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XVIII.
Eppure una delle obbiezioni che fanno
allo spiritismo persone, che pure in altri capitoli si mostrano piene di senno,
per es. il Maury nella sua storia della Magra, è precisamente questa: che è
antichissimo. A me pare che questo sia un ragionare a rovescio; capirei ancora
che si dubitasse della testimonianza delle intelligenze occulte, se il ritorno
dei morti fosse una cosa di cui non si fosse mai parlato; ma non capisco che
questa asserzione debba esser falsa proprio perchè è molto vecchia. Viceversa
io credo che si debba ragionare così:
1º La storia, o, se così si
vuole, la tradizione, è piena di apparizioni spontanee di morti, e di
evocazioni dei morti. Non parlo dell'Egitto e del suo libro dei morti; non
dell'India, che crede più all'altro mondo che a questo; non della Persia, da
cui le evocazioni dei morti sarebbero state importate secondo Varrone (in
August. Civ. D. VII, 35); non della necromanzia dei Babilonesi37.
Ma si sa che l'evocazione dei
morti era praticata dagli antichi Ebrei, poichè il Deuteronomio la vieta (18,
10), e Saul ha consultato l'ombra di Samuele evocata dalla maga d'Endor
(Giuseppe, Ant. Giud. VI, 14, 2). In Grecia credevano alle apparizioni dei
morti non solo il volgo, ma i filosofi, specialmente i platonici, e prima i
pitagorici: questi dicevano perfino di meravigliarsi che alcuno dicesse di non
aver mai visto un demone (Apul. de Soc., c, 20, allegando Aristotele); perfino
Democrito diceva che agli uomini si presentano dei fantasmi visibili e udibili
(ἐίδωλα
θεωροὑμενα ϰαὶ
ϕωνὰς ὰϕιἑντα,
Sesto contro i Mat. IX, 19. Cir. de nat. Deor, I, 120), annunciando il futuro.
L'evocazione dei morti vi era poi antichissima; già Ulisse li evoca
nell'Odissea (XI, 23.50); poi i ψυχαγωγοί li evocavano nei templi. I sacerdoti e filosofi
alessandrini evocavano spiriti di ogni specie, (teurgia, goezia e negromanzia);
il Wallace cita un passo di Iamblico che sembra la descrizione di una seduta
col medio Home. Quanto ai Latini, che alle apparizioni credesse il volgo, lo
prova la Mostellaria
di Plauto; tra gli scrittori ne parla Plinio. Le evocazioni (νεϰυομαντετα)
di immagini parlanti dal profondo Acheronte si praticavano e in
repubblica e sotto l'impero, e lo sanno Cicerone (Tusc. I, 37) e Orazio (Sat.
I, 8, 24, ss.); e le descrive Lucano (Pharsal VI, 452, ss,). Scendiamo al medio
evo e al Cristianesimo; chi mi sa dire quante sono le anime del Purgatorio
venute a tormentare i mortali? E alle apparizioni dei morti hanno creduto molte
persone colte anche nell'evo moderno, prima ancora di Swedenborg e dello
spiritismo; il Kiesewetter ci dà una ricca bibliografia di coloro che ne hanno
scritto nel sei e nel settecento. Il Cardano e Benvenuto Cellini avevano
facoltà medianische: quello dice di aver parlato cogli spiriti elementali,
questo racconta di aver evocato spiriti maligni (nel libro II
dell'Autobiografia). E il popolo ci crede ancora, specialmente nelle campagne,
e specialmente le donne. E lo sciamanismo, cioè la religione dei
Mongoli, e in genere dell'Asia settentrionale, non è altro che magia spiritica.
E tutti i selvaggi credono agli spiriti, a quanto dicono gli esploratori.
Insomma pare che i revenants siano stati veduti in tutti i tempi e
paesi. E, si noti bene, non c'è concordanza solo nei fatti raccontati, ma in
tanti particolari dei fatti, che non si può credere che siano tutti inventati;
le storie recenti di villaggi di pescatori o carbonari contengono particolari
che si trovano in libri antichi, e rari, e scritti in latino o in greco.«Il
carattere e il tipo delle apparizioni di fantasmi, dice Schopenhauer, è così
determinato e speciale, che chi è esperto, al solo leggere una di queste
storie, può giudicare se è inventata, o fondata su un'illusione ottica, o una
vera visione.» E a questo proposito il Du Prel cita con ragione le parole
scritte da un pezzo dal Glanvil nel suo Sadducismus triumphatus:
«Se fossero scherzi della fantasia, sarebbe però un caso raro, che la fantasia,
che è la cosa più variabile del mondo, ripetesse un medesimo concetto un
infinito numero di volte in tutti i tempi e paesi».
Quanto valore abbia questa
tradizione, è difficile stabilire; ma certo una tradizione ostinata, generale e
spesso concorde non si può calcolore come eguale a zero. Confesso che qualche
anno fa era uno zero anche per me. Le testimonianze dell'antichità classica non
mi pareva che pesassero sulla bilancia delle probabilità neppure un grammo;
anche quelle poche che erano state fatte in buona fede non provavano che
illusioni ed allucinazioni, le quali potevano aver avuto qualche pretesto nella
realtà, cioè nei sogni o nei fuochi fatui, ma eran prodotte sopratutto da
sentimenti ed immaginazioni esaltate. Le credenze popolari nostre eran
naturalmante avanzi degli errori antichi, ossia supestizioni. Quanto all'antico
Oriente, al medio evo ed ai selvaggi, non tentavo neppur di spiegarli, perchè
erano come se non fossero. E perchè questo? perchè di casi di apparizioni io ne
avevo letto, come gli altri, pochissimi e isolati, a gran distanza di tempo uno
dall'altro, sicchè mi parevano ancora più pochi di quelli che erano. Questi
racconti fanno presa su di noi soltanto quando se ne leggono delle collezioni,
come la Mistica
dei greci del Du Prel, o la
Mistica cristiana del Görres, o il Sadducismus
triumphatus del Glanvil, o Nightside of Nature della Crowe. Quando
si leggono delle collezioni ordinate sistematicamente, quando si giunge a
cinquanta casi di fila, somiglianti sebbene raccontati da persone di diversa
condizione e carattere e coltura, di cui molte note alla storia, si comincia a
sospettare che ci sia sotto qualche cosa di vero; se si giunge ai cento si
comincia a crederlo. Ma le collezioni io non pensavo nemmeno a leggerle; un pò
perchè non sapeva se ce ne fossero, e poi perchè ero convinto che non francasse
la spesa di leggerle, non essendovi nulla da imparare. E perchè? perchè i morti
non possono tornare, e quindi le collezioni non possono provare che tornano.
Sicchè io avevo letto poco; e non volevo legger molto, perchè facevo un
ragionamento che tutti fanno senza saperlo, ma che alcuni hanno formulato (v.
Wallace, ediz. francese, p. 27) e che in questo caso suonerebbe così: «Se un
uomo mi dice che una pietra ha parlato, io non gli credo; se cinquanta uomini
mi dicono che una pietra ha parlato, io non credo; se un numero qualunque di
uomini mi dice d'aver udito le pietre a parlare, io non credo; ora il Lombroso
mi dice che far parlare i morti sarebbe come far parlare le pietre; dunque un
esercito di testimoni non mi farebbe credere che i morti hanno parlato». E
perchè facevo questo ragionamento? perchè ero convinto di due cose: primo, che
in natura non si danno miracoli (e di questo sono convinto ancora, perchè per
miracoli intendo infrazioni alle leggi di natura, e se Domeneddio, posto che ci
sia, dovesse ogni tanto far delle eccezioni alle leggi fatte da lui stesso, e
sopratutto se le facesse per raccomandazioni dei santi o d'altri,
sarebbe un pessimo legislatore); e che il ritorno dell'anima di un defunto
sarebbe un miracolo. Perchè mò lo credevo un miracolo? perchè dicevo che non si
può camminare senza gambe, nè vedere senz'occhi, nè pensare senza cervello: una
cosa immateriale non è niente. Ma non pensavo ancora che uno spirito può essere
incorporeo senza per questo essere immateriale; che lo spirito può essere
esteso, come lo concepirono anche i primi padri della Chiesa, per esempio
Tertulliano, senza per questo essere tangibile. Confesso dunque che avevo
torto, purchè il lettore ammetta che adesso ho ragione.
2º Ma la tradizione non basta a
provar l'apparizione dei defunti, perchè non è che una collezione di testimonianze
tramandate da persone che ora sono defunte anche loro, e non si possono più
interrogare. Bisognerebbe che fosse confermata dall'osservazione, e
osservazione scientifica dei giorni nostri. Or bene, l'osservazione ci trascina
oggi, un passo alla volta, ad ammettere la verità della tradizione. Il primo
passo che i ciarlatani e i visionarî hanno fatto fare agli scienziati, fu
quello di costringerli ad ammettere il magnetismo animale; questo ormai lo
ammettono quasi tutti, anzi se ne sono impadroniti, e, per purificarlo della
sua macchia originale, lo hanno ribattezzato col nome di ipnotismo, ed hanno
proibito ai ciarlatani di praticarlo.
Il secondo passo, che stanno
facendo, ed a cui li trascina sopratutto il bellissimo libro dell'Ochorowicz,
intitolato Suggestion Mentale, è quello di ammettere che il pensiero di
un vivente può, in certe condizioni, agire su un altro vivente, anche a gran
distanza, e suscitare in esso una sensazione, un'emozione, un'idea o indurlo a
un atto. L'Ochorowicz, oltre a constatare la suggestione mentale, la spiega: le
idee non viaggiano, egli dice; ma il pensiero nel cervello è movimento; ora
ogni movimento si propaga (legge di trasmissione); ogni movimento propagato che
incontra una resistenza si trasforma (legge di trasformazione); ogni movimento
trasformato, che incontra un corpo simile a quello da cui è partito, si
ritrasforma nel movimento primitivo (legge di riversibilità); quindi il nostro
pensiero può propagarsi a distanza sotta la forma di vibrazioni eteree, come la
luce, il calorico e l'elettricità, e, incontrando un cervello, ridiventar
pensiero; e ciò tanto più facilmente quando i due cervelli sono quelli di un
magnetizzatore e di un sonnambulo, o di due persone che si vogliono bene, l'una
forte e l'altra sensibile. Il rapporto magnetico o simpatico fa da filo
telefonico o telegrafico. Questa, mi pare, è la spiegazione dell'Ochorowicz; e
siccome è una spiegazione fisica, e non domanda al materialismo nessuna
concessione, bensì domanda solo alla fisiologia di concedere che le onde
nervose possano propagarsi sotto nuova forma, oltre la periferia del sistema
nervoso, così finiranno per ammetterla come sicura38.
Il terzo passo si comincia a
fare, ed è quello di ammettere i fenomeni di telepatia, ossia le apparizioni
dei viventi; ossia che in certi casi un vivente diviene visibile, ed anche
udibile o tangibile per un altro, a distanza come quelle fra Londra, Calcutta e
New-York. Un vivente che appare a gran distanza dal suo corpo è quello che i
Francesi chiamano double, gli Inglesi wraith, i Tedeschi doppelgänger,
i Greci ἔιδωλον,
e che non so come si chiami in italiano. La tradizione e la credenza popolare
sono ricche di esempi di queste apparizioni di viventi. Quando la Rhoda annuncia l'arrivo di
S. Pietro, che i suoi amici credevano ancora in prigione, essi le dicono: «tu
sei matta»; e poichè essa insiste, dicono: «sarà il suo angelo, o doppio» (Atti
degli Apostoli, XII, 13-15). Molte sono le leggende di santi apparsi
corporalmente in due luoghi nello stesso tempo, come San Francesco Saverio; la Chiesa ammette il fatto
sotto il nome di bilocazione.
Fra gli altri sono relativamente
frequenti i casi di persone che arrivano due volte, prima in effigie e poi
personalmente; questa non è che un'esagerazione del fenomeno frequentissimo e
noto a tutti, che quando si pensa a una persona senza motivo essa sta poco ad
arrivare; in Norvegia l'apparizione di questa specie ha perfino il nome
speciale di Forgiänger, cioè che va innanzi. Ma vi sono anche
apparizioni di un vivente a sè stesso; leggete la Deuteroscopia
di Horst. Göthe e Shelley hanno veduto il loro doppio; cercate nelle loro
biografie. Pure a queste cose nessuno credeva; io non sapeva neppure che ci
fosse anche questa superstizione. Ma ecco che alcuni bravi Inglesi della Società
per le ricerche psichiche, società composta delle persone più serie che si
possano desiderare, s'è messa all'opera di convincere il pubblico della realtà
della telepatia, ed ha pubblicato due volumi, intitolati Phantasms of the
Living, in cui vi sono 679 (dico seicentosettantanove) casi di apparizioni;
e non sono casi raccolti dai libri vecchi, dalle leggende dei santi e dalle
capanne dei montanari; sono apparizioni avvenute a generali, magistrati,
sacerdoti, artisti, signore, ancora viventi, dei quali i più hanno permesso
agli autori del libro di pubblicare il loro nome col loro indirizzo, o di dirlo
privatamente, e di verificare e documentare le loro asserzioni come se
potessero esser sospette di malafede. S'intende bene che non hanno citato tutte
le apparizioni, anche quelle che potevano essere puramente soggettive;
altrimenti ne avrebbero citate delle migliaia: hanno citato soltanto le
apparizioni che indicavano un fatto realmente accaduto al vivente, ed accaduto
simultaneamente all'allucinazione o almeno prima che il fatto si potesse
conoscere altrimenti, e che perciò dovevano esser prodotte da un'impressione
esterna. Se (caso 341), il comandante Aylesbury, in pericolo di affogare,
chiamava sua madre, e vedeva questa colle tre sorelle di lui, tutte sedute a
lavorare, e se intanto la madre si sentiva chiamare da lui e mandava una delle
figlie alla finestra a vedere se arrivasse, bisogna ammettere che tanto lui
come la madre non hanno avuto una vera allucinazione, ma un'allucinazione vera
(come il Taine definisce la sensazione stessa nel suo libro sull'Intelligenza);
che se si può chiamarla, col Brierre de Boismont, allucinazione ragionevole, o,
come la chiamano ora, allucinazione telepatica, si è solo perchè differisce
dalle sensazioni ordinarie in quanto avviene a distanza maggiore
dell'ordinaria; ma in realtà è una sensazione e non un'allucinazione. Ad ogni
modo queste sensazioni a distanza o allucinazioni ragionevoli si cominciano ad
ammettere da molti, e presto le ammetterranno tutti facilmente, perchè si
spiegano fisicamente, come la suggestione mentale a distanza, coll'azione di un
cervello su un altro, per mezzo di vibrazioni trasmesse dall'etere. La
suggestione mentale da una parte e la lettura del pensiero dall'altra fanno
comprendere, da una parte quella che chiamano Fernwirkung o far-working,
e dall'altra quella che chiamano telepatia. Infine anche Edison sta cercando
una combinazione di un fonografo e di un fotografo che permetta di udire, non
solo, ma anche di vedere un individuo a distanza, e di assistere allo
spettacolo della Scala dalla propria stanza; la cosa è teoricamente possibile.
Non è a stupire che la natura superi Edison quanto l'occhio supera la camera
oscura. E di casi simili a quelli della collezione inglese io ne so parecchi da
fonte privata, e credo che sarebbe facile fare una collezione italiana; dico
facile, per l'abbondanza del materiale; sarebbe difficile perchè, per riguardi
umani, pochissimi hanno il coraggio di firmare e pubblicare. E si comincierebbe
dall'apparizione della madre di Garibaldi a suo figlio, il giorno di sua morte;
vedete la biografia del Guerzoni.
Lo spiritismo non troverà più
ostacoli quando si sarà fatto un quarto passo, e si ammetteranno anche le
apparizioni dei morti. Ma si ammetteranno molto difficilmente, perchè qui manca
uno dei due cervelli, quello dell'agente; e bisognerebbe ammettere che colui
che apparisce (o produce l'apparizione di un fantasma simile a lui), è uno
spirito senza corpo. Ora si può egli dire che apparizioni di questo genere siano
state constatate dei nostri giorni? Intendiamoci bene, perchè, volendo esser
breve, devo esser preciso, affinchè non mi facciano dire più di quello che
dico. Non affermo che si siano constatate apparizioni di morti. Dico che vi
sono testimonianze odierne più che sufficienti per ammettere che vi sono
apparizioni, se non di morti, certo di fantasmi dei morti, le quali, se non
sono sensazioni, sono almeno allucinazioni prodotte da impressioni esterne,
allucinazioni ragionevoli, allucinazioni in cui c'è qualche cosa di vero. Che
vi siano delle apparizioni di fantasmi di morti non si nega. E non si nega
neppure che siano ragionevoli e fondate; ma, siccome la maggior parte di queste
apparizioni hanno luogo poco dopo la morte del vivente, così, anche quando si può
provare che non sono soggettive (perchè il veggente non poteva sapere che
l'originale del fantasma era morto), si può supporre che in realtà siano
apparizioni, non di morti, ma di morenti, ossia ancora di viventi; non perchè
l'impressione partita dal morente esiga del tempo per giungere al veggente
(giacchè cento esempi provano che può giungere in un istante) ma perchè può
esser rimasta latente nel paziente, finchè in un momento di raccoglimento è
divenuta cosciente. Ma, prima di tutto, questa obbiezione non val nulla quando
si tratta di apparizioni che indicano una morte già avvenuta, il cadavere già
nella cassa, lo spirito già lieto della sua liberazione, o quando il fantasma
di Mackenzie, per citarne uno, prega in sogno il suo padrone (che non sa ancora
che egli sia morto) di non dar fede alla notizia che egli riceverà, che egli si
sia avvelenato volontariamente. Poi questa spiegazione può valere per le
apparizioni a un'ora di distanza dalla morte, a un giorno di distanza, ma non
quando si tratta di mesi o di anni. Egli è vero che, per le apparizioni che
avvengono lungo tempo dopo la morte, c'è un'altra difficoltà; se è facile
mostrare che non sono apparizioni di viventi, diventa molto difficile provare
che non sono tutte allucinazioni soggettive, e che ve ne sono di ragionevoli e
fondate. Si può stabilire se sono ragionevoli e fondate le apparizioni di
viventi, perchè in questo caso si può sapere se il fantasma rappresenta e dice
il vero, informandosi di ciò che è accaduto al vivente al momento
dell'apparizione; ma non si può confrontare il fantasma del defunto col
defunto stesso; pare che il fantasma del defunto non ci possa dar indizii che
di cose accadutegli che sappiamo già, o di cose presenti che non possiamo
verificare. Tuttavia vi sono dei confronti indiretti coi quali si può qualche
volta controllare anche il fantasma del defunto:
I. Può darsi che il fantasma
avverta il veggente di cose posteriori alla propria morte, e che il veggente
non sa ancora, e può verificare;
II. Può darsi che il veggente
non abbia mai visto nè conosciuto l'originale del fantasma, ma altre persone lo
riconoscano alla descrizione che egli ne fa, o egli stesso lo riconosca in un
ritratto del defunto (s'intende bene, in un ritratto non mai veduto prima
dell'apparizione);
III. Può darsi che non vi sia
più traccia alcuna dell'originale del fantasma, eppure l'esistenza di una causa
esterna dell'apparizione sia provata dal fatto che lo stesso fantasma apparisce
a più persone, anche separatamente e successivamente, senza che una lo dica
alle altre, o per non inquietarle o per non farsi canzonare; ed ancora che
spaventi i cavalli od i cani.
Apparizioni di fantasmi di
morti, le quali presentano qualcuno di questi tre caratteri, non possono essere
nè apparizioni di viventi, nè allucinazioni. Ora, vi sono testimonianze le
quali provino che apparizioni di questo genere si ripetono anche ai giorni
nostri? rispondo che ve ne sono di più che sufficienti e per numero e per
autorità, perchè si tratta di centinaia di testimoni viventi, fra i quali vi
sono molte persone rispettabilissime. Io non posso citarle qui, perchè non
raccolgo fatti, ma ragiono sui fatti raccolti; quindi il mio dovere è solo di
indicare al lettore le fonti in cui può esaminarli egli stesso. Perciò se non
si fida del Wallace39 o dell'Oxon40 o dello Stead41,
sebbene gli esempi odierni che citano siano spesso abbastanza documentati,
sappia che la Società
londinese per le ricerche psichiche, la stessa che ha già fatto la collezione
dei Fantasmi dei viventi, sta raccogliendo una collezione che provi la
realtà dei Fantasmi dei defunti. La raccolta procede lentamente, perchè la Società è molto scrupolosa
(qualche spiritista dice perfino troppo schizzinosa), nel raccogliere e
discutere i documenti. Intanto ha già mandato avanti tre importanti
capitoli42 in cui espone ed esamina parecchie dozzine di apparizioni
recenti che presentano qualcuno dei caratteri di autenticità che abbiamo
indicati più sopra; e li discute con una prudenza che, se non è troppa per riguardo
allo scetticismo della generalità dei lettori, è forse troppa pel cumulo di
prove che già si hanno, per chi vuol vederle.
Ora queste apparizioni di
fantasmi di morti, che non sono pure allucinazioni, cosa saranno? le ipotesi
probabili su tali questioni non sono finora che tre: o i fantasmi sono gli
spiriti dei defunti; o sono prodotti dal pensiero dei defunti (dal loro
desiderio di salutare i viventi, di rivedere la loro dimora terrestre, dalle
reminiscenze del loro passato); oppure (se la sopravivenza dell'anima par
proprio impossibile), sono traccie materiali, impronte fisiche lasciate dai
defunti nell'ambiente in cui hanno vissuto. Sono l'ipotesi volgare, la
spiritica e la materialista. La seconda ipotesi mi par la più probabile. Ma
come sceglier fra le tre? La signora Sidgwik raccomanda di completare la
raccolta delle osservazioni fatte finora e di confrontarle nei più minuti
particolari. Ma il miglior modo di decidere fra le ipotesi suggerite
dall'osservazione è sempre stato l'esperimento.
3° Ma questi esperimenti sono
essi possibili? La tesi dello spiritismo è appunto che lo sono; che i fenomeni
medianici sono evocazioni dei morti. Ora, che lo spiritismo abbia ragione, noi
non possiamo ancora affermarlo senza fare un circolo vizioso, perché appunto
stiamo esaminando se i fenomeni medianici si debbano spiegare coll'ipotesi
spiritica, e finora eravamo giunti soltanto a questo risultato che le
intelligenze occulte (cioè quelle che scrivono senza che il medio lo voglia e
pensano senza che egli lo sappia), dicono quasi sempre di esser le anime dei
morti; e domandavamo come si può spiegare questa concordanza nell'errore
mediante la teoria dell'incosciente del medio? Si risponde: colla tradizione.
Noi rispondiamo che è un ragionare a rovescio. Il fatto è che la testimonianza
delle intelligenze occulte concorda colle testimonianze antiche e odierne sulle
apparizioni dei defunti; e se da questo fatto si può argomentar qualche cosa, è
che quelle son vere, e, non che questa è falsa. La concordanza non è sempre un
segno sicuro di verità; ma è contro ogni logica il prenderla come indizio
d'errore. Sarebbe stato giusto l'opporre all'ipotesi di Copernico che poteva
esser suggerita dalla tradizione pitagorica, dall'astronomia di Filolao, di
Ecfanto e di Aristarco di Samo?
4° A costo di riuscir prolisso,
voglio tornar da capo su questo argomento, esaminando una classe speciale di
fenomeni spiritici. Parecchi anni or sono, quando non pensavo punto allo
spiritismo, studiando il trattato del Brierre de Boismont sulle allucinazioni,
vi lessi l'aneddoto raccontato dal Baronio: Marsilio Ficino, il famoso
traduttore di Platone, dopo aver passato una sera discorrendo col Mercato
sull'immortalità dell'anima, fece il patto con lui che quello dei due che fosse
morto pel primo sarebbe tornato, potendo, a dir all'altro se ciò che si
raccontava dell'altro mondo era vero. Parecchio tempo dopo, essendo il Mercato
in altra città ché il Ficino, si sentì chiamar dalla via, corse alla finestra,
e vide il Ficino, che passava correndo a cavallo e, salutandolo colla mano, gli
gridava: Vera sunt illa! E in quell'ora appunto il Ficino moriva.
Io rideva, domandandomi come mai
lo spirito del Ficino avesse trovato subito lo spirito compiacente di un
cavallo. E pensavo: se ciò fosse succeduto una volta, sarebbe succeduto molte
volte. Ma ecco che trovo nel libro del Calmet sulle Apparizioni che, in seguito
a dubbi e promesse analoghe alle succitate, il marchese di Rambouillet è
apparso al marchese di Précy, annunciandogli la sua morte e dicendogli che tout
ce que l'on disait de l'autre monde était très certain. Poi ecco che la Crowe mi cita dalle Accredited
Ghost Stories la storiella di un signore, il quale, avendo spesso discorso
con sua sorella sulla questione se ci fosse o no una vita futura, apparve a
lei, mentre egli moriva in alto mare, nella cattedrale di York, e le disse: There
is another world. Poi ecco che gli Annales des sciences psychiques
mi citano un caso simile dalle memorie dell'abate di St-Pierre (IV, 57). E poi
vengo informato che altri esempi di apparizioni, in seguito a promessa di dar
notizie dell'altro mondo, si trovano nel libro del Glanville, Sadducismus
triumphatus; senza contare che ho imparato a supporre che nei libri che non
ho letto vi possono esser molti più casi dei pochini che ho letto.
Ma io dicevo: se queste cose
fossero veramente accadute pel passato, dovrebbero accader ancora; e invece la
luce della scienza e del gas ha bandito i fantasmi. Ebbene, ecco che, tra le
apparizioni di morenti verificate da testimoni attuali e riferite nei Phantasms
of the Living, nove almeno furono precisamente precedute dalla promessa di
apparire, tra le altre quella ben documentata del fratello dei Fenzi; e altri
casi simili conosce il Myers (vol, IX dei Proceedings, ecc., p.
439-440); e nel succitato libro dello Stead c'è un intero capitolo intitolato: Fantasmi
che mantengono la promessa. Io ne cito un esempio, che non è fra i più
belli, ma è fra i più autentici, perchè, sebbene si fondi sulla fede di un uomo
solo, quest'uomo è però lord Brougham, che non solo fu Gran Cancelliere, ma
ancora ebbe una delle teste più quadre che ci siano state. Lo Stead racconta
dunque che si legge nel primo volume delle Memorie di lord Brougham: «Mi è
accaduta «una cosa notevolissima; così notevole che devo raccontare la storia
dal principio. Quando lasciai la scuola superiore, andai all'Università con G.,
il mio più intimo amico. Non vi era insegnamento religioso, ma noi discutevamo
spesso nelle nostre passeggiate su questioni gravi, fra le altre sull'immortalità
dell'anima e sulla vita futura. Questo problema, e la possibilità che un
defunto apparisca ad un vivente, furono soggetti di lunghe discussioni, e
finalmente facemmo la pazzia di firmare un patto, scritto col nostro sangue,
che quello fra noi due che morisse pel primo apparirebbe all'altro, e così
dissiperebbe al tutto i suoi dubbi sulla vita dopo morte. Finiti i nostri
studi, G. andò nell'India avendovi ottenuto un impiego nel Servizio Civile. Mi
scrisse di rado, e dopo pochi anni avevo quasi dimenticato che esistesse.... Un
giorno io prendeva, come ho detto, un bagno caldo; e, mentre vi ero dentro e
godevo il confort del caldo, volsi il capo, guardando verso la sedia, su
cui avevo deposto i miei vestiti al momento di entrar nel bagno. Sulla sedia
sedeva G., guardandomi tranquillamente. Come io sia uscito dal bagno, non lo
so; ma ricuperando i sensi mi trovai a terra. L'apparizione, o quella qualunque
cosa che aveva preso l'apparenza di G., era scomparsa. Questa visione mi aveva
dato un tal colpo, che non ebbi veglia di discorrerne, e non ne parlai neppure
a Stewart; ma l'impressione che ciò mi fece fu troppo viva per esser
dimenticata facilmente; e ne fui così commosso, che io scrivo qui tutta la
storia, colla data 19 dicembre, e tutti i particolari, quali mi stanno ancora
freschi nella memoria. Senza dubbio io mi era addormentato, e non posso
dubitare un istante che l'apparizione che si era presentata così distintamente
ai miei occhi era un sogno; eppure...»Nell'ottobre del 1862 lord Brougham
aggiunse come poscritto: «Finisco in questo punto di copiare dal mio giornale
la storia di questo strano sogno. Certissima mortis imago! Ed ora
finiamo il racconto cominciato circa sessanta anni fa. Appena fui tornato ad
Edimburgo, mi giunse una lettera dall'India che annunziava la morte di G.,e
diceva che era morto il 19 dicembre».
Ma io mi dicevo: se queste cose
succedessero veramente, si dovrebbero verificare coll'esperimento; se è vero
che le intelligenze occulte che si manifestano per mezzo di un medio sono i morti,
fra le comunicazioni medianiche vi dovrebbero essere quelle di alcuni che
avranno promesso di tornare dopo morti. Or bene, anche senza cercare, ne ho già
incontrate alcune, e per es. quella del dottor Knox che, secondo promessa,
viene a dire a Owen per mezzo di un medio scrivente: Caro Owen, io vivo
ancora! (Nel giornale Light, 1888, pag. 35; un altro caso raccontato
dal general Drayson, nello stesso Ligiht del 15 febbraio, 1890). E vi
saranno molti esempi simili che non conosco. Ora non voglio affermare che
queste siano storie vere; ma mi pare che sia contrario ad ogni logica il
sostenere che le ultime sono fiabe appunto perchè confermano le prime.
Procedendo con questa logica, se dopo morte mi parrà di sentirmi ancor vivo in
qualche modo, dovrò dirmi: «Ohibò! questo non è che un errore, un'illusione
prodotta in me da tutte le frottole che mi hanno raccontato quand'ero vivo».
Insomma il ragionamento che
fanno è questo: Le comunicazioni medianiche non sono che un'eco della
tradizione dell'apparizione dei morti; ma questa è evidentemente falsa; dunque
sono false anche quelle. Invece il ragionamento che si deve fare è questo:
1° Nella storia si trovano
centinaia di testimonianze, anche autorevoli, di apparizioni di morti;
2° Noi non siamo abbastanza
sicuri che nulla sopravvive al cadavere per dire che tutti questi
testimoni erano matti o bugiardi;
3° Questa tradizione è poi
confermata dall'osservazione di centinaia di testimoni ancora viventi, fra cui
alcuni autorevoli;
4° La tradizione e
l'osservazione sembrano confermate dall'esperimento, almeno in quanto le
intelligenze occulte evocate cogli esperimenti medianici dicono generalmente di
esser anime di morti;
5° Queste comunicazioni
medianiche non sembrano una semplice eco delle opinioni dei vivi, altrimenti rifletterebbero
anche lo scetticismo della maggioranza; invece io conosco un medio, scrivente
in nome di defunti, che è scettico e materialista. Per lo meno andrebbero
d'accordo colle credenze religiose; invece, sebbene s'accordino nell'essere
spiritualiste e, in un certo senso, religiose, non vanno d'accordo coi dogmi
speciali di alcuna Chiesa; raccomanderanno di pregar Dio, ma non sono
cristiane. Dunque, piuttosto che un'eco della tradizione religiosa, sembrano
una conferma di una parte di essa.
6° Dunque la concordanza della
tradizione, dell'osservazione e dell'esperimento sembra una prova di un certo
valore per la probabilità delle comunicazioni coi defunti.
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