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§
5. — La morale del bene e il suo problema centrale
Prescindendo
dunque dalla morale della legge che si suppone data e osservata, è noto che il
problema centrale di questa morale personale si presenta essenzialmente
nell'età classica come la ricerca e la determinazione del fine
che merita di essere il fine dell'operare, cioè del
Sommo Bene; e in questa determinazione le due esigenze che si contrastano, e
che si appuntano l'una nella virtú, l'altra nella felicità, o partono dalla
felicità per arrivare alla virtú, o dalla virtú per arrivare alla felicità; o
si conciliano nella concezione di un Bene oggettivamente sussistente la cui
ricerca è virtú, e il cui godimento è felicità. E questo Bene può essere
pensato come attuato e attuantesi nella vita empirica, o in una vita al di là dell'esperienza sensibile, e chiedere le ali per
levarsi dalla terra al cielo a quella stessa religione, di cui si alimenta la
riverenza e l'ossequio interiore alla legge (il «timor di Dio»). Questo Bene
oggettivo è «ragionevole» che valga anche soggettivamente come motivo adeguato di azione per ogni persona assennata; perché «aver senno
vuol dire conoscerlo, e conoscerlo vuol dire apprezzarlo e preferirlo ad ogni
altro fine».
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