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Ugo Mioni
I sogni dell'anarchico

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  • VII.   Rivoluzione!
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VII.

 

Rivoluzione!

 

 

 

I.

 

Ode un tumulto immenso. Dove si trova? Non più sulla via, che conduceva dalla sua casa, svaligiata dai francesi, alla cittadella, dove voleva porgere denunzia al generale francese e chiedere giustizia. Non camminava sulla strada polverosa, a fianco di una fila interminabile di carri, onusti del frutto delle ruberie francesi, del bottino, che essi avevano fatto a Roma e che portavano a Parigi; ed invece del rumore dei carri questi urli, questo fracasso, scariche di fucili, lo schioppettio nefasto e lugubre delle mitragliatrici, urli di rabbia, di dolore, ed il rombo minaccioso del cannone.

Che è avvenuto? Balza dal letto. Già. Ha sognato.

La realtà invece si è, che la tanto sospirata rivoluzione sociale è finalmente scoppiata.

Egli ne gode. È ora, è ora! È giusto che il popolo, sfruttato dai secoli, finalmente si sollevi e si vendichi. Bisogna distruggere l'antica mole dello stato aristocratico, borghese, succhione, socialista ufficiale e ricostruire, su quelle rovine, la società.

Egli l'aveva sospirata tanto la rivoluzione sociale, l'aveva preparata, ne aveva propagandato l'idea. Non era egli forse uno dei capi del movimento comunista? Ma non aveva pensato che essa fosse scoppiata così presto, ed era adiratissimo, che era scoppiata a sua insaputa, senza il suo ordine. In ogni partito deve regnare l'ordine, e quanto maggiore l'ordine e lo spirito di ubbidienza, tanto meglio procede il partito.

Egli era uno dei capi del comunismo; avrebbero dovuto attendere che egli avesse dato l'ordine di ribellarsi; che il segno della rivoluzione fosse partito da lui, od almeno avrebbero dovuto agire di suo accordo. Ed invece?

La rivoluzione è scoppiata. Egli è così felice! Si veste in fretta e corre alla finestra. Già la città è in piena sommossa. Ecco gente che corre, che fugge, terrorizzata; ode il lontano rombo di scariche di fucile e di mitragliatrici. Questo rombo poi, così cupo, così funesto, che cosa è mai? Un cannone? Ma i rivoltosi non hanno cannone. Dunque i soldati! Il governo borghese ha inviato le truppe contro i rivoltosi e questi ricorrono al cannone contro i cittadini? Governo maledetto! Egli sente uno sdegno infinito contro il governo, che cerca di ritardare la propria rovina; che osa mettersi alla difesa; che ha l'ardire di puntare le armi sui rivoltosi.

Ecco una compagnia di guardie regie che procede a passo di marcia, col fucile in pugno, pronte alla scarica. Dove vanno? Ma ! Da una casa vicina vengono lanciate alcune bombe. Egli ne vede le proiettorie luminose; quello sembra un filo d'argento che scende rapido dall'alto; una nube di fumo; urli strazianti, d'infinito dolore; e poi la nube si dilegua; ed egli vede il suolo rosseggiante di sangue; vede cadaveri, vede feriti, che si contorcono tra gli spasimi più atroci, e sente una grande gioia per lo scoppio di una bomba, per quella rovina, perchè essa ha ucciso parecchie guardie, schiavi venduti al governo, i maggiori nemici del popolo.

Non è quella la casa dove abita Beppe storpio? Le bombe le ha lanciate lui, l'anarchico fanatico, traboccante d'odio contro la moderna società; lui, l'impulsivo; lui, che non volle mai ragionare, che voleva soltanto agire, persuaso, che unico mezzo per giungere all'attuazione dei grandi ideali del popolo è la bomba ed il pugnale. Egli gli aveva proibito le tante volte di ricorrere alle bombe; il tempo non gli sembrava ancora maturo per la grande rivoluzione sociale, ma Beppe storpio s'infischiava di tutti.

Aveva fatto bene a gettare la bomba sui carabinieri. Ma le conseguenze? I carabinieri rimasti in vita, e sono i più, non sono fuggiti, ma cercano di penetrare nella casa, donde sono uscite le bombe; fanno violenza all'uscio; questo cede; entrano. Dall'alto non scendono altre bombe. Beppe non ne ha certo delle altre.

Come procede la grande rivoluzione, promossa e fatta scoppiare contro la volontà dei capi? vuole dirigerla, per averne il merito se riesce, per assumersi la responsabilità se non riesce. Certo, non l'ha voluta; la ritiene anzi prematura; ma non sarà mai, che egli, in un momento si critico, separi la propria responsabilità da quella delle masse anarchiche. Con loro sempre, anche quando errano. Dirà: Approvo la rivoluzione, abbenchè non l'abbia voluta e debba condannarla come prematura. - Ma riuscirà, ma deve riuscire. L'aria è satura di anarchia.

Esce di corsa di casa e passa sulla via, dove viene quasi coinvolto dalla fiumana di gente che fugge, che scappa, che si rintana nelle case, che urla spaventata, che implora soccorso, che invoca le guardie regie, i carabinieri.

Egli sente una grande nausea di questa gente. Come? questo è il popolo oppresso, che egli vuole liberare dal giogo di un governo maledettamente borghese; questi vili, i quali, ora che viene la redenzione, non la vogliono, la rifiutano, ed allontanano sdegnosi la mano amica che porta loro un sollievo? Oh! se non fosse la grande causa, l'ideale! Questa gente non sarebbe degna del suo lavoro, del suo interesse, del suo grande e nobile sacrifizio.

Continua nella direzione dalla quale vengano le scariche, del teatro della lotta.

Gente corre ancora sempre, spaventata. Passa in vicinanza di una chiesa; la porta è spalancata e dal suo interno giunge a lui un rumore di voci che gridano, urlano, schiamazzano. I maledetti borghesi ed i socialisti ufficiali hanno certo approfittato della rivoluzione per saccheggiare le chiese e riversare la colpa sugli anarchici. Egli odia la religione e le chiese, che vorrebbe distrutte; ma non è questo il modo di procedere; non è così che si promuovono gl'interessi dell'anarchia. La rivoluzione deve procedere seria, dignitosa.

Entra.

La chiesa è profanata. Al suolo giacciono alcuni cadaveri; due, tre uomini sono intenti ad impiccare un prete ad una colonna dell'altare maggiore, mentre altri saccheggiano, rubano ad una statua della Madonna gli anelli d'oro, le gemme, i cuori di argento; altri fanno man bassa sugli altri altari; hanno scassinato il tabernacolo, versate le particole, che coprono il pavimento quali fiocchi di neve, e due, quattro, cinque si accapigliano per il possesso della pisside.

Egli stenta a prestar fede ai suoi occhi. Gli scassinatori, i ladri, non sono grassi borghesi, non socialisti e neppure la teppa, che approfitta della rivoluzione per sfogare le proprie passioni, ma i suoi anarchici, i più caldi aderenti delle teorie più azzardate.

Egli freme dallo sdegno,

- Vergognatevi! - esclama.

- Vergognati tu! - è la risposta

- Così si risponde ad un capo? - domanda fremendo.

- Che capo d'Egitto! È suonata l'ora per tutti i capi, gli autoritari, gli czar: per tutti, per tutti! Anarchia! Anarchia! Comandano tutti! - urlarono,

- Desistete da questi delitti!... Non comprendete, che in tal modo disonorate il partito? - esclama, ma nessuno l'ascolta.

- Via! via - gridano molti, ed egli si vede investito, minacciato. Comprende che ha perduto il dominio di loro; che non sanno, che non vogliono ubbidire, ed esce addolorato, scoraggiato.

Continua nella direzione di quelle scariche. Vede palazzi messi a sacco; anarchici, i quali, invece di combattere, cercano di mettere in salvo il bottino; hanno predicato teorie comunarde; hanno dichiarato che la proprietà è un furto, che tutto è di tutti; hanno affettato il maggior disprezzo della proprietà, tanto individuale come collettiva, ed ora che la rivoluzione è scoppiata non badano ad incanalarla ed a promuovere il trionfo all'idea, ma a fare bottino.

Li rimbrotta.

Rispondono con scherno.

Impone loro di desistere dal saccheggio.

- Libertà per tutti. Viva l'anarchia! Ognuno può fare ciò che gli talenta! -

Impone loro di combattere piuttosto per il trionfo dell'idea.

Gli rispondono con una sghignazzata. Preferiscono saccheggiare e fare il bottino al portare la pelle al mercato.

Il rossore copre le sue guancie. Questo è il frutto di lunghi anni di educazione anarchica? Egli si era lusingato di aver condotto i suoi verso l'ideale ed invece comprende, che le sue dottrine non furono bastanti per uccidere la bestia nell'uomo; che gli antichi istinti sono divenuti più forti di prima: lo spirito di finzione, la viltà, il desiderio di mettere in salvo la pelle, ed in modo speciale la brama del possesso, il desiderio di12 accumulare ricchezze.... Comprende, che ci deve essere una mente che diriga, che guidi e comandi, e freme dallo sdegno, che nessuno gli voglia ubbidire, e che perciò l'ideale degeneri....

Continua la corsa; ecco una chiesa che arde; ecco parecchi cadaveri che penzolano dai fanali: un prete, due suore, un carabiniere, una guardia regia, qualche borghese. Non ne piange la morte: se la sono meritata; ma quello non è il tempo di fare giustizia; questa si farà di poi; è tempo di lotta! e continua...

Eccolo investito da una fiumana di gente che viene nella sua direzione; sono uomini, sono giovani, in parte feriti, colle mani lorde di sangue, in preda ad una grande rabbia, ad un forte sdegno, ad un'immensa paura. Li ravvisa. Sono dessi. L'avanguardia anarchica, che egli ha educato, ha entusiasmato, ha riempito di sete di sangue, di desiderio di rivoluzione. Hanno lottato contro l'esercito e vennero messi in fuga dal cannone, dalle mitragliatrici, dai fucili.

Lo vedono, lo riconoscono, lo minacciano.

- Maledetto! Tu sei la causa di tutto! - e lo trascinano seco nella fuga.

Egli cerca di scolparsi.

- Non sono stato io! Vi ho proibito di passare alla lotta.

- Non accettiamo comandi proibizioni da nessuno.

- Vi ho detto che i tempi non sono ancorai maturi.

- Viva l'anarchia!

- La colpa la avete tutta voi!

- Tu! Tu! Maledetto, maledetto!

E quelle turbe, briache di sangue, piene di sdegno e di livore, avide di sfogarlo sopra qualcheduno, desiderose di trovare un capro espiatorio, sono liete di poter sfogare su di lui la loro rabbia, il loro sdegno; egli viene maltrattato, battuto, percosso; cento pugni lo minacciano; molti cadono fitti, fitti, sul suo corpo; egli ne sente il dolore; grida, urla, strilla, cerca di parare i colpi, ma non riesce; si professa innocente; gli rispondono colle risa e finalmente lo atterrano. Stramazza al suolo e sopra di lui passano i fuggiaschi calpestandolo, senza misericordia, finchè perde i sensi.

 

 

 

II.

 

Rinviene. Soffre indicibilmente; ha tutto il corpo pesto. Apre gli occhi ma non vede nulla. Il buio è fitto.

Notte? Ma prova un dolore infinito agli occhi, e sente che sono bendati; la benda gli preme la fronte; vuole muovere le membra, ma tutte sono fasciate, bendate.

Dove si trova?

Ricorda il passato; ricorda quelle scene truci; ricorda il modo crudele, nel quale è stato buttato dai suoi; ricorda e freme.

La rivoluzione è riuscita? I rivoluzionari sono rinsaviti; si sono convinti, che egli era un loro benefattore, che dovevano il trionfo a lui; lo hanno raccolto, lo hanno medicato con amore; oppure? oppure?

Prorompe in un grido. Ode un rumore di ciabatte ode una voce senile, carezzevole che gli dice:

- Non si agiti! Il medico non lo permette.

- Dove sono?13

- Presso amici.

- Anarchici?

- Ella è anarchico? - domanda la voce.

- Uno dei capi. Abbiamo vinto.

- Calma, calma! Non si agiti. Il medico vuole la calma. Il suo stato è gravissimo; ma ne uscirà, purchè non si agiti - disse la voce.

- Non vedo.

- Le abbiamo bendati gli occhi. È meglio. Sono ammalati.

Un brivido gli scorse per le vene.

- Sono cieco? - domanda.

- Speriamo... - dice la voce con esitanza.

- Sono dunque cieco, cieco! - urla, vedendo confermato da quell'esitanza il suo sospetto.

- Non sono medico. Speri - osserva la voce con imbarazzo.

Egli solleva le braccia piagate, fasciate, dolenti, e vuole strappare la benda, ma una mano l'impedisce.

- Non lo faccia! Abbia pazienza! Si calmi! ed intanto prenda questa pozione calmante - dice la voce, porgendogli una tazza.

Egli la respinge bruscamente.

- Come posso essere calmo se non mi risponde? - domandò.

- Chieda. Risponderò, purchè mi prometta di essere molto calmo.

- Mi dirà la verità?

- Glielo prometto, purchè sia però calmo; chè alla prima agitazione da parte sua non parlo più.

- Tiranno!

- È il medico al quale ubbidisco.

- La rivoluzione è riuscita?

- No.

- No? - domandò con accento di amarezza.

- Il governo la ha soffocata.

- Governo maledetto! Scorse molto sangue?

- Sì.

- Anarchico?

- Borghese in modo speciale.

Viene a rilevare a furia di domande, che gli anarchici hanno bruciato chiese e palazzi, rovinato e saccheggiato case, ucciso preti, frati, monache e molti, molti innocenti.

Non potè approvare un tale operato, ma non osò neppur condannarlo. I suoi fratelli nella fede.

- Ed il governo? domandò.

- Ha soffocato la rivoluzione.

- Quali misure intende di prendere?

- Non lo so.

Egli fa una pausa lunga, lunga, nella quale riflette.

I suoi ideali sono tramontati per sempre come si è spenta la luce dei suoi occhi. Non soffre soltanto perchè la rivoluzione non è riuscita; soffre di più, assai di più, per il disinganno che gli hanno recato i suoi, perchè ha scoperto che il popolo non è maturo per certi ideali; che l'anarchìa è un ideale troppo alto per la società odierna.

Il popolo sarà un giorno maturo?

- Ella è ancora qui? - domanda dopo una pausa.

- Sì.

- Dove mi trovo?

- Nel convento dei cappuccini. Nella piccola parte risparmiata dalle fiamme - è la risposta.

- Ella è dunque? - chiese spaventato.

- Un cappuccino. La chiesa è diventata pasto delle fiamme; una parte del convento pure: il guardiano e tre frati vennero impiccati e due morirono tra le fiamme. L'abbiamo trovato semivivo sulla via, vicino al nostro convento; cinque giorni ...

- Cinque giorni! Da tanto tempo era privo di sensi!

- Si meraviglia che l'abbiamo raccolto e cercato di conservare la vita? - domanda il cappuccino.

- Sapete chi sono? - domanda. Forse non lo sapevano.

- Il loro capo. Lo sapevano.

- Perchè mi avete raccolto, me, il loro capo? - domanda.

- Perchè Egli lo vuole.

Non chiese altro e meditò la nobilissima risposta. Intuiva chi fosse colui, che aveva imposto la propria volontà a quei frati e per ubbidire al quale essi avevano soffocato l'odio e lo sdegno che sentivano necessariamente contro di lui e gli usavano misericordia, e gli sembrò che una voce gli dicesse: Non l'anarchia ma Lui, Lui solo, è la salvezza di Italia...

Si sentiva così stanco; sfinito; le sensazioni gli si sbiadirono. Cadde in un sonno profondo.....


 

 

 





12 Nell'originale "dei". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



13 Nell'originale "Dove sono". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]





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