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§
15. — Inscindibilità di esteriore e interiore. Il
contenuto dell'azione
La mia
opinione è che questa tesi — necessaria storicamente per aprire la via al riconoscimento
della sovranità della coscienza morale — sia in sé errata; e che sia
insostenibile (oltre che praticamente disastrosa) cosí
ogni dottrina che scinde la volizione dalla azione esteriore e il motivo dal
fine che è il contenuto proprio e specifico dell'azione, come ogni dottrina
opposta. Non solo insostenibile la tesi della moralità ridotta a pura
intenzione, ma la tesi della azione «materiale»
ridotta a pura esteriorità (neanche quando si tratti di pura «legalità»). La
dimostrazione esauriente di questa inscindibilità non
sarebbe facile né breve. Qui basta accennare a un
equivoco fondamentale sul quale si regge il preconcetto kantiano (giustificato
del resto storicamente); che è quello di escludere la possibilità di una
valutazione disinteressata del contenuto
dell'azione, cioè del fine, dal punto di vista dell'effetto necessario e
costante della azione, che ne costituisce la sua natura caratteristica: il fine
vero e proprio, impersonalmente e imparzialmente considerato all'infuori di
ogni secondo fine, indiretto, occasionale, estrinseco: di piacere o di
utilità presente o futura per una o per altra persona particolare.
Fini indiretti ed estrinseci, che non si direbbero secondi,
se non fosse pacifico che c'è un fine primo, che è il proprio fine
dell'azione. Piú ancora: fini
secondi, che per essere conseguiti devono nascondersi dietro il fine
primo, quello dell'effetto intrinseco, naturale e caratteristico della azione. Come la fondazione di un ospedale o di una università, posto che abbia per fine segreto la fama o
l'onore del filantropo, non raggiunge questo secondo fine se non perché attua
il primo, il cui valore di carità o di cultura
viene dal contenuto dell'opera buona, non dall'ambizione del filantropo.
Il
motivo puro non è altro che il motivo che si inspira
alla valutazione intrinseca del fine: l'amore di quel bene che è l'assistenza
agli infermi, l'incremento della cultura, e via dicendo.
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