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§
10. — Il processo di razionalizzazione fino al secolo XVIII
Non è
possibile qui accennare neanche sommariamente allo svolgimento di questo
processo che si raccoglie attorno ai due ordini di problemi concernenti i due
concetti centrali dell'etica cristiana: Dio e gli attributi di Dio (Dio fine
supremo di ogni amore razionale, e Dio causa delle
cause e ordinatore dell'universo; a cui corrispondono amore del bene e libertà,
ubbidienza e autorità); e la dualità delle vite terrena e ultra terrena (delle
quali l'esigenza giustificativa richiede che si consideri la prima come avente
soltanto valore di mezzo per la seconda; e l'esigenza esecutiva porta a
riconoscerle anche valore di fine per sé, distinguendo le azioni in buone e
cattive anche rispetto al loro contenuto empirico). Il processo mette capo,
attraverso a uno svolgimento pieno di interesse non
soltanto morale ma anche speculativo e storico, alle due concezioni tipiche che
assume il razionalismo morale del secolo XVIII. Una delle quali, con la
dottrina del diritto naturale e del contratto sociale, credeva di segnare il
compimento di quella penetrazione della morale nella politica che l'etica del
Cristianesimo aveva preparato, predicando, dopo il primo periodo di indifferenza e quasi di ostilità verso la politica, la
origine divina di ogni potestà e i compiti morali della sovranità politica;
l'altra, attraverso il distacco della morale dai dogmi confessionali e la
dottrina della religione naturale, compiva la penetrazione della morale nella
religione, fondando sulla validità della legge morale la prova di quei
postulati metafisici sui quali era costruita l'etica tradizionale.
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