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CONCLUSIONE.
I.
È
un idillio fantastico.
È un idillio fantastico!
una finta
Nenia d’amor, che non ho mai sentito,
Tutta bugia, tutta fiamma dipinta....
Chè il verace amor mio l’ho seppellito.
Volli, dall’estro d’un
affetto spinta,
A me crear fantasïoso un mito,
E da lui come soggiogata e vinta,
Riedere al ciel che mi sembrò sparito.
Dalle nubi, ove aleggia
alto e lontano,
Or tra la folla, or sotto alla mia tenda,
Giovommi trascinar l’idolo vano;
Ma, del pensiero esangue
creatura,
L’alito che gli do non fia mi renda....
E più ch’idol di carne, ahi! mi tortura.
II.
In
guerra con l’ideale.
Vecchio consolator,
freddo Ideale,
Che il mio piatir silenzïoso ascolti,
Poi che incensi bruciarti a me non vale,
Concedi ch’a nuovo idolo mi volti.
Abbia costui, qual
semplice mortale,
Qualche rara virtù, difetti molti;
Sia forma viva, sia voce reale,
E i suoi pensier non tenga in sè raccolti.
Oltre le nubi,
indefinita imago,
L’uom sognatore si compose un dio;
D’adorarne un simíle a che sì vago?
Muto, non visto,
riserbiamne un solo;
Gli altri, figli sien pur del mondo rio,
E a noi fratelli nel piacer, nel duolo.
III.
IN PACE CON L’IDEALE.
No! rimani con me: gli
eterei vanni
Non dispiegare a più lontana meta;
Bere alla coppa d’ideali affanni
Più che gioconda realtà m’allieta.
Di geloso martir, di
disinganni,
Cui terrestre desio sconoscer vieta,
Di brevi gioie e d’infiniti danni
Non per te si dorrà l’alma inquïeta.
In placido silenzio e
noncurante,
Fuggevol sempre, sospirato ognora,
Crudel tu sei, non infedele amante.
Resta: risplendi sovra
il canto mio:
Ti adorerò come il mortale adora,
Non corrisposto, l’invisibil dio.
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