2.
– Ancora: Vi sono diverse specie di valutazione e di giudizi corrispondenti
(non serve qui discuterne la classificazione); tra questi, la valutazione
morale.
Può
darsi, è il caso più frequente, anzi, direi, la regola, che valutazioni di
diversa natura si intreccino o interferiscano fra di
loro; che uno stesso oggetto, qualità, condizione, azione, sia riconosciuto
come valore per più rispetti (susciti un «interesse multilatere»); e altresì
che l'essergli riconosciuto un valore gli faccia riconoscere insieme un valore
mediato o strumentale di specie diversa. Ma anche in questi
casi le valutazioni corrispondenti non sono riducibili l'una all'altra; e
nessun artifizio logico può fare scaturire da un giudizio economico un giudizio
morale, o da questo uno estetico o religioso; né inversamente.
Allo
stesso modo che non è possibile concludere con un
giudizio di valutazione un ragionamento che non contenga fra le premesse
espresse o sottintese qualche giudizio di valutazione, non è possibile ricavare
un giudizio morale da valutazioni economiche o estetiche o religiose o
intellettuali, se non si assume esplicitamente o implicitamente che questi
altri valori sono o direttamente o indirettamente anche valori morali.
Di un uomo di cui si sappia che è pio non si può argomentare che sia giusto, se
non è ammesso o sottinteso che la pietà includa la giustizia, cioè che la pietà abbia oltreché un valore religioso anche
valore morale. E «l'anima bella» dello Schiller non è anima buona se non perché
la bellezza, come egli la intende, contiene in sé come
elemento o come momento essenziale la bontà.
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