Si può dunque
affermare la legittimità, anzi la necessità logica di un'Etica indipendente da
postulati metafisici, purché si tengano presenti queste condizioni e questi
limiti:
1° Che il valore morale del fine
che si assume è presupposto; presupposto come un dato della coscienza. E quindi
sussiste se ed in quanto se ne trova la conferma nella realtà psicologica. In
altre parole: quando si assegna all'esigenza morale un certo contenuto (sintesi
a priori), il valore morale di questo contenuto ammesso, non dimostrato; e la
legittimità di questa assunzione garantita da qualche cosa, che è fuori, non dentro,
della costruzione scientifica stessa. È in termini commerciali, un titolo di
credito, del quale si ammette il valore, perché si suppone che esista e sia
disponibile la ricchezza che esso rappresenta.
2° Che rimane impregiudicata
ogni questione sulla natura dell'esigenza stessa morale e sul suo fondamento,
sulle condizioni della sua possibilità, sulla legittimità e necessità, dal
punto di vista psicologico, di una postulazione metafisica. La costruzione
etica propriamente detta ignora la
metafisica; ma appunto perché la ignora non può pretendere di escluderla o di
sostituirla.
Che questa pretesa sia vana
appare manifesto quando si passa dalla norma alla condotta, dal giudizio morale
alla volontà morale, dalla dottrina alla coscienza. Perché nella coscienza
personale alla valutazione puramente etica, postulata dalla dottrina, si
sovrappone o può sovrapporsi — e assorbirla in una unità psicologica, che
oltrepassa senza negarla la connessione puramente logica del postulato colle
deduzioni — una sopravvalutazione religiosa o metafisica, che appare come un presupposto,
una integrazione necessaria dell'esigenza morale; come la spiegazione della sua
possibilità, e come la sua finale giustificazione.
Di questa sopravvalutazione e
integrazione metafisica è ugualmente vano pretendere di dimostrare così che sia
necessaria come che non sia. Il processo che avvince nella coscienza personale
l'esigenza etica a certi postulati metafisici, si sforza bensì di continuo di
tradursi in una connessione logica, ma non è un processo logico. Ciò che vi è
in esso di più vivo e profondo, di decisivo, sfugge alla dimostrazione logica e
sfugge alla confutazione. Qui sta la sua forza e qui sta la sua debolezza; la
sua forza come convinzione; la sua debolezza come argomentazione.
Ed è perciò che la postulazione
metafisica è, per la coscienza che la richiede e la pone, parte integrante della moralità. Ma è anche perciò che
non può essere parte integrante di una costruzione logica.
* * *
|