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| Angelo Brofferio (1846 - 1894) Per lo spiritismo IntraText CT - Lettura del testo |
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Nota della 2ª ediz. — In occasione delle sedute che si tennero nel settembre e si continuano a tenere nel presente ottobre col medio Eusapia Palladino a Milano, in casa Finzi, il signor Torelli-Viollier (in parecchi numeri del Corriere della sera, dal 25 settembre in poi) asserì che «nei miracoli dell'Eusapia non c'è nulla di sincero, assolutamente nulla, che tutti sono l'effetto d'una semplice ciurmeria». Pregato di rivelare al pubblico in che consisteva questa ciurmeria, disse che consisteva nella sostituzione delle mani, e la spiegò anche mediante figure. In principio della seduta, allo scuro, le due mani del medio sono tenute dai suoi due vicini; ma poi il medio, colle sue esigenze e colle sue manovre, fa in modo che essi, credendo di tenere due mani, non ne tengono in realtà che una sola, uno per il polso e l'altro per la punta delle dita; così una mano del medio resta libera, può toccare i vicini, fare degli apporti ecc. A questa gherminella fondamentale si aggiungono poi molti artificj per aiutarla e nasconderla, come l'analoga sostituzione dei piedi, l'ajuto di compari, ecc. Siccome l'opinione del signor Torelli, per il modo ingegnoso in cui l'espose, e le molte inesattezze su cui l'appoggiò, e il tono di assoluta sicurezza con cui l'espresse, e la reputazione ch'egli ha di non esser uomo avventato e leggero, ha fatto una certa impressione su quella parte del pubblico che è incompetente, — e siccome la mia credenza nella realtà dei fenomeni medianici non si fonda soltanto sulla testimonianza di Zöllner, Crookes e Wallace e dei tanti uomini valenti che hanno sperimentato con altri medii, e sui fenomeni fisici della medianità analoghi a quelli prodotti dall'Eusapia, che ho constatato in presenza di medj privati, (come una bambina di tredici anni, della quale posso dare informazioni privatamente), ma anche e specialmente su quelli cui mi fece assistere, per una ventina di sedute, a Napoli ed a Milano, l'Eusapia Palladino, — così credo opportuna una breve risposta al signor Torelli. Prima è prudente che io conceda il concedibile. Perciò, mentre il signor Torelli garantisce l'assoluta falsità di tutti i miracoli dell'Eusapia, io confesso che non oso garantire l'assoluta sincerità di tutti i fenomeni che essa produce, e specialmente devo confessare che qualche indizio mi ha fatto sospettare qualche volta di inganno, sebbene io non possa attribuirlo alla sua volontà cosciente. Ma il supporre che essa faccia tutto ciò che fa, con una mano abilmente sottratta alla nostra vigilanza, non è dire soltanto che essa è abile e che noi abbiamo osservato male, ma che essa è propriamente il diavolo dell'impostura e che noi siamo tutti completamente imbecilli. Infatti: 1º Una mano dell'Eusapia io l'ho tenuta per sei sere dal principio alla fine della seduta. Che le mani si possano sostituire, lo sapevo anch'io, come tutti gli spiritisti lo sanno da un pezzo. E per tre sere ho tenuto la mano, non nel modo che dice il signor Torelli, ma come mi ha insegnato l'amico Ciolfi, cioè lasciando libere le punta delle dita (cosa che anche una macchina può esigere), e accompagnando la mano nei suoi movimenti convulsi, (che spesso seguono la direzione in cui deve compiersi il fenomeno), ma tenendo il pollice di quella mano fra l'indice e il medio della mia, in modo da sapere che mano tenessi. E spesso le ho tenute ambe le mani. E la sostituzione delle mani non l’ho mai constatata. — Ma può darsi benissimo ch'io sia un cattivo osservatore, e quindi che questa ragione valga poco. 2° L'Eusapia l'abbiamo legata una sera del giugno 1891 in casa del dottor Barbieri, e una delle sere scorse in casa Finzi; e le sedie venivano sul tavolo egualmente. Egli è vero che qualche volta qualcuno la slega; ma essa è la prima ad avvertircene e domandare la luce. 3° Per prendere, nell'oscurità completa, dietro domanda, gli occhiali di uno degli astanti e darli ad un altro, senza andar a tastoni, nè romper vetri, nè mettere un dito in un occhio, — per mettere sul tavolo un catino pieno d'acqua, o un secchio di paraffina disciolta nell'acqua calda, senza offendere, anzi senza bagnare nè toccare alcuno, — e per altri simili atti bisogna vederci perfettamente. E infatti il signor Torelli ammette la nictalopia dell'Eusapia. Ma la nictalopia che intende lui non esiste. I nictalopi ci vedono meglio nel crepuscolo, ma nell'oscurità completa nessuno ci vede. 4° Per mettere sul tavolo un catino pieno di creta in cui avevamo domandato l'impronta di un volto, e poi anche la sedia che lo sosteneva e che pesa dieci chili, e questo senza muovere la persona, come se mettesse sul tavolo una scatola di zolfanelli, la mano libera dell'Eusapia deve aver una forza molto anormale. 5º Per toccare, non soltanto i vicini, come asserisce il signor Torelli, ma anche persone al terzo e al quarto posto, anche una signora che si era seduta su un sofà lontano dal tavolo, appunto per non essere toccata (come fece a Napoli), — per portare ed agitare un ventaglio sino al soffitto (come fece nel giugno 1891 in casa del dottor Barbieri), — per tirare in sù un tamburello, mentre un uomo abbastanza alto, posto a destra dell'Eusapia, colla mano destra alzata voleva tirarlo in giù, — bisogna che il braccio libero dell'Eusapia possa allungarsi di tre metri almeno. 6° Per tenere in aria un tamburello e picchiarvi su, per prendere un orologio e portarlo all'altezza di un metro almeno sopra il tavolo, montarlo, aprirlo, levarne il vetro rotto, richiuderlo, (tutte cose che si udivano benissimo), poi consegnare il vetro ad uno e l'orologio ad un altro, — non basta aver un braccio lungo e vederci bene; bisogna adoperar due mani. 7° Ho già detto che uno dei compagni del Lombroso a Napoli, credo l'Ascensi, accese di sorpresa uno zolfanello, e vide cadere il campanello che stava sonando per aria, ma non la mano dell'Eusapia. E lo stesso accadde a Finzi e Gerosa quando, sperimentando a Napoli, producevano istantaneamente la luce elettrica. 8º Poi vengono i fenomeni alla luce, che non si possono produrre colla sostituzione delle mani. E prima la levitazione del tavolo mediante solo contatto. Non è esatta l'osservazione del signor Torelli che il tavolo deve avere una forma determinata, che stando seduti intorno non ci si vede sotto, che si alza con poca luce, quando nessuno se l'aspetta più, facendo un piccolo salto, di qualche centimetro da terra, per una frazione di minuto secondo. Io invece ho veduto sollevarsi tavoli di diversi pesi e dimensioni; anche mentre il medio era seduto lateralmente; o mentre al medio si univa una persona sola, e le altre stavano attorno a guardar sopra e sotto il tavolo e a tenerle i piedi; e al momento promesso, e per più di sessanta centimetri; e star per aria, oscillando, per più di cinque secondi. 9º Poi vengono i movimenti a distanza. In casa Finzi con poca luce abbiamo visto e udito muoversi e battere ripetutamente il giogo di una bilancia che era almeno a un metro di distanza dietro il medio; e con piena luce abbiamo veduto avvicinarsi e battere contro il tavolo e alzarsi, su due piedi una sedia di dieci chili che, secondo me, sarà stata a trenta centimetri dal tavolo, mentre le mani del medio erano sul tavolo. E a Napoli Lombroso e i suoi compagni hanno veduto avvicinarsi a loro un grosso mobile assai più distante. Qui non servono più le mani; ci vogliono dei fili. E questi fili non possono esser preparati, quando si muove l’oggetto che domandiamo noi; come la sedia che abbiamo chiamato da quasi un metro di distanza il giugno 1891 in casa del dottor Barbieri, o il bastone che Finzi e Gerosa hanno fatto ballar a Napoli. 10º Quando si fa un esperimento nuovo, per esempio quello di farle perdere od acquistar peso su una bilancia a bascule, alla luce, in presenza di otto o dieci persone, bisognerebbe che l’Eusapia inventasse istantaneamente, coll'ingegno e la coltura che ha!, un nuova truc per ingannarci tutti, senza strumenti. 11° Poi vengono i fenomeni che nessuno può produrre nemmeno permettendogli l'uso delle mani e degli strumenti. Le fiammelle si potranno imitare col fosforo, ma non in modo da ingannare chi le ha vedute. Una croce attraverso a cinque pagine portate da me, colla mia matita capovolta, e alla luce, senza far parola od atto alcuno per distrarre la mia attenzione, sfido Bosco a tracciarla. Nè l'Eusapia può avere un truc per deporsi delicatamente sul tavolo insieme colla sedia su cui era seduta, come ha fatto due volte in nostra presenza. 12º Durante i fenomeni l’Eusapia passa per forme molto diverse di ipnosi, sonnambulismo, convulsioni epilettiche, contratture isteriche, ecc. Se Lombroso, che è un celebre alienista, Richet e du Prel, che hanno studiato tanto l'ipnotismo e il sonnambulismo, non capiscono che è tutta imitazione da parte di lei, (che non ha mai visto gli originali), cosa devo dire della neurofisiologia e della neuropatologia? 13° E l’Eusapia non ha compari. Ho assistito a due sedute dell'Eusapia a Milano nel giugno 91 in compagnia di persone oneste e onorate. Poi a Napoli con una compagnia affatto diversa, composta dell'amico Ciolfi, di un sostituto procuratore del Re e della mia padrona di casa. Poi a Milano in casa Finzi con un nuovo gruppo di persone; tutte già note per lavori scientifici; tre o quattro di fama europea. Il cav. Chiaia, per non dar pretesto ai sospetti, per lo meno infondati, del signor Torelli, mancò alla metà circa delle sedute. Dunque l'Eusapia dovrebbe aver almeno quattro compari. E una volta non avevo con me che mio fratello, che probabilmente non avrà voluto ingannarmi. E due volte fui solo coll'Eusapia, Ma forse per ingannar me solo non aveva bisogno di compare. 14º La sera del sei ottobre corrente in casa Finzi, per consiglio di Aksákow, si appese una tenda dietro le spalle del medio, affinchè dietro a lui vi fosse l'oscurità necessaria all'agente occulto; ma noi tenemmo sul tavolo una lampada (coi vetri rossi) per poterci vedere. Allora, mentre il medio era visibile e le sue mani erano tenute, una mano si mostrò al disopra della sua testa, all'apertura delle tenda; fuggiva rapidamente; ma si mostrava dalle dieci alle venti volte almeno; si vedeva benissimo, che era simile ad una mano umana; dava un piccolo colpo sul naso del medio, portava via una matita presentatale dal vicino di sinistra, tornava mostrando un fazzoletto, dava una graffiatina al vicino di destra, stringeva una mano ad un altro, ecc. Finalmente vedevamo la mano che ci aveva toccati e fatti degli apporti nell'oscurità. E questa non poteva esser la mano dell'Eusapia, a meno che l’Eusapia avesse un braccio come un serpente boa. 15º Tuttavia non eravamo abbastanza contenti, perchè le mani del medio non erano rimaste sul tavolo, visibili. Ma nella seduta del 15 ottobre, nelle stesse condizioni, salvo che le mani del medio erano sul tavolo, visibilissime, distanti fra loro, e tenute dai signori Richet e du Prel, ambedue furono toccati più volte, e attraverso la tenda, e sotto al tavolo. Poi, l'agente occulto avendo domandato l'oscurità coi cinque colpi convenzionali, il prof. Richet propose che, per distinguere le mani del medio anche nell'oscurità; gli si avvolgessero le dita della mano sinistra in un nastro di caoutchouc; e così si fece. Nell'oscurità il medio in trance domandava: «Siete sicuri delle mani del medio?» Il prof. Richet rispondeva: «Io tengo una mano sinistra, con caoutchouc.» E il dottor du Prel rispondeva: «Io tengo una mano destra, senza caoutchouc.» Noi, in catena, si stava per ridere, quando due formidabili colpi sul tavolo, dati colla palma di una mano, ci fecero trasalire; e il prof. Richet fu vivamente toccato. E così si continuò per qualche tempo, due denunciando ad ogni istante la posizione delle mani dell'Eusapia, e un terzo (chi?) toccando e picchiando. Creda, signor Torelli, che dietro la tenda non c'era il signor Chiaia. Abbia pazienza, se non vuol ammettere lo spiritismo, bisogna che ammetta la teoria dello sdoppiamento non solo mentale, ma corporeo; che le due mani dell'Eusapia possono diventare tre o quattro. Credo che queste poche osservazioni possano bastare in risposta al signor Torelli. Del resto credo che gli spiritisti debbano rassegnarsi ancora per parecchi anni alle rivelazioni, agli smascheramenti, agli articoli canzonatorj. E debbono abituarsi ad argomenti come quello che ho letto stamane, e col quale chiuderò il libro, perchè è un gioiello. Il signor de Verdilhac (a p. 44 delle sue Superstitions modernes, nell'ultimo numero della Revue suisse), parlando dello Yung (Hypnotisme et spiritisme, conférences, Ginevra, 1890), dice: «Mr. Èmile Yung a cent fois raison (proprio così: cento volte) de dire que le consentement des hommes, aussi savants que loyaux, qui après avoir expérimenté les phénomènes du spiritisme d'une façon qu'ils avaient l'intention de rendre scientifique, se sont déclarés convaincus de leur rèalité, n'implique absolument rien (capite bene: assolutamente nulla) en faveur de cette réalité».
FINE DEL VOLUME.
Milano, 20 Ottobre 1892.
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