Ammessa la
distinzione nel senso ed entro i limiti sopra chiariti, i postulati
propriamente etici, come, del resto, anche nelle altre scienze (siano o no
suscettive di applicazione pratica) i postulati propri di ciascuna, segnano la
linea di confine, o, se piace meglio, la serie dei contatti, tra la costruzione
in senso proprio scientifica e la indagine metafisica.
Dai postulati etici muove —
discendendo — la determinazione dei criteri e delle norme, e la giustificazione
coerente delle forme.
Dai postulati etici muove —
ascendendo — l'indagine sui problemi rimossi ma non risoluti; e porta la voce
inestinguibile dei sentimenti e delle tendenze più profonde che la agitano,
nelle intuizioni e nei sistemi religiosi e metafisici. Nei quali vibrano,
palesi od occulte, le speranze e le angosce della coscienza morale.
[1] Di questa questione, come delle altre, qui taciute o
soltanto toccate, che riguardano la possibilità, i limiti, la legittimità, la
applicabilità e il metodo di una costruzione scientifica dell'etica, mi sono
occupato di proposito, e da punti di vista diversi ma convergenti, in altri
scritti (v. Prolegomeni a una morale distinta dalla metafisica. La
dottrina delle due Etiche, ecc., Per una scienza, ecc., Il
fondamento intrinseco, ecc. Il metodo dell'Economia Pura nell'Etica).
Mi sia lecito ricordarli, perché ai lettori che non ne hanno notizia (e sono
naturalmente i più dei pochi che vedranno queste righe) non venga in mente di
credere che io abbia avuto la pretensione di sbrigarmi dei problemi centrali
dell'Etica così alla lesta.
Le
conclusioni presentate in queste poche pagine appariranno, come spero, assai
piane e semplici; ma non fu né piana né breve la via.
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