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Erminio Juvalta
Per uno studio dei conflitti morali

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  • Capitolo Primo
    • § 4. — Il rapporto essenziale tra le due morali
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§ 4. — Il rapporto essenziale tra le due morali

Conviene per comodità di discorso cercare separatamente le caratteristiche e le condizioni di ciascuno dei due tipi considerato a sé.

La morale che si è detta del bene richiede un certo grado di indipendenza economica, di otium (cioè di tempo libero da forme di attività obbligatoria, cioè di negotia) e di cultura; e fu in origine la morale dei pochi, degli ottimati, anzi dei «bennati» fra questi; poiché dell'ozio si può fare buono e malo uso e la morale del bene cerca appunto quale uso debba farne una persona bennata; in che riporre il bene; quali fini cercare, quali attività esercitare.

Essa presuppone data e valida un'altra morale: la morale della legge, del negotium; perché presuppone osservate certe norme comuni e costanti di condotta, che valgono come obbligatorie e sono accettate come giuste nella società, di cui normalmente quegli «ottimati» costituiscono la classe «dirigente». E questa morale della legge, la cui osservanza garantisce la possibilità di quell'indipendenza di quell'otium e di quella cultura, coincide sostanzialmente nel suo contenuto con la politica per quel che riguarda la condotta esteriore, e con la religione per quel che riguarda la obbedienza interiore; anzi quegli ottimati ai quali parla la morale dell'otium sono di questa politica i legislatori e i vindici, e di quella religione i sacerdoti e gli interpreti.




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