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1. - Quella legge di evoluzione, che si manifesta
nell'intero universo visibile, nel sistema solare come un tutto, nella Terra
come parte di questo, nella vita in generale, e nella vita di ciascun organismo
individuale, nei fenomeni mentali degli esseri animati fino al piú elevato;
quella stessa legge si manifesta nei fenomeni della vita umana e sociale e
quindi anche in quei fenomeni della condotta, dei quali tratta la morale. In
conformità di questa legge e delle leggi via via subordinate in cui essa si
rifrange, si produce una elevazione progressiva nelle forme della vita
sub-umana ed umana, la quale si traduce in un adattamento sempre migliore, piú
esteso e piú durevole alle condizioni da cui dipende l'esistenza
dell'individuo, e l'esistenza della specie; e, dove la vita sociale apparisca,
l'esistenza della società. Per l'uomo adunque l'adattamento riguarda tre ordini
di condizioni; ossia è di tre forme; e, benché si possa astrattamente considerare
ciascuna forma per sé, tuttavia, per la connessione naturale e necessaria dei
fattori dai quali dipendono, le tre forme d'adattamento nella realtà procedono
di conserva con mutue azioni e reazioni continue; cosicché a ogni progresso in
una forma di adattamento corrisponde un progresso nelle altre forme. Il limite,
verso il quale tende questo processo, è l'adattamento completo a tutte le
condizioni della vita umana piú elevata; per il quale il massimo svolgimento
della vita individuale, e della parentale, e della sociale, non solo si
conciliano, ma si favoriscono a vicenda.
Questo adattamento completo
implica non soltanto una perfetta conformità esteriore dell'operare alle
esigenze di una tal vita; ma implica del pari una conformità correlativa e della
struttura e delle attività, fisiologiche e psichiche; è insomma ad un tempo
adattamento della condotta e adattamento dei fattori interni della condotta.
Quindi anche le idee, i sentimenti, le tendenze sono, nella loro qualità e
intensità e gradi di subordinazione, pienamente adatti e conformati ai bisogni
e alle esigenze della vita in tutte le sue manifestazioni, e trovano nelle
forme di condotta corrispondenti il loro appagamento pieno e concordante. Il
che viene a dire che l'adattamento completo attua in sé le condizioni della
massima felicità.
Adunque, massima elevazione
della vita, adattamento completo, massima felicità, sono per lo Spencer tre
concetti che coincidono; o, meglio, sono facce o aspetti diversi di un medesimo
risultato finale, ed esprimono il limite verso il quale tende l'evoluzione
della vita umana nello stato sociale.
2. - È appunto per questa
identificazione, che sta in fondo al pensiero dello Spencer, tra evoluzione e
aumento di felicità, che egli può porre come ottima la condotta rispondente al
limite della evoluzione. Perché lo Spencer, come è noto, ammette esplicitamente
che il fine ultimo, espresso o sottinteso, dell'operare, non può essere che una
forma di coscienza desiderabile, cioè di piacere; e che la condotta è buona
nella misura che essa apporta, tenuto conto di tutti gli effetti presenti e
futuri sopra di sé e sopra gli altri, un avanzo dei piaceri sui dolori.
Totalmente buona, dunque, o
perfetta, non è che la forma di condotta che corrisponde a quel limite; ogni
altra forma diversa, ossia adatta a gradi di evoluzione piú o meno lontani dal
limite, non può essere che imperfetta, ossia buona relativamente,
non assolutamente. Quindi due Etiche:
Etica assoluta che determina le leggi della condotta ottima; ed Etica relativa che cerca di
stabilire per approssimazione quale sia la condotta relativamente buona, ossia la condotta, che, date certe
condizioni reali di svolgimento e di adattamento incompleto, è la migliore, o
la meno lontana dalla condotta perfetta. E quindi la necessità, e la priorità
logica dell'Etica Assoluta; le cui determinazioni riguardano relazioni piú
generali, piú semplici, piú esattamente definite di quelle contemplate
dall'Etica relativa.
3. - Or come si costruirà
l'Etica assoluta? ossia quale sarà il metodo? Lo Spencer si accorda cogli
utilitaristi che lo precedono nell'assumere, come criterio per giudicare la
condotta e determinarne le norme, la natura degli effetti o dei risultati. Ma
se ne distingue subito per il procedimento col quale egli crede che questi
effetti dei diversi modi di condotta si possano e debbano conoscere. Per gli
utilitaristi che lo precedono è l'induzione empirica, per lui la deduzione.
Non si tratta per lo Spencer di
trovare che, in un certo numero di casi, certi danni o certe utilità si
accompagnano con certi atti o cert'altri, e di inferirne che rapporti simili si
manterranno nell'avvenire; si tratta invece di determinare come e perché alcuni modi di condotta siano dannosi e
altri utili; o piú chiaramente, quale condotta debba
essere dannosa e quale debba essere
utile. Non è dunque sopra certe relazioni empiricamente osservate, ma sulla connessione causale necessaria tra le azioni ed
i loro effetti che deve fondarsi la determinazione delle norme morali. E,
poiché questa connessione deve essere alla sua volta una conseguenza necessaria
della costituzione delle cose, deve essere possibile dedurre da principi
fondamentali quali specie di azioni tendano a produrre felicità e quali a
produrre infelicità. E le deduzioni cosí ottenute debbono essere riconosciute
come leggi di condotta e aver valore indipendentemente
da una estimazione diretta (individuale e occasionale) del piacere e del dolore.
Ciò che distingue adunque
l'utilitarismo, che lo Spencer chiama razionale, dall'empirico, e dà carattere
di rigore scientifico alla ricerca morale, è il riconoscimento pieno e adeguato
della causalità naturale dei fenomeni della condotta; e il vero metodo
scientifico dell'Etica, come delle altre scienze che abbiano superato lo stadio
empirico, deve consistere nel cercare e nel costruire in sistema non alcune
relazioni empiricamente stabilite, ma le relazioni
necessariamente esistenti tra cause ed effetti in tutta quanta la condotta.
4. - Ma se le leggi della
condotta debbono determinarsi per deduzione necessaria, quali sono i dati sui quali questa deduzione deve fondarsi?
I fatti di cui si occupa l'Etica non costituiscono un ordine nuovo che si
distacchi da un ordine inferiore o precedente, come, per es., le formazioni
organiche rispetto alle inorganiche, o i fenomeni sociali rispetto ai
biologici: ma appartengono per un verso alla biologia4 in quanto sono
effetti interni ed esterni di fenomeni vitali prodotti nel tipo piú elevato
degli animali; e per un altro alla psicologia in quanto sono coordinamenti di
azioni suscitati dai sentimenti e guidati dalla intelligenza; finalmente, in
quanto queste azioni direttamente o indirettamente riguardano esseri associati,
appartengono alla sociologia. La condotta è adunque ad un tempo una formazione
biologica, una formazione psichica, e una formazione sociale: e perciò è nei
risultati delle scienze corrispondenti che si devono cercare i principi
fondamentali, i dati dell'Etica. E quindi i dati
da cui si debbono dedurre le norme dell'Etica assoluta sono forniti dalle
condizioni che la biologia, la psicologia e la sociologia indicano
rispettivamente come proprie di un adattamento completo.
Ora, in conformità alle leggi di
queste scienze la condotta corrispondente a un adattamento completo, ossia la
condotta ottima, è caratterizzata dalle condizioni che si possono riassumere
nei seguenti tre punti:
I. Condizioni
biologiche: Corrispondenza perfetta tra gli organi e facoltà umane
e le attività necessarie alla vita completa. Il che importa che tutte le
attività necessarie al massimo svolgimento della vita per sé e per gli altri
trovino il loro compimento nell'esercizio spontaneo di facoltà debitamente
proporzionate e producenti quando entrano in azione il loro quantum di soddisfazione
(cioè di piacere).
II. Condizioni
psicologiche: Corrispondenza perfetta dei sentimenti, come motivi
dell'operare, ai bisogni. Il che importa che i piaceri e i dolori, cui danno
origine i sentimenti distinti come morali, siano, al pari dei piaceri e dolori
fisici, impulsi positivi e negativi proporzionati nella loro forza ai modi di
operare richiesti.
III. Condizioni sociologiche: Accordo perfetto tra le attività
dei consociati. Il che importa che tutte le attività conducenti alla vita completa
di ciascuno non solo non impediscano direttamente né indirettamente, ma
favoriscano la vita completa di tutti. (Stato di pace permanente; cooperazione
volontaria; nessuna aggressione diretta o indiretta; scambio di servizi
gratuiti)5.
La condotta ottima è dunque
quella che soddisfa a tutte queste condizioni ad
un tempo; e però compito dell'Etica assoluta resta quello di
dedurre da queste condizioni le norme a cui tutte le forme di attività umana, a
qualunque fine siano volte, debbono conformarsi per essere totalmente buone.
5. - Per tal modo sono
determinati i principî o i dati sui
quali deve costruirsi l'Etica assoluta: le condizioni della vita umana,
individuale, parentale e sociale, proprie dello stato di adattamento perfetto;
è determinato il metodo: la
deduzione; ed è posto fuori di contestazione il fine
ultimo che giustifica le norme cosí dedotte e dà alla condotta proposta valore
di ottima: la massima felicità universale.
Ma restano due grandi
difficoltà: una incoerenza, almeno apparente, da togliere, e una lacuna da
colmare. L'incoerenza è questa: Come si può sostenere che il fine della
condotta buona è la felicità, se le norme di essa condotta devono essere
dedotte dalle leggi necessarie della vita nello stato sociale, e devono valere indipendentemente da ogni estimazione diretta e individuale
del piacere e del dolore? O, in altri termini, come si risolve
l'antitesi tra il fine assunto e il metodo proposto?
La lacuna è la seguente: Le
condizioni che si pongono come proprie della condotta ottima e che la deduzione
morale deve prendere come dati, sono
esse possibili, o non esprimono delle esigenze in tutto o in parte
incompatibili fra di loro? Insomma quello stato finale di adattamento completo
sotto tutti i rispetti, nel quale le condizioni contemplate sono raggiunte, in qual modo e per qual via può ottenersi?6
L'incoerenza è risolta cosí: Il
fine è la felicità; ma questa, a mano a mano che la vita si eleva, dipende da
una serie sempre piú lunga e complicata di mezzi, ciascuno dei quali deve
essere raggiunto perché sia possibile il fine. Le norme morali rappresentano la
serie piú generale e preliminare di mezzi, appunto perché costituiscono la
serie piú lontana dal fine, e quella che deve essere osservata prima di tutte
le altre; la condizione delle altre condizioni. Ora siccome tutte le attività
necessarie alla vita tendono a diventare una sorgente diretta di piacere
(perché i piaceri sono relativi alla struttura e questa si modifica secondo le
attività), cosí le forme di attività morale, appunto perché necessarie, debbono
diventare una sorgente diretta di piacere. Per tal modo, l'osservanza delle
condizioni che conducono alla felicità diventa direttamente piacevole, ed è
adempiuta, senza che essa felicità (che rimane il fine ultimo) sia lo scopo
diretto e immediato della condotta; ossia (ed è un pensiero che fa ricordare
Aristotele) lo stato di godimento finale sopraggiunge come una conseguenza, non
direttamente voluta né chiaramente rappresentata, all'esercizio delle attività
morali divenuto per sé immediatamente gradevole.
La soluzione della seconda
difficoltà, derivante dalla lacuna notata, si trova nella conciliazione oggettiva, tra bene proprio e bene altrui, e
nella conciliazione soggettiva, tra
egoismo e altruismo, raggiunte per effetto e della solidarietà crescente tra le
condizioni di vita dei singoli e quelle del tutto, e dello sviluppo
concomitante della simpatia.
Colla soluzione di queste due
difficoltà lo Spencer intende dunque che sia dimostrata la possibilità — dal punto
di vista scientifico — e la legittimità — dal punto di vista morale — della sua
costruzione; e con questa dimostrazione il pensiero che informa la trattazione
dell'Etica è, nelle sue linee generali, compiuto7.
Ed ora, tracciato il disegno in
cui si inquadra la dottrina particolare che piú direttamente ci interessa,
diciamo alquanto piú distintamente di questa.
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