Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Erminio Juvalta
Postulati etici e imperativo categorico

IntraText CT - Lettura del testo

  • 1
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

– Ogni giudizio di valutazione morale o è accettato come valido per sé, direttamente e immediatamente; o è accettato come valido in grazia di un altro giudizio, pure di valutazione morale, dal quale è ricavato e del quale si ammette la validità. Ciò è quanto dire che ogni giudizio di valore morale, o è assunto come un dato o postulato, o come una conseguenza, una derivazione, una applicazione di qualche postulato; e che, appunto perciò, qualsiasi dottrina morale si riconduce in ultimo ad uno o più postulati di valutazione morale, di cui si ammette che sia data o accolta la validità direttamente e immediatamente.

Questi postulati, etici nel proprio e stretto senso della parola, non sono né scientifici, né metafisici, perché non si possono identificare con giudizi teoretici quali si vogliano, né ricavare da essi; e perciò la discussione così lungamente agitata se la morale si fondi sulla scienza o sulla metafisica, non ha ragione di essere finché si intende nel senso che si possa o si debba cercare il criterio di valutazione morale in qualche «verità» di ordine empirico o metaempirico. Acquista un significato solamente quando si tratti, non di determinare quali siano e in che consistano i valori morali (immediati e mediati), ma di cercare se e come ne sia reale l'esistenza o possibile la realizzazione.

Ma in questo senso ciò che «si fonda» sulla scienza o sulla metafisica, non è la morale come dottrina di ciò che è bene fare o non fare, ma è la certezza o la fiducia nella realtà oggettiva nella conservazione dei valori morali. E i dati o i postulati sui quali si fonda questa certezza (si presentino essi in veste scientifica o in veste metafisica o religiosa) sono diversi per la natura e per l'ufficio loro dai postulati di valutazione, che essi presuppongono e da cui traggono in ultimo la ragione decisiva della loro validità.

La questione – se sia valido il passaggio dalla valutazione morale alla conservazione dei valori morali, cioè dai postulati propriamente etici ai postulati teoretici coi quali si assume l'esistenza delle condizioni richieste dalla detta conservazione – non toglie, comunque sia risolta, la legittimità della distinzione notata. Perché, posto pure che il riconoscere dei valori morali implichi l'ammetterne la permanenza, resta pur sempre che se ne ammette la permanenza perché si riconoscono come valori morali; e non, inversamente, che si riconoscono come morali perché se ne ammette la permanenza. Riconoscere la legittimità di queste constatazioni, vuol dire riconoscere che una dottrina morale, in quanto è esame, confronto, scelta, di criteri di valutazione, e applicazione di questi criteri, può prescindere da ogni presupposto estraneo alla valutazione stessa; e perciò anche dai postulati che esprimono l'esistenza di una realtà conforme alle esigenze di quella valutazione1.

 





1 Di questo argomento ho trattato nello scritto: Postulati etici e postulati metafisici.





Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License