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L'oscarwildismo è la religione
degli invertiti.
Non è una malattia di certi
uomini o di certi degenerati, come molti suppongono. È dell'estetismo di certe
classi. Gli uomini che adorano gli uomini non sono ancora giunti alla
sfacciataggine di affiggere pubblicamente le loro pervesioni sessuali né a
cercare i compagni di gozzoviglie carnali nelle inserzioni a pagamento. Ma in
conversazione, nei ritrovi mondani non hanno paura di sostenere il diritto
degli uomini ai matrimoni socratici, ai deliri sadici, alle turpitudini del
sesso unico. Coloro che assumono la funzione femminile appartengono tutti alle
classi alte, alle classi blasonate, alle classi dorate, alle classi
intellettuali. Politicamente sono tutti conservatori per tradizione. Molti di
loro vivono intorno ai troni. Odiano le donne di un odio covato lungamente. Non
pochi prendono moglie e le mogli servono loro di scudi, di ditta per nascondere
la loro vita infame.
La prima volta che ho udito
degli urningi come associazione è stato in Inghilterra. Uno dei membri
principali di quelle figuracce abominevoli era il figlio di Edoardo VII,
l'erede del trono. Non appena si è saputo che la casa degli orrori maschili di
Cleveland street, tenuta dal lenone Hammond, era frequentata dalla gente
titolata, elegante, ricca, eminente nell'almanacco di Totha, è scoppiata una
tempesta d'indignazione nazionale che ha fatto tremare l'edificio dinastico.
Tutti gridavano, tutti urlavano, tutti domandavano la testa dei colpevoli. Le
bocche più eloquenti del regno riversavano sugli uditori tutte le piattaforme
fiorite di prosa esasperata, arroventata, dinamitizzata di cervelli in fiamme.
Fuori i nomi! Fuori i nomi! Con un giornalismo che non è che una inchiesta
quotidiana non era possibile la vigliaccheria professionale di lasciare correre
il sottovoce che pedina gli accusati che non si voltano mai indietro, il
sottovoce che ingrossa di bocca in bocca, il sottovoce che lascia dovunque
passare la strage dei colpevoli e degli innocenti. E l'Harden d'allora è stato
il signor Parker, il redattore capo dello Star. Ha narrato, come ha potuto, la
vita animalizzata dal sesso unico che si svolgeva nella casa Hammond, ha
lasciato capire che i frequentatori erano alla sommità degli onori sociali, ha
detto che le harlots (prostitute) maschie erano non pochi fattorini
telegrafici e ha fatto un nome, quello di lord Euston. È stato un finimondo. I
nomi dei sottovoci sono stati trascinati sulla piattaforma della bufera
pubblica, e folle sono andate su loro coi piedi. Il solo nome che sia rimasto
nel cri-cri del sottovoce è stato quello del principe. La nazione lo ha
risparmiato come prima aveva risparmiato il libertinaggio del padre. I boys
degli uffici telegrafici sono stati licenziati su due piedi, Hammond ha messo
tra lui e la polizia che lo cercava l'atlantico; i due grossi ufficiali addetti
alla casa del principe di Galles si sono salvati in Turchia cambiando nome; gli
altri baronetti indiziati e sulla lista della clientela di Hammond si sono
fatti dimenticare nelle colonie e il lord accusato pubblicamente non ha potuto
negare la sua presenza nel bordello maschile, ma ha dichiarato che vi era stato
tratto con l'idea che vi fossero donne. I boys citati al processo di
diffamazione non hanno voluto o potuto riconoscerlo. Le sterline di ricatto
avevano tappate le loro bocche. E Parker è stato condannato a dodici mesi di
lavori duri. Il suo sacrificio è stato una specie di rivoluzione morale, come
quando Stead è stato condannato come defloratore di ragazze per avere
intrapresa la campagna fatta a colpi di penna contro quelli che egli chiamava i
divoratori di verginità.
Il secondo scandalo è stato
quello dell'università di Cambridge. I giovani signori vanno all'università con
il loro domestico, il quale è sempre un giovane. Occupano tre stanze, vivono in
crapule, di orge, di quadri plastici, d'inversioni di tutte le specie. Nessuno
ne parla o si spaventa se non quando il fattaccio diventa pubblico. E così un
giorno, coll'espulsione della studentesca invertita l'università è rimasta
quasi vuota. Nell'esecrazione pubblica sono intervenuti tutti i ministri delle
diverse chiese, tutti bevitori d'acqua e di the, tutta le gente che non sa
adattarsi all'urninismo. Ma la voluttà di peccare contro la natura non è
scomparsa. L'oscarwildismo era nel sangue nazionale. Oscar Wilde è un partito,
è una religione dalle tendenze à rebours, è un la piantato nella vita delle nazioni
moderne come una bandiera dell'estinzione femminile.
A Parigi gli amori degli uomini
non sono neppure sensazionali. Si trovano nella cronaca come fatterelli come
birichinate, come pazzie di giovinastri. È più importante un apache che un anormale
o un bisessuale, un pervertito dal cervello femminile. Il documento è nei
giornali parigini di ieri, cioè del pronome aprile. Fleurot, un ex ufficiale in
ritiro, un avvocato che vinceva tutte le cause, che vestiva con grande
ricercatezza, che aveva viaggiato il mondo col suo patrimonio intelletuale
quadrilingue, che frequentava il mondo degli artisti del palcoscenico come un
uomo d'affari è morto assassinato, probabilmente da un suo Sporo, senza
suscitare alcun disgusto, alcuna ripugnanza. Egli è negli articoli senza
caratteri cubitali, senza esplosivi di collera, senza irritazione per le sue
abitudini di sentire nei maschi degli odori delle femmine, senza caterve di
aggettivi neri per la sua animalità unissessuale. Tutti sanno o sapevano che
egli era una figura degli ambienti interlopes, dove convengono gli
omossessuali, i contrabbandieri della vita, i signori dai gusti proibiti o
stamachevoli; come sanno o sapevano che il suo appartamento era il ricettacolo
di tutte le losche figure del sottosuolo e di tutti gli smascolinizzati sul
mercato della prostituzione maschia. Ebbene? La sua fine tragica non ha trovato
fobie nel giornalismo della capitale parigina.
Il suo cadavere è stato adagiato
sul letto degli eufemismi e coperto di fiori della benevolenza. È molto se
qualche giornale ha osato dire che Fleurot aveva costumi speciali od era un
raffinato che si trovava fuori del suo ambiente in mezzo alle donne. Un
invertito più o meno non è cosa importante nella organizzazione sociale. Ma il
personaggio del drammatico suicidio della via del Monte Tabor è qualche cosa di
più. È il segno della diffusione dell'oscarwildimo è che l'oscarwildismo non fa
più recere.
Lo scandalo degli scandali delle
inversioni sessuali è nelle orecchie nella memoria di tutti. È quello della
Tavola rotonda di Berlino, stata presieduta, più di una volta, dice il
sottovoce, dallo stesso imperatore. Si può dire che tutto il mondo ha assistito
al massacro morale del principe di Eulenburg, di Kuno, di Moltke, di un
ambasciatore francese e di molti altri sensualisti dell'omosessualità. Lo
strano dei personaggi giunti alle raffinatezze dei gusti immondi è che, mentre
si amano e sono gelosi che uno di loro si serva di una donna o della moglie,
sono poi indifferentissimi alle infedeltà mascoline. Intorno a loro ci sono
sempre frotte di giovani. Non c'è disastro morale senza questo documento. C'è
intorno al cadavere morale del principe di Eulenburg, al cadavere di Oscar
Wilde, intorno al cadavere di Von Moltke, intorno al cadavere di Fleurot un
assortimento di facce, di corporature, d'individui alti e bassi, di magri e di
grassi da non dare un'idea esatta della concezione estetica della bellezza
maschile degli omossessuali. Che cos'è che amano nei loro bardassa? È l'occhio
vivo, lucido, annegato nel languore glauco? Trovi invertiti che si contentano
di un occhio velato, sonnolento, magari orlato di cispa. Puah! È la folta
capigliatura, bionda o nera, morbida o flessuosa? Ci sono molti sporcaccioni
che idolatrano le teste pelate o semi-pelate o calve o lucide come palle da
bigliardo. L'estetismo dell'invertito è dunque una fiaba. Come è una fiaba il
coraggio degli urningi. Non appena sono scoperti si vergognano, si nascondono,
si sottraggono al sottovoce o all'accusa con fughe precipitose e scandalose.
Tutti quelli di Cleveland
street, compreso lord Arturo Somerset, compreso un grande signore spendaccione,
che deve essere ancora in Milano, hanno attraversato, in fretta e furia, chi
l'Atlantico e chi la
Manica. De Cobain, deputato, lo si è dovuto agguantare in
Spagna, e al processo è stato un miserevole piagnucolone come il padre Cersa,
di scellerata memoria. So bene, ci sono eccezioni.
Oscar Wilde è rimasto. Perché?
Il suo nome era un valore e la sua fuga sarebbe stata una confessione.
L'eccezione per me, se ne esiste una, è quella che abbiamo veduta fra i
personaggi della Tavola Rotonda. È il conte di Eulenburg, colui che si è
presentato al processo Harden come un urningo che non aveva paura dei suoi
peccati. Egli vi è andato al suo incendio in mezzo alla gente esasperata a
confessare di essere stato l'autore della circolare all'aristocrazia invertita
per dare una costituzione con dei regolamenti per proclamare in faccia al mondo
che gli omossessuali sono un popolo dell'avvenire.
Mentre invece, intorno al
principe di Eulenburg, abbiamo veduto degli ex-militari Riedel ed Ernesto, due
delle sue prostitute in calzoni di panno militare, con le proteste e i
giuramenti del principe.
Anche in quell'occasione la
caduta dei porconi dalle perversioni sessuali è dovuta a un giornalista. Invece
di gridare scioccamente, come fanno tutti i giornalisti senz'anima giornalista,
fuori i nomi! Si è preparato alla chetichella, ha fatto la sua inchiesta e come
il Parker e come lo Stead della «Rivista delle Riviste» è andato in pubblico
col suo j'accuse! Massimiliano Haerde non è ancora libero dagli
aggrovigliamenti del codice penale, ma il suo eroismo è passato alla storia.
Condannato o assolto la
Tavola Rotonda del partito imperiale ha un nome e un significato.
È lo sfacelo morale politico della geldra dorata che sazia di tutto di onori,
di sostanze, e di donne si è gettata nel truogolo a diguazzare nel fango, a
imbestialirsi nella melma, a stordirsi e ubriacarsi negli odori fetenti.
In Milano l'oscarwildismo è
penetrato da un pezzo. Coloro che fanno o frequentano la vita mondana sanno
tutto quello che si svolge nelle alcove maschili. L'estetismo ha sedotto molti
e molti non lo considerano nemmeno come vizio ributtante. Nei ritrovi pubblici
si dà del vecchio a chi ha orrore dell'inversione sessuale. Come ci sono le
Satin della vita che odiano l'uomo e non si dànno che alla donna, così ci
devono essere gli Oscar Wilde e gli Eulenburg. Il la della moltiplicazione
degli urningi me lo ha dato non è molto un lenone di una casa Hammond di
Milano, mettendosi a singhiozzare davanti al presidente del tribunale che lo
aveva condannato a tre anni.
— Perché piangete? — gli
domandai.
— Caro signore, io sono rovinato
completamente. Avevo una casa così bene avviata...—
Gli altri due pederasti passivi
hanno detto al loro avvocato:
— Noi non possiamo parlare
perché l'onore professionale ce lo impedisce. Ma se gli dicessimo i nomi della
nostra clientela non ci crederebbe. Noi stessi ne siamo spaventati.
Io ho degli amici che hanno
proprio voluto farmi vedere che sul lastricato milanese c'erano più prostituti
che prostitute. E una sera dopo l'altra ho dovuto convincermi che semplicemente
tra l'imbocco della Galleria Vittorio Emanuele e le adiacenze intorno al Duomo
c'era una legione di giovanotti e giovanottoni che mettevano in mostra le
eminenze del loro corpo, che vestivano con cura femminile, che occhiavano e
dominavano chi li desiderava, che parlavano con la voce effeminizzata, che si
chiamavano Ernestina, Adalgisa, Edvige, Cleofe, e che avevano i loro domicili
liberi come le donne del mestiere. Tra i miei amici c'era pure un delegato di
P. S., sconosciuto agli invertiti di professione. Ciascuno dei miei amici
lavorava a trascinare i passivi nei tranelli per proprio conto. Ma quanto lo
spudorato era nella propria stanza avveniva l'invasione e lo si caricava di pugni.
Uno dei massacratori di quella feccia che involava la clientela alle biches
del selciato milanese è stato eletto deputato a Novara.
Il fattaccio dei pompieri licenziati
anni sono non ha punto sorpreso. Si sapeva che la loro vita non era quella dei
poveri cristi che accorrono a spegnere gli incendi. Indossavano pellicce da signori,
avevano alle dita anelli con brillanti, mangiavano come persone dal palato
ducale e scarrozzavano e spendevano e si davano a tutti i lussi. Quattro di
loro furono confessi. Tra i lenoni che ospitavano le coppie maschili era un
sarto. Il processo degli invertiti non so se sia avvenuto il perché una delle
orge stomachevoli se era svolta in un luogo pubblico, senza essere avvenuta,
per questo, all'aperto o sul Duomo, come aveva detto un giornale e senza
importanza. Il passivo del bagordo carnale non era un gentiluomo, ma un giovane
calzolaio.
La Commissione
d'inchiesta incaricata di verificare se le dicerie erano delle diffamazioni o
dei fatti veri era composta dell'assessore Candiani, dell'assessore Morpurgo e
dell'assessore Sironi. Il loro metodo era spicciativo. Pareva che avessero
paura di inzaccherarsi a penetrare nei labirinti delle inversioni sessuali.
Ai sospetti, citati davanti a
loro, domandavano su per giù queste cose:
— Conosce lei il sarto tale?
— Non è mai andato nella casa di
via A., di via R., di via M., del corso B. A.? —.
Essi si sono accontentati di
un'inchiesta superficiale, limitata ai loro dipendenti. Di nomi estranei non
hanno voluto saperne. È molto se ne è giunto uno al loro orecchio, uscito
spontaneamente dalla bocca degli accusati.
Mi duole solo che i tribunali
italiani siano rimasti alla tradizione di chiudere le porte tutte le volte che
si giudica la porcaggine libidinosa degli uomini e delle donne. Si ha paura. Si
ha paura che la diffusione dei misfatti carnali contamini i costumi e
infiacchisca e instupidisca le generazioni. Sciocchezze! Il segreto, la scena
ributtante avvolta nella garza giudiziaria, i nomi dei malviventi dalle
perversioni carnali protetti dalla morale, tanto immorale da impedirne la
circolazione e l'affissione pubblica, non sono più del popolo sano, forte,
capace di guardare in faccia alla produzione delittuosa dei suoi simili.
Tappare in casa l'immondizia, fare di tutto perché coloro che vi passano non
odorino gli odori pestiferi, vuol dire essere sudicioni. La società non è
affidata ai magistrati. La società, presa nel suo insieme, ha diritto di sapere
con chi vive e come la
Giustizia giudichi i suoi accusati.
Nel paese del bric-à-brac
monarchico, nel paese eminentemente teologico le porte chiuse di una Corte
farebbero impazzire gli inglesi. Le porte chiuse sono dei vili. Se io sono un
mostro della specie lo devono sapere tutti. I miei errori matrimoniali devono
essere uditi da chi vuole udirli e descritti in tutti i giornali. In Francia
impera lo stesso sistema. Non c'è delitto, per quanto sconcio, che si svolga
nell'atmosfera degli ambienti chiusi. Aria! Aprite le porte! Insegnate a noi
stessi la vita che si vive.
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