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IL CONFIDENTE.
A
Marino Moretti.
Il brigadiere fece un
balzo dalla seggiola, sgranando bene gli occhi in faccia al suo interlocutore.
– Dite sul serio? ne
siete proprio certo? – esclamò.
– Come son certo d'esser
qui, a discorrer con lei.
– È proprio "Napoli"?
– "Napoli" in
persona.
– E com'è? l'avete visto
bene? dite, su....
– Comincia a
invecchiare, ha la barba e i capelli brizzolati, un po' curvo di spalle, ma
robustissimo ancora, il naso aquilino, gli occhi verdi, le mani enormi, una
cicatrice sulla gota mancina....
– È lui! è lui! Voi ci
guadagnate la taglia di mille lire e io le filettature di maresciallo....
volete bere?
– Mi dica piuttosto,
come si fa?...
– Ah! ecco, – e il
brigadiere corrugò la fronte –: ora vi esporrò il mio piano; ma, – s'interruppe
ripreso da uno scrupolo, – bene inteso che voi....
– Io?... cosa?...
– .... Facciate sul
serio, e non mi svoltiate all'ultimo momento; del resto, se scantonate di una
virgola, guai a voi!
Il vecchio bracconiere
ebbe un sorriso di sprezzo che gl'illuminò tutta la bella fisonomia, un po'
astuta, arsa dal sole e consumata dagli strapazzi; poi, frugandosi febbrilmente
in petto, ne tirò fuori un medaglioncino legato a un nastro e lo cacciò con un
moto convulso sotto gli occhi del brigadiere, dicendogli: – A lei, guardi;
questa è la garanzia!
– La garanzia? che
garanzia?
– Ma non capisce.... ma
non ha capito ancora che io non faccio la spia! Che a me non importa nulla, nè
del brigante, nè della gente che ha ammazzato, nè della giustizia, nè di
Domeneddio! non ha capito che non ho più niente, che non mi curo più di niente,
nè de' quattrini, nè della pelle, e che se son venuto da lei ci son venuto per
uno scopo solo: Vendicarmi! Chè se io ricetto il fuoruscito lo faccio per una
ragione sola: per farlo arrestare io, proprio io, e perchè lui lo sappia, dopo,
che sono stato io che l'ho fatto legare e che lo mando in galera, perchè mi
veda bene, ridergli sulla sua faccia di bronzo, quando loro gli metteranno i
ferri ai polsi.... ha capito ora?
Il brigadiere guardava fisso,
ancora imbarazzato, il ritratto sbiadito nel medaglioncino d'ottone; il
bracconiere tirò un respiro lungo e seguitò a voce più bassa:
– Io ero in America e la Concetta s'era acconciata
per casiera laggiù al Castellaccio, quando "Napoli" che non mi conosceva
andò per rubare e lei sentì, scese in quel modo com'era, scalza e in camicia e
s'ebbe la scurinata che le divise la testa!
Quando tornai, il
delitto era successo; d'allora, "Napoli" s'era dato alla macchia;
battè le maremme e ne fece di tutti i colori. Io vendetti le poche robe che
rimanevano, e venni a stabilirmi quassù coi miei risparmi; per vent'anni non ho
praticato nessuno, sono stato solo come un rospo nella mia casa lungo il
padule, in un posto, con tutto il rispetto, signor brigadiere, da cignali
selvatici, ma lui, "Napoli", dopo mutò paese, battè l'agro romano,
aggredì, ammazzò, rubò; non lo pigliavano, era come il lupo dell'Amiata,
introvabile; poi sparì, lo credettero morto.... Oh! ma io lo sapevo, sa? lo
sapevo che sarebbe ricomparso, lo sapevo; me lo diceva il core, e ho aspettato
perchè avevo fatto un voto, e tutte le sere lo rinnovavo prima d'andare a
letto, accomodando i fiori davanti al ritratto di quella santa; e finalmente
c'è capitato, e stanotte gli darò asilo; io! in casa mia! capisce?
– Perchè, lui, non vi
conosce?
– Non mi ha mai
conosciuto! e come poteva immaginarsi che io stessi qui? In che modo sia andata
non lo so, è stato un miracolo del cielo: c'è cascato, è in trappola e ci
resterà.... Questo è sicuro!
Poi, mandando lampi
dagli occhi, Pirico domandò a sè stesso: ma come ho fatto a trattenermi,
stamane?
– Non ci mancava altro, –
urlò il brigadiere: – se me l'ammazzavi, ero bell'e rovinato!
– Badi, c'è corso poco!
c'è scattato un ètte; ma mi son fatto forza, ho pensato dentro di me: cos'è,
per un uomo come quello, la morte? una liberazione! Invece, no! all'ergastolo,
chiuso fra quattro mura, solo, co' suoi rimorsi, se ne ha, la morte lenta, a
sorsi, a gocciole, ora per ora, minuto per minuto; creperà, come un cane.... e
son venuto da lei.
– E questa, – disse il
brigadiere rendendo a Pirico il suo medaglione, – questa sarebbe....
– Sissignore, la Concetta.
– Ma, lui, il brigante,
dove l'avete pescato?
– Nella macchia, signor
brigadiere, nel fitto della macchia.... preso in un laccio per una gamba, come
una volpe, signor brigadiere, come una volpe, e non l'ho ammazzato! Par che sia
venuto dal mare.... di dove precisamente non me l'ha voluto dire.... muto, su
questo punto, come un pesce.... ma ha abboccato, però, ha abboccato, e stanotte....
– Stanotte cena da voi?
– E ci dorme! gli ho
detto dove ho la mia casa, si ricorda dei posti, ci verrà....
– Vedremo. Io arriverò
verso la mezzanotte....
– Venga un po' dopo....
– Con due uomini....
– Venga avanti lei
solamente, mi faccia il piacere, li lasci appostati....
– Imito il grido
dell'assiòlo....
– Lui dorme.... a farlo
dormire ci penso io; ci ho un vino....
– Voi mi aprite....
– Lei entra in punta di
piedi, io la guido fino al letto del bandito....
– Io gli punto la
rivoltella alla fronte....
E parlottando a voce
bassa i due uomini scesero le scale e arrivarono fino alla porta della piccola
caserma dove, con una energica ed espressiva stretta di mano, si separarono.
*
La casa di Pirico, una
capanna a un piano, bassa, sinistra, solitaria, si alzava al confine della
macchia sur un argine sempre verde per l'umidità di sotto che faceva
prolificare l'erbacce, i licheni e le borraccine.
Un pezzo di prato
coltivato a orto, una stalluccia scalcinata e rovinante, un rozzo canile per
ricoverare il feroce "Paranà", ricordo dell'America lontana, quando
piovesse, completavano gli accessi ed annessi di quella proprietà in miniatura,
di quell'asilo d'un misantropo che s'era eletto a compagne le belve, a patria
la foresta, tutto chiuso nel suo acerbo dolore e nel suo acre desiderio di
vendetta, sdegnoso e solitario, isolato fra due formidabili barriere; la
macchia e il padule.
Quando il bracconiere
pose piede sull'argine e la sua alta figura si profilò sul cielo burrascoso,
uno stormo d'anitre selvatiche si levò a volo con fragore sull'acque e
"Paranà" sciolto a guardia della casa, balzò incontro al padrone
festeggiandolo con perduti mugolamenti di gioia.
Pirico ebbe un sussulto,
gli parve che tutto il sangue gli rifluisse con estrema violenza al cuore, si
sentì mancare per la prima volta in vita sua e scivolò lungo il margine erboso,
rimanendo a sedere sulla proda colle gambe ciondoloni nel campo sottostante, in
faccia alla palude silenziosa; il cane gli posò la testa gigantesca sopra una
spalla cercando di leccargli il volto, ma lui se lo tirò sulle ginocchia,
appoggiò la fronte a quella dell'animale, gli disse tante cose negli orecchi
pelosi tenendolo stretto, abbracciato come un fratello, e il cane guaiolava
scodinzolando quasi capisse, e quando ebbero finito di discorrersi a quel modo,
tutti e due avevano gli occhi come se avessero pianto, l'uomo e la bestia.
Quegli, finalmente, si
levò su, a fatica, ed entrò in casa sempre seguìto dal cane, e lì cominciò a
singhiozzare per davvero.
Andava, così, e veniva
per la stanzetta bassa, caricando uno schioppo enorme, una spingarda da palude,
con veccioni grossi come ceci e s'interrompeva ogni pochino per asciugarsi col
dorso della mano le lacrime che scorrevano rotonde dai suoi occhi sulle gote
ispide bruciacchiate dal sole, e passando dinanzi al ritratto della Concetta
incorniciato di fiori sulla mensola di legno, gli buttava un'occhiata quasi a
domandar coraggio.
Quando ebbe caricato il
fucile, legò col guinzale "Paranà" (che mutò il mugolio in un abbaio
rotto di gioia e di conquista), uscì con lui, lo legò a un piòlo sulla sponda
del padule, si allontanò di qualche passo, disse, accennando al cane la linea
lontana dell'orizzonte: Bada, sai!...
"Paranà" si
voltò di scatto, guardando laggiù verso il cielo buio solcato di lampi, con gli
orecchi ritti, una zampa rovesciata contro il petto, tutto il gran corpo
irrigidito, e Pirico imbracciò l'enorme spingarda, mirò preciso e lasciò
partire il colpo.
Il cane colla testa
sfracellata, fulminato, s'accasciò sull'erba fradicia senza movimento; l'uomo
gli legò al collo il guinzale, rotolato due o tre volte, poi cercò un sasso,
fece un nodo scorsoio all'estremità del laccio, ve lo passò, lo legò ben forte,
poi, voltandosi da un'altra parte spinse cane e pietra nell'acqua livida che
s'aprì e si richiuse, con uno sciacquio breve.
Sul padule ripiombò
tetro, plumbeo, il silenzio afoso del prossimo uragano, mentre uno svolo di
corvi spaventati dall'esplosione della spingarda roteava alto sulla morta gora
gracchiando spaventosamente.
Pirico, a capo basso,
entrò in casa, levò il ritratto della morta dalla mensola di noce, lo baciò, se
lo nascose in petto accanto a quell'altro, scaraventò via i fiori, poi afferrato
un secchio, uscì; lo riempì due o tre volte, lavò le macchie del sangue lungo
l'argine, poi, lasciatosi cadere a' piedi il recipiente che rotolò giù per il
pendio erboso, nell'orto, rimase immobile guardando senza vedere, cogli occhi
sperduti nell'immensità nebulosa che si stendeva di faccia.
Rimase così, lungamente,
come se tutte le cose d'intorno gli fossero estranee e non s'avvide neppure di
quando il sole calò sulla distesa d'acque livide segnandola in mezzo d'una
lunga striscia vermiglia.
I nuvoli enormi, bassi
che parevano colle pendule trombe delle nebbie sfioccate voler bere l'onde
immobili di tratto in tratto balenanti di fosforo alla luce veloce d'un lampo,
diventarono violetti, poi d'un turchino cupissimo, poi neri; sulla solitudine
della lama diminuirono i bagliori, si affievolirono, si spensero; si udì
intorno alle sponde l'intermesso e chioccio chiacchierìo delle rane lacustri
che si rispondevano di ciuffo d'erba in ciuffo d'erba, di ninfea in ninfea;
qualcuna, a un tratto, si tuffava, quasi con rabbia, con un tonfettino rapido e
sordo: le altre seguitavano a parlottare, senza azzardarsi ad innalzare il gran
canto della notte poi che la luna gialla non appariva sull'orizzonte barricato
dalla nuvolaglia sempre più minacciosa e oscura.
Il buio ravvolse tutto
come in un sudario opaco, un uccello acquatico gridò disperatamente – di dove? –,
la macchia si agitò lontana con un tremito prolungato di foglie, poi fu
silenzio, impenetrabile, assoluto.
Le bestie e le cose,
atterrite, aspettavano mute lo scoppio dell'uragano che covava sopra di loro,
e, nel silenzio, all'uomo parve di seguitare a udire il ciarlottìo delle rane,
distinto, aspro, scolpirsi nel suo cervello in una fase di significato umano,
ripetuta fino alla sazietà, fino al delirio.
Immobile, come
abbarbicato al terreno, ardeva tutto; le tempie gli pulsavano in modo tremendo;
davanti ai suoi occhi, nell'ombra si incrociavano faville; non discerneva più
nemmeno il fioco, indistinto, freddo bagliore che divideva l'acque cupe dal
cielo cupo; una nebbia cinerea gl'ingombrava il pensiero e in quella nebbia
passavano e ripassavano, alternandosi, gli unici due esseri per i quali aveva
vissuto fino allora: Concetta, il cane....
*
– Accidenti! credevo che
foste morto! su, compare, su! bevete di questo, chè risuscita la gente! Venite
in casa; cosa vi salta con cotesta febbre di sdraiarvi costì? ho dovuto
faticare per trovarvi, sapete....
Il bandito, ancora forte
come un rovero, aiutava Pirico a entrare nella capanna, reggendolo stretto col
braccio sinistro sotto l'ascella, industriandosi col destro ad accostargli alla
bocca una fiasca d'acquavite di grano.
Entrati dentro, chiusa
la porta, sprangate le finestre, "Napoli" accese un lume, l'accostò
alla faccia del compagno che batteva i denti, scrutandolo fin nel bianco
dell'orbite con due occhi che parevano fiamme.
Il bracconiere, sotto
l'azione del liquore atroce, ripigliava fiato, rifaceva il colore, si alzava,
barcollante, buttava un fascio di sarmenti sul camino, vi appiccava il fuoco,
borbottando: – Non è nulla, compare, proprio nulla; è la febbre, sapete, la
febbre della maremma, mi ha chiappato a un tratto.... ora, mi passa, sto
meglio, non ci pensiamo più; aiutatemi a far da cena.
"Napoli"
guardò bene in viso il suo ospite, poi con una mossa dinoccolata s'alzò, si
sfibbiò la cartuccèra, sfilò dalla cinghia dei pantaloni un pugnale, una
rivoltella, depose ogni cosa sopra una seggiola.
Poi si levò da tracolla
il fucile, una meravigliosa arma di Liegi, damaschinata, del calibro 10, a triplice chiusura, col
calcio a pistola; verificò macchinalmente le molle dei cani che scricchiolarono
seccamente, e l'appoggiò in un angolo, carico e al punto; quindi si mise a
sfaccendare intorno al fuoco.
Mentre Pirico andava e
veniva, colla brocca dell'acqua, coi piatti, i bicchieri, due fiaschi di vino,
e buttava sul desco di quercia una tovaglia bianca e spezzava il pane duro
dall'orliccio color di bronzo, il bandito rompeva l'uova nel tegame dove l'olio
soffriggeva, pigliava dalle mani del compagno il barattolo della conserva, la
versava adagio sulla frittata ravvolgendola colla forchetta di stagno.
Un'aria georgica
circonfondeva quelle due rudi figure intente all'opera mite, mentre le loro
immense ombre andavano e venivano sulle pareti bianche illuminate dalla bilicne
a tre fiamme, sospesa per la catena alla bocca d'una serpe di ferro rozzamente
contorto, e di fuori l'acqua scrosciava con rumore ampio e maestoso
rovesciandosi sullo specchio del lago e sul fittume della foresta che ogni
tanto si udiva, lontana, scuotere al vento la gran criniera di foglie.
Il pasto fu tacito, il
bracconiere e il bandito mangiavano, spezzando il pane colle mani noderose e
dandosi, di tratto in tratto, un'occhiata alla sfuggita, quasi che non si
fossero ancora bene studiati l'uno coll'altro; infine, come il primo fiasco
cominciava a diventar leggero alle mani che spesso lo impugnavano pel collo, e
il colore delle gote livide rincupiva, acceso dal sangue che andava riscaldandosi,
"Napoli" per il primo ruppe il silenzio.
– Compare, – esclamò
tendendo il bicchiere pieno e scrutando contro il lume il suo baglior di
rubino, – compare mio, se fate proprio sul serio, mi dovete permettere quale
piccola domanda.
– Eccomi qua, – rispose
il bracconiere, toccando il suo col bicchiere di "Napoli".
– Bene, – ripigliò
questi dopo aver bevuto, – come va che voi che fate il cacciatore, che
siete.... un po' in contrasto colla legge, che abitate qui solo, come le bestie
feroci, non tenete nemmeno un cane; da cinghiale, da lepre, da pastori, nemmeno
un pomero spelacchiato?
Pirico s'alzò senza
rispondere, andò a una cassapanca, l'aprì, ne tirò fuori due collari, li buttò
sulla tavola.
– A voi! – disse, – ne
avevo due, due cani alti così, affezionati, capaci, umani.... e m'hanno
ammazzati anche quelli!
– In che modo?
– E chi lo sa? non ho
più nulla, nulla, nulla! tranne il fegato, la spingarda e la volontà di
vendicarmi! Capite? E ho bisogno di girare la macchia, di notte e di giorno,
senza cattivi incontri, capite? e poi, quando sarà quell'ora, filo sul
barchetto e via.... verso il mare!
– Anco voi! verso il
mare?! ma se fu mare che mi portò via ed è stato il mare che m'ha ricacciato
quassù! Non intendete?
Pensò un poco, poi fece
un gesto di noncuranza e, afferrando il fiasco nuovo, lo manomesse versando a
vànvera nei bicchieri e arrossando la tovaglia.
– Perchè, – seguitò, –
se voi fate sul serio, l'avete pure a sapere chi tenete in casa, no? Bene! io
son di questi posti, o di vicino, e vengo.... di dove vengo non ve n'ha a importare;
vi dico solamente che è la nostalgia che m'ha ricacciato a crepare qui; e andrò
anco più in là, dove son nato, a farmi ammazzare, intendete, perchè fuori di
questi boschi io soffoco, io ci muoio, ma ci muoio di mille morti.... perchè –
(e s'alzò, un po' teatralmente, coll'orgoglio negli occhi di chi sa di produrre
un certo effetto) io son "Napoli...", "Napoli", lo
sbandito, e ci ho addosso mille lire di taglia, e n'ho morti una diecina, ecco!
E bevve d'un fiato, e
posò il bicchiere, di colpo, sulla tavola, con un tonfo secco.
Pirico prese il fiasco e
mescè di nuovo con polso fermo, guardando fisso il bandito che si ripiantava a
sedere a rovescio, accavallato alla seggiola, coi gomiti poggiati alla spalliera.
Tacquero un poco, mentre
il brigante caricava la pipa, finchè l'altro gli porse un fiammifero acceso,
dicendo:
– "Napoli"!...
siete "Napoli".... e va bene! e ne avete ammazzati dieci e, se lo
dite voi, sarà; e ci avete la taglia di mille lire..., e va benone, e vi dico
che questa casa è di me, com'è di voi, e che quando c'è pericolo son qua io, e
non so perchè vogliate andare, come avete detto, più in là, forse al paese
vostro, a farvi ammazzare.... e perchè?
– Perchè, – rispose il
fuoruscito, abbassando la voce, – perchè ho da farne un altro....
E strizzò l'occhio,
immergendosi in una nuvola di fumo.
– Oh! guarda!... e....
chi è?
– Questo non
v'interessa.
– Avete ragione....
Scusate.
– Del resto.... cosa mi
fa, a me, se ve lo dico? oramai.... dunque, datemi da bere, e statemi a sentire:
è una faccenda che si riconnette al primo affare....
– Quando ammazzaste il
primo, capisco...
– Cioè, quando ammazzai
la prima....
– La prima?! Ah! perchè
era.... una donna?
– Una donna.
Pirico, senza volere,
accostò la seggiola a quella del bandito che seguitò, mentre l'altro, per
dominarsi, beveva e cominciava a caricar la pipa anche lui....
– Si chiamava Concetta.
Bella! bella, come la Madonna
del molino fatta di terra bianca e pitturata! Lei ci aveva il marito in America,
uno venuto di fuori del paese e costretto a emigrare perchè non lo volevano far
lavorare, per via che era forestiero.... sapete bene.... le solite cose....
– Son pratico! – disse
bruscamente Pirico lasciandosi cascar la pipa e chinandosi a raccattarla.
– Dunque lei era bella,
sola.... io ero tornato da fare il soldato, quando trovai questa sposa giovine,
senza il su' omo, e con lei s'era stati ragazzi insieme.... s'era fatto
all'amore per ridere.... che è, che non è, ci si trova oggi, ci si trova
domani, si ragiona del passato, si fruga nella cenere, e stuzzica oggi,
stuzzica domani, si riaccende il foco spento e si diventa matti tutt'e due,
matti da legare.... Cos'avete? vi ripiglia la febbre?
– Nulla, nulla.... ci
sono avvezzo; guardate, ci bevo sopra.... andate innanzi!
– In due parole mi
sbrigo. S'arrivò a un punto che si decise che si sarebbe fuggiti, tutti e due,
chi sa dove, lontano; avanti che tornasse quell'altro. Però, mancava il più,
voi m'avete bell'e inteso: io non avevo arte nè parte, lei faceva la casiera
d'un villone detto il "Castellaccio"; stava lì in du' stanze, lontane
un miglio buono dalla fattoria, intesseva la treccia e tirava avanti con quella
e con quel che riceveva dal marito, ogni tanto; era poco e andava via in una
notte, si consumava, tra noi due, facendo una ribòtta, chiusi lì in casa, col
fiasco davanti e in libertà....
– Ah! – disse Pirico con
la voce spenta, cercando febbrilmente il bicchiere sulla tavola, – e
quell'altro....
– È sempre il marito che
paga, caro voi; ma bevete, perdio! o dove l'avete presa una terzana in cotesta
maniera?
– La notte....
all'aspetto.... andate innanzi.
– La conclusione fu che
si finì per metterci d'accordo, una bella sera, di svaligiare la villa e
poi.... filare! Ma le donne!! le donne, caro voi, chi se ne fida è un imbecille
che non merita nè pietà nè misericordia, le donne sono arnesi più pericolosi
del fucile e del pugnale, a manovrarsi.... Scottano e pungono, ecco! Lei mi
credeva un ragazzo, lei mi credeva un babbeo; ora che s'era divertita, ora che
s'era stancata di me, non sapeva cosa inventare di meglio per levarmi di torno,
e inventò il furto, capite? e come la seppe fare! già in paese la credevano un santificetur,
e avrebbero tutti, tutti giurato sulla sua testa! e invece... invece m'aveva
tirato in un tranello, m'aveva; e la notte del furto era alla villa ad
aspettarmi, scalza e ignuda, come dormisse.... ma col guardia....
– Il guardia?!
– Sì! Raffaello, un
mestolone alto due metri, ma buono a nulla: mentre io, ci avevo il sangue
rosso, caro voi, anche prima d'averlo guasto, e lei non s'aspettava che sarei
andato all'appuntamento collo scurino infilato alla cintola.... eh! caro voi, i
casi son tanti! e lo scurino mi fece comodo! Appena vidi, lui, in cima alla
scala, col revolver puntato, e che mi diceva: fermo! e lei, colla scusa
d'abbracciarmi, mi teneva stretto, diventai leone, diventai, la presi per i
capelli, me la cacciai a' piedi.... e giù! un colpo solo!... lui? non sparò
neppure. Credeva che mi sarei buttato in ginocchio, credeva! invece..., appena
vide il sangue, si lasciò andare da una finestra del primo piano e via per il
parco; e la mattina dopo, bùci! tutti zitti! era tornato il marito e l'aveva
trovata morta ammazzata.... quella perla, quella santa, quell'angelo.... per
difender la roba dei padroni! Ah! ah! ah! ah!
E. "Napoli",
rise d'un riso cattivo, vuotando per la centesima volta il bicchiere. Poi,
alzatosi di schianto e afferrando il fucile:
–– Son vent'anni che
aspetto; ora tocca a quell'altro.... andiamo a letto.
– Fermatevi, – disse
Pirico concitato, levandosi in piedi anche lui, – Fermatevi....
– Cos'avete? – esclamò
il fuoruscito, guardando fissamente, di nuovo, il suo ospite.... – che c'è?
Pirico gli fece cenno,
col dito sulla bocca, di tacere; andò alla parete, tirò giù la spingarda,
cominciò a caricarla, adagio adagio, colle mani che gli tremavano.
– Ma cosa fate, perdio!
ammattite?
– Zitto, per carità, e
state in ascolto....
Tacquero. Di fuori il
vento rugliava follemente e si placava con delle soste lunghe; tutta la foresta
si torceva sibilando con degli spasimi lamentosi, per assopirsi poi quasi in un
languore molle, e l'acqua aveva smesso di cadere; si sentiva, nelle pause, il
gocciolìo fitto da' tegoli nelle pozze.
– Coraggio e sangue
freddo! – disse Pirico con voce sorda, irriconoscibile; – e abbiate pazienza,
per carità! Se la scampiamo stanotte, a quell'altro.... ci penso da me!
Il brigante lo guardò,
fece un movimento col fucile, poi si ricompose, mormorando:
– Ma che forse....
voi....
– Sì, son io!
disgraziato! sono il marito della Concetta e vi ho denunziato quest'oggi!...
eccoli! zitto!
E spense il lume; e
aprì, piano piano, la finestra bassa. Un soffio gelato invase la stanza buia:
di fuori, fra due strappi neri di nuvole agitate s'accendeva e si spegneva una
lontanissima stella; taceva il vento; il fischio lieve, monotono, dell'assiòlo
risuonò due volte nella quiete profonda.
Il bracconiere si
strinse al bandito, lo toccò appena col gomito, poi i due uomini colle armi
cariche imbracciate, cogli occhi dilatati che si sforzavano di penetrare
l'oscurità, muti, feroci, attesero.
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