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NOTE TRAGICHE.
INVITO.
Di gaggie coronato è
della nostra
Casa l’aspetto; i colonnati portici
Son di rose trapunti, e vaga mostra
Fanno di tinte
splendide.
Di selvatici pini in
fra’ boschetti,
All’odor degl’incensi, i merli fischiano;
Cantano amor sovra gli antichi tetti
Passere solitarie.
S’inabissa la valle, e
l’ala d’oro
Ampia stende il tramonto; a noi sul vertice
Giunge il garrir del cittadino coro,
Eco lontana e flebile.
Schierate in compagnia
passan rasenti
Le grù; fisando il sol con occhi impavidi
Libran l’aquile il vol; lottano i venti,
Si rincorron le folgori.
Cala rigido il verno, e
l’alpe un velo
Cinge di nevi lucide alle tempie;
Con le nubi amoreggia e par del cielo
La sposa eletta e
candida.
Intimo senso d’operosa
forza
Le membra invade; e risanata, l’anima
Ogni rancore, ogni tempesta ammorza
In grembo a l’aër
vergine.
Sali, oh sali alla cima!
A te, signore,
A te, re delle balze, e piante ed aure
Ivi sciolgono gl’inni, ed ivi un core
A te, suo nume,
inchinasi.
Sali, più non tardar,
sali alla vetta
Pria che all’occaso i nostri dì travolgano;
Chi sa quanto dolor di là t’aspetta!
Forse la morte è
prossima!...
Forse.... ahi cieco
implorar! vestite a festa
Le rose torneran, torneran l’auree
Gaggie, ma sempre luttuosa e mesta
Ti piangerò, mio esule!
Verrai, dal caso o dal
voler tardivo
Un dì guidato, a ricercar le cognite
Mura fiorenti ed alcun volto vivo
Che al tuo ritorno
allegrisi;
Ma.... in un deserto
dalla morte afflitto
Sol reliquie vedrai di bruti e d’arbori,
Poi star sull’uscio ad aspettarti ritto
D’una donna lo
scheletro.
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