11.
– Le costruzioni ideali o pure condotte nel modo indicato presentano,
ciascuna in forma compiuta e coerente, l'intero sistema di valori nel quale si
spiega il contenuto di ognuna delle direzioni e orientazioni tipiche della esperienza morale, e rendono possibile il confronto
fondato sulla totalità delle valutazioni richieste rispettivamente da
ciascheduna.
Ma
anche questo confronto non può dare altro risultato che di contrapporre l'uno
all'altro, sia pure in forma rigorosa e completa, mondi ideali diversi
(ciascuno dei quali ha il medesimo titolo di validità di ciaschedun
altro; parla, per dir così, con la medesima voce), finché non si esce dalla
caratteristica specifica dei valori morali, dalla forma con la quale
la valutazione etica si presenta alla coscienza, e si considera, come si fa
nelle dette costruzioni pure, il valore morale come chiuso in sé, astrazion
fatta da ogni relazione con i valori di altre specie.
Senonché nella
realtà psicologica il motivo morale, il carattere subiettivo specifico e
diretto dell'etica, non sussiste per sé, come è noto, libero e spoglio di
contenuto; ma riveste della sua forma e investe della sua autorità oggetti,
cioè fini disposizioni e azioni, che prendono per esso valore morale, ma che
possono avere (cfr. § 7), anzi hanno sempre senza eccezione, immediatamente o
mediatamente, valore anche per altri rispetti: intellettuale, estetico,
religioso, sociale.
Perciò
avviene di necessità che un postulato, quale si sia, di valutazione morale,
possa considerarsi – quando si astragga dalla esigenza
etica (alla quale è o si assume che sia conforme) – come ispirato da una
idealità estetica o sociale o d'altra natura, a seconda che il contenuto suo
abbia valore per questo anziché per quel rispetto, o per l'uno più che per gli
altri; e che, di conseguenza, i valori mediati i quali esprimono le esigenze
derivanti da un postulato etico, sono nello stesso tempo, valori immediati e
mediati di altra natura.
Perciò,
se si suppone che vi siano condizioni, la cui esistenza o conservazione o
realizzazione sia richiesta concordemente dalle esigenze non di una sola o di alcune, ma di tutte le specie di valutazione, e che
abbiano quindi valore strumentale sotto ogni rispetto imprescindibile perché condizionante
la possibilità dei valori di ogni specie, queste condizioni saranno valori
sotto tutti i rispetti ad un tempo e troveranno luogo in ogni sistema di
valori, qualunque sia il criterio al quale si riconduce.
Ora il
confronto fra le costruzioni etiche che si raccolgono con rigorosa coerenza
attorno ai diversi principi, può mettere in chiaro una distinzione di importanza assai rilevante tra i valori, nei quali tutti
i criteri di valutazione morale concordano, e quelli nei quali discordano; e
dar ragione del fatto che la realtà della esperienza etica attesta: che un
medesimo giudizio etico sia suscettivo di essere «giustificato» con criteri
morali diversi e anche opposti. Come può, d'altra parte, dar ragione della
pluralità più o meno discordante delle valutazioni, là
dove ciò che costituisce l'oggetto della valutazione ha valore se si è assunto
come proprio dell'esigenza morale un contenuto suggerito, poniamo, da una
finalità religiosa; e ha un valore minore, o non ha valore, o ha valore
negativo, se si è assunto un contenuto suggerito da una finalità diversa.
La
pluralità, non ridotta o non riducibile, delle valutazioni morali, posta in
chiaro dal confronto tra le costruzioni pure, rivelerebbe dunque il contrasto
tra le categorie diverse di valori ideali (sociali, estetici, ecc.) che non
hanno trovato o non possono trovare un contenuto comune; e delle quali nessuna
può essere al tutto dimenticata o lasciata in disparte, ma ciascuna, volta a volta (secondo condizioni che qui non si possono
indagare) primeggia e assume voce e autorità di esigenza morale.
Ed è
forse possibile, per questa via, trovare un criterio sicuro per distinguere i
valori morali la cui attuazione può legittimamente essere oggetto di una obbligazione esteriore, da quelli che non possono o non
debbono averla; e tracciare così nel contenuto – i cui confini non sono
assegnabili a priori – dell'etica, la zona che è nello stesso tempo di
competenza dei diritto; oltre la quale la valutazione etica non può e non deve
tradursi in precetto giuridico.
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