§ 18. —
Doppio contenuto della "legge" politica:
legge-diritto e legge-ordine
La
legge politica ha un doppio contenuto e significato: è legge-diritto
ed è legge-ordine. Cosí la legge-ordine come la legge-diritto postulano
lo stato e il Volere sovrano che ne incarna l'autorità e ne esercita
il potere. Ma questo stato e questo Potere è per la legge-ordine non solo il
presupposto, ma il fondamento del diritto, che ha per ufficio appunto di
regolare i rapporti che nascono da questo ordine; il quale è dato storicamente, è quel certo ordine;
ed ha la sua ragion d'essere e la sua giustificazione in sé; non solo come un
ordine purchessia, richiesto dalla possibilità stessa di qualsiasi
convivenza, e fuori del quale la vita non sarebbe agibile; ma come quel
certo ordine, che ha nella storia, dalla quale è nato, nella storia che
esso è chiamato a realizzare, la sua ragione di essere e il suo valore
intrinseco.
Invece
lo stato e il Potere hanno per il razionalismo empirico essenzialmente
l'ufficio di riconoscere sancire far rispettare i diritti della persona;
impedire e reprimere qualsiasi violenza contro la vita la
libertà la proprietà di ciascuno e di tutti. Queste concezioni diverse che
rispondono a due esigenze diverse, si esprimono in fervore ideale di preferenze
e di tendenze opposte; e ad esse mettono capo i
contrasti — antichi quanto la civiltà — della autorità e della civiltà,
dell'ordine e dell'iniziativa, della disciplina e dell'indipendenza, della
coazione e della persuasione, dell'obbedienza e della critica. Due ordini di esigenze inderogabili, delle quali non è possibile e non
sarebbe augurabile una composizione definitiva.
Ma in ogni età e
civiltà le due tendenze si contrastano non solo nelle dottrine e nei programmi
sociali e politici, ma nella coscienza personale. Perché la
conciliazione può essere fatta e presentarsi, benché transitoria, come
legittima, cosí subordinando la prima serie alla seconda come la seconda alla
prima: in una vicenda di preferenze nella quale la serie dei valori subordinati
e in apparenza sopraffatti si ripresenta e si fa valere come mezzo o condizione
o guarentigia dei valori posti come primari9. E cosí si può
concepire l'autorità come garanzia della libertà; e si può riconoscere invece
la libertà, una «certa libertà», come condizione necessaria a
ottenere il riconoscimento e l'obbedienza — piú efficace perché volontaria e
volonterosa — all'autorità. E cosí si può, risalendo
ai postulati fondamentali, concepire lo stato come Volere etico in quanto i
suoi fini sono gli stessi fini della coscienza morale personale considerata nel
suo aspetto giuridico e politico; e si può invece concepire la coscienza
personale come portatrice e organo dei fini dello stato.
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