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Paolo Valera
Milano sconosciuta

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  • In casa delle Margherite
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In casa delle Margherite

 

Ho sbagliato il titolo. Non vi ho trovato alcune che avesse sfogliata la camelia. Nessuna di loro che fosse stata nel fasto della celebre mantenuta parigina o negli amori di Armando che passano dai disprezzi di salotto ai turbini della disperazione pubblica. Qui nessuna emozione, nessuna green girl (vergine che sia stata rapita per delle ubriacature a pagamento). Sono tutte fanciulle uscite dall'utero della miseria e precipitate adolescenti nella suburra della speculazione postribolare. Sono ragazze che non hanno avuto radice nella famiglia regolare. Non voglio dire che siano tutte brutte: ma non ho veduto nessuna bellezza fiorente, nessuno sfarzo fisico e non ho potuto supporre in qualcuna di loro uno spirito di mondana caduta nei disordini della vita sociale. Nessuna leggeva. Ho trovato che la maggioranza delle femmine nei letti e negli ambienti delle ricreazioni e delle conversazioni apparteneva alle teste opache, ai lupanari di puro sfogo bestiale. Nessuna sensazione, e neanche non fosse puramente del mestiere. La presenza dei visitatori non suscitava in loro nulla.

Davanti a questo spettacolo di incuriosità femminile mi passava per la mente Stead, il grande giornalista perito malauguratamente in una catastrofe marittima. La sua indignazione contro il minotauro che divorava le vergini delle isole inglesi a centinaia, con manate di sterline, mi incendiava e mi brutalizzava come un neghittoso che rimaneva imperturbabile in mezzo ai naufragi femminili.

Il tributo delle slibrettate della nostra moderna Babilonia è veramente vergognoso. È immolazione immonda. Stead ce lo ha detto parlando a tutto il mondo, come se stesse facendo il testamento della sua «Rivista delle riviste». Tocca al socialismo far cessare questa piaga della prostituzione, far smettere di contribuire con le figlie del popolo alle voluttà dei ricchi, dei miliardari del regno. Queste rivelazioni che riassumono le atrocità moderne, diceva, risveglieranno la coscienza del popolo. Forse fu una sua utopia. Perché la tratta delle schiave che si consuma dove vive la stampa, dove impera il Parlamento, dove vi sono centinaia di deputati mandati a Montecitorio per la salvezza e la giustizia dei proletari, è davvero un orrore e continua ancora. Inutile parlare di tribunali. Essi sono ciechi. La prostituzione è un'organizzazione statale.

Lo Stato è il suo massimo lenone. Il Ministro dell'Interno ne riscuote i proventi luridi e ha fatto i postriboli governativi. Il primo gestore di questa azienda della prostituzione nazionale fu il ministro De Pretis. Crispi, infuriato dal pudore, ha slibrettato tutto il bestiame delle case dalle gelosie chiuse, ma non è riuscito che alla retorica. Fu un atto per la piattaforma morale. Si mise in circolazione come giornalista. Soppresse alle donne venderecce il libretto che le chiamava «meretrici» e le sottopose alla visita periodica e le costrinse alla clausura del postribolo «libero» e le lasciava nelle reti poliziesche e sociali come prima.

Furono così ancora proprietà delle mezzane e dei negozianti di carne umana. Nessuna via alla riabilitazione. I postriboli sono aumentati in ragione della foia cittadina. Le clandestine si sono moltiplicate per venti. Affollarono e affollano tutti i marciapiedi a lavorare il maschio con gli occhi. Infettano la cittadinanza in modo spaventevole. C'è una ressa insospettabile in tutti gli ambienti dei sifilografi. Gli agenti investigativi, addetti ai buon costumi, fanno continue retate per il sifilocomio e per il cellulare, ma il minotauro è insaziabile. Continua a raggiungere le adolescenti con i biglietti di grosso taglio. La morale pubblica è rimasta squarciata. Ogni notte le vergini e le sverginate continuano a subire supplizi che infliggono loro i frequentatori delle case clandestine, delle case coperte dalla falsa fama e protette dal ruffianesimo delle 40 o 50 case di tolleranza popolate da 200 o 300 prostitute riconosciute che si danno il cambio nelle case della «utilità pubblica».

L'ospedale di via Pace, 9, dove io ho cercato invano le Margherite, più alte delle donne che si sono vendute a tutti, ve ne sono dalle 80 alle 100 al giorno, secondo le retate. Qui non si presentano spontaneamente che quelle che sono aggredite dal male nel periodo della bolletta verde.

Il periodo di degenza per loro, è, su per giù, dalle 4 settimane ai 4 mesi. Nessuno però le guarisce dei mali costumi. Esse hanno perduto il pudore attraverso i bisogni. Non possono tornare indietro. I lenoni sono alle loro gonne. Quando sono perdute di vista da Philbert: superbi tenenti postribolo di tipo francese o proprietari delle palazzine dalle gelosie chiuse, ci sono i «Lantier» che raggiungono le Gervaise e le mandano al mercato della carne clandestina fino al giorno in cui diventano preda dei becchini. Che fare? La bassa lussuria divora le donne. L'immortalità dei lupanari che pagano le tasse al Ministro dell'Interno, è indistruttibile.

Più se ne sono occupati i riformatori, come il Bertani, e più dessa ha conquistato terreno. Il tenente-postribolo non è più una figura abominevole. Egli è un tipo sociale. Va in carrozza. Lo si trova ai bagni. Invita a pranzo. Essa, morale, vive ormai amministrata in una casa «istituzionale» o nel palazzo dell'utilità pubblica, frequentato da borghesi e militari. L'influenza della chiesa è stata una miserevole cosa. Forse non è mai esistita. Parecchi dei suoi preti, dal pederasta poeta padre Ceresa e direttore di un collegio, morto in galera per le inversioni carnali, al don Riva, stato sotto chiave per le porcaggine e trasmissione di malattie segrete alle bimbe, nella casa religiosa della Fumagalli, hanno contribuito all'accumulazione della vergogna sociale.

Fra le imboscate o le sfruttattrici della prostituzione clandestina sono innumerevoli le megere che lavorano la clientela di alto bordo, cioè quella che è sempre alla ricerca della vergini, delle più giovani, o non ancora apparse nei bassi fondi delle sgonnellatrici o commerciabili da poco tempo. La più nota mercantessa è la S. M. di L. che fu anche una turpe confidente delle guardie di finanza e dei carabinieri. Ella è giunta all'opulenza.

La sua compagna inglese può essere mrs. Jafferies, andata alla ricchezza scandalosa senza ratti criminosi. Essa forniva le vergini ai signori della Camera alta e della Camera bassa che si pascevano di green girls.

La S. M. di L. ha fatto molti denari. Più ricca di lei è M. N., ruffiana inarrivabile, conosciuta da tutta la squadra dei buoni costumi, come è conosciuta l'A. C., il «bambinone», che esercita il mestiere della «prostituzione classica». Tutta questa gente non è riabilitabile, ma può servire a mettere sulla strada mercantesse e mercanti clandestini che forniscono e speculano sulle figlie del popolo. Queste turpi figure hanno giovato a Stead, promettendo loro il silenzio. Egli fu leale. Non rivelò nomi. Si contentò di affermare che si vendevano su per giù, le vergini, a un tanto per testa: a 20, a 25 e perfino a 40 sterline.

Perché non si dubiti traduco quattro righe dello stesso Stead: «Mi si condussero nove fanciulle in dieci giorni, quattro delle quali ottenevano il certificato di verginità, mentre le altre cinque rimasero senza il documento della virgo intacta. Cioè tecnicamente erano già andate al diavolo a tredici anni!». Il minotauro continuava a divorare indisturbato.

La stanza che ho veduto al sifilicomio di via Pace, 9, non mi ha dato che ragazze comuni. Forse è la mattina, forse è l'abito che indossano, forse sono le teste avvolte nelle bende che scolorano le recluse e danno loro un atteggiamento di donne cadute nell'abiezione dei contagi che invecchiano e appassiscono loro le carni. Fatto sta che non ho portato via che impressioni di disgusto. Al letto ho parlato con una francese svizzera. È inutile dirne la storia. È sempre la stessa. Deflorate per niente o per guadagno si avviano di gradino in gradino al sifilicomio senza rialzarsi più mai. Neanche se giunge in tempo ad agguantarle la mano dell'Asilo Mariuccia. Le ragazze che passano per i vicoli della prostituzione, per i cul-de-sac degli affollamenti degli uomini non ti tirano più su. Sono sverginate nei pensieri. Non sanno più raggiungere la vita abbandonata, rimangono depravate in tutti i movimenti. Se poi sono passate per gli androni delle malattie veneree rimangono nel sottosuolo di quello che i medici specialisti considerano il «brodo di coltura» della pestilenza inguaribile, pestilenza che rimane in mezzo alla civiltà come un bubbone slabbrato. Il pentimento non la salute a nessuno. Neanche alle Margherite. Ma il pentimento è raro. Una donna che ha perduto la sua verginità e ne ha fatto un mercato, ha detto Stead, è sempre una donna sospetta. Anzi non è più che una sverginata. Argo Belalngé e ora Pearl di Napoleone III sono rimaste le sverginate degli alti pavés, delle altre orge o dei cabaret alla moda.

Lungo le corsie delle ammalate ho notato che la maggioranza non è composta di ragazze milanesi, ma di ragazze provinciali, venute dai paesi circonvicini. Il contributo delle giovani milanesi è dato dalle stiratrici, dalle serve e dalle ragazze di casoni.

Non si sventura un ambiente nutrito da una prostituzione che conta migliaia e migliaia di donne clandestine registrate all'ufficio di questura in un giorno. Bisogna che io vi ritorni senza scalcagnare per le sozzure e per molto tempo. Non si spalancano le case «mal famée» con una semplice passeggiata.

È lavoro di cautela. Per reprimere un traffico secolare più che approvato, sfruttato e tollerato dall'autorità massima e dalla grande maggioranza dei due sessi, bisogna servirsi della pubblicità, e sollevare l'indignazione pubblica. Lo Stead ha dovuto iniziare la sua campagna pregando i lettori del suo giornale che avessero pudori di non leggerli in certi giorni in cui lui vi avrebbe riversato le sue oscene abbominazioni.

Il Tributo delle vergini era proprio carico di documenti ripugnanti o nauseanti. La vendita a un tanto per testa delle vergini comperato nei quartieri dell'Est (quartieri poveri o operai) e vendute nel West-End (quartieri ricchi) segretamente, a 20 o a 40 sterline ciascuna, nelle casa «mal famées» delle mercantesse di carni giovanili era proprio documentata.

Il giornale andava per le strade strillato a prezzi di numeri sensazionali, a ruba. La tiratura doveva essere ripetuta. Il pubblico leggeva e scoppiava in una collera bestiale. Nessuno voleva credere che la moderna Babilonia ospitasse tanti porci, tanti minotauri della libidine.

I moralisti non hanno creduto. Hanno veduto nello Stead uno speculatore di pornografia letteraria. Così solo hanno preso per il collo e consegnato alla giustizia, la quale lo accomodò in una cella, per sei mesi ai lavori duri.

Non importava. La società era ferita. I riformatori si sono sentiti nella sua sentenza vituperati.

La pubblicazione era divenuta un fascicolo. Il prezzo veniva alterato dai giornalivendoli e dai librivendoli. Non accettavano che dell'oro. Chi andava allo sportello editoriale lo trovava esaurito.

Per le stradaiuole fu un supplizio la pubblicazione che aveva sollevato il vespaio di tutte le impurità in un paese dove la prostituzione non era riconosciuta.

We have harlots, in our country —. Noi non abbiamo prostitute nel nostro paese.

Lo Stead ne ha contate 50.000 nella capitale di cinque milioni di abitanti.

Il traffico di tutta questa truppa si svolge in Piccadilly Circus, tra le 11 e mezzo e le 12. È il rendez-vous generale. Tutte le harlots (prostitute) si pigiano sui marciapiedi dell'ambiente concesso, dove i policemen, seguitano a tenerle in moto. In mezz'ora si compiono tutti i contratti.

Nelle giornate della pubblicazione del Tributo delle vergini della moderna Babilonia sono state affamate. Chi poteva, stava in casa. Chi scendeva, arrischiava l'arresto. I policeman sembravano indemoniati. Le incalzavano con la violenza del linguaggio. Il pubblico di queste donne ladre non si faceva vedere. C'è voluto più d'un anno a rimettere il mercato in ordine.

Da noi sarà più difficile il lavoro di disinfezione.

Voi trovate donne dappertutto. Dove si beve e si mangia. In tutti i caffè e le birrerie, in Galleria e incontro alla Galleria Vittorio Emanuele. Nelle vie buie, nelle vie chiare. Nei vicoli, nelle strade note e arcinote. Donne che hanno percorso tutto il cacchismo; che sono vissute nei postriboli. Che hanno consumata mezza esistenza nei sifilicomi. Che sono state in prigione. Che hanno involato il portafoglio e l'orologio al cliente tutte le volte che hanno potuto. Che hanno chiamato gente quando si sono trovate in ambienti ammantati di onestà borghese per spaventare l'uomo che non voleva lasciarsi estorcere somme esagerate. I tafferugli sono sovente sedati dalle megere o dai ruffiani.

Che fare? Stead è andato in fondo al mare con molte disillusioni. Aveva veduto che la sua propaganda contro il vizio e il ricco, contro il vizio dei poveri, contro il vizio nazionale non aveva giovato a nessuno.

Tuttavia il mondo non può tollerare di vivere in queste turpi condizioni.

La domenica il sifilicomio va riveduto più d'una volta. Vi si vede a poco a poco tutto il mondo postribolare.

Il servidorame dei casotti privati e pubblici.

Gli amanti delle vittime degli infortuni del lavoro, i tenenti postriboli che si fanno vedere per non perdere le donne dei propri stabilimenti, o gli incaricati di portarvi soccorsi alle ragazze delle diverse crociere. È una miscela. Vi sono degli amanti che vivono alle spalle di quelle che hanno perduta la salute. Suonata l'ora dell'entrata si vedono tutte queste persone che si disperdono in diverse direzioni per fermarsi ai parlatori, dove è un cancello di legno con una monaca o una infermiera di solito grossa e sana, e un tavolino al quale si scartocciano discorsi: fatti di salami, di quarti e di mezzi polli, di uova, di aranci, di mele, di dolci, di caramelle di altre leccornie. Pochi mesi sono assistevano a questi parlatoi gl'investigativi. Essi davano all'ambiente un'aria troppo poliziesca. Un consigliere non appena in carica gli ha fatti mettere la porta. Vi sono le catturate di tutti i giorni, fino alla visita medica esse sono trattenute nel reparto celtico e non possono uscire. Son facce sconosciute, colte per le vie per delle contravvenzioni, o perché cercata dall'ufficio della visita.

In una stanzuccia malsagomata, al dorso di un parlatorio, ne ho vedute una trentina in attesa di essere chiamate. Al nostro passaggio si sono alzate. Sifilitiche, molte avevano subito il taglio delle chiome. Alcune solo in parte. Quasi tutte giovani. Magroline. Basse. Difficilmente in carne. Vestite alla diable. Caramellavano fra di loro. Tutte incorreggibili. Non c'è che non ha mai avuto bisogno che non creda a tutto questo marciume sociale.

Addio castità di donne, tu sei affondata nel carognismo dei dirigenti della fornocrazia. La Suburra è ormai il loro ambiente.




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