4. – Questa
impossibilità di fondare un dovere (categorico) sopra un fine fu, come tutti
sanno, veduta chiarissimamente da Kant, il quale assume appunto come dato
l'imperativo categorico e cerca in questo il criterio della valutazione morale.
Ora, sebbene egli passi
dall'obbligo alla legge, dalla legge all'universalità, e dall'universalità alla
determinazione dei doveri pratici speciali, cioè, necessariamente a una certa
valutazione non soltanto della forma, ma anche del contenuto, in realtà il solo
criterio di valutazione che segua legittimamente dal suo postulato è la
conformità al dovere perché è dovere. Il passaggio da questo criterio, a quello
dell'universalità attraverso alla mediazione del concetto di legge, è possibile
soltanto per il doppio significato del termine legge, inteso ad un tempo
come comando (obbligo incondizionato) e come ragione
(universalità); duplicità, della quale, è prova la nota confessione del Kant,
che non si può spiegare in che modo l'universalità possa obbligare.
In ogni caso poi, come si è già
notato, i precetti morali della vita pratica non possono essere determinati col
solo criterio della conformità alla legge.
La stessa formula, forse più
nobile e certamente più feconda dell'Etica kantiana, che nessun essere umano
deve essere trattato unicamente come mezzo ma sempre deve essere considerato
come fine in se stesso, non può essere, ricavata dal puro criterio formale
dell'universalità, ma implica un criterio di valutazione diverso, che viene
dall'assumere il valore di un oggetto, cioè di un contenuto: il valore della
persona umana.
Se, dunque, si restasse fedeli a
quello che è il solo criterio di valutazione logicamente ricavato
dall'imperatività, la conseguenza sarebbe che il contenuto della norma è
moralmente indifferente, cioè che dei diversi fini ai quali l'attività può
rivolgersi non è possibile alcuna valutazione; e che per questo scopo bisogna
ricorrere, come fa, nonostante ogni sforzo in contrario lo stesso Kant, ad
altri criteri non derivati e non derivabili dalla obbligatorietà.
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