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Erminio Juvalta
Per uno studio dei conflitti morali

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  • Capitolo Primo
    • § 12. — Il razionalismo e la tendenza all'eguaglianza. La tendenza opposta; e la mutua azione e reazione tra le due
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§ 12. — Il razionalismo e la tendenza all'eguaglianza.
La tendenza opposta; e la mutua azione e reazione tra le due

L'etica del razionalismo, sia empirico sia metafisico, col tentativo di tradurre la morale nella uniformità universale e costante di una legge o di contenuto essenzialmente politico o di contenuto essenzialmente religioso, è l'espressione prevalente di una fra le due tendenze opposte che dominano la vita morale, e forse, attraverso la morale, la storia: la tendenza alla distinzione, al meglio, al merito, che è tormentata dallo sforzo di una ascensione continua; e la tendenza all'eguaglianza che guarda alla regola, alla uniformità della legge, ed è guidata dal bisogno dell'ordine, della normalità e della prevedibilità dei risultati. La prima trova la sua espressione piú facile e direi piú naturale nella morale personale o del bene, o come oggi si direbbe forse meglio, della cultura; l'altra nella morale della legge comune, o, se si preferisce, della vita sociale.

Ed è inutile ripetere che la prima presuppone la seconda. Piuttosto conviene aggiungere che questa seconda si eleva per effetto della prima; ed è la elevazione morale dei migliori che suscita l'elevazione della moralità della legge e non viceversa. Il perfezionamento della «legge» è sempre in un certo senso la partecipazione di tutti a una valutazione morale che prima era di pochi. E questa migliorata normalità suscita e stimola alla sua volta nei meglio dotati nuovi sforzi di elevazione. Per la quale nasce dal bene raggiunto l'ansia di un bene maggiore, di ideali piú alti e piú ardui; come rampolla «a pié del vero il dubbio». Il razionalismo è prevalentemente guidato, come porta la sua natura, dalla preoccupazione dell'eguaglianza; ma il razionalismo metafisico, sull'esempio prudente dell'etica cristiana, restringe questa eguaglianza alla vita interiore, dove è eguaglianza di dignità e libertà morale, facoltà di essere fedeli al dovere; mentre il razionalismo empirico la estende alla condotta esteriore, dove è eguaglianza giuridica, libertà civile, e diritto all'esercizio di questa libertà.




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