§ 9. — La
fusione delle due morali
e la conciliazione di tutte le esigenze dell'Etica cristiana
Ma
quando lo stoicismo prima, la morale cristiana poi con piú sicura e decisiva
efficacia, concepirono la legge morale come legge
universale e fu riconosciuta in ogni uomo una persona e in ogni persona di
buona volontà la dignità morale all'infuori e al disopra di qualunque
distinzione sociale, la valutazione morale ruppe le angustie di un'etica
concepita come forma di vita superiore della minoranza eletta di un piccolo stato.
E il Bene a cui potevano mirare gli umili, i
diseredati, gli incolti, doveva liberarsi dalle condizioni della vita empirica;
o, se restava ancora legato a questa, sciogliersi da ogni dipendenza dalle
forze e dalle circostanze esteriori e ridursi a una forma puramente interiore
di volontà conforme a ragione. Prevalse con l'etica cristiana la prima
soluzione, che del resto non escludeva, ma integrava la stoica. E la dottrina
morale si liberò cosi dalla servitú della politica; ma le accadde come al cavallo
della favola che per aver l'aiuto dell'uomo s'era fatto
imbrigliare da lui; e divenne pupilla della religione. Pupilla, convien dirlo,
di re e regalmente dotata.
La
concezione cristiana della legge morale come legge divina, e del mondo
soprasensibile come regno di Dio — in cui la vita morale raggiunge il suo
compimento supremo e il suo appagamento perfetto — per il modo coerente e
intrepido col quale risolve ogni contrasto e concilia tutte le esigenze,
appare, quanto piú si considera «con occhio chiaro e con affetto puro»
veramente meravigliosa; e ha portato nella speculazione morale la luce di un
ideale al quale non fu lecito piú chiudere gli occhi.
Risolve ogni difficoltà e concilia tutte le esigenze; il che non vuol dire che non sorgano difficoltà nuove dalla soluzione delle
antiche e nuovi contrasti di esigenze dalla conciliazione trovata6.
L'accordo
delle due morali e delle due esigenze è dunque
raggiunto nell'etica cristiana con la concezione di Dio sommo Bene e insieme
Volontà onnipotente che soddisfa ad un tempo alla esigenza formale finalistica
della morale del bene, e all'esigenza formale autoritativa della morale della
legge; o meglio assorbe tutto il bene morale nella osservanza della legge
divina che è legge di giustizia, ma insieme di amore e di perfezione
(avvicinamento a Dio); e pone la vita celeste come fine e sanzione della vita
terrena, trasfigurando il male di qua nell'ardore del bene di là.
E la
conciliazione è raggiunta cosí trionfalmente, che la speculazione morale
posteriore è tutta rivolta, fino a Kant, o a costruire razionalmente la
teologia morale cristiana, cioè a «dimostrare» la
verità dei postulati metafisici su cui si regge, o a risolvere le difficoltà
che dall'etica cristiana la logica e la storia vengono, per dir cosí, estraendo
e mettendo in luce.
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