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Erminio Juvalta
Su la pluralità dei postulati di valutazione morale

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10. – Né è da credere, come potrebbe sembrare a prima vista, che un tal compito richieda una serie interminabile di costruzioni dottrinali correlativa alle serie diverse di postulati ottenute per combinazioni arbitrarie o meccanicamente regolate.

In effetto, come è facile vedere, la ricerca viene a ridursi a poche costruzioni tipiche. Perché i contrasti più rilevanti riguardano non l'apprezzamento morale delle doti (e dei valori mediati che ne dipendono) che possono sussistere nel soggetto, indipendentemente dal suo atteggiarsi rispetto ad altre persone o enti personalizzati; ma appunto la valutazione diversa di questi atteggiamenti e dei rapporti che li esprimono.

Di che sono un esempio significativo i giudizi sul contenuto delle virtù dette cardinali: prudenza, temperanza, fortezza, giustizia. Dove è facile avvertire che il dissenso intorno alle tre prime e ai valori mediati che ne dipendono è di gran lunga meno vasto e profondo di quello che si rivela nei modi di intendere la giustizia, e l'estensione e i limiti di applicazione dei postulati che nel criterio della giustizia sono assunti.

Ed è poi ovvio osservare che le costruzioni teoriche in discorso sono già, parzialmente e in forma più o meno sistematica, abbozzate nelle diverse dottrine individualistiche, socialistiche, solidaristiche che si contendono il campo. Se non che, considerate rispetto al compito qui delineato, esse si rivelano in generale: non rigorose (in quanto nella deduzione si insinuano valutazioni surrettizie, non derivate dai postulati e non coerenti); non pure (in quanto le condizioni contemplate non sono in tutto ideali cioè astrattamente concepite in conformità alle esigenze dei postulati); e soprattutto non complete. Infatti le dottrine prevalentemente individualistiche trascurano solitamente di determinare quali sono le forme definite di rapporti sociali che i loro principi di valutazione esigerebbero; e le dottrine socialistiche trascurano di considerare le conseguenze valutative dei loro postulati per quel che si riferisce ai valori personali. (Il qual difetto dipende, almeno in parte, dal carattere di apostolato piuttosto che di indagine critica che sogliono avere le une e le altre6).

 





6 Del modo col quale è possibile evitare questi difetti è un esempio insigne per rigore, vastità e precisione di deduzione proseguita per tutta la estensione possibile delle applicazioni, la Science de la Morale, del Renouvier; della quale a torto, credo, si suol ricordare e discutere soltanto la parte (dal nostro punto di vista estranea) che riguarda la «fondazione teoretica»; e dimenticare il mirabile organismo logico del sistema di valutazioni pure che si svolge nettamente distinto dalle deviazioni e limitazioni imposte dalle esigenze di una data realtà.





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