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| Erminio Juvalta Postulati etici e imperativo categorico IntraText CT - Lettura del testo |
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4. – Questa impossibilità di fondare un dovere (categorico) sopra un fine fu, come tutti sanno, veduta chiarissimamente da Kant, il quale assume appunto come dato l'imperativo categorico e cerca in questo il criterio della valutazione morale. Ora, sebbene egli passi dall'obbligo alla legge, dalla legge all'universalità, e dall'universalità alla determinazione dei doveri pratici speciali, cioè, necessariamente a una certa valutazione non soltanto della forma, ma anche del contenuto, in realtà il solo criterio di valutazione che segua legittimamente dal suo postulato è la conformità al dovere perché è dovere. Il passaggio da questo criterio, a quello dell'universalità attraverso alla mediazione del concetto di legge, è possibile soltanto per il doppio significato del termine legge, inteso ad un tempo come comando (obbligo incondizionato) e come ragione (universalità); duplicità, della quale, è prova la nota confessione del Kant, che non si può spiegare in che modo l'universalità possa obbligare. In ogni caso poi, come si è già notato, i precetti morali della vita pratica non possono essere determinati col solo criterio della conformità alla legge. La stessa formula, forse più nobile e certamente più feconda dell'Etica kantiana, che nessun essere umano deve essere trattato unicamente come mezzo ma sempre deve essere considerato come fine in se stesso, non può essere, ricavata dal puro criterio formale dell'universalità, ma implica un criterio di valutazione diverso, che viene dall'assumere il valore di un oggetto, cioè di un contenuto: il valore della persona umana. Se, dunque, si restasse fedeli a quello che è il solo criterio di valutazione logicamente ricavato dall'imperatività, la conseguenza sarebbe che il contenuto della norma è moralmente indifferente, cioè che dei diversi fini ai quali l'attività può rivolgersi non è possibile alcuna valutazione; e che per questo scopo bisogna ricorrere, come fa, nonostante ogni sforzo in contrario lo stesso Kant, ad altri criteri non derivati e non derivabili dalla obbligatorietà.
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