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§
4. — Il rapporto essenziale tra le due morali
Conviene
per comodità di discorso cercare separatamente le caratteristiche e le
condizioni di ciascuno dei due tipi considerato a sé.
La
morale che si è detta del bene richiede un certo grado di indipendenza economica, di otium (cioè di
tempo libero da forme di attività obbligatoria, cioè di negotia) e di cultura; e fu in origine la morale dei pochi, degli
ottimati, anzi dei «bennati» fra questi; poiché dell'ozio si può fare
buono e malo uso e la morale del bene cerca appunto quale uso debba farne una
persona bennata; in che riporre il bene; quali fini cercare, quali attività
esercitare.
Essa
presuppone data e valida un'altra morale: la morale
della legge, del negotium; perché presuppone osservate certe norme comuni e costanti
di condotta, che valgono come obbligatorie e sono accettate come giuste nella
società, di cui normalmente quegli «ottimati» costituiscono la classe
«dirigente». E questa morale della legge, la cui osservanza garantisce la
possibilità di quell'indipendenza di quell'otium e di quella
cultura, coincide sostanzialmente nel suo contenuto con la politica
per quel che riguarda la condotta esteriore, e con la religione per
quel che riguarda la obbedienza interiore; anzi quegli
ottimati ai quali parla la morale dell'otium sono di
questa politica i legislatori e i vindici, e di quella religione i sacerdoti e
gli interpreti.
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