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Erminio Juvalta
Postulati etici e postulati metafisici

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In questo riconoscimento del valore morale di un certo fine e di un certo tipo di condotta, in questa sintesi a priori colla quale si assume come rispondente all'esigenza morale un determinato contenuto, sta il postulato fondamentale (o, se i fini sono diversi e non riducibili, i postulati) della costruzione etica; ed è esso il fulcro logico della deduzione scientifica, come è esso — almeno nella tesi della conservazione dei valori — il fulcro psicologico della costruzione metafisica. È in questo senso, e in questo soltanto, che si può parlare legittimamente di una morale come scienza indipendente dalla metafisica. Nel senso che, postulato un fine come morale, la costruzione deduttiva che se ne ricava può e deve essere scientifica; non nel sensoillusoriamente ammesso dalla morale che di solito si oppone come scientifica alla morale metafisica — che possa essere stabilito o dimostrato o fondato dalla scienza il valore morale di quel che si pone come fine.

L'obbiezione capitale — e in un certo senso non superabile — che la determinazione, cioè la scelta, del contenuto che si alla esigenza morale è sempre arbitraria, — dato che valgavale così per una costruzione normativa che muova dal postulato etico facendo astrazione da ogni postulato metafisico, come per una costruzione normativa che pretenda ricondursi a postulati metafisici; perché, come si è osservato, e come sarebbe facile dimostrare più ampiamente, il primo logico della costruzione delle norme è il postulato etico; e la connessione del contenuto empirico del fine morale coi postulati metafisici non è, come è invece la connessione delle norme col fine, logicamente necessaria. Vi è — logicamente — tra la fondazione metafisica dell'etica e la costruzione deduttiva delle norme di condotta, un iato; iato che non può essere colmato se non dall'applicazione dell'esigenza morale a un certo contenuto; cioè da un postulato propriamente etico; il medesimo che è (o potrebbe essere) assunto da una costruzione etica che faccia astrazione dalla fondazione metafisica.

Ma se da un punto di vista puramente teorico sono ammissibili postulati etici diversi e anche opposti, assunti ad arbitrio, è troppo chiaro che questa arbitrarietà di scelta ha nella pratica segnati i suoi confini dalla realtà psicologica, la quale vale come criterio e termine di confronto così nell'un caso come nell'altro. E ammesso che al postulato corrisponda universalmente il dato, l'arbitrarietà non sussiste più che come espressione di una astratta possibilità teoretica di costruzioni diverse fondate su postulati diversi.

Vi è un tale postulato? e si può, e come, ed entro quali limiti, legittimamente ammettere che valga universalmente? E si esaurisce in esso tutto il contenuto (empirico) dell'esigenza morale?

Ecco i problemi preliminari che una costruzione etica deve risolvere e che ne costituiscono, come è facile vedere, la parte fondamentale e caratteristica. Ma l'esistenza di questi problemi e la difficoltà di risolverli non mutano in nulla la validità delle conclusioni rispetto alla questione di cui si tratta[1].

 

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