Nota
della 2ª ediz. — In occasione delle sedute che si tennero nel settembre
e si continuano a tenere nel presente ottobre col medio Eusapia Palladino a
Milano, in casa Finzi, il signor Torelli-Viollier (in parecchi numeri del Corriere
della sera, dal 25 settembre in poi) asserì che «nei miracoli dell'Eusapia
non c'è nulla di sincero, assolutamente nulla, che tutti sono l'effetto
d'una semplice ciurmeria». Pregato di rivelare al pubblico in che consisteva
questa ciurmeria, disse che consisteva nella sostituzione delle mani, e la
spiegò anche mediante figure. In principio della seduta, allo scuro, le due
mani del medio sono tenute dai suoi due vicini; ma poi il medio, colle sue
esigenze e colle sue manovre, fa in modo che essi, credendo di tenere due mani,
non ne tengono in realtà che una sola, uno per il polso e l'altro per la punta
delle dita; così una mano del medio resta libera, può toccare i vicini, fare
degli apporti ecc. A questa gherminella fondamentale si aggiungono poi molti
artificj per aiutarla e nasconderla, come l'analoga sostituzione dei piedi,
l'ajuto di compari, ecc.
Siccome l'opinione del signor
Torelli, per il modo ingegnoso in cui l'espose, e le molte inesattezze su cui
l'appoggiò, e il tono di assoluta sicurezza con cui l'espresse, e la
reputazione ch'egli ha di non esser uomo avventato e leggero, ha fatto una
certa impressione su quella parte del pubblico che è incompetente, — e siccome
la mia credenza nella realtà dei fenomeni medianici non si fonda soltanto sulla
testimonianza di Zöllner, Crookes e Wallace e dei tanti uomini valenti che
hanno sperimentato con altri medii, e sui fenomeni fisici della medianità
analoghi a quelli prodotti dall'Eusapia, che ho constatato in presenza di medj
privati, (come una bambina di tredici anni, della quale posso dare informazioni
privatamente), ma anche e specialmente su quelli cui mi fece assistere, per una
ventina di sedute, a Napoli ed a Milano, l'Eusapia Palladino, — così credo
opportuna una breve risposta al signor Torelli.
Prima è prudente che io conceda
il concedibile. Perciò, mentre il signor Torelli garantisce l'assoluta falsità
di tutti i miracoli dell'Eusapia, io confesso che non oso garantire l'assoluta
sincerità di tutti i fenomeni che essa produce, e specialmente devo confessare
che qualche indizio mi ha fatto sospettare qualche volta di inganno, sebbene io
non possa attribuirlo alla sua volontà cosciente. Ma il supporre che essa
faccia tutto ciò che fa, con una mano abilmente sottratta alla nostra
vigilanza, non è dire soltanto che essa è abile e che noi abbiamo osservato
male, ma che essa è propriamente il diavolo dell'impostura e che noi siamo
tutti completamente imbecilli. Infatti:
1º Una mano dell'Eusapia io l'ho
tenuta per sei sere dal principio alla fine della seduta. Che le mani si
possano sostituire, lo sapevo anch'io, come tutti gli spiritisti lo sanno da un
pezzo. E per tre sere ho tenuto la mano, non nel modo che dice il signor
Torelli, ma come mi ha insegnato l'amico Ciolfi, cioè lasciando libere le punta
delle dita (cosa che anche una macchina può esigere), e accompagnando la mano
nei suoi movimenti convulsi, (che spesso seguono la direzione in cui deve
compiersi il fenomeno), ma tenendo il pollice di quella mano fra l'indice e il
medio della mia, in modo da sapere che mano tenessi. E spesso le ho tenute ambe
le mani. E la sostituzione delle mani non l’ho mai constatata. — Ma può darsi
benissimo ch'io sia un cattivo osservatore, e quindi che questa ragione valga
poco.
2° L'Eusapia l'abbiamo legata
una sera del giugno 1891 in
casa del dottor Barbieri, e una delle sere scorse in casa Finzi; e le sedie
venivano sul tavolo egualmente. Egli è vero che qualche volta qualcuno la
slega; ma essa è la prima ad avvertircene e domandare la luce.
3° Per prendere, nell'oscurità
completa, dietro domanda, gli occhiali di uno degli astanti e darli ad un
altro, senza andar a tastoni, nè romper vetri, nè mettere un dito in un occhio,
— per mettere sul tavolo un catino pieno d'acqua, o un secchio di paraffina
disciolta nell'acqua calda, senza offendere, anzi senza bagnare nè toccare
alcuno, — e per altri simili atti bisogna vederci perfettamente. E infatti il
signor Torelli ammette la nictalopia dell'Eusapia. Ma la nictalopia che
intende lui non esiste. I nictalopi ci vedono meglio nel crepuscolo, ma
nell'oscurità completa nessuno ci vede.
4° Per mettere sul tavolo un
catino pieno di creta in cui avevamo domandato l'impronta di un volto, e poi
anche la sedia che lo sosteneva e che pesa dieci chili, e questo senza muovere
la persona, come se mettesse sul tavolo una scatola di zolfanelli, la mano
libera dell'Eusapia deve aver una forza molto anormale.
5º Per toccare, non soltanto i
vicini, come asserisce il signor Torelli, ma anche persone al terzo e al quarto
posto, anche una signora che si era seduta su un sofà lontano dal tavolo,
appunto per non essere toccata (come fece a Napoli), — per portare ed agitare
un ventaglio sino al soffitto (come fece nel giugno 1891 in casa del dottor
Barbieri), — per tirare in sù un tamburello, mentre un uomo abbastanza alto,
posto a destra dell'Eusapia, colla mano destra alzata voleva tirarlo in giù, —
bisogna che il braccio libero dell'Eusapia possa allungarsi di tre metri
almeno.
6° Per tenere in aria un
tamburello e picchiarvi su, per prendere un orologio e portarlo all'altezza di
un metro almeno sopra il tavolo, montarlo, aprirlo, levarne il vetro rotto,
richiuderlo, (tutte cose che si udivano benissimo), poi consegnare il vetro ad
uno e l'orologio ad un altro, — non basta aver un braccio lungo e vederci bene;
bisogna adoperar due mani.
7° Ho già detto che uno dei
compagni del Lombroso a Napoli, credo l'Ascensi, accese di sorpresa uno
zolfanello, e vide cadere il campanello che stava sonando per aria, ma non la
mano dell'Eusapia. E lo stesso accadde a Finzi e Gerosa quando, sperimentando a
Napoli, producevano istantaneamente la luce elettrica.
8º Poi vengono i fenomeni alla
luce, che non si possono produrre colla sostituzione delle mani. E prima la
levitazione del tavolo mediante solo contatto. Non è esatta l'osservazione del
signor Torelli che il tavolo deve avere una forma determinata, che stando
seduti intorno non ci si vede sotto, che si alza con poca luce, quando nessuno
se l'aspetta più, facendo un piccolo salto, di qualche centimetro da terra, per
una frazione di minuto secondo. Io invece ho veduto sollevarsi tavoli di
diversi pesi e dimensioni; anche mentre il medio era seduto lateralmente; o
mentre al medio si univa una persona sola, e le altre stavano attorno a guardar
sopra e sotto il tavolo e a tenerle i piedi; e al momento promesso, e per più
di sessanta centimetri; e star per aria, oscillando, per più di cinque secondi.
9º Poi vengono i movimenti a
distanza. In casa Finzi con poca luce abbiamo visto e udito muoversi e battere
ripetutamente il giogo di una bilancia che era almeno a un metro di distanza
dietro il medio; e con piena luce abbiamo veduto avvicinarsi e battere contro
il tavolo e alzarsi, su due piedi una sedia di dieci chili che, secondo me,
sarà stata a trenta centimetri dal tavolo, mentre le mani del medio erano sul
tavolo. E a Napoli Lombroso e i suoi compagni hanno veduto avvicinarsi a loro
un grosso mobile assai più distante. Qui non servono più le mani; ci vogliono
dei fili. E questi fili non possono esser preparati, quando si muove l’oggetto
che domandiamo noi; come la sedia che abbiamo chiamato da quasi un metro di
distanza il giugno 1891 in
casa del dottor Barbieri, o il bastone che Finzi e Gerosa hanno fatto ballar a
Napoli.
10º Quando si fa un esperimento
nuovo, per esempio quello di farle perdere od acquistar peso su una bilancia a bascule,
alla luce, in presenza di otto o dieci persone, bisognerebbe che l’Eusapia
inventasse istantaneamente, coll'ingegno e la coltura che ha!, un nuova truc
per ingannarci tutti, senza strumenti.
11° Poi vengono i fenomeni che
nessuno può produrre nemmeno permettendogli l'uso delle mani e degli strumenti.
Le fiammelle si potranno imitare col fosforo, ma non in modo da ingannare chi
le ha vedute. Una croce attraverso a cinque pagine portate da me, colla mia
matita capovolta, e alla luce, senza far parola od atto alcuno per distrarre la
mia attenzione, sfido Bosco a tracciarla. Nè l'Eusapia può avere un truc
per deporsi delicatamente sul tavolo insieme colla sedia su cui era seduta,
come ha fatto due volte in nostra presenza.
12º Durante i fenomeni l’Eusapia
passa per forme molto diverse di ipnosi, sonnambulismo, convulsioni
epilettiche, contratture isteriche, ecc. Se Lombroso, che è un celebre
alienista, Richet e du Prel, che hanno studiato tanto l'ipnotismo e il
sonnambulismo, non capiscono che è tutta imitazione da parte di lei, (che non
ha mai visto gli originali), cosa devo dire della neurofisiologia e della
neuropatologia?
13° E l’Eusapia non ha compari.
Ho assistito a due sedute dell'Eusapia a Milano nel giugno 91 in compagnia di persone
oneste e onorate. Poi a Napoli con una compagnia affatto diversa, composta
dell'amico Ciolfi, di un sostituto procuratore del Re e della mia padrona di
casa. Poi a Milano in casa Finzi con un nuovo gruppo di persone; tutte
già note per lavori scientifici; tre o quattro di fama europea. Il cav. Chiaia,
per non dar pretesto ai sospetti, per lo meno infondati, del signor Torelli,
mancò alla metà circa delle sedute. Dunque l'Eusapia dovrebbe aver almeno
quattro compari. E una volta non avevo con me che mio fratello, che probabilmente
non avrà voluto ingannarmi. E due volte fui solo coll'Eusapia, Ma forse per
ingannar me solo non aveva bisogno di compare.
14º La sera del sei ottobre
corrente in casa Finzi, per consiglio di Aksákow, si appese una tenda dietro le
spalle del medio, affinchè dietro a lui vi fosse l'oscurità necessaria
all'agente occulto; ma noi tenemmo sul tavolo una lampada (coi vetri rossi) per
poterci vedere. Allora, mentre il medio era visibile e le sue mani erano
tenute, una mano si mostrò al disopra della sua testa, all'apertura delle
tenda; fuggiva rapidamente; ma si mostrava dalle dieci alle venti volte almeno;
si vedeva benissimo, che era simile ad una mano umana; dava un piccolo colpo
sul naso del medio, portava via una matita presentatale dal vicino di sinistra,
tornava mostrando un fazzoletto, dava una graffiatina al vicino di destra,
stringeva una mano ad un altro, ecc. Finalmente vedevamo la mano che ci aveva
toccati e fatti degli apporti nell'oscurità. E questa non poteva esser la mano
dell'Eusapia, a meno che l’Eusapia avesse un braccio come un serpente boa.
15º Tuttavia non eravamo
abbastanza contenti, perchè le mani del medio non erano rimaste sul tavolo,
visibili. Ma nella seduta del 15 ottobre, nelle stesse condizioni, salvo che le
mani del medio erano sul tavolo, visibilissime, distanti fra loro, e tenute dai
signori Richet e du Prel, ambedue furono toccati più volte, e attraverso la
tenda, e sotto al tavolo. Poi, l'agente occulto avendo domandato l'oscurità coi
cinque colpi convenzionali, il prof. Richet propose che, per distinguere le
mani del medio anche nell'oscurità; gli si avvolgessero le dita della mano
sinistra in un nastro di caoutchouc; e così si fece. Nell'oscurità il
medio in trance domandava: «Siete sicuri delle mani del medio?» Il prof. Richet
rispondeva: «Io tengo una mano sinistra, con caoutchouc.» E il dottor du
Prel rispondeva: «Io tengo una mano destra, senza caoutchouc.» Noi, in
catena, si stava per ridere, quando due formidabili colpi sul tavolo, dati
colla palma di una mano, ci fecero trasalire; e il prof. Richet fu vivamente
toccato. E così si continuò per qualche tempo, due denunciando ad ogni istante
la posizione delle mani dell'Eusapia, e un terzo (chi?) toccando e picchiando.
Creda, signor Torelli, che dietro la tenda non c'era il signor Chiaia. Abbia
pazienza, se non vuol ammettere lo spiritismo, bisogna che ammetta la teoria
dello sdoppiamento non solo mentale, ma corporeo; che le due mani dell'Eusapia
possono diventare tre o quattro.
Credo che queste poche
osservazioni possano bastare in risposta al signor Torelli. Del resto credo che
gli spiritisti debbano rassegnarsi ancora per parecchi anni alle rivelazioni,
agli smascheramenti, agli articoli canzonatorj. E debbono abituarsi ad
argomenti come quello che ho letto stamane, e col quale chiuderò il libro,
perchè è un gioiello. Il signor de Verdilhac (a p. 44 delle sue Superstitions
modernes, nell'ultimo numero della Revue suisse), parlando dello
Yung (Hypnotisme et spiritisme, conférences, Ginevra, 1890),
dice: «Mr. Èmile Yung a cent fois raison (proprio così: cento volte) de
dire que le consentement des hommes, aussi savants que loyaux, qui après
avoir expérimenté les phénomènes du spiritisme d'une façon qu'ils avaient
l'intention de rendre scientifique, se sont déclarés convaincus de leur
rèalité, n'implique absolument rien (capite bene: assolutamente nulla) en
faveur de cette réalité».
FINE DEL VOLUME.
Milano,
20 Ottobre 1892.
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