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XXV.
Se, malgrado tutte le prove
intellettuali e materiali che l'intelligenza occulta ci dà per convincerci che
essa è l'intelligenza. di un defunto, noi sospettiamo sempre che essa sia
invece l'intelligenza incosciente del medio, la ragione principale è questa:
che il medio si vede e il defunto non si vede. Ma i defunti sono riusciti anche
a farsi vedere. Prima si fecero vedere dal medio (visione), poi nel
medio (trasfigurazione), finalmente si fecero vedere, toccare e udire fuori
del medio (materializzazione). Ma ascoltiamo il Wallace (ed. franc., p. 370):
«Ensuite nous arrivons à un autre groupe de phénomènes encore plus merveilleux,
appelés matérialisations, ou productions de formes matérielles teporaires
isolées de la matière environnante. Les premières qui se présentèrent étaient des mains humaines qui
écrivaient quelquefois visiblement et étaient tangibles; puis des figures
humaines se formèrent; puis, après un temps considérable, une forme humaine
entière se constitua, et cela est devenu actuellement très commun, selon la
promesse qui en a été faite il y a dix ou quinze ans; nous en doutions et,
cependant, la preuve a été établie; c'èst une chose bien connue de nos jours de
tous ceux qui s'occupent de ce sujet». Ora vediamo con quali ipotesi si
possono spiegare queste notizie dateci dal Wallace e dagli altri spiritisti.
1º Comincio ad escludere che
siano tutte imposture. Escludo l'impostura per tutte le ragioni che ho dette
in principio di questo lavoro e che sarebbe inutile ripetere. Qui dirò solo che
l'escludo anche per l'apparizione dei fantasmi. Non l'escludo solo perchè ho
visto io; giacchè se credessi d'aver assistito io solo ad una
materializzazione, andrei subito a consegnarmi al manicomio. E non l'escludo
solo perchè han visto gli altri; giacchè, fin che non ho visto, sono stato
sempre inclinato a credere che fossero stati corbellati, Crookes per il primo;
dico inclinato, e non deciso, poichè è chiaro che altrimenti non mi sarei presa
la briga di verificare, sperimentando io. Ma se hanno visto anche gli altri,
vuol dire che io non sono matto; e se ho visto anch'io, vuol dire che gli altri
non sono stati corbellati. Il lettore, se non ha assistito a materializzazioni,
ha perfettamente il diritto di fare con me come io facevo cogli altri, e di
sospettare che sia stato corbellato anch'io per il primo, o piuttosto per
l'ultimo. Ma, se ha giudizio, sperimenterà per verificare anche lui; s'intende
che deve sperimentar bene, cioè come ho fatto io; ho sperimentato due volte col
medio solo, una volta col medio e un compagno solo, che ho voluto fosse mio
fratello, poi cinque volte con persone sicure; fra le quali, per esempio,
quello che due volte mi aiutava a sorvegliare il medio e tenergli le mani, era
un sostituto procuratore del Re, costretto a convertirsi dall'apparizione
ripetuta del fantasma di sua sorella. Se poi sono sicuro di non essere stato
canzonato, non è soltanto perchè credo di poter esser sicuro di mio fratello e
del medio e degli amici; non è soltanto perchè non ho osservato mai un indizio
di frode; sono pronto a dubitare e della sincerità degli altri, e della
perspicacia mia; credo che sarei un cattivo pick-pocket e un pessimo
detective; ma perchè, se anche gli astanti fossero stati tutti impostori
matricolati, tutti prestigiatori come Bosco, e tutti fisici come Edison, non
avrebbero potuto fabbricarmi quei fantasmi, tra gli altri quelli da me
chiamati, di due defunti della mia famiglia che vennero, fluidici ed incompleti
e temporanei, ma viventi, ad abbracciarmi, a baciarmi ed a parlarmi. Nè
fantocci dell'Holden, nè compari dell'Hermann possono imitare esseri che sono
vivi come noi, ma non fatti come noi, di una sostanza che può aver la
robustezza della nostra mano, eppure evanescente, sino a non produrre che una
sensazione cutanea come quella d'una tela di ragno o di una densa nebbia;
sensazione però che vi fa dir subito: «qui c'è qualcuno!» che vi fa capire cosa
sia la sensazione di una presenza, cui si accenna spesso nei Phantasms
of the Living. È sostanza che il medio non può plasmare certamente; e
certamente non poteva trarne defunti che io dovevo conoscere, poichè li avevo
abbracciati tante volte; e di cui uno solo era stato veduto, più di venti anni
sono, da uno degli astanti. Non entro in particolari, perchè non mi piace
parlare al pubblico dei miei defunti; e perchè le sensazioni sono troppo
difficili a descrivere; e perchè una descrizione di più non aggiungerebbe nulla
alle tante che ci sono; e, per citar l'ultima, a ciò che narra il Lombroso, che
il banchiere Hirsch «domandò di parlare con una persona cara, ne vide
l'immagine e ne sentì la parola francese, sebbene fosse morta venti anni prima;
altrettanto capitò al Barth, che vide il padre morto e ne ebbe due baci». Io
sono convinto che quelli che mi hanno abbracciato a Napoli erano i miei
defunti; alla peggio ammetterò che fui burlato dal diavolo (e da un diavolo,
grande artista), o che mi sono burlato io con un'allucinazione (come quella cui
sono soggetto in questo momento, che mi sembra di star scrivendo); ma non mi ha
burlato il medio certamente.
2° Poi escludo che quelle che
non sono imposture siano tutte allucinazioni. S'intende che escluda, per le
ragioni che ho dette più sopra (§ VI), l'allucinazione propriamente
detta, ossia l'allucinazione tutta interna e soggettiva, prodotta
nell'allucinato dall'emozione, dall'immaginazione, dall'attenzione aspettante,
senza che il suo sensorio riceva un'impressione dal di fuori. La escludo quando
gli sperimentatori sono sani, svegli e tranquilli. La escludo quando un senso
concorda coll'altro e un testimonio coll'altro. Ma certamente tutti la
escluderanno per quei casi nei quali i fantasmi hanno lasciati segni fisici
permanenti. Una volta gli spiritisti si contentavano che i fantasmi lasciassero
le impronte delle loro mani sulla carta affumicata o nella farina. Poi sono
divenuti più esigenti, ed hanno voluto delle impronte nella creta, e le hanno
conservate col gesso. Poi, dice Wallace (ed. franc., p. 371), «ces moulages ont
été obtenus avec de la parafine fondue. La parafine est fondue dans une grande
quantité d'eau bouillante, les mains viennent s'y tremper puis se retirent, et
les moules restents flottants dans un autre vase d'eau froide, voisin da
premier. On trouve ces moules
entiers, avec leur ouverture au poignet beaucoup plus petite que la main;
certainement aucune main humaine n'en peut faire autant. Des pieds se son
produits du la même manière, et doivent avoir été formés par quelque pouvoir
invisible. Une fois, un gentleman, à Washington, a obtenu ainsi un moulage de
deux mains se tenant l'une l'autre et complètes jusqù aux poignets. Il est
d'une impossibilité physique absolue pour tout étre humain d'en faire autant». Ma
si sospettava che il medio portasse con sè la forma già preparata. Allora il
prof. Denton pesò la paraffina e il gesso portati dagli sperimentatori, prima e
dopo l'esperimento; e il peso tornava. Ma si sospettò che il medio sottraesse
tanta paraffina e tanto gesso quanto ce n'era nella forma portata da lui.
Allora si provò col medio in un sacco fino al collo per venti sedute; e
l'esperimento riusciva. Ma si sospettava che nell'oscurità il medio scucisse il
sacco. Allora si domandò che il fenomeno si producesse in un baule chiuso a
chiave; e il fenomeno avvenne. Di tutto questo non posso certamente portar
testimonianza io; ma il lettore consulti l'Aksákow, specialmente a p. 171. So
che impronte nella creta in un baule chiuso a chiave furono ottenute a Napoli
col medio Eusapia Palladino, e il Chiaia, vecchio e coraggioso spiritista,
possiede, diremo così, la maschera del famigerato spirito John King. Ma di John
King si è ottenuta in Russia la fotografia. E molti altri spiriti furono
fotografati; si poterono fotografare spiriti invisibili (fotografia
trascendentale), perchè la lastra fotografica è sensibile ai raggi
ultravioletti, che sfuggono all'occhio; se ne fotografarono di visibili;
sospettando che il medio si camuffasse da fantasma, si fotografarono medio e
spirito insieme. So bene che si è smascherato il medio Firman, che faceva da
fantasma; so bene che il fotografo Buguet ha confessato di aver falsificato
delle fotografie spiritiche; mi ricordo anch'io che guardando nel Gibier la
fotografia della Katie King ottenuta dal Crookes, sospettavo che il fantasma
fosse invece il medio, e al posto del medio (di cui la testa era nascosta
dietro il fantasma si fosse messo un fantoccio. Ma allora non avevo letto il
primo volume del'Aksákow, pieno di documenti, che qui non posso nemmeno
riassumere; e poi John King non mi aveva ancora stretto la mano e non aveva
ancora veduto l'ombra delle sue braccia57; e poi la fotografia
spiritica non aveva fatto i progressi che ha fatto ora. Chi volesse sulla
fotografia spiritica delle informazioni più da vicino, da un italiano, si
rivolga al capitano Ernesto Volpi, altro vecchio e bemerito spiritista,
direttore del Vessillo spiritista, che si pubblica a Vercelli. Nel
numero del marzo 1891 di questo giornale troverà le notizie sulla fotografia
ottenuta dal Volpi, e le ragioni con cui egli ne dimostra l'autenticità; queste
ragioni però non diventano efficaci se non si confrontano colla fotografia
stessa. Il Volpi non vuol che ci fidiamo dell'onestà di lui e del medio; vuol
che l'impostura venga esclusa dall'esame della fotografia stessa; perchè dal
rilievo che la fotografia presenta, si deve comprendere che non è la fotografia
di un ritratto, cioè di una superficie piana, ma di una donna che aveva un
volume, che occupava tre dimensioni dello spazio; ma siccome d'altra parte di
questa donna non si vede che mezzo busto e questo mezzo busto è trasparente,
così si deve comprendere che non è fotografia di donna vivente. Nel numero del
dicembre 1891 dello stesso giornale si può leggere che nel 1884, l'autenticità
di questa fotografia essendo stata contestata da due fotografi presenti ad una
conferenza del capitano Volpi, egli promise 500 lire a chi nel termine di due
mesi avesse ottenuto (senza un medio, s'intende) una fotografia simile; la
sfida non fu accettata; pare che si siano provati, ma senza riuscire, a Monaco
di Baviera58.
E, se non basta, gli spiriti si
sono anche pesati; lasciando da parte le prove ottenute coi fratelli Eddy dal
colonnello Olcott, che disgraziatamente si è compromesso dando retta alla Blavatsky
(che la Società
londinese per le ricerche psichiche ha dichiarato una ciurmatrice), vedete
Aksàkow, p. 297.
Ora tutto questo non prova che i
fantasmi siano le anime dei morti; non prova nemmeno che siano corporei; ma
prova che sono obbiettivi, reali, in questo senso che sono qualche cosa fuori
di noi; perchè la lastra fotografica non può esser allucinata, in questo senso
che l'immagine del fantasma che essa ci presenta non può esser un effetto della
sua immaginazione esaltata. I fantasmi fotografati saranno materia
imponderabile, saranno forza, saranno movimenti, saranno, se volete, pensieri
del medio (se il pensiero può trasformarsi in movimento), ma sono reali.
Del resto, nulla è per noi più reale di così; perchè la materia nessuno sa cosa
sia; e le qualità seconde o sensibili dei corpi, odore, calore, colore, sapore,
suono, peso, sono reali, ma non sono quello che sembrano, non sono le
sensazioni che ne abbiamo; pel fisico sono tutti movimenti e posizioni degli
atomi o dell'etere; ciò è vecchia come Galileo, anzi come Democrito.
3° Non escludo la telepatia, ma
escludo che tutti i casi di apparizione che non sono prodotti da imposture o da
allucinazioni propriamente dette siano allucinazioni telepatiche, se per
allucinazioni telepatiche si intendono allucinazioni veridiche prodotte da
viventi, apparizioni di viventi. Che vi siano apparizioni di viventi,
nessuno lo nega; ma tutti convengono nel chiamarle allucinazioni, perchè nè un
vivente nè alcun altro essere di questo mondo, e neppure dell'altro, può dirsi veduto
dove non è. Ma ora molti cominciano ad ammettere che, sebbene la
apparizione di un vivente non sia mai una sensazione nel significato ordinario
della parola, non è però sempre un'allucinazione nel senso che si suol dare
alla parola (cioè una presentazione prodotta senza eccitamento esterno); non
può esserlo quando si vede una cosa dove non è, ma si vede una cosa che è, e
che non si poteva nè sapere nè sospettare altrimenti. Se una persona che è a
Londra, che è sveglia, che non ha mai avuto allucinazioni, si sente chiamare
tre volte da un suo conoscente che è in Iscozia, che non sapeva ammalato, e
verifica poi che in quel momento il suo conoscente moriva, chiamandola per
nome, essa ha una presentazione che può chiamarsi allucinazione soltanto perchè
alle cose nuove si suol dare il nome di una cosa vecchia che rassomiglia, ma
che, per la stessa ragione, potrebbe anche chiamarsi sensazione. Vi sono dunque
delle apparizioni di viventi che sono allucinazioni-sensazioni, o, come si suol
dire, allucinazioni veridiche, o ragionevoli, o telepatiche.
Le apparizioni di viventi si
potrebbero distinguere in tre classi. La prima classe sarebbe quella delle
apparizioni che potremmo chiamare naturali; queste sono già ben
constatate, e ormai ammesse, specialmente grazie agli sforzi della società
londinese per le ricerche psichiche, la quale nè suoi Phantasms of the
Living ne ha raccolti 679 casi, recenti ed autentici.
Ma la
tradizione conosce altre due specie di apparizioni, prodotte dalla volontà,
cioè dalla magia, poichè la magia, secondo la giusta definizione del
Kiesewetter, non può essere che l'esercizio volontario della forza psichica,
delle facoltà latenti nello spirito umano, e non ancora sviluppate
coll'esercizio. Una di queste apparizioni magiche è l'apparizione volontaria.
Si racconta che alcuni, mentre sognavano, siano apparsi a gran distanza, e vi
abbiano fatto precisamente ciò che sognavano di fare; per tacere dei casi
antichi, per esempio di quel filosofo (di cui credo che parli Sant'Agostino),
il quale una sera ebbe la soluzione di un dubbio dal fantasma di un suo amico,
mentre il suo amico stava a casa propria, dormendo, e sognando precisamente di
dargli quegli schiarimenti, rimando il lettore al caso moderno del Wilson,
raccontato dall'Askàkow, (p. 631, ss.), e sopratutto al caso più recente, più
strano e più autentico, raccolto da un giornale che può dirsi del Richet, cioè
dagli Annales des sciences psychiques; è il caso della signora Wilmot,
la quale si addormenta, in America, inquieta per suo marito che era in alto
mare, tornando dall'Inghilterra; essa sogna di rintracciare il suo bastimento,
di aprir la porta della sua cabina, di soffermarsi vedendo uno straniero
sveglio, di accostarsi a suo marito dormente, e di fargli un bacio; intanto suo
marito sogna che essa viene e lo bacia; e quando si sveglia, il suo compagno di
cabina, persona seria, che stava guardandolo, gli dice: «bisogna esser un
fortunato mortale, per ricever di queste visite in questo luogo ed a questa
ora!» Se dunque c'è del vero nel detto di Cicerone, che in sogno lo spirito va
lontano, o almeno se alcuni lo hanno creduto, è naturale che alcuni abbiano
tentato di girare il mondo e agire liberamente mettendosi volontariamente in
sonnambulismo; è questa la magia che gli Indiani chiamavano
(māyāvi-rūpa), e sulla quale è da leggere tutto un
capitolo della Monistiche Seelenlehre del du Prel. Si narra che in sogno
viaggiassero e visitassero gli amici anche Epimenide di Creta, forse
contemporaneo di Solone, ed Ermotimo di Clazomene, maestro di Anassagora,
dunque circa sei secoli avanti Cristo. Tra gli esempi moderni il più autentico
è quello raccontato dallo Jung Stilling (nella Theorie der Geisterkunde),
di un mago di Filadelfia il quale, impietosito di una donna che da un pezzo non
aveva notizie di suo marito, si addormenta, rintraccia il marito in un caffè di
Londra, gli domanda sue notizie, e svegliandosi le comunica alla moglie; e il
marito al ritorno riconobbe nel mago la persona con cui aveva discorso in quel
caffè. Che più? La telepatia o meglio telefania sperimentale fu tentata
a Londra dal Keulemans e da altri; si vedano le Hallucinations télépathiques,
pagina 32, SS. (cfr. Aksákow, p. 616).
L'altra specie di apparizione
magica del vivente è la citazione, ossia l'apparizione forzata di un
vivente, cioè l'evocazione dello spirito, non dalla tomba, ma da un corpo
vivente. A crederne la
Blavatsky, fonte delle più sospette, con quest'arte si
sarebbero commessi nientemeno che degli assassinj59.
Ora le allucinazioni telepatiche
permettono di fare allo spiritismo un'obbiezione alla quale esso deve
rispondere. Se vi può essere un fantasma del vivente (il suo double
o Doppelgänger), i fantasmi che appariscono negli esperimenti medianici
possono essere fantasmi di viventi. Ossia, quando non c'è impostura o
allucinazione, ci sarà telepatia. Cosa strana, nessuno ha fatto sentire la
forza di questa obbiezione quanto l'Aksákow, che è proprio uno dei generali in
capo dello spiritismo. Egli cita (617, ss.) apparizioni di viventi in numero
molto minore della raccolta londinese, ma ancora più straordinari; parla di
fantasmi che picchiano alla porta, appariscono a 17 persone, entrano urtando la
gente, parlano e scrivono; parla perfino di un fantasma che si lagnava di aver
sete ed avrebbe bevuto un bicchier d'acqua non fantastico. E per il momento
possiamo ammetter che sian tutte storie vere, poichè queste storie sarebbero
documenti contro lo spiritismo.
Ora davanti a questa obbiezione,
che i fantasmi degli esperimenti medianici potrebbero non esser fantasmi di
defunti, perché ci sono fantasmi dei viventi, bisogna fare due concessioni. La
prima è che non solo un'apparizione medianica può esser un fenomeno di
telepatia, ma talvolta è stata realmente un fenomeno di telepatia; ciò
si deve ammettere, poichè l'Aksákow cita casi nei quali si è chiaramente visto
il fantasma o doppio del medio stesso o di persone vive assenti; la presenza
del doppio del medio fuori del medio negli esperimerti spiritici sarebbe
stata anzi più volte constatata appunto dalla fotografia e dalla riproduzione
in gesso; vedi Aksákow (p. 104 e 613).E siccome il fantasma del vivente appare
talvolta mentre il vivente è sveglio, non è sufficente garanzia della presenza
di un defunto quella che domanda Hellenbach: che il medio sia sveglio. Poi può
essere il fantasma di un assente.
L'altra concessione da fare è
questa, che, se e quando pure vi sono fantasmi di defunti, questi possono non
avere maggior realtà di quella che ne abbiano i fantasmi del viventi; il fantasma
di un vivente, qualunque cosa sia, non è il vivente stesso, poichè appare dove
il vivente non è, e mentre anche il vivente è sano e sveglio e si occupa degli
affari suoi; quindi è chiaro che anche il fantasma del defunto potrà sempre non
essere il defunto.
Ma, fatte le debite concessioni,
facciamo anche valere le nostre ragioni:
La prima è questa, che la
telepatia è un'arme a doppio taglio: se i fantasmi dei viventi rendono inutili
quelli dei morti, li rendono anche possibili. Se un vivente può apparire ed
agire anche dove il suo corpo non è, ciò conduce all'ipotesi che possa apparire
ed agire anche quando il suo corpo non c'è più; se la forma del corpo può
separarsi dal corpo potrà forse soppravvivergli. Questa non è che un'ipotesi;
potrebbe darsi invece che l'apparizione di un vivente fosse l'azione
fisiologica di un organismo su un altro; ma anche questa non è per ora che
un'ipotesi. Egli è vero che questa è più conforme a ciò che per ora ammettono
le scienze naturali; ma l'altra è più conforme ai fatti, in quanto un vivente
apparisce più facilmente allorchè dorme, e sopratutto in punto di morte. Perciò
chi ammette la telepatia è sulla soglia dello spiritismo. Si legga un po’
l’introduzione ai Fantasmi del vivente (p. 7 della trad. franc.):
«Il me semble tout à fait
improbable que la télépathie puisse recevoir une explication purement physique,
bien que cette explication soit logiquement concevable. Il est difficile en
effet de compter au nombre des forces a de la nature matérielle une force qui,
à l'encontre de toutes les autres, semble n'être point diminuée par la distance
ni arrêtée par aucun obstacle. Si donc la télepathie est un fait démontré, il
faut introduire dans l’ensemble des faits d'expérience un élément nouveau qui
constituera un sérieux obstacle à la synthèse matérialiste. Cette conception d'un esprit actif et
indépendant du corps, tout à fait nouvelle dans la science expérimentale, se
retrouve dans les formes les plus élevées de la religion. Nos expériences
suggèrent l'idée qu'il peut exister entre les exprits des relations qui ne
peuvent s'exprimer en termes de matière et de mouvement, et cette idée jette
une nouvelle lumière sur l’ancienne controverse entre la science et la foi. Si
les faits que nous allons étudier sont établis, la science ne pourra admettre
plus longtemps qu'il soit impossible que d'autres intelligences que celles des
hommes vivants agissent sur nous».
La seconda osservazione è che
fra le apparizioni naturali e spontanee, fra le apparizioni osservate senza
esperimento, non ci sono soltanto delle apparizioni di viventi, ma anche di
morti; per questo rimando il lettore al capitolo XVIII. Vi sarebbero dunque,
per così dire, dei casi di telepatia dall'altro mondo. E, se ve ne sono di
naturali, è possibile, anzi è probabile, che ce ne siano di provocati cogli
esperimenti medianici.
Ma la ragione perentoria contro
l'obbiezione tratta dalla telepatia, l'abbiamo lasciata per l'ultima. Quando il
fantasma veduto e fotografato non rassomiglia al medio, non può essere
un'apparizione del medio. Quando poi si hanno simultaneamente più fantasmi
differenti dal medio, l'azione del doppio del medio dev'essere assolutamente
esclusa60. Si potrebbe ancora supporre l’azione di viventi lontani. Ma
quando si riconoscono con sicurezza persone defunte, non è più ammissibile
nemmeno questa supposizione.
Conclusione di questi tre
paragrafi: negli esperimenti medianici si sono ottenute fotografie (il
che esclude l'allucinazione propriamente detta), perfettamente
rassomiglianti a defunti, (il che esclude l'allucinazione telepatica
prodotta da viventi), che non erano mai stati fotografati in vita loro
(il che esclude l’impostura). Dunque ci sono dei fantasmi che sono copie di
defunti, eppure sono reali in quanto sono qualche cosa fuori di noi, e tuttavia
non sono imitazioni prodotte coll'impostura.
4° Ma devo anche escludere che
questi fantasmi siano gli spiriti dei defunti. Mettiamo pure che questi
non siano spirituali nel senso metafisico della parola, cioè immateriali,
inestesi, bensì rivestiti di un corpo etereo, fluidico; tuttavia i fantasmi
degli esperimenti medianici non potrebbero essere le anime dei defunti. E ciò
per due ragioni: la prima, che questi fantasmi, oltre ad essere parziali, sono
temporanei; finito l'esperimento, sparisce il fantasma; l'anima dovrebbe
rinascere e rimorire ad ogni esperimento. E finalmente non possono essere gli
spiriti, perchè sono visibili e tangibili anche le loro vesti e i loro
ornamenti; ma non ci può essere uno spirito delle stoffe o degli anelli. Non
sono dunque i defunti, ma copie temporanee dei corpi che i defunti avevano. Se
sono copie, imitazioni, qualcuno le fabbrica. La domanda che cosa sono
ci ha dunque condotto a questa: chi le fa?
Le intelligenze occulte dicono
di esser loro che le producono, materializzandosi, affinchè i viventi
riconoscano in esse i loro defunti. Ma quest'asserzione delle intelligenze
occulte non è che un'asserzione; fin che la sua verità non è provata, noi
possiamo sospettare che queste intelligenze occulte siano esseri che si ingannano
(per es. gli incoscienti dei medii), o che vogliono ingannarci (per es. diavoli
od elementali).
Egli è vero che una prova della
loro asserzione ci sarebbe precisamente nella somiglianza dei fantasmi coi
defunti. Ma è una prova insufficiente; perchè finora non è generalmente
accettato, ch'io sappia, il principio che le copie non possano essere fatte che
dagli originali.
E nemmeno si può argomentare,
nel caso nostro, che queste copie le fanno gli originali, dal modo in cui sono
fatte, perchè non sappiamo in che modo si facciano. Egli è vero che i sedicenti
spiriti si sono provati a dircelo. Dicono che quando trovano dei viventi i cui
fluidi si armonizzano coi loro, possono immedesimarsi con loro, e agire sulla
materia, adoperando l'energia dei viventi, che essi non hanno, in un modo che i
viventi non sanno. E questa spiegazione mi sembra plausibile; appunto perché è
constatato che talvolta i viventi appaiono ed agiscono a distanza dal loro
corpo, senza che sappiano il come, può darsi benissimo che i defunti,
sapendo questo come, si provino ad apparire ed agire per mezzo di certi
viventi. Così si spiegherebbe la necessità di un medio, la solidarietà
tra il fantasma ed il medio (che a chi non conosce la fenomenologia spiritica
fa credere spesso alla loro identità, e quindi ad una ciurmeria), e il fatto
che il fantasma s'indebolisce allontanandosi dal medio, e che il lavoro del
fantasma stanca il medio, e che il medio risenta perfino gli effetti fisici
dell'ultima malattia del defunto come insegna l'Aksàkow (p. 724, ss.), e come ho
constatato anch'io. Ma dal fatto che questa spiegazione sarebbe plausibile
non deriva per necessità che sia vera; i fenomeni astronomici si potevano
spiegare, se non meccanicamente, almeno geometricamente, anche coll'ipotesi
tolemaica; i fenomeni luminosi anche colla teoria dell'emanazione; e in
principio del nostro secolo i fenomeni calorifici si spiegavano nelle scuole
colla teoria del flogistico.
Per provare che quest'ipotesi,
che i fantasmi dei defunti siano prodotti dai defunti, è la sola vera, od
almeno la più probabile di tutte, bisogna procedere indirettamente, per via di
esclusione, mostrando che i fantasmi dei defunti non possono esser fatti da
altri, perché a qualunque altro manca qualche condizione per poterli fare o
qualunque motivo per volerli fare.
5° Supponiamo prima che quelli
che fanno i fantasmi siano esseri in carne e in ossa, animali viventi. Ma fra
questi non si potranno sospettare che gli uomini. E fra gli uomini, quando è
esclusa la telepatia, non si può più sospettare che il medio. Ma in che modo il
medio potrà produrre il fantasma di un defunto?
Non col produrre
un'allucinazione telepatica, apparendo colla sua forma astrale, col suo corpo
fluidico, o comunque si voglia chiamare il suo duplicato, perchè il
fantasma e la sua fotografia non gli rassomigliano.
E quando gli si toglie l’uso
delle mani e dei piedi, degli strumenti e dei compari, non può agire
coll'impostura. La quale del resto è esclusa anche dalla fotografia dei
fantasmi di defunti che non hanno lasciato alcun ritratto; il giudice Edmunds
ne conosceva già cinque esempi.
Del resto non potrebbe produrre
un fantasma vivente, ma d'una sostanza diversa dalla nostra, nemmeno se gli
lasciassimo libera la scelta e l’uso dei mezzi; perchè questi mezzi li ha, ma non
li conosce. Certamente il medio ha l'energia fisica sufficiente a produrre le
apparizioni, poichè gli spiriti stessi dicono di non poter apparire senza
medio; ma non basta che abbia l'energia fisica; bisogna che sappia adoperarla.
Per esercitar un'arte, ci vuole una scienza; ma la scienza magica è occulta
anche al medio. La magia non insegna altro mezzo per produrre i fantasmi dei
morti, che di evocarli per mezzo di una strega; bisogna ricorrere ad un medio, venire
in psychomantium, come consiglia Cicerone (Tusc. I, 48). Dunque, escludendo
lo spiritismo, si esclude anche la magia.
Ma, si dirà, se non c'è la
magia, c'è la forza psichica, ossia l'azione diretta della volontà,
l’azione a distanza del pensiero accompagnato da immagine, credenza ed
emozione; il medio qui agisce fisicamente a distanza con un desiderio
incosciente, senza sapere come fa, senza neppure sentire che è
lui che fa.
Ebbene, io ho già ammesso che la
forza psichica esiste; che può spiegare il movimento a distanza; ma non
l'operazione magica a distanza. Vediamo ora se si può esagerarla abbastanza
perché spieghi i fantasmi dei defunti.
Nel caso più semplice, ossia
quando soltanto il medio ha la visione dei defunto, e la descrive agli astanti,
basterà supporre che l'idea ch'egli ha del defunto produce in lui
un'allucinazione.
Ma quando vi è la trasfigurazione
del medio, ossia il medio assume l'aspetto del defunto? Allora bisognerà
supporre che il medio ci comunica la sua allucinazione. Infine questa non
sarebbe che un'esagerazione della suggestione mentale.
Ma passiamo al terzo caso:
quando vi è la materializzazione del defunto fuori del medio, quando il
defunto ci abbraccia mentre il medio è legato? Questo non è molto più difficile
del precedente; basterà aggiungere alle allucinazioni visive anche le tattili.
Ma quando sono presenti
simultaneamente più defunti? quando si è toccati (come ho sentito io) da due
mani diverse fra loro, e diverse da quelle del medio? Lo Janisch risponde che,
se il medio può produrre un fantasma, potrà anche produrne due. Ciò non sarebbe
ammissibile se si trattasse di telepatia, cioè se il fantasma fosse il doppio
del medio; ma è supponibile quando si tratta di fantasmi di defunti; il medio
può immaginarsi più defunti in una volta.
Ma vediamo un pò un quinto caso:
quando il fantasma è fotografato? Hartmann ammette anche l'allucinazione della
lastra fotografica. Gli spiritisti se ne sono scandalizzati. Hanno ragione, ma
non tanto quanto credono. Certo quest'idea sarebbe ridicola se l'Hartmann e il
Wittig supponessero nella lastra fotografica un'allucinazione nel senso
ordinario della parola, ossia che la fotografia fosse un effetto
dell'immaginazione esaltata della lastra fotografica; perciò ho detto che la
fotografia prova che gli astanti non hanno un'allucinazione propriamente detta,
cioè tutta interna; che deve esser prodotta in parte da un'impressione che
viene di fuori. Ma quest'impressione può essere appunto il pensiero del medio,
voglio dire le vibrazioni eteree che esso ha provocato. Quindi il professor
Jaukowski non è poi nell'assurdo allorchè dice: «Perchè in certi casi il
cervello non potrebbe far ciò che fanno i raggi solari? Il cervello vive pure
dei raggi solari!». Si vuol dir dunque che le stesse vibrazioni eteree che nei
cervelli degli astanti producono un'allucinazione, nella lastra fotografica
agiscono sullo ioduro d'argento in modo da produrre un'immagine simile a quella
veduta dal medio; così nel fonografo riprodurrebbero la voce che il medio crede
udire, e via dicendo. Se la fotografia produce nè miei occhi e quindi nel mio
pensiero una data immagine, è possibile, almeno teoricamente, che il pensiero
di quella immagine (quando sia forte abbastanza, cioè quando la ampiezza delle
vibrazioni sia sufficiente), la riproduca sulla lastra. Infine non si
tratterebbe che della trasformazione di un'energia in un'altra.
Ma consideriamo un pò una sesta
specie di apparizioni; i fantasmi dei defunti hanno più volte distribuito agli
astanti dei pezzi di stoffa delle loro vesti; il Crookes ha tagliato al
fantasma di Katie King una ciocca di capelli, assicurandosi che erano attaccati
alla nuca. Hartmann suppone anche qui delle allucinazioni. Ma l'Aksákow (p.
127) gli risponde: «la difficoltà è che i pezzi di stoffa tagliati non
spariscono, ed io ho veduto presso il signor Harrison il pezzo di stoffa che
egli aveva tagliato dalla veste di Katie King».Si può rispondere all'Aksálkow
che il fabbricar delle stoffe o dei capelli non dev'esser più difficile che il
fabbricar un fiore. Ma stoffa, capelli o fiori che restano, non
sono allucinazioni; non sono impressioni fuggevoli; sono cose che hanno
sostanza e realtà. E il pensiero può prender corpo? Lo può in un'ipotesi che è
sui confini della metafisica, ma a cui la fisica va avviandosi; la materia non
è che una forma della forza, e il pensiero è una forza, ed ogni forza può
trasformarsi in un'altra; quindi il pensiero può trasformarsi in quell'energia
speciale che produce la resistenza nello spazio. Del resto potrebbe forse esser
buona anche la risposta che fa l'Hartmann, che in breve è questa: quando i
fantasmi regalano dei brandelli di stoffa delle loro vesti, se questi brandelli
svaniscono, è segno che c'era allucinazione; e se restano vuol dire che c'è
stato apporto di un oggetto reale dal di fuori; ma non c'è mai vera
materializzazione. Veramente l’apporto dal di fuori mi par difficile a supporre
pei capelli della Katie King, che il Krookes ha seguito fino alla nuca; perchè
allora sarebbero stati piantati dei capelli veri in una testa che era
un'allucinazione, oppure si è portata dal di fuori anche la testa. Ma lasciamo
andare; giacchè non sarebbe che un caso isolato; e l'esperienza che ho finora
di questi fenomeni non mi assicura che l’Hartmann abbia torto. Si può sopporre
che i brandelli dei vestiti dei fantasmi, come i loro fiori, siano portati di
fuori. E allora non c'è che da spiegare l'apporto di un corpo solido in una
camera chiusa; e per questo basta capire che il desiderio incosciente del medio
può far passare un corpo solido attraverso a un muro, o farlo passare per una
quarta dimensione dello spazio. Tutto ciò è così facile, così semplice, così
naturale, che vien voglia di domandarsi con che pretesto quella buona gente di
spiritisti suppone in questi fenomeni un'intelligenza superiore alla nostra.
Ma disgraziatamente vi sono dei
casi in cui nemmeno colla forza psichica si possono spiegare i fantasmi dei
defunti. Perchè anche Dio, per dar forma alla materia, aveva bisogno di
modelli; almeno così dice Platone, che a questi modelli dava il nome di idee.
Ora ammettiamo pure l'onnipotenza dell'immagine di cosa desiderata da certe
persone, dai medii. Ma quest'onnipotenza è impossibile quando quest'immagine
non c'è. Per produrre il fantasma di un defunto, il pensiero di un medio deve
avere, se non la scienza cosciente o incosciente del modo di produrlo,
almeno un'immagine del fantasma da produrre; ma quest'immagine suppone un
modello, che è il defunto; dove prende l'immagine quando il modello non c'è
più? Qui bisogna distinguere tre casi:
Quando nessuno dei presenti
riconosce il fantasma, si dirà che può non esser il fantasma di un defunto, e
l'immagine può essersi prodotta senza modello reale, può essere inventata,
creata dal medio stesso; senza contare che potrebbe anche trattarsi del
fantasma di un vivente.
Quando poi il medio o qualcuno
degli astanti lo riconosce, allora si dirà che il medio prende l'immagine dalla
memoria presente o latente sua o degli astanti. Ciò si dirà, per esempio, dei
miei defunti, che vennero ad abbracciarmi. Il medio li vide; ne descrisse uno;
ebbe i sintomi della malattia che aveva condotto a morte l'altro; e non aveva
mai veduto nè udito parlare di alcuno dei due. Li avrà veduti nella mia
memoria. Ma anch'io li ho sentiti abbracciarmi, baciarmi, parlarmi. Per chi
trova incredibili queste cose, le mie sensazioni saranno state allucinazioni
prodotte in me di rimbalzo (come dice il Lombroso) dalla forza psichica
del medio; ma per me furono sensazioni. E lo furono per gli astanti; quando una
dei defunti mi batteva amorevolmente sulle spalle e quando l'altro mi parlò,
anche gli astanti udirono. Sarà forse allucinazione rimbalzata su tutti. Ma
allora perché, mentre avevo l'allucinazione che uno mi provasse un anello fin
che riusciva a metterlo nel dito mignolo, non avevano, questa allucinazione gli
altri, poi l'ebbe la persona di fronte a me e non io, poi udimmo tutti il
rumore di un anello lasciato cadere? Si dirà che c'è una logica anche
nell'allucinazione. Ma se le mie sensazioni erano immagini mie che mi tornavano
di rimbalzo, perchè queste sensazioni erano talvolta, non solo inaspettate (per
esempio quando sentii sulla fronte i capelli della persona che mi baciava), ma
diverse da quelle che immaginavo (per esempio quando mi aspettavo una parola
nell'orecchio sinistro e invece mi si disse rapidamente una frase tra gli occhi
e la fronte)? Si dirà che il medio mi faceva sentire di rimbalzo, non le mie
immagini, ma quelle del mio incosciente. E allora certamente non posso più
rispondere perchè nel mio incosciente non ci vedo, e potete farne un'arca di
Noè, da cui saltano fuori tutti gli animali del creato. Insomma io non
ammetterò mai che fossi allucinato; solo ammetto che gli altri possono fare
logicamente anche quest'ipotesi; e che, se scrivo, è anche per convincer gli
altri.
Qua sembra difficile poter
uscire da questi due casi. Ma vi sono degli esempj pei quali non si può fare
nessuna di queste due obbiezioni; e sono gli esempj di fantasmi di defunti che
nè il medio nè gli astanti hanno mai veduto, ma che terze persone riconoscono
poi alla fotografia. Di questi esempj ce ne sono di molto belli; e il lettore
può trovarli nella preziosa collezione dell'Aksákow (p. 732, SS.). In questi
casi, se non si vuol supporre che l'incosciente del medio vada a cercare
l'immagine nella memoria degli assenti che hanno conosciuto il defunto, nemmeno
l'incosciente del medio può più immaginarsi il defunto, e quindi non può
copiarlo colla forza psichica. Allorchè Tizio ottiene in un esperimento
spiritico una fotografia del defunto Caio, che egli e il medio non hanno mai
conosciuto, ma che è perfettamente riconosciuta dal parente Sempronio, il quale
non ha assistito all'esperimento, e sa che Caio non ha lasciato alcun ritratto,
(es. in Aksákow, p. 739; cfr. Wallace, ed. franc., p. 262 ), restano
evidentemente escluse nel medesimo tempo l’impostura, l'allucinazione
propriamente detta, l'allucinazione telepatica e l'allucinazione prodotta dalla
forza psichica del medio.
Ricapitoliamo ciò che abbiamo
detto in questi due capitoli sull'ipotesi che i fenomeni fisici dello
spiritismo si spieghino colla forza psichica, cioè coll'azione fisica a
distanza del pensiero incosciente:
la forza di quest'ipotesi deriva
specialmente dalla poca naturalezza dell'ipotesi spiritica; ma per sè non
avrebbe altri appigli nell'esperienza che questi tre: che in casi eccezionali,
per esempio in punto di morte, il pensiero può fare a distanza alcuni atti che
normalmente possiamo fare soltanto colle nostre membra, come spegner un lume,
suonare un campanello, al massimo scrivere una lettera; che le energie si
trasformano le une nelle altre, e quindi, se il pensiero è un movimento
molecolare del cervello, quest'azione motrice a distanza del pensiero potrebbe
essere una trasformazione dell'energia cerebrale; finalmente che il pensiero
può essere incosciente, e quindi che un cervello potrebbe esercitare
quest'azione motrice a distanza anche pensando incoscientemente;
ma attribuire un moto a distanza
ad un desiderio incosciente, cioè ad un desiderio di cui, per definizione, nessuno
può sapere se ci sia, è attribuirlo ad una causa molto ipotetica;
e l’attribuirlo ad un desiderio
incosciente mentre tutti crediamo aver osservato che non si fa una cosa
desiderata senza saper come si fa, o almeno sentir che si fa, o
almeno sentir che si desidera, non sembra suggerito dall'esperienza;
e l'attribuire a un desiderio
incosciente del medio fenomeni contrarj alla volontà cosciente del medio (e ne
ho dato esempj) non sembra conforme all'esperienza;
e l'attribuire a un desiderio
incosciente la passeggiata di un grosso mobile, mentre sappiamo che
concentrando la volontà cosciente di molti uomini non si riesce a far deviare
l'ago magnetico, è attribuire al meno ciò che non può fare il più, è una nuova
applicazione dell'omeopatia;
l'attribuir poi a un'incosciente
solo un fenomeno magico, per esempio un apporto, che tutti insieme non siamo
capaci di imitare, non che colla sola volontà, nemmeno colle mani e colle
macchine; e che non possiamo neppur capire, tanto che fino a ieri Lombroso lo
ha creduto impossibile, — piuttosto che ammettere un'intelligenza superiore
alla nostra, perchè questa non avrebbe un corpo visibile per noi, — mi pare che
sia ammettere una cosa contraria alla ragione per non esser costretti ad
ammettere una cosa contraria alle abitudini dei nostri sensi e della nostra
immaginazione; non è questo il modo di ragionare che ha convinto gli astronomi
del moto della terra;
l’attribuire poi queste
operazioni magiche, le quali richiederebbero cognizioni trascendentali, ad un
essere che sarebbe, non soltanto ignorante, non soltanto incosciente, ma
addirittura pazzo, poichè s'immagina d'esser lo spirito d'un morto, mentre è un
centro cerebrale esaltato, e che appunto in quest'immaginazione
incoscientemente pazza avrebbe l'energia adatta a fotografare la vostra
immagine di un defunto, mi par proprio che sia un preferire l'antinaturale al
sopranaturale; mi pare proprio (scusi il Lombroso a cui gli spiritisti devono
esser grati), una cosa priva d'ogni credibilità, e che tanto varrebbe far parlare
gli stessi cadaveri ed anche le pietre;
e pazienza se quest'ipotesi
spiegasse qualche cosa che lo spiritismo non spieghi; ma, se spiegare significa
far capire, non ispiega niente; alla fisiologia non sa dire perchè i centri
esaltati facciano vibrar l’etere invece di far ballare una tarantella al medio;
alla fisica non sa dire perchè le vibrazioni prodotte dal desiderio del disegno
di una croce, incontrando per aria una matita, ne trasportino tante molecole
quante bastano, attraverso a cinque fogli di carta, e le mettano ciascuna a
posto in modo da disegnar una croce;
s'aggiunga poi che per adattare
quest'ipotesi bisogna far man mano tante concessioni, che essa medesima ci
conduce alle porte dello spiritualismo; perchè, se si può suonare un campanello
senza le mani, e quindi senza i nervi motori, non si può più sostenere la
necessità dei centri motori; e se l’etere può pensare e scrivere, vi possono
essere intelligenze dotate di un corpo etereo, cioè spiriti; e se il pensiero
può far un apporto, cioè far passare un fiore attraverso a un muro o per
una quarta dimensione dello spazio, è difficile sostenere che il pensiero è una
proprietà della materia, e non viceversa; che se poi il pensiero può fare una materializzazione,
cioè trarre un fiore, un essere organico, dal nulla, o trasformarsi in quel
fiore, il nostro organismo stesso diventa, come per Schopenhauer, un'illusione
permanente prodotta dal desiderio di vivere; e non si può più dir stramba la
sentenza del du Prel, che la nascita o incarnazione stessa non è che una
materializzazione più stabile.
Si aggiunga finalmente che
nemmeno quest'ipotesi, così larga e così comoda, che bastino certe condizioni
neuropatologiche perchè il pensiero, anche incosciente, possa trasformarsi di
per sè in quella forma speciale di energia fisica, che è necessaria a produrre
la cosa pensata, anche in una forma speciale che non si presenta mai
naturalmente e che non si può produrre artificialmente, — nemmeno questa è
sufficiente nei casi indicati dall'Aksákow, cioè quando il cervello ammalato
non ha il modello da imitare; il desiderio incosciente non può aver la potenza
di fotografare un'immagine che non c'è.
Io credo quindi che i partigiani
della forza psichica dell'incosciente del medio, i successori di Pomponazzi, il
pelottone tedesco capitanato dall'Hartmann, e l'americano Guppy, e l'inglese
Cox, e l'italiano Lombroso, finiranno per aver torto.
6° Dunque il medio solo non
può sempre produrre il fantasma del defunto. Di un defunto invece, che non
sia solo, bensì disponga dell'energia vitale di un medio, possiamo, non
asserire, ma ammettere che possa produrre il proprio fantasma; perchè, se non
possiamo sapere nemmeno come farebbe lui, possiamo almeno supporre che sappia
lui come si fa; e il modello non gli può mancare, perchè può trovarlo, se non
nel suo corpo etereo, nel suo organismo trascendentale, almeno nella sua
memoria. Sappiamo che il defunto solo non può apparire, perchè non ha energia;
ma il medio solo non può farlo apparire, perché gli manca sempre l'arte e
spesso il modello; mentre nulla c'impedisce di ammettere che l'uno apparisce
coll'aiuto dell'altro, come lo zoppo cammina colle gambe del cieco.
Ma, ricordandoci del criterio
stabilito da principio, che non bisogna ammettere lo spiritismo che all'ultima
estremità, noi vogliamo resistere ancora. Posto che il fantasma non è il
defunto, (poiché è plasmato momentaneamente coll'energia del medio),
ammettevamo che si può sospettare che sia fabbricato dal medio; ma neppure
quando il fantasma reale di un defunto non può esser fatto dal medio nè da
alcun altro vivente, possiamo stabilire come verità apodittica che sia fatto
dallo spirito di quel dato defunto al quale il fantasma rassomiglia; perchè
quel modello, che il medio non può avere, un altro defunto può averlo; è dunque
possibile una sostituzione di persona. Si aggiunga poi che, secondo la giusta
osservazione di Aksàkow (p. 753), la possibilità dell'imitazione si estende
anche ai fenomeni intellettuali. Infatti un defunto potrebbe conoscere il
segreto di un altro (sopratutto se, come dice il du Prel, il linguaggio degli
spiriti è suggestione mentale e lettura del pensiero), e forse anche imitare la
sua scrittura. Dunque, confessa l'Aksákow, non si può mai aver una prova
assoluta dell'identità personale del defunto. Ma l'Aksákow conclude poi così
per poter fare questa ultima obbiezione, bisogna precisamente ammettere la
sopravivenza degli spiriti di altri defunti, e quindi la verità dello
spiritismo, che era la cosa da dimostrarsi.
Ma non mi rassegno ancora.
Voglio supporre che il fantasma, i segreti e la scrittura di un defunto ignoto
al medio non provino neppure la comunicazione con un defunto qualunque, Perchè
se un defunto può esser imitato da un altro defunto, potrà esserlo da un altro
spirito, che non sia quello di un defunto. Questa è precisamente una premessa
di due altre teorie che non dobbiamo finger di ignorare. Una è la teoria della
Chiesa, la teoria di S. Agostino e di Lutero, e ora del Mirville e del Gougenot
des Mousseaux, secondo la quale, sebbene si debba ammettere che vi sieno state
alcune rarissime apparizioni di defunti (altrimenti bisognerebbe smentire
troppe pagine della Storia sacra), queste non si devono ammettere come fenomeni
naturali, ma come veri miracoli, vere eccezioni che hanno avuto luogo per grazia
speciale di Dio; e gli spiriti che ordinariamente si manifestano negli
esperimenti spiritici, sono spiriti maligni, sono demoni, coi quali la Chiesa proibisce di aver
commercio. L'altra è la dottrina dei teosofi alessandrini, per esempio di
Jambuco nel Trattato dei misteri, dottrina mezza plato-pitagorica e mezza
orientale, che oggi parecchi hanno ripresa e rifusa e confusa con elementi
posteriori ed eterogenei, e secondo la quale esisterebbero spiriti di specie e
gradi molto numerosi e differenti, dalle divinità celesti fino agli spiriti
elementali; questi ultimi specialmente sono, secondo certi occultisti, gli
spiriti inferiori ed ingannatori, ai quali i fakiri e veri maghi sanno
comandare a bacchetta, mentre gli ingenui spiritisti ne sono lo zimbello. Dopo
l'impostura (ipotesi volgare) e l'incosciente del medio (ipotesi scientifica),
lo spiritismo ha da combattere col diavolo (ipotesi della Chiesa) e cogli
elementari (ipotesi occultista). Queste ultime due ipotesi non si devono
passare sotto silenzio, come se non esistessero; e questo mi sembra il luogo di
accennarvi brevemente. Ma non credo nemmeno che franchi la spesa di spendervi
intorno molte parole; e ciò per due ragioni:
In primo luogo perchè sulla
questione speciale delle comunicazioni coi defunti, lo spiritismo non dissente
così profondamente dalla Chiesa e dalla Teosofia come dall'Università. Infatti
da una parte la Chiesa
e la Teosofia
non negano che vi possano essere anche apparizioni di morti; e d'altra
parte gli spiritisti illuminati sanno bene che non devono negare a priori che
esistano altri spiriti oltre gli umani, altrimenti farebbero come gli
scienziati e il volgo che negano a priori anche quelli degli uomini. Anzi
devono ammettere che, se l’uomo ha uno spirito, tutti i viventi inferiori a lui
possono aver qualche cosa di analogo; e se l’uomo non è l'animale più perfetto
di tutto il mondo (cosa che non si può sostenere dacchè si è smesso di credere
che la terra sia il centro del mondo), vi possono essere spiriti di animali
molto più intelligenti di noi.
In secondo luogo credo che il
discutere coi teosofi sia superfluo, e coi preti sia inutile. I teosofi, non se
ne abbiano a male, sono troppo pochi per farci paura. La nostra paura non è che
ci tolgano dei proseliti, ma che allontanino quelli che verrebbero a noi,
compromettendoci colla loro amicizia, come gli anarchici compromettono i
socialisti.
Ben altro nemico è la Chiesa; ma coi credenti per
fede è inutile discutere colla ragione. Della discussione tra la ragione e la
fede si può dire quello che diceva Bismarck della guerra fra l’Inghilterra e la Russia: che è come la
guerra tra l'elefante e la balena. Il solo modo di combattere la Chiesa è di sottrarre la
gioventù alla sua suggestione, e di insegnar ai giovani a pensare colla loro
testa, a non giudicare di ciò che non hanno studiato, a non negare
temerariamente, ma a non ammetter nulla ciecamente, senza prove, nè che il
pensiero è una secrezione del cervello, nè che Cristo s'incarna nell'ostia.
Quanto alla falange di quelli che restano, se sono indifferenti, o scettici o
materialisti di proposito, non c'è nulla da fare; se invece sono giovani, che
sappiano dubitare, sperimentare, far delle ipotesi, discutere il pro ed il
contro, il difficile sarà persuaderli che degli spiriti ce ne sono; ma quando
siano convinti di questo, non sarà difficile persuaderli che sono spiriti
umani; non troveranno certamente che l'ipotesi del diavolo o degli elementali
sia più naturale che quella dei defunti.
Infatti, in primo luogo, sebbene
i defunti non possiamo più vederli (senza medii molto potenti), almeno li
vedevamo una volta, e quindi è meno assurdo lo sperare di vederli. I morenti,
che partono per un gran viaggio, come annunciano essi stessi in
parecchie apparizioni telepatiche (per esempio quella del fidanzato della
domestica del Richet, n. 698 del libro di Myers, ecc.), si può pensare che
tornino, od almeno che ci scrivano. Ma gli altri non sono partiti; bensì non
sono mai venuti. I demoni sono i δαίμονες dei
Greci, cioè divinità inferiori, spiriti defunti; la Chiesa non ha creduto bene
di abolirli, e li ha trasformati, calunniandoli come nemici di Dio. Quanto agli
elementali, non vediamo ragione perchè gli elementi abbiano delle anime, poichè
non sono mai vivi, e non muoiono mai. Furono inventati per simmetria, per
popolare il cosmo che gli antichi si immaginavano composto di sfere
concentriche, ordinate secondo la densità dei rispettivi elementi; vedete la
cosmografia dell'Epinomide. Adesso, cambiata la chimica, bisognerebbe
sostituirvi gli spiriti dell'idrogeno, dell'ossigeno, ecc. La parte di vero
presentita in questa teoria è quella sostenuta dal Flammarion (e che il padre
Secchi e lo Schiaparelli non con traddicono), cioè la pluralità dei mondi
abitati.
In secondo luogo, spiriti non
umani non concorderebbero col carattere sempre umano delle comunicazioni e
delle apparizioni. Dio non avrebbe bisogno di far miracoli; diverrebbe egli stesso
un elemento di disordine nella natura. Angeli, spiriti eletti, non si
firmerebbero coi nomi dei defunti, commettendo un continuo falso in scrittura
privata. Quanto al diavolo, è facile vedere che le operazioni magiche, come la
scrittura diretta e gli apporti, se sono troppo per i medii, sono troppo poco
per Lucifero, Satana, Belfegor, Astaroth, e tutta la legione che osò combattere
cogli arcangeli pel paradiso perduto. Che se poi vogliamo parlare anche dei
fenomeni intellettuali dello spiritismo, l'ipotesi del diavolo è espressamente
esclusa dalla morale delle intelligenze occulte; in generale non meno
ortodosse, e non parlano di paradiso nè d'inferno; ma incoraggiano a sopportare
con pazienza le prove di questa vita, raccomandano fede, speranza, carità,
perdono, preghiera; dicono ciò che si può dire per renderci, se non felici,
almeno più tranquilli e più buoni. Da parte del tentatore sarebbe una predica
singolare; il diavolo sarebbe troppo buon diavolo. E nemmeno le sciocchezze e
le bugie, abbastanza frequenti nelle comunicazioni spiritiche, sarebbero degne
del diavolo; la loro puerilità farebbe credere piuttosto all'incosciente del
medio, o, come dice un inglese, ad un bambino nascosto, che al serpente del
Genesi61.
E discorso analogo si può fare
sugli elementali. Ma ascoltiamo ancora Wallace (p. 375, dell'ediz. franc.):
«Ensuite, — et c'est là peut-être le plus important caractère de ces faits, —
depuis le premier jusqu'au dernier ils sont essentiellement humains. Ils se présentent sous forme
d'actions humaines, d'idées humaines, il y est fait usage du langage, de
l'écriture, de dessins humains; on y voit se manifester un esprit, une logique,
une humour, une émotion que nous pouvons tous apprécier et juger; les
communications varient de caractère comme le font celles qui émanent des
hommes; tantôt triviales, tantôt tout à fait élevées, elles sont toujours
essentiellement humaines; quand les esprits parlent, la voix est une voix
humaine; lorsqu'ils deviennent visibles, les mains et les visages sont
absolument humains; quand nous pouvons toucher les formes, les examiner
complètement, nous les trouvons humaines, et non pas comme celles qu'auraient
des êtres d'une autre espèce que la nôtre. — Les photographies sont toujours
celles de nos semblables, jamais celles de démons ni d'anges. Quand des mains,
des pieds ou des visages se produisent dans des moules de parafine, ce sont,
jusque dans les plus petits détails, ceux d'hommes ou de femmes, bien que ce ne
soient pas ceux du médium. — Tous ces phénomènes varies ont ce caractère
humain; il n'y a pas deux groupes ou deux classes, des manifestations humaines
et des manifestations extrahumaines; ils sont tous semblables. — En face de
cette écrasante masse de preuves, que penser du bon sens ou de la logique de
ceux qui nous dissent que nous sommes tous abusés; que presque toutes ces
communications et manifestations émanent de ce qu'ils appellent des esprits
élementaires ou plutàt des esprits inférieurs, qui n'ont jamais été des
hommes?».
Può darsi che qualche volta i
fantasmi siano fantasmi di viventi; se fantasmi di defunti, che ce li
immaginiamo noi, o li imiti il medio coll'impostura o colla forza psichica; ma
non sono certo imitazioni del diavolo o degli elementali; e spesso l'ipotesi
più naturale è che li producono i defunti stessi, prendendo il modello nella
loro memoria e l'energia fisica nei fluidi del medio.
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