aria
mattinale, senza orologio, senza la boîte delle sigarette, senza il
canocchiale, senza qualche anello, senza il portafoglio, senza gli spiccioli
per rincasare in vettura. Se gli agenti della squadra incaricata di tener
dietro alle donne del mercato della prostituzione notturna irrompessero
simultaneamente nelle loro stanze, non una si salverebbe dall'arresto. Sono
tutte ladre.
Potrei citare nomi, cognomi,
additare questa o quella ragazza, narrare episodi risevoli e tragici, ma
finirei per diventare ridicolo. Perché è la storia di tutte le notti, di tutti
gli individui, di tutte le case del traffico che nausea. È inutile. Io non dico
nulla di nuovo. Le donne delle abitazioni senza controllo padronale sono più
sozze, più sguaiate, più svergognate, più rapaci, più pericolose. Tanto più
l'uomo ha qualche cosa da perdere, rivelando alla polizia il suo momento di
debolezza, quanto più la sgualdrina se ne vale.
Ritorno sulla via. Sugli angoli,
lungo il corso si vedono le ragazze alla conquista del pane che sostano per
degli attimi, obbligate come al passeggio eterno. Sono come rendez-vous
di giovinette in vendita. Si parlano, s'interrogano, si confidano i successi o
la iettatura e poi si sciolgono per riprendere l'atroce movimento gambatorio di
andare in su e in giù e ritornare allo stesso punto del marciapiede a
ricominciare la conversazione interrotta.
Vedute riunite nei loro abiti
vistosi, sotto i grandi cappelli dalla tesa larga, carica di penne e di odori
artificiali, riproducono la scena di un cinematografo osceno.
Inondati di luce i loro gioielli
si coloriscono e i loro vetri assumono lo scintillìo del diamante. Ma
avvicinandosi a loro, mettendosi fra loro, vivendo un minuto della loro vita,
precipita tutto. La nuca perlacea, bruneggiata dalla massa dei capelli neri,
diventa sbiadita e coriacea. Gli occhioni caldi di voluttà lattiginosa si
sperdono. Di vivo non rimane che il rossastro del profumiere. La tinta della
camelia da vicino è della biacca che respinge. Anche quando il décolletage
lascia all'aria il largo della schiena e le alture delle spalle, anche quando
negli svolti di luce la loro carne sembra lucida e fumante di sensualità, la
poesia si dissolve alla prima guardata.
Senza la mise en scène
non varrebbero due soldi. Il loro flirt si riduce a una frase commerciale, al
negozio della stretta da consumarsi. Non ci sono pensieri in loro e fra loro.
Tutto è banale. Nessun sentimento che opera fra le gonne. Il loro cuore è di rame.
La loro testa è vuota. Il loro corpo è un ordigno.
Non hanno affetti non hanno
emozioni, non hanno aspirazioni. Non sognano, non vanno al di là del momento,
lontano dall'uomo che vogliono accalappiare con il lusso artificioso delle loro
carni e dei loro abbaglianti. Una volta era facile trovare fra le cacciatrici
d'uomini un romanzo patetico, un dramma circondato dai rovesci di tutta una
famiglia, una pagina femminile, tutta ricoperta di lacrime. Adesso non c'è più
la catastrofe. C'è la specie. C'è la femmina. C'è un temperamento, un cervello,
un desiderio, una gola, un ventre. Nessuna disuguaglianza. Escono tutte da una
porta, hanno tutte una sola meta, vanno tutte per una strada. Pigre, poltrone
senza risorse, senza energia. Uscite dall'ignoranza prima di essere donne,
hanno trovato sul selciato quello che non avrebbero trovato con la fatica della
braccia in una sartoria, in una modisteria, in una legatoria, in una
occupazione qualunque.
Ho provato a chiacchierare con
quelle che frequentano i caffè chantants e i teatri, dirò così, mondani. Non
imparano nulla, sono disattente, disinteressate, incapaci di seguire una pochade
fino alla fine. Le loro occhiate, i loro movimenti cerebrali, il loro
linguaggio, hanno tutto un intento: il business, l'affaire, il mestiere,
il contratto, la speculazione.
Sono tutte détraquées.
Siamo sotto i portici della Galleria V E. Pediniamo quelle che filano e
sgomitano fra la gente a passeggio e quelle sul marciapiede esterno, in margine
alle colonne.
Sembrano affaccendate, ansiose
di raggiungere il santuario domestico. Di tanto in tanto qualcuna si ferma per
riavere nella mano l'ondata delle vesti chiassose o lasciare vedere una spanna
di polpacci nelle calze colorate e qualche altra legge sul viso di un uomo la
voglia di conoscerla.
Si scambiano qualche parola. Se
torna indietro, il maschio è uncinato. Se continua la vita, non sono andati
d'accordo sulla tariffa violenta.
Chi svolta in via Santa
Margherita, percorre tutto il marciapiede fino all'angolo di via Monte Napoleone,
la via fiancheggiata dalle vie piene dei palazzi dei signori di nascita, poi
piega. Si restituisce al Corso, occhieggia, bisbiglia parole alle compagne che
fanno il marciapiede come lei, rompe i campanelli delle amiche sugli angoli con
un petardo verbale, passa, sfolla, è di nuovo in Santa Margherita, e così via,
fino magari a mezzanotte, quando le vie si spopolano e la zona viva è quella
che incide i restaurants, i caffè e i bar in Galleria, a fianco della Galleria,
in faccia alla Galleria, al dorso della Galleria, a pochi passi dalla Galleria,
nei vicoli, nelle piazzette, nelle viuzze che circondano la Galleria.
L'itinerario delle venditrici
del proprio corpo a ore, varia. Chi percorre le adiacenze di via Torino e
seguita per la linea retta di piazza Mercanti, di via Dante, la via nuova degli
industriali e dei professionisti ricchi, e svolta a destra o a sinistra per
fare il corso Garibaldi o San Giovanni sul Muro e ritornare in piazza dalla via
Meravigli. Queste eterne figure che passano e ripassano, che vanno e vengono,
che scompaiono per ricomparire, che offrono ai passanti lo stesso sorriso, la
stessa occhiata, la stessa smorfia lasciva, percorrendo automaticamente
chilometri senza irritazione, senza disprezzo per il sesso che non le vuole,
senza rimpianti, senza scoppiare in un pianto dirotto che le spingesse a
romperla con il sesso avversario.
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