– Ogni giudizio
di valutazione morale o è accettato come valido per sé, direttamente e immediatamente;
o è accettato come valido in grazia di un altro giudizio, pure di valutazione
morale, dal quale è ricavato e del quale si ammette la validità. Ciò è quanto
dire che ogni giudizio di valore morale, o è assunto come un dato o
postulato, o come una conseguenza, una derivazione, una applicazione di
qualche postulato; e che, appunto perciò, qualsiasi dottrina morale si
riconduce in ultimo ad uno o più postulati di valutazione morale, di cui
si ammette che sia data o accolta la validità direttamente e immediatamente.
Questi postulati, etici
nel proprio e stretto senso della parola, non sono né scientifici, né
metafisici, perché non si possono identificare con giudizi teoretici quali si
vogliano, né ricavare da essi; e perciò la discussione così lungamente agitata
se la morale si fondi sulla scienza o sulla metafisica, non ha ragione di
essere finché si intende nel senso che si possa o si debba cercare il criterio
di valutazione morale in qualche «verità» di ordine empirico o metaempirico.
Acquista un significato solamente quando si tratti, non di determinare quali
siano e in che consistano i valori morali (immediati e mediati), ma di cercare
se e come ne sia reale l'esistenza o possibile la realizzazione.
Ma in questo senso ciò che «si
fonda» sulla scienza o sulla metafisica, non è la morale come dottrina di ciò
che è bene fare o non fare, ma è la certezza o la fiducia nella realtà
oggettiva nella conservazione dei valori morali. E i dati o i postulati sui
quali si fonda questa certezza (si presentino essi in veste scientifica o in
veste metafisica o religiosa) sono diversi per la natura e per l'ufficio loro
dai postulati di valutazione, che essi presuppongono e da cui traggono in
ultimo la ragione decisiva della loro validità.
La questione – se sia valido il
passaggio dalla valutazione morale alla conservazione dei valori morali, cioè
dai postulati propriamente etici ai postulati teoretici coi quali
si assume l'esistenza delle condizioni richieste dalla detta conservazione –
non toglie, comunque sia risolta, la legittimità della distinzione notata.
Perché, posto pure che il riconoscere dei valori morali implichi l'ammetterne
la permanenza, resta pur sempre che se ne ammette la permanenza perché si
riconoscono come valori morali; e non, inversamente, che si riconoscono come
morali perché se ne ammette la permanenza. Riconoscere la legittimità di queste
constatazioni, vuol dire riconoscere che una dottrina morale, in quanto è
esame, confronto, scelta, di criteri di valutazione, e applicazione di questi
criteri, può prescindere da ogni presupposto estraneo alla valutazione stessa;
e perciò anche dai postulati che esprimono l'esistenza di una realtà conforme
alle esigenze di quella valutazione1.
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