Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Erminio Juvalta
Dottrina delle due etiche di Spencer e morale come scienza

IntraText CT - Lettura del testo

  • Parte Prima ESPOSIZIONE
    • Capitolo Primo LA DOTTRINA ETICA IN GENERALE
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Parte Prima
ESPOSIZIONE

Capitolo Primo

LA DOTTRINA ETICA IN GENERALE

 

1. - Quella legge di evoluzione, che si manifesta nell'intero universo visibile, nel sistema solare come un tutto, nella Terra come parte di questo, nella vita in generale, e nella vita di ciascun organismo individuale, nei fenomeni mentali degli esseri animati fino al piú elevato; quella stessa legge si manifesta nei fenomeni della vita umana e sociale e quindi anche in quei fenomeni della condotta, dei quali tratta la morale. In conformità di questa legge e delle leggi via via subordinate in cui essa si rifrange, si produce una elevazione progressiva nelle forme della vita sub-umana ed umana, la quale si traduce in un adattamento sempre migliore, piú esteso e piú durevole alle condizioni da cui dipende l'esistenza dell'individuo, e l'esistenza della specie; e, dove la vita sociale apparisca, l'esistenza della società. Per l'uomo adunque l'adattamento riguarda tre ordini di condizioni; ossia è di tre forme; e, benché si possa astrattamente considerare ciascuna forma per sé, tuttavia, per la connessione naturale e necessaria dei fattori dai quali dipendono, le tre forme d'adattamento nella realtà procedono di conserva con mutue azioni e reazioni continue; cosicché a ogni progresso in una forma di adattamento corrisponde un progresso nelle altre forme. Il limite, verso il quale tende questo processo, è l'adattamento completo a tutte le condizioni della vita umana piú elevata; per il quale il massimo svolgimento della vita individuale, e della parentale, e della sociale, non solo si conciliano, ma si favoriscono a vicenda.

Questo adattamento completo implica non soltanto una perfetta conformità esteriore dell'operare alle esigenze di una tal vita; ma implica del pari una conformità correlativa e della struttura e delle attività, fisiologiche e psichiche; è insomma ad un tempo adattamento della condotta e adattamento dei fattori interni della condotta. Quindi anche le idee, i sentimenti, le tendenze sono, nella loro qualità e intensità e gradi di subordinazione, pienamente adatti e conformati ai bisogni e alle esigenze della vita in tutte le sue manifestazioni, e trovano nelle forme di condotta corrispondenti il loro appagamento pieno e concordante. Il che viene a dire che l'adattamento completo attua in sé le condizioni della massima felicità.

Adunque, massima elevazione della vita, adattamento completo, massima felicità, sono per lo Spencer tre concetti che coincidono; o, meglio, sono facce o aspetti diversi di un medesimo risultato finale, ed esprimono il limite verso il quale tende l'evoluzione della vita umana nello stato sociale.

 

2. - È appunto per questa identificazione, che sta in fondo al pensiero dello Spencer, tra evoluzione e aumento di felicità, che egli può porre come ottima la condotta rispondente al limite della evoluzione. Perché lo Spencer, come è noto, ammette esplicitamente che il fine ultimo, espresso o sottinteso, dell'operare, non può essere che una forma di coscienza desiderabile, cioè di piacere; e che la condotta è buona nella misura che essa apporta, tenuto conto di tutti gli effetti presenti e futuri sopra di sé e sopra gli altri, un avanzo dei piaceri sui dolori.

Totalmente buona, dunque, o perfetta, non è che la forma di condotta che corrisponde a quel limite; ogni altra forma diversa, ossia adatta a gradi di evoluzione piú o meno lontani dal limite, non può essere che imperfetta, ossia buona relativamente, non assolutamente. Quindi due Etiche: Etica assoluta che determina le leggi della condotta ottima; ed Etica relativa che cerca di stabilire per approssimazione quale sia la condotta relativamente buona, ossia la condotta, che, date certe condizioni reali di svolgimento e di adattamento incompleto, è la migliore, o la meno lontana dalla condotta perfetta. E quindi la necessità, e la priorità logica dell'Etica Assoluta; le cui determinazioni riguardano relazioni piú generali, piú semplici, piú esattamente definite di quelle contemplate dall'Etica relativa.

 

3. - Or come si costruirà l'Etica assoluta? ossia quale sarà il metodo? Lo Spencer si accorda cogli utilitaristi che lo precedono nell'assumere, come criterio per giudicare la condotta e determinarne le norme, la natura degli effetti o dei risultati. Ma se ne distingue subito per il procedimento col quale egli crede che questi effetti dei diversi modi di condotta si possano e debbano conoscere. Per gli utilitaristi che lo precedono è l'induzione empirica, per lui la deduzione.

Non si tratta per lo Spencer di trovare che, in un certo numero di casi, certi danni o certe utilità si accompagnano con certi atti o cert'altri, e di inferirne che rapporti simili si manterranno nell'avvenire; si tratta invece di determinare come e perché alcuni modi di condotta siano dannosi e altri utili; o piú chiaramente, quale condotta debba essere dannosa e quale debba essere utile. Non è dunque sopra certe relazioni empiricamente osservate, ma sulla connessione causale necessaria tra le azioni ed i loro effetti che deve fondarsi la determinazione delle norme morali. E, poiché questa connessione deve essere alla sua volta una conseguenza necessaria della costituzione delle cose, deve essere possibile dedurre da principi fondamentali quali specie di azioni tendano a produrre felicità e quali a produrre infelicità. E le deduzioni cosí ottenute debbono essere riconosciute come leggi di condotta e aver valore indipendentemente da una estimazione diretta (individuale e occasionale) del piacere e del dolore.

Ciò che distingue adunque l'utilitarismo, che lo Spencer chiama razionale, dall'empirico, e carattere di rigore scientifico alla ricerca morale, è il riconoscimento pieno e adeguato della causalità naturale dei fenomeni della condotta; e il vero metodo scientifico dell'Etica, come delle altre scienze che abbiano superato lo stadio empirico, deve consistere nel cercare e nel costruire in sistema non alcune relazioni empiricamente stabilite, ma le relazioni necessariamente esistenti tra cause ed effetti in tutta quanta la condotta.

 

4. - Ma se le leggi della condotta debbono determinarsi per deduzione necessaria, quali sono i dati sui quali questa deduzione deve fondarsi? I fatti di cui si occupa l'Etica non costituiscono un ordine nuovo che si distacchi da un ordine inferiore o precedente, come, per es., le formazioni organiche rispetto alle inorganiche, o i fenomeni sociali rispetto ai biologici: ma appartengono per un verso alla biologia4 in quanto sono effetti interni ed esterni di fenomeni vitali prodotti nel tipo piú elevato degli animali; e per un altro alla psicologia in quanto sono coordinamenti di azioni suscitati dai sentimenti e guidati dalla intelligenza; finalmente, in quanto queste azioni direttamente o indirettamente riguardano esseri associati, appartengono alla sociologia. La condotta è adunque ad un tempo una formazione biologica, una formazione psichica, e una formazione sociale: e perciò è nei risultati delle scienze corrispondenti che si devono cercare i principi fondamentali, i dati dell'Etica. E quindi i dati da cui si debbono dedurre le norme dell'Etica assoluta sono forniti dalle condizioni che la biologia, la psicologia e la sociologia indicano rispettivamente come proprie di un adattamento completo.

Ora, in conformità alle leggi di queste scienze la condotta corrispondente a un adattamento completo, ossia la condotta ottima, è caratterizzata dalle condizioni che si possono riassumere nei seguenti tre punti:

I. Condizioni biologiche: Corrispondenza perfetta tra gli organi e facoltà umane e le attività necessarie alla vita completa. Il che importa che tutte le attività necessarie al massimo svolgimento della vita per sé e per gli altri trovino il loro compimento nell'esercizio spontaneo di facoltà debitamente proporzionate e producenti quando entrano in azione il loro quantum di soddisfazione (cioè di piacere).

II. Condizioni psicologiche: Corrispondenza perfetta dei sentimenti, come motivi dell'operare, ai bisogni. Il che importa che i piaceri e i dolori, cui danno origine i sentimenti distinti come morali, siano, al pari dei piaceri e dolori fisici, impulsi positivi e negativi proporzionati nella loro forza ai modi di operare richiesti.

III. Condizioni sociologiche: Accordo perfetto tra le attività dei consociati. Il che importa che tutte le attività conducenti alla vita completa di ciascuno non solo non impediscano direttamenteindirettamente, ma favoriscano la vita completa di tutti. (Stato di pace permanente; cooperazione volontaria; nessuna aggressione diretta o indiretta; scambio di servizi gratuiti)5.

La condotta ottima è dunque quella che soddisfa a tutte queste condizioni ad un tempo; e però compito dell'Etica assoluta resta quello di dedurre da queste condizioni le norme a cui tutte le forme di attività umana, a qualunque fine siano volte, debbono conformarsi per essere totalmente buone.

 

5. - Per tal modo sono determinati i principî o i dati sui quali deve costruirsi l'Etica assoluta: le condizioni della vita umana, individuale, parentale e sociale, proprie dello stato di adattamento perfetto; è determinato il metodo: la deduzione; ed è posto fuori di contestazione il fine ultimo che giustifica le norme cosí dedotte e alla condotta proposta valore di ottima: la massima felicità universale.

Ma restano due grandi difficoltà: una incoerenza, almeno apparente, da togliere, e una lacuna da colmare. L'incoerenza è questa: Come si può sostenere che il fine della condotta buona è la felicità, se le norme di essa condotta devono essere dedotte dalle leggi necessarie della vita nello stato sociale, e devono valere indipendentemente da ogni estimazione diretta e individuale del piacere e del dolore? O, in altri termini, come si risolve l'antitesi tra il fine assunto e il metodo proposto?

La lacuna è la seguente: Le condizioni che si pongono come proprie della condotta ottima e che la deduzione morale deve prendere come dati, sono esse possibili, o non esprimono delle esigenze in tutto o in parte incompatibili fra di loro? Insomma quello stato finale di adattamento completo sotto tutti i rispetti, nel quale le condizioni contemplate sono raggiunte, in qual modo e per qual via può ottenersi?6

L'incoerenza è risolta cosí: Il fine è la felicità; ma questa, a mano a mano che la vita si eleva, dipende da una serie sempre piú lunga e complicata di mezzi, ciascuno dei quali deve essere raggiunto perché sia possibile il fine. Le norme morali rappresentano la serie piú generale e preliminare di mezzi, appunto perché costituiscono la serie piú lontana dal fine, e quella che deve essere osservata prima di tutte le altre; la condizione delle altre condizioni. Ora siccome tutte le attività necessarie alla vita tendono a diventare una sorgente diretta di piacere (perché i piaceri sono relativi alla struttura e questa si modifica secondo le attività), cosí le forme di attività morale, appunto perché necessarie, debbono diventare una sorgente diretta di piacere. Per tal modo, l'osservanza delle condizioni che conducono alla felicità diventa direttamente piacevole, ed è adempiuta, senza che essa felicità (che rimane il fine ultimo) sia lo scopo diretto e immediato della condotta; ossia (ed è un pensiero che fa ricordare Aristotele) lo stato di godimento finale sopraggiunge come una conseguenza, non direttamente volutachiaramente rappresentata, all'esercizio delle attività morali divenuto per sé immediatamente gradevole.

La soluzione della seconda difficoltà, derivante dalla lacuna notata, si trova nella conciliazione oggettiva, tra bene proprio e bene altrui, e nella conciliazione soggettiva, tra egoismo e altruismo, raggiunte per effetto e della solidarietà crescente tra le condizioni di vita dei singoli e quelle del tutto, e dello sviluppo concomitante della simpatia.

Colla soluzione di queste due difficoltà lo Spencer intende dunque che sia dimostrata la possibilità — dal punto di vista scientifico — e la legittimità — dal punto di vista morale — della sua costruzione; e con questa dimostrazione il pensiero che informa la trattazione dell'Etica è, nelle sue linee generali, compiuto7.

Ed ora, tracciato il disegno in cui si inquadra la dottrina particolare che piú direttamente ci interessa, diciamo alquanto piú distintamente di questa.





4 Lo Spencer li considera anche come appartenenti alla fisica, in quanto, esaminati esternamente, si riducono a movimenti e combinazioni di movimenti che cooperano a produrre una forma di equilibrio piú o meno regolare e durevole. Ma questa considerazione (aspetto fisico della condotta) può qui senza danno essere tralasciata.



5 Non è difficile vedere come l’assumere le condizioni suesposte equivalga a supporre direttamente o indirettamente eliminate tre antinomie che sotto varie forme compaiono, si può dire, in tutta la storia della morale: l’antinomia tra il piacere presente e il piacere futuro, cioè tra piacere e utilità; l’antinomia tra il bene proprio e il bene degli altri, tra ciò che è richiesto dalla felicità individuale e ciò che è richiesto dalla felicità generale: e l’antinomia tra sentimenti altruistici, tra la tendenza al piacere e la coscienza del dovere.



6 L’analisi e la soluzione di queste due questioni, le quali si legano per parecchi nessi tra di loro, ma che per chiarezza bisogna considerare a parte, occupano i cap IX-XIV della I parte dei Principî di etica.



7 La II Parte (Le induzioni dell’Etica), che nella traduzione francese porta il titolo di Morale des différents peuples, dall’esame delle diversità di idee e sentimenti morali dei diversi popoli raccoglie la conferma di alcuni dei principî fondamentali dedotti dalle leggi della vita nello stato sociale; e principalmente della estrema variabilità dei sentimenti morali, e della corrispondenza generale di due tipi opposti di moralità ai due tipi di coesistenza e cooperazione sociale (tipo militare e tipo industriale). Le altre quattro parti, Etica della vita individuale (III) ed Etica della vita sociale: la Giustizia (IV), la Beneficenza negativa (V) e la Beneficenza positiva (VI) contengono le deduzioni o applicazioni particolari; nelle quali in conformità ai principî e al metodo accennati, vogliono essere determinate le norme della vita privata e della vita pubblica quali risultano rispettivamente dalle condizioni contemplate dall’Etica assoluta e da quelle contemplate dall’Etica relativa.





Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License