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Erminio Juvalta
Su la pluralità dei postulati di valutazione morale

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6. – E prima di tutto è illusoria la speranza di trovare un criterio superiore di scelta in un ordine di verità, sia scientifiche sia metafisiche, di derivarne la legittimità di una valutazione in confronto delle altre, di «fondare» sulla scienza o sulla metafisica la «vera» morale.

La moraleconsiderata come sistema di valutazioni – non si fonda né sull'una né sull'altra. Perché e l'una e l'altra in quanto si risolvono in un sistema di giudizi di realtà o teoretici, sono radicalmente inette per la ragione toccata sopra (§ 1) a fornire un principio qualsiasi di valutazione, se non se lo sono già appropriato, mutuandolo, apertamente o surrettiziamente, dalla coscienza morale, e identificandolo col fondamento stesso della realtà o con un principio di attività operante e dominante, ab intra o ab extra, nella natura e nella storia. Il che, se rispetto alla scienza e al sapere che si suol dire positivo è ormai ammesso, non pare abbastanza riconosciuto rispetto alla metafisica. Eppure se anche la metafisica avesse raggiunto quello che, a giudizio di Kant4, ne aveva costituito fino a lui l'intento principale (di provare l'esistenza di Dio e l'immortalità dell'anima), non se ne potrebbe tuttavia ricavare la benché minima valutazione, se non si attribuissero a Dio delle qualità, il cui valore morale è già riconosciuto quando sono pensate e poste come attributi divini.

Scienza e metafisica non rispondono alla domanda: quali sono i valori morali; ma rispondono, o si può cercare da essi che rispondano, all'altra domanda: se e a quali condizioni sia possibile l'attuazione e la conservazione dei valori morali e se queste condizioni siano reali o realizzabili5.

La quale risposta ha bensì una grande importanza per il rispetto propriamente pratico (della esigenza esecutiva), ma non può costituiresostituire la valutazione che presuppone.

La valutazione etica dello stato mercantile chiuso del Fichte o del regno dei fini di Kant è cosa diversa dalle questioni sulla attuabilità e possibilità dell'uno e dell'altro.

 





4 Kritik der Urteilskraft, P. II, § 91



5 Dal fatto che l'attuarsi progressivo di un certo ideale morale appare conforme a certe leggi naturali (vere o supposte), e perciò la corrispondente scala di valori sembra adagiarsi in un sistema di induzioni biologiche o sociologiche, nasce l'illusione che fa scorgere nei dati o nelle leggi della biologia a della sociologia, e, in generale, della scienza, il fondamento stesso della valutazione; cioè non soltanto (come è infatti) lo strumento per determinare quali sono i valori mediati che derivanoposta una certa realtà — dai valori diretti, dati o postulati, ma i valori stessi diretti; non solo le relazioni possibili di certi mezzi ai fini, ma i fini stessi.

E parimenti il trovare in un sistema metafisico una realtà conforme all'esigenza etica fa apparir questa modellata su quella, e fondata sui dati metafisici la valutazione morale.





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