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Ho sbagliato il titolo. Non vi
ho trovato alcune che avesse sfogliata la camelia. Nessuna di loro che fosse
stata nel fasto della celebre mantenuta parigina o negli amori di Armando che
passano dai disprezzi di salotto ai turbini della disperazione pubblica. Qui
nessuna emozione, nessuna green girl (vergine che sia stata rapita per
delle ubriacature a pagamento). Sono tutte fanciulle uscite dall'utero della
miseria e precipitate adolescenti nella suburra della speculazione
postribolare. Sono ragazze che non hanno avuto radice nella famiglia regolare.
Non voglio dire che siano tutte brutte: ma non ho veduto nessuna bellezza
fiorente, nessuno sfarzo fisico e non ho potuto supporre in qualcuna di loro
uno spirito di mondana caduta nei disordini della vita sociale. Nessuna
leggeva. Ho trovato che la maggioranza delle femmine nei letti e negli ambienti
delle ricreazioni e delle conversazioni apparteneva alle teste opache, ai lupanari
di puro sfogo bestiale. Nessuna sensazione, e neanche non fosse puramente del
mestiere. La presenza dei visitatori non suscitava in loro nulla.
Davanti a questo spettacolo di
incuriosità femminile mi passava per la mente Stead, il grande giornalista perito
malauguratamente in una catastrofe marittima. La sua indignazione contro il
minotauro che divorava le vergini delle isole inglesi a centinaia, con manate
di sterline, mi incendiava e mi brutalizzava come un neghittoso che rimaneva
imperturbabile in mezzo ai naufragi femminili.
Il tributo delle slibrettate
della nostra moderna Babilonia è veramente vergognoso. È immolazione immonda.
Stead ce lo ha detto parlando a tutto il mondo, come se stesse facendo il testamento
della sua «Rivista delle riviste». Tocca al socialismo far cessare questa piaga
della prostituzione, far smettere di contribuire con le figlie del popolo alle
voluttà dei ricchi, dei miliardari del regno. Queste rivelazioni che riassumono
le atrocità moderne, diceva, risveglieranno la coscienza del popolo. Forse fu
una sua utopia. Perché la tratta delle schiave che si consuma dove vive la stampa,
dove impera il Parlamento, dove vi sono centinaia di deputati mandati a
Montecitorio per la salvezza e la giustizia dei proletari, è davvero un orrore
e continua ancora. Inutile parlare di tribunali. Essi sono ciechi. La
prostituzione è un'organizzazione statale.
Lo Stato è il suo massimo
lenone. Il Ministro dell'Interno ne riscuote i proventi luridi e ha fatto i
postriboli governativi. Il primo gestore di questa azienda della prostituzione
nazionale fu il ministro De Pretis. Crispi, infuriato dal pudore, ha
slibrettato tutto il bestiame delle case dalle gelosie chiuse, ma non è
riuscito che alla retorica. Fu un atto per la piattaforma morale. Si mise in
circolazione come giornalista. Soppresse alle donne venderecce il libretto che
le chiamava «meretrici» e le sottopose alla visita periodica e le costrinse
alla clausura del postribolo «libero» e le lasciava nelle reti poliziesche e
sociali come prima.
Furono così ancora proprietà
delle mezzane e dei negozianti di carne umana. Nessuna via alla riabilitazione.
I postriboli sono aumentati in ragione della foia cittadina. Le clandestine si
sono moltiplicate per venti. Affollarono e affollano tutti i marciapiedi a
lavorare il maschio con gli occhi. Infettano la cittadinanza in modo
spaventevole. C'è una ressa insospettabile in tutti gli ambienti dei
sifilografi. Gli agenti investigativi, addetti ai buon costumi, fanno continue
retate per il sifilocomio e per il cellulare, ma il minotauro è insaziabile.
Continua a raggiungere le adolescenti con i biglietti di grosso taglio. La
morale pubblica è rimasta squarciata. Ogni notte le vergini e le sverginate continuano
a subire supplizi che infliggono loro i frequentatori delle case clandestine,
delle case coperte dalla falsa fama e protette dal ruffianesimo delle 40 o 50
case di tolleranza popolate da 200 o 300 prostitute riconosciute che si danno
il cambio nelle case della «utilità pubblica».
L'ospedale di via Pace, 9, dove
io ho cercato invano le Margherite, più alte delle donne che si sono vendute a
tutti, ve ne sono dalle 80 alle 100 al giorno, secondo le retate. Qui non si
presentano spontaneamente che quelle che sono aggredite dal male nel periodo
della bolletta verde.
Il periodo di degenza per loro,
è, su per giù, dalle 4 settimane ai 4 mesi. Nessuno però le guarisce dei mali
costumi. Esse hanno perduto il pudore attraverso i bisogni. Non possono tornare
indietro. I lenoni sono alle loro gonne. Quando sono perdute di vista da
Philbert: superbi tenenti postribolo di tipo francese o proprietari delle
palazzine dalle gelosie chiuse, ci sono i «Lantier» che raggiungono le Gervaise
e le mandano al mercato della carne clandestina fino al giorno in cui diventano
preda dei becchini. Che fare? La bassa lussuria divora le donne. L'immortalità
dei lupanari che pagano le tasse al Ministro dell'Interno, è indistruttibile.
Più se ne sono occupati i
riformatori, come il Bertani, e più dessa ha conquistato terreno. Il
tenente-postribolo non è più una figura abominevole. Egli è un tipo sociale. Va
in carrozza. Lo si trova ai bagni. Invita a pranzo. Essa, morale, vive ormai
amministrata in una casa «istituzionale» o nel palazzo dell'utilità pubblica,
frequentato da borghesi e militari. L'influenza della chiesa è stata una
miserevole cosa. Forse non è mai esistita. Parecchi dei suoi preti, dal
pederasta poeta padre Ceresa e direttore di un collegio, morto in galera per le
inversioni carnali, al don Riva, stato sotto chiave per le porcaggine e
trasmissione di malattie segrete alle bimbe, nella casa religiosa della Fumagalli,
hanno contribuito all'accumulazione della vergogna sociale.
Fra le imboscate o le
sfruttattrici della prostituzione clandestina sono innumerevoli le megere che
lavorano la clientela di alto bordo, cioè quella che è sempre alla ricerca
della vergini, delle più giovani, o non ancora apparse nei bassi fondi delle
sgonnellatrici o commerciabili da poco tempo. La più nota mercantessa è la S. M. di L. che fu anche una
turpe confidente delle guardie di finanza e dei carabinieri. Ella è giunta
all'opulenza.
La sua compagna inglese può
essere mrs. Jafferies, andata alla ricchezza scandalosa senza ratti criminosi.
Essa forniva le vergini ai signori della Camera alta e della Camera bassa che
si pascevano di green girls.
La S. M. di L. ha fatto molti
denari. Più ricca di lei è M. N., ruffiana inarrivabile, conosciuta da tutta la
squadra dei buoni costumi, come è conosciuta l'A. C., il «bambinone», che
esercita il mestiere della «prostituzione classica». Tutta questa gente non è
riabilitabile, ma può servire a mettere sulla strada mercantesse e mercanti
clandestini che forniscono e speculano sulle figlie del popolo. Queste turpi
figure hanno giovato a Stead, promettendo loro il silenzio. Egli fu leale. Non
rivelò nomi. Si contentò di affermare che si vendevano su per giù, le vergini,
a un tanto per testa: a 20, a
25 e perfino a 40 sterline.
Perché non si dubiti traduco
quattro righe dello stesso Stead: «Mi si condussero nove fanciulle in dieci
giorni, quattro delle quali ottenevano il certificato di verginità, mentre le
altre cinque rimasero senza il documento della virgo intacta. Cioè tecnicamente
erano già andate al diavolo a tredici anni!». Il minotauro continuava a
divorare indisturbato.
La stanza che ho veduto al
sifilicomio di via Pace, 9, non mi ha dato che ragazze comuni. Forse è la
mattina, forse è l'abito che indossano, forse sono le teste avvolte nelle bende
che scolorano le recluse e danno loro un atteggiamento di donne cadute
nell'abiezione dei contagi che invecchiano e appassiscono loro le carni. Fatto
sta che non ho portato via che impressioni di disgusto. Al letto ho parlato con
una francese svizzera. È inutile dirne la storia. È sempre la stessa. Deflorate
per niente o per guadagno si avviano di gradino in gradino al sifilicomio senza
rialzarsi più mai. Neanche se giunge in tempo ad agguantarle la mano dell'Asilo
Mariuccia. Le ragazze che passano per i vicoli della prostituzione, per i
cul-de-sac degli affollamenti degli uomini non ti tirano più su. Sono
sverginate nei pensieri. Non sanno più raggiungere la vita abbandonata,
rimangono depravate in tutti i movimenti. Se poi sono passate per gli androni
delle malattie veneree rimangono nel sottosuolo di quello che i medici specialisti
considerano il «brodo di coltura» della pestilenza inguaribile, pestilenza che
rimane in mezzo alla civiltà come un bubbone slabbrato. Il pentimento non dà la
salute a nessuno. Neanche alle Margherite. Ma il pentimento è raro. Una donna
che ha perduto la sua verginità e ne ha fatto un mercato, ha detto Stead, è
sempre una donna sospetta. Anzi non è più che una sverginata. Argo Belalngé e
ora Pearl di Napoleone III sono rimaste le sverginate degli alti pavés, delle
altre orge o dei cabaret alla moda.
Lungo le corsie delle ammalate
ho notato che la maggioranza non è composta di ragazze milanesi, ma di ragazze
provinciali, venute dai paesi circonvicini. Il contributo delle giovani
milanesi è dato dalle stiratrici, dalle serve e dalle ragazze di casoni.
Non si sventura un ambiente
nutrito da una prostituzione che conta migliaia e migliaia di donne clandestine
registrate all'ufficio di questura in un giorno. Bisogna che io vi ritorni
senza scalcagnare per le sozzure e per molto tempo. Non si spalancano le case
«mal famée» con una semplice passeggiata.
È lavoro di cautela. Per
reprimere un traffico secolare più che approvato, sfruttato e tollerato
dall'autorità massima e dalla grande maggioranza dei due sessi, bisogna
servirsi della pubblicità, e sollevare l'indignazione pubblica. Lo Stead ha
dovuto iniziare la sua campagna pregando i lettori del suo giornale che
avessero pudori di non leggerli in certi giorni in cui lui vi avrebbe riversato
le sue oscene abbominazioni.
Il Tributo delle vergini era
proprio carico di documenti ripugnanti o nauseanti. La vendita a un tanto per
testa delle vergini comperato nei quartieri dell'Est (quartieri poveri o
operai) e vendute nel West-End (quartieri ricchi) segretamente, a 20 o a 40 sterline
ciascuna, nelle casa «mal famées» delle mercantesse di carni giovanili era
proprio documentata.
Il giornale andava per le strade
strillato a prezzi di numeri sensazionali, a ruba. La tiratura doveva essere
ripetuta. Il pubblico leggeva e scoppiava in una collera bestiale. Nessuno
voleva credere che la moderna Babilonia ospitasse tanti porci, tanti minotauri
della libidine.
I moralisti non hanno creduto.
Hanno veduto nello Stead uno speculatore di pornografia letteraria. Così solo
hanno preso per il collo e consegnato alla giustizia, la quale lo accomodò in
una cella, per sei mesi ai lavori duri.
Non importava. La società era
ferita. I riformatori si sono sentiti nella sua sentenza vituperati.
La pubblicazione era divenuta un
fascicolo. Il prezzo veniva alterato dai giornalivendoli e dai librivendoli.
Non accettavano che dell'oro. Chi andava allo sportello editoriale lo trovava
esaurito.
Per le stradaiuole fu un
supplizio la pubblicazione che aveva sollevato il vespaio di tutte le impurità
in un paese dove la prostituzione non era riconosciuta.
— We have harlots, in our country —. Noi
non abbiamo prostitute nel nostro paese.
Lo Stead ne ha contate 50.000
nella capitale di cinque milioni di abitanti.
Il traffico di tutta questa
truppa si svolge in Piccadilly Circus, tra le 11 e mezzo e le 12. È il
rendez-vous generale. Tutte le harlots (prostitute) si pigiano sui marciapiedi
dell'ambiente concesso, dove i policemen, seguitano a tenerle in moto. In
mezz'ora si compiono tutti i contratti.
Nelle giornate della
pubblicazione del Tributo delle vergini della moderna Babilonia sono
state affamate. Chi poteva, stava in casa. Chi scendeva, arrischiava l'arresto.
I policeman sembravano indemoniati. Le incalzavano con la violenza del
linguaggio. Il pubblico di queste donne ladre non si faceva vedere. C'è voluto
più d'un anno a rimettere il mercato in ordine.
Da noi sarà più difficile il
lavoro di disinfezione.
Voi trovate donne dappertutto.
Dove si beve e si mangia. In tutti i caffè e le birrerie, in Galleria e incontro
alla Galleria Vittorio Emanuele. Nelle vie buie, nelle vie chiare. Nei vicoli,
nelle strade note e arcinote. Donne che hanno percorso tutto il cacchismo; che
sono vissute nei postriboli. Che hanno consumata mezza esistenza nei
sifilicomi. Che sono state in prigione. Che hanno involato il portafoglio e
l'orologio al cliente tutte le volte che hanno potuto. Che hanno chiamato gente
quando si sono trovate in ambienti ammantati di onestà borghese per spaventare
l'uomo che non voleva lasciarsi estorcere somme esagerate. I tafferugli sono
sovente sedati dalle megere o dai ruffiani.
Che fare? Stead è andato in
fondo al mare con molte disillusioni. Aveva veduto che la sua propaganda contro
il vizio e il ricco, contro il vizio dei poveri, contro il vizio nazionale non
aveva giovato a nessuno.
Tuttavia il mondo non può
tollerare di vivere in queste turpi condizioni.
La domenica il sifilicomio va
riveduto più d'una volta. Vi si vede a poco a poco tutto il mondo postribolare.
Il servidorame dei casotti
privati e pubblici.
Gli amanti delle vittime degli
infortuni del lavoro, i tenenti postriboli che si fanno vedere per non perdere
le donne dei propri stabilimenti, o gli incaricati di portarvi soccorsi alle
ragazze delle diverse crociere. È una miscela. Vi sono degli amanti che vivono
alle spalle di quelle che hanno perduta la salute. Suonata l'ora dell'entrata
si vedono tutte queste persone che si disperdono in diverse direzioni per
fermarsi ai parlatori, dove è un cancello di legno con una monaca o una infermiera
di solito grossa e sana, e un tavolino al quale si scartocciano discorsi: fatti
di salami, di quarti e di mezzi polli, di uova, di aranci, di mele, di dolci,
di caramelle di altre leccornie. Pochi mesi sono assistevano a questi parlatoi
gl'investigativi. Essi davano all'ambiente un'aria troppo poliziesca. Un
consigliere non appena in carica gli ha fatti mettere la porta. Vi sono le
catturate di tutti i giorni, fino alla visita medica esse sono trattenute nel
reparto celtico e non possono uscire. Son facce sconosciute, colte per le vie
per delle contravvenzioni, o perché cercata dall'ufficio della visita.
In una stanzuccia malsagomata,
al dorso di un parlatorio, ne ho vedute una trentina in attesa di essere
chiamate. Al nostro passaggio si sono alzate. Sifilitiche, molte avevano subito
il taglio delle chiome. Alcune solo in parte. Quasi tutte giovani. Magroline.
Basse. Difficilmente in carne. Vestite alla diable. Caramellavano fra di loro.
Tutte incorreggibili. Non c'è che non ha mai avuto bisogno che non creda a tutto
questo marciume sociale.
Addio castità di donne, tu sei
affondata nel carognismo dei dirigenti della fornocrazia. La Suburra è ormai il loro
ambiente.
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