4.
– Da un punto di vista puramente astratto sono dunque
possibili sistemi di valutazione etica indefinitamente vari secondo che si
assumono certi piuttosto che certi altri postulati, e secondoché se ne suppone
fatta l'applicazione a diversi ordini di enti e di loro relazioni.
Ma la
realtà dell'esperienza morale, ai dati della quale ogni teoria ammette o
suppone che corrispondano in tutto o in parte i suoi postulati (i quali infatti sono presentati come espressione e interpretazione
di quelli), limita in effetto entro confini meno larghi la molteplicità delle
costruzioni; cioè limita la pluralità dei postulati che possono
convenientemente essere assunti, e la molteplicità, pure astrattamente
indeterminata, degli ordini di enti e di loro relazioni, ai quali la valutazione
potrebbe essere in ipotesi applicabile.
La
limita, ma non la toglie. Anzi si può dire che mai
come nella speculazione etica più recente, salvo forse nell'età aperta dalla
Sofistica, è apparsa evidente una pluralità di criteri di valutazione, non solo
diversi ma contrastanti. E il sorgere di dottrine, che giungono a negare o a
rovesciare le valutazioni più largamente e tradizionalmente accettate, non è
tanto importante e significativo per sé, quanto perché
si presentano in esse ingrandite delle discordanze di valutazione che in grado
minore e in forme attenuate si annidano anche nelle teorie, alle quali non
sarebbe applicabile la denominazione – dal punto di vista critico troppo comoda
e sbrigativa – di teorie amorali o immorali.
E ciò
che attira sul fatto, e sul problema che con esso si
affaccia, un interesse non soltanto teorico, ma pratico nel proprio e stretto
senso della parola, è che questa diversità di valutazioni si trova in forma più
o meno palese nelle discordanze, incongruenze, opposizioni che agitano ormai
anche la comune coscienza contemporanea.
Tra il
criterio della rinunzia e quello della affermazione di
sé, tra il nazionalismo e il cosmopolitismo, tra l'ideale della società fine e
l'ideale della società-mezzo (se non si vuol dire tra Nietzsche e Tolstoi, o
tra Comte e Stirner), si troverà pure qualche zona di valutazione comune, ma
non si trovano meno delle diversità irreducibili.
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