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– La verità è che di fronte alle incoerenze e alle discordanze dell'esperienza
morale, che riguardino, non valori derivati e indiretti, ma valori dati o
riconosciuti direttamente e immediatamente come morali, l'indagine etica non
può fare che constatarle; né potrebbe pretendere di accogliere gli uni come
legittimi e respingere come spurii e illegittimi gli altri, dal momento che gli
uni e gli altri si presentano col carattere proprio e specifico della
valutazione etica, come dati di una esperienza morale.
Qualsiasi
mezzo di scelta si volesse adottare, esso non potrebbe valere che come criterio ulteriore per distinguere i valori morali che
godono di certe proprietà o soddisfanno a certe condizioni dai valori morali
che mancano di quelle o non soddisfano a queste.
Il
còmpito preliminare, a primo aspetto assai modesto, al quale si può e si deve
adempiere, è dunque di ricercare quali sono le discordanze e le opposizioni
dirette o primarie; e a quali limiti si estendano le differenze tra le
valutazioni mediate che ne derivano.
Questa
ricerca per essere esauriente deve in primo luogo accertare quali siano, nella molteplicità dei criteri di valutazione
discordanti, i postulati comuni, e quali i postulati irreducibilmente opposti;
e costruire poi distintamente i sistemi di valutazione che si deducono
rispettivamente da serie diverse di postulati, comprendenti volta a volta,
insieme coi postulati comuni, ciascuno dei postulati o dei gruppi di postulati
fra di loro opposti, in modo analogo a quello tenuto nella costruzione delle
diverse geometrie o, per scegliere un esempio più affine, delle
diverse teorie economiche.
Ciascheduna
costruzione deduttiva deve perciò ricavare dai propri postulati tutte le
valutazioni che la loro assunzione importa; svolgerne, in altre parole, tutta
la fecondità valutativa, facendo astrazione da ogni deviazione e da ogni
limitazione che non sia imposta dai dati su cui si fonda.
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