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§
2. — Due tipi di morale
A intendere poi la
ragion d'essere delle dottrine morali, e delle loro diversità, e somiglianze e
contrasti, e delle incongruenze a cui nessuna forse sfugge del tutto, e dei
problemi che a volta a volta le affaticano, pare che possa dar luce il
considerare ciascuna come espressione di due concezioni, o meglio, due correnti
di pensiero che rispondono a due tendenze fondamentali della coscienza morale;
le quali nella realtà storica dei sistemi si intrecciano e si compongono
variamente senza che l'una riesca mai ad escludere l'altra, anche se la oscura
o se la appropria e la nasconde; ma che l'analisi può legittimamente
distinguere e cogliere nelle due forme tipiche (anch'esse mutabili
storicamente) in cui si manifesta la natura caratteristica di ciascuna.
Sono dunque, a configurarle astrattamente, due morali;
che si possono designare rispettivamente come morale del bene e morale della
legge; morale personale e morale comune, morale della spontaneità e morale
dell'obbligo, dell'otium e del negotium; ciascuna delle quali coppie di designazioni, come altre
che si potrebbero aggiungere, sembra piú appropriata a significare ora due
forme caratteristiche diverse di valutazione morale (per esempio amare il
bene, o invece: osservare la legge); ora piuttosto due sfere di
condotta diverse alle quali si riferiscono prevalentemente le due forme di
valutazione (per esempio: honeste
vivere, o invece: neminem laedere).
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