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XX.
Concediamo tuttavia come più probabile
che l'intelligenza occulta colla quale il medio discorre sia una parte del suo
cervello e non uno spirito fuori di lui. Per decidere qual sia dei due col
solo mezzo del medio scrivente, senza ricorrere ad una verificazione
materiale, ossia alla ricerca anatomica dell'organo dell'incosciente, od alla
evocazione di spiriti che si rendano visibili, non c'è che una via, quella di
continuar ad interrogare l'intelligenza occulta, per veder se differisce da
quella del medio solo esternamente, solo pel mezzo con cui comunica i suoi
pensieri, o se ne differisce internamente, per i suoi pensieri; se i suoi
pensieri siano tali che non si possano attribuire al medio.
E nel decidere qual carattere
deve avere un pensiero perchè non si possa attribuirlo al medio, bisogna esser
rigorosi. Mi spiego:
L'intelligenza occulta sembra
avere molto spesso una volontà non solo diversa da quella del medio, ma
veramente contraria. Per gli esempi rimando all'Aksàkow, p. 347, ss. Io
aggiungo solo che, in quella poca esperienza che ho potuto acquistare con medi
scriventi e tiptologici, l'ho verificato anch'io. Per esempio, sperimentando al
tavolino con due sole persone, di cui una era il medio, fummo per molte sedute
impediti da sedicenti defunti, zii del medio, i quali volevano ad ogni costo
che il medio se ne tornasse al suo paese; il medio non ci pensava neppure; noi
si rideva, ed essi si arrabbiavano.
E come contrasta di volontà,
così l'intelligenza occulta contrasta spesso col medio anche nelle opinioni e
nel modo di sentire. Anche qui rimando pei documenti all'Aksákow, 373. ss.,
379, ss. Per conto mio ne ho visti più esempj. Un caso abbastanza frequente che
ho incontrato anch'io, è quello di una intelligenza occulta, naturalmente
spiritista, che scrive colla mano di un materialista; uno non riesce a
convincer l'altro; il medio è convinto che la sua scrittura è una burla che
egli fa a sè stesso; i pensieri che egli scrive sono per lui rimasugli delle
storie della sua balia, superstizioni ereditate dai nonni, fenomeni di atavismo.
Ma il più bello è che talvolta dobbiamo riconoscere alla fine della discussione
che il sedicente spirito avea ragione e noi avevamo torto; ciò succede spesso
nelle piccole contestazioni che derivano dalla difficoltà d'interpretare la
comunicazione, specialmente se è fatta picchiando col tavolo; quando il tavolo
s'impazienta, si verifica spesso che l'abbiamo frainteso.
S'aggiunga pure questo: che,
sebbene generalmente le comunicazioni dell'intelligenza occulta siano al
livello del l'intelligenza del medio (cosa del resto perfettamente naturale
anche all'ipotesi spiritica), e spesso al disotto, molte volte danno prova di
un ingegno (non dico di un sapere) di molto superiore al suo. In questo genere
gli Americani vantano sopratutto il libro filosofico Arcana of nature,
che lo stesso Büchner apprezzava assai, e di cui fece i suoi complimenti
all'autore, Hudson Tuttle, il quale li rifiutò dicendo di esser stato soltanto
il medio di uno spirito. Gli Inglesi vantano sopratutto il romanzo Edwin
Drood, che il Dickens aveva lasciato a metà, e che egli avrebbe terminato
di scrivere dopo morte colla mano del medio James. Questa sarebbe stata
un'opera postuma in tutto il senso della parola. Gli Italiani parlano
sopratutto di un poema dettato dall'Ariosto allo Scaramuzza, che io però non
conosco. Per conto mio ho conosciuto un medio scrivente a cui Boccaccio, Bruno
e Galileo facevano scrivere delle risposte che, per la loro elevatezza, erano
certamente più all'altezza di quei tre, che al livello del medio; e potrei
citarne testimoni competenti. Così le risposte, che Kant e Schopenhauer
facevano medianicamente a Hellenbach, non erano indegne di Schopenhauer e di
Kant. Al medio citato testè, Dante, o chi per esso, ha dettato tre canti in
terza rima; io non ne ho letto che poche terzine, ma, per quanto posso
giudicare, eran molto belle; certo quel medio, sebbene valente nell'arte sua,
non lo era nell'arte poetica. Un esempio lo citerò per la sua brevità: una
intelligenza occulta, che avea preso il nome o il pseudonimo di Manzoni, era
chiamata con qualche insistenza da quattro sperimentatori, che conosco, dei
quali non ho alcun motivo di dubitare, e dei quali posso far privatamente il
nome; la risposta alla domanda insistente fu, a quanto mi dicono, questa
sestina:
Perchè sì spesso il fremito
Della tua mano audace
Suole dal sonno togliere
Di desïata pace
Gli spirti incorruttibili
Di quei che furo un dì?
Il terzo verso non mi
piace44, ma nei primi due c'è senso poetico e negli ultimi tre c'è
almeno esperienza della tecnica del verso; del resto il Manzoni, sia detto con
sua pace, ne ha fatti anche di peggio; e il medio e gli astanti, sebbene
fossero persone colte, non erano certo capaci di tanto.
Ma tutte queste manifestazioni
dell'intelligenza occulta, sebbene non siano da disprezzarsi, perchè dimostrano
sempre più il dualismo psichico fra il medio e l'intelligenza occulta, non sono
però da considerare come prove sufficienti che questa sia fuori del medio.
Desiderii e passioni contrarie fra loro, opinioni contrarie fra loro, ci sono
anche nella nostra coscienza. La riflessione (διάνοια),
dice Platone, è un dialogo con noi stessi. E l'esitazione e il dubbio gli danno
ragione. Nel sogno questo dialogo con noi stessi ci sembra un dialogo con
altri; e spesso ci pare impossibile che non capiscano le nostre ragioni e non
comprendiamo le loro; eppure talvolta svegliandoci dobbiamo riconoscere che chi
aveva ragione era il nostro avversario; dunque il nostro incosciente ragionava
meglio di noi. Per qualche esempio simile si può vedere il Delboeuf (Le
sommeil et les rêves, pagg, 24, 52). Ora supponete che questo incosciente,
fugace come un sogno, diventi stabile (e, s'intende, che divenga forte a segno
di scrivere colla mano di Delboeuf, anche quando Delboeuf è sveglio), e voi
avete l'intelligenza occulta di un medio.
E simile si dica della
superiorità di carattere e d'ingegno, delle risposte facete, delle
considerazioni filosofiche o delle composizioni poetiche dell'intelligenza
occulta. L'istinto, intelletto incosciente, è più profondo che la ragione. Le
coeur, diceva Pascal, a ses raisons, que la raison ne connaît pas.
Il genio artistico è pure incosciente; i capilavori dell'arte non sono frutti
della riflessione; l'incosciente li prepara lentamente, ma li rivela d'un
tratto alla coscienza; escono di getto (coulent de source, dicono
i francesi), e l'artista medesimo non li conosce che quando son fatti, sebbene
provi prima il tormento e l'inquietudine della gestazione e del parto. Perciò
li attribuisce all'entusiasmo (ossessione divina), all'ispirazione di un nume.
Dunque sentimenti ed opinioni
diverse, carattere ed ingegno di levatura diversa, non provano intelligenza sostanzialmente
diversa, non provano due soggetti pensanti. Se l'intelligenza occulta vuol
provare di non esser quella del medio, deve mostrare cognizioni che il
medio non ha. Anzi, siccome si possono avere delle cognizioni latenti, delle
cognizioni di cui non ci ricordiamo, sicchè ci pare talvolta che i personaggi
dei nostri sogni ci informino su cose vere che noi non sapevamo (e per brevità
rimando il lettore ai begli esempi del Maury nel suo libro Le sommeil et les
rêves), così bisogna che l'intelligenza occulta dimostri delle cognizioni
che il medio non può avere.
E di queste cognizioni
l'intelligenza occulta ne dimostra talvolta. Ma allora, piuttosto che ammettere
uno spirito, si ammette una specie di chiaroveggenza dell'incosciente del
medio. Dunque fermiamoci a discorrere della chiaroveggenza.
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