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§
7. — La morale della legge e le sue caratteristiche
Si è
già detto che la morale della legge è presupposta
dalla morale del bene; bisogna aggiungere che una legge è presupposta da ogni
regola di condotta, da qualsiasi proposito e aspettazione di azione efficace.
Perché,
allo stesso modo che ogni nostra aspettazione ragionevole sul prodursi di un
effetto materiale, fisico, in conseguenza di un'azione nostra sulle cose,
presuppone la validità di quelle che si chiamano leggi naturali; in un
modo perfettamente analogo non sarebbe possibile nessuna aspettazione
ragionevole del nostro fare o non fare nei nostri rapporti con gli uomini, se
altre leggi, le leggi positive (politiche, sociali, del costume), non
ci garantissero gli effetti di questo fare e di questo astenere. Questo è quel
certo ordine senza del quale non è agibile la vita umana sociale, come
non sarebbe agibile la vita fisica, se non fosse garantito un ordine
naturale. Ogni previsione suppone un ordine e ogni
ordine suppone una legge. Su di che non occorre qui piú lungo
discorso2.
La
morale della legge suppone dunque dato e osservato un ordine fuori del
quale non è possibile nessuna attività ragionevole,
nonché morale; e quindi di fronte a questa legge positiva data e alla
necessità che essa valga sempre e per tutti, il suo compito non è di cercare
che cosa è che la legge deve prescrivere, ma quello di giustificare
l'osservanza della legge, e le condizioni richieste da questa osservanza: lo
stato e il potere dello stato, e l'obbligo imposto da questo potere e il
diritto di punire i trasgressori e la loro responsabilità3.
Qui
dunque il procedimento è inverso a quello della morale del Bene; regressivo,
come si diceva nella vecchia logica, non progressivo; e la esigenza
morale caratteristica di questa è l'ubbidienza alla legge checché la
legge comandi, e il rispetto del Volere che pone e sancisce la legge, del
Volere sovrano che è insieme Sommo Potere. Ed è anche
facile vedere che il rapporto fra le due esigenze è rovesciato. L'esigenza
esecutiva è il prius, perché il primo della legge è l'obbligatorietà.
L'esigenza della valutazione morale segue; ed ha rispetto alla legge positiva storicamente data, ufficio di apologia, di
giustificazione e quasi di ratificazione. Anzi, finché non vi è critica, assume
come morale il contenuto della legge: è giusto ciò che è prescritto dalla
legge4.
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