Capitolo
Quinto
IL PRECONCETTO FONDAMENTALE
12. - Cosí dei due tipi diversi di costruzione etica
corrispondenti ai due indirizzi esaminati, l'uno — quello del relativismo
storico — se anche può offrire un criterio di determinazione scientifica di un
sistema di norme, non soddisfa all'esigenza morale, ossia non giustifica il
valore che ad esse si vuole attribuire. Perché, alle norme stabilite in
conformità al criterio della corrispondenza alle esigenze della vita sociale,
non si può riconoscere un valore superiore a ogni altra norma, se non
supponendo che la forma di esistenza sociale correlativa si riconosca
universalmente e sotto ogni rispetto piú desiderabile di ogni altra;
presupposto che non è per nulla legittimato, né si può ricavare dal criterio
assunto. L'altro — quello dell'idealismo prammatistico — in quanto fa capo a
principî e postulati metafisici, serve a giustificare il valore che si
attribuisce alle norme morali, ma è radicalmente imponente a fornire un
criterio di determinazione delle norme.
Il primo può determinare le
norme, ma non giustificarle; il secondo può giustificarle, ma non determinarle.
L'uno e l'altro tipo di
soluzione hanno comune il preconcetto fondamentale che compito dell'Etica debba
essere quello di trovare le ragioni sulle quali è fondata la bontà o la
giustizia di quella forma di condotta, che già teniamo come buona. Ammesso —
tacitamente o esplicitamente — questo presupposto, l'esigenza scientifica porta a riconoscere le
connessioni naturali tra quella forma di condotta e i bisogni della vita
sociale del momento storico, e quindi ad assumere come criterio etico la
corrispondenza a questi bisogni; l'esigenza
morale o giustificativa porta a cercare a quali patti o condizioni
quella forma di condotta possa veramente essere riconosciuta come buona, e
quindi ad assumere come fine della condotta un bene il quale soddisfaccia a
quel requisito di universale e preminente desiderabilità, che non si trova in
quel fine, che è in realtà il fine naturale della condotta17.
13. - E allora la conseguenza
legittima è questa: che una scienza normativa morale è possibile soltanto se il fine naturale che serve a determinare le norme vale
anche a giustificarle.
Ma il fatto - che questa
esigenza non è soddisfatta finché si cerca la giustificazione di un codice di
condotta già dato, assumendo questo come punto di partenza, e quindi come fine
la forma di convivenza e di cooperazione sociale alla quale esso codice
corrisponde, — non prova l'impossibilità di una etica normativa scientifica;
prova al piú la impossibilità di una tale scienza finché
si intende il compito dell'Etica in quel modo.
Ora, perché non sarà possibile e
lecito porre il problema in un modo diverso: cercare
quale possa essere il fine che soddisfa a questa esigenza, e dalle condizioni
che esso richiede ricavare le norme della condotta? Il porre il
problema in questa forma non è forse legittimato dalle difficoltà che abbiamo
visto nascere dal porlo in forma diversa, e dall'analogia (che l'esigenza
caratteristica della norma etica non toglie) colle altre scienze precettive?
Sento risorgere l'obbiezione:
Posto pure che l'impresa riuscisse, a che cosa gioverebbe? Ma è facile la
risposta. In primo luogo, anche se non servisse praticamente a nulla, non
cesserebbe di avere un valore teorico il sistema di rapporti che per tal modo
si venisse a conoscere. In secondo luogo a nessuno è dato affermare a priori
l'inutilità pratica di una cognizione scientifica, sia pure che riguardi dati
ipotetici. (E quale cognizione scientifica non contempla dati, almeno in parte,
ipotetici?) E finalmente a queste due ragioni generali se ne può aggiungere una
terza particolare. Chi può dire che al modo stesso, almeno, col quale può
essere utile la conoscenza delle relazioni che esistono tra forme diverse di
moralità e condizioni storiche diverse, non possa tornare utile la conoscenza
delle relazioni scientificamente stabilite tra una forma di condotta possibile
e un ordine di condizioni possibili?
14. - Concludo: il problema, se
una scienza normativa etica sia possibile, non è un problema risoluto, ma è un
problema da risolvere. Se si possa e si debba risolvere nel modo tenuto dallo
Spencer, è questione diversa e che rimane da esaminare. E questa critica
preliminare mentre avrà servito, come spero, a dimostrare che il presupposto
fondamentale dello Spencer intorno al compito dell'Etica non può essere a
priori escluso, ha posto in chiaro le esigenze fondamentali alle quali una
scienza normativa morale deve soddisfare.
E cosí ci fornisce una guida per
la critica della dottrina.
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